La China Tobacco alla conquista del mondo
I fumatori cinesi hanno arricchito l'azienda statale di sigarette per anni. Ora la China Tobacco è pronta a conquistare il mondo
29 Giugno 2021

Alessia Cerantola
Andrei Ciurcanu

Èla più grande compagnia di sigarette di cui abbiate sentito parlare. La China National Tobacco Corporation (CNTC) produce quasi la metà delle sigarette del mondo, ma sono perlopiù consumate in casa. Almeno fino a poco tempo fa.

Nel 2015, la CNTC si è lanciata sul progetto della Nuova via della seta, una strategia globale per lo sviluppo di infrastrutture e rapporti commerciali che si basa sulla dottrina cinese del “go global”, diventare globali. L’azienda, che è spesso chiamata anche semplicemente China Tobacco, ha iniziato a spingere le sue sigarette verso nuovi mercati, espandendo la produzione di tabacco in altri paesi.

«Stanno cercando il dominio globale e un posto nel mondo», ha detto Judith Mackay, consigliera dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS) esperta dell’industria globale del tabacco. «Il dragone sta ruggendo», ha aggiunto.

Si sa relativamente poco della la CNTC, nonostante il gruppo sia cresciuto fino a diventare la più grande compagnia dei tabacchi del mondo. Le sue sigarette hanno un gusto diverso rispetto a quelle occidentali.

«Questa è la ragione principale per cui China Tobacco sta faticando a promuovere le proprie marche di sigarette a un pubblico di consumatori più vasto in altri Paesi», ha spiegato Gan Quan, responsabile del dipartimento che si occupa dei danni del fumo per la non-profit International Union Against Tuberculosis and Lung Disease, organizzazione con sede a Parigi che ha lo scopo di promuovere la prevenzione sanitari in Paesi dal reddito medio-basso.

Questa inchiesta OCCRP svela che l’enorme industria di Stato del tabacco cinese ha perseguito una strategia di espansione che è eticamente dubbia, e talvolta del tutto illegale.

Lavorando attraverso una rete di filiali, joint venture e altre controllate – alcune con connessioni a reti di contrabbando – la China Tobacco ha inondato i mercati con i suoi marchi di sigarette, anche quando i prodotti non sono regolarmente registrati dalle autorità competenti nei vari Paesi.

L’azienda ha anche comprato il favore dei consumatori attraverso la pubblicità, e finanziando progetti sociali in Cina e all’estero. Gli impegni che la Cina ha preso nella Convenzione quadro sul controllo del tabacco (FCTC), un trattato globale supervisionato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), prevedono però che CNTC non finanzi né l’una, né gli altri. Lo scopo del trattato, infatti, è quello di ridurre il consumo di sigarette a livello globale.

Nelle sue strategie di espansione, la CNTC si è ispirata ai suoi concorrenti, noti anche con il nome collettivo di “Big Tobacco”, secondo Mackay, che nel suo ruolo di consigliera dell’OMS si occupa proprio dell’attuazione della FCTC.

Queste aziende – la Philip Morris International (PMI), la British American Tobacco (BAT), Imperial Brands e Japan Tobacco International (JTI) – sono state tutte coinvolte nel corso degli anni da scandali che riguardano il contrabbando o la pubblicità non etica.

«Come modello, si potrebbe sostenere che questo è proprio quello che la Cina sta facendo ora», ha detto Mackay.

E China Tobacco lo ha implementato bene. Secondo una stima del 2019 del suo maggiore concorrente, PMI, China Tobacco controlla circa il 45% del mercato globale. È una quota maggiore di PMI, BAT, JTI e Imperial Brands messe insieme. Vuol dire che è diventata il principale attore del mercato.

Poiché la CNTC è interamente di proprietà statale, a differenza dei suoi principali concorrenti, il suo successo mette il governo cinese nella posizione scomoda di lavorare direttamente contro i suoi stessi obblighi per l’OMS.

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Il museo del tabacco di Hongta Group – Foto: Rocco Rorandelli

Ma i soldi parlano chiaro: China Tobacco è la quarta azienda più redditizia del Paese, secondo gli autori di un articolo del 2017 pubblicato sulla rivista Global Public Health. Il gruppo fornisce tra il 7 e l’11 % delle entrate fiscali della Repubblica popolare cinese. Non sono un’azienda dalla quale il Paese può prescindere, anche se in contrasto con quanto firmato con l’Organizzazione mondiale della sanità.

«Il mercato principale della CNTC rimane in Cina e la società non è conosciuta all’estero, fuori dalla la diaspora cinese – ha spiegato in una e-mail Jennifer Fang, esperta nel settore del tabacco in Asia e ricercatrice alla Simon Fraser University in Canada -. Penso che questo sia il motivo principale per cui è passata inosservato ai ricercatori che si occupano di tabacco, alle istituzioni, ai media, e così via».

Ma la situazione sta cambiando.

Negli ultimi anni, Fang e i suoi colleghi hanno documentato la spinta della China Tobacco alla conquista del mercato globale.

«Più scaviamo a fondo, più ci rendiamo conto di quanto la CNTC sia stata aggressiva nella sua strategia di globalizzazione, in quanto punta alle materie prime, ai prodotti, allo sviluppo del marchio e al funzionamento», ha aggiunto.

L’inchiesta di OCCRP ha portato alla luce un proliferare di filiali della CNTC in tutto il mondo. Alcune sono responsabili dell’acquisto di foglie di tabacco e della produzione di sigarette. Le filiali in Paesi come il Brasile e lo Zimbabwe sono diventate attori importanti anche nella coltivazione, a volte a spese degli agricoltori locali.

Persone e società collegate alla CNTC hanno consegnato alcune delle sigarette prodotte a contrabbandieri che le hanno rivendute nel mercato nero di Europa e America Latina. Si tratta di una strategia ben documentata che la PMI ha usato in Colombia negli anni Novanta

China Tobacco sta anche forgiando nuovi mercati – spesso in Paesi dove i suoi marchi non possono essere venduti legalmente, in quanto non sono registrati tra i tabacchi autorizzati da Dogane e Monopoli. L’inchiesta rivela inoltre che persone e società collegate alla CNTC hanno consegnato alcune delle sigarette prodotte a contrabbandieri che le hanno rivendute nel mercato nero di Europa e America Latina.

Si tratta di una strategia ben documentata che la PMI ha usato in Colombia negli anni Novanta, quando le sue sigarette Marlboro hanno inondato illegalmente il mercato. Il governo ha poi scelto di legalizzare e tassare la multinazionale. Oggi, invece, la Colombia è piena di marchi di sigarette made in China come Golden Deer e Silver Elephant.

«Se volete capire cosa sta succedendo ora, guardate cosa è successo negli anni Ottanta e Novanta con i produttori delle multinazionali del tabacco», ha riferito un funzionario doganale rimasto anonimo perché non autorizzato a parlare con i giornalisti.

In Italia, un ufficiale della Guardia di finanza ha detto che si potrebbe sospettare CNTC stia usando la stessa tattica, incoraggiando la proliferazione nel mercato nero di sigarette poco costose, che entrano senza pagare nessuna accisa ai Monopoli di Stato o che vengono prodotte in laboratori non autorizzati.

La polizia colombiana esamina degli scatoloni di sigarette sequestrati a Bogotà e provenienti dalla Cina – Foto: Policia National

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Queste sigarette si chiamano Regina, «un nome legato alla tradizione italiana, alla lingua italiana» – ha detto Cosimo De Giorgi, responsabile della sezione dogane per la Guardia di finanza, e sembrano essere specificamente progettate per attrarre il mercato locale.

«Questo potrebbe anche essere un cavallo di Troia», ha detto. Potrebbe infatti diventare un modo per entrare nel mercato legale in Italia.

Contrabbando globale

Regina e altri marchi sono prodotti nell’unica fabbrica di China Tobacco presente in Europa, in Romania, a 140 chilometri dalla capitale Bucarest, vicino a un fiume e circondata da colline ricoperte di foreste.

La filiale si chiama China Tobacco International Europe Company (CTIEC) e le sue sigarette sono vendute legalmente in tutta Europa, soprattutto nei negozi duty-free degli aeroporti. Ma le sigarette prodotte in Romania sono anche contrabbandate attraverso i confini, anche con metodi ingegnosi.

Nell’inchiesta è emersa una rete di persone collegate alla criminalità organizzata e una funzionaria della CTIEC, Adina Ionescu, coinvolti. Assieme avevano organizzato una truffa per contrabbandare sigarette ed evitare di pagare le accise in Italia, usando come stratagemma un container “clonato”.

Per prima cosa, i contrabbandieri, tra cui spicca il nome di Raffaele Truglio (già noto per i suoi traffici), hanno affittato un container nel porto di Salerno, dichiarando che sarebbe stato usato per spedire sigarette in Libia – evitando così le tasse europee. Invece, hanno riempito il container con mattoni e materassi esattamente dello stesso peso del carico di sigarette. Poi hanno comprato un altro container, l’hanno dipinto dello stesso colore, hanno attaccato un adesivo con lo stesso codice di identificazione dell’originale e l’hanno mandato alla fabbrica della CTIEC, in Romania, per caricarlo di sigarette.

Alle guardie di frontiera e ai funzionari doganali sono stati mostrati dei documenti che indicavano che questo container clonato era legittimo e poteva essere portato in Italia, in transito verso la Libia. In realtà il carico sarebbe stato contrabbandato in Europa e venduto – esentasse – sul mercato illegale.

O almeno è così che doveva andare.

Sfortunatamente per i contrabbandieri, la polizia ha scoperto la truffa, che gli investigatori italiani hanno poi definito «ingegnosa».

La polizia ha intercettato i telefoni dei membri della rete criminale. Uno dei sospetti chiave era una dirigente della sezione marketing della CTIEC, secondo le trascrizioni delle intercettazioni ottenute da OCCRP. I procuratori dicono che si è coordinata per mesi con i contrabbandieri, soggetti che hanno anche connessioni con la camorra.

Dei finanzieri traggono in arresto un uomo nel 2016 sospettato di essere parte di un gruppo dedito al contrabbando di sigarette CNTC prodotte in Romania – Foto: Guardia di Finanza

I dati italiani elaborati dalla Guardia di finanza mostrano anche che 30 tonnellate di sigarette cinesi sono state contrabbandate dall’Ucraina in soli due anni. Queste stesse marche di sigarette erano tra i 500 milioni esportati negli ultimi sette anni dalla fabbrica rumena in Ucraina, dove non possono essere vendute legalmente. Alcune sono state portate da aziende ora sotto inchiesta per contrabbando.

Oltre ai Paesi dell’Unione europea, le sigarette sono portate in zone di conflitto, tra cui la Libia e l’Iraq. L’inchiesta ha anche rivelato un altro nodo per il contrabbando di sigarette cinesi in una zona di libero scambio alla foce del canale di Panama. Il criminologo colombiano Daniel Rico l’ha definita «la Disneyland del contrabbando». Rintracciando l’origine delle sigarette di contrabbando trovate in Colombia e gli Stati Uniti, i giornalisti hanno trovato una scia di società di comodo che porta alla CNTC.

Questa rete di aziende si estende a nord, in Messico, in Texas e fino a Vancouver, Canada. Ma la maggior parte delle sigarette prodotte in Cina che passano per Panama vengono spostate in Sud America – anche se l’unico Paese del continente con un mercato legale per queste sigarette è il Cile.

Nel giugno del 2020, le autorità colombiane hanno fatto un sequestro storico di sigarette cinesi, fermandone quasi abbastanza perché ciascuno dei 50 milioni di abitanti del paese ne possa fumare due a testa. Erano state prodotte in Cina e spedite a Colon, poi si sono fatte strada attraverso i Caraibi, attraverso la Giamaica e Aruba, prima di arrivare finalmente nella città costiera colombiana di Cartagena.

«Il contrabbando è un modo per espandere il mercato», ha spiegato Rico, che dirige la società di ricerca con sede in Colombia chiamata C-Analisis.

Tabacco d’importazione

Mentre la CNTC sta spingendo i suoi marchi di sigarette in tutto il mondo, il conglomerato ha anche incrementato la produzione di tabacco in altri Paesi. La Cina ha ridotto la coltivazione del tabacco in patria, in conformità con i suoi obblighi FCTC, e Paesi come il Brasile e lo Zimbabwe hanno contribuito a colmare il deficit.

China Tobacco è entrata in Brasile, il secondo produttore mondiale, nel 2002, formando una filiale per comprare le foglie e spedirle a casa. Circa un decennio dopo, ha formato una joint-venture con un gigante americano del commercio del tabacco, che ha iniziato a contrattare direttamente i contadini brasiliani.

Nel 2019, la Cina rappresentava più del 19% delle esportazioni di tabacco del Brasile, per un valore di quasi 386 milioni di dollari. Questa cifra è cresciuta di appena 12 milioni di dollari di tabacco brasiliano – solo l’1% delle esportazioni – nel 1997.

Nonostante la crescita di una delle principali aziende di tabacco del Brasile, i giornalisti hanno scoperto che la joint-venture della CNTC con la Pyxus International Inc, China Brasil Tabacos Exportadora SA (CBT), è sfuggita al radar dei controlli. Le autorità hanno sanzionato CBT solo quattro volte dal 2014, mentre molte più sanzioni sono state emesse ad altre aziende di tabacco per abusi sul lavoro che affliggono il settore.

«Il contrabbando è un modo per espandere il mercato»

Dirigente della società di ricerca con sede in Colombia, C-Analisis

In un caso, la filiale della Pyxus che possiede il 49%della CBT è stata multata per aver permesso il «lavoro in condizioni di schiavitù» in una azienda contrattualizzata per la vendita di tabacco. In un altro caso, la filiale della Pyxus è stata multata per aver costretto le dipendenti incinte a lasciare il loro lavoro in una fabbrica dove anche la CBT aveva la sua sede.

Le autorità hanno riferito a OCCRP che in entrambi i casi, non erano a conoscenza del coinvolgimento di CBT con la filiale Pyxus.

In Zimbabwe, il più grande produttore di tabacco dell’Africa, la Cina era il primo importatore di tabacco locale nel 2019, comprando almeno un terzo dell’intero raccolto del paese attraverso una filiale della CNTC. Ma i contadini hanno contratti svantaggiosi e il sistema di cambio della valuta contribuisce a rendere i loro stipendi da fame.

Da quando la moneta dello Zimbabwe ha iniziato a crollare nel 2007, la Banca Centrale non è stata infatti in grado di ottenere abbastanza dollari americani per mantenere l’economia a galla. La maggior parte della gente è pagata in “quasi-valuta”, un sistema che può essere usato solo all’interno del Paese, e che comprende le scarse banconote conosciute come “bollars” così come una valuta digitale locale. Entrambe sono scambiate a un tasso di cambio ufficiale che è solo una frazione di quello che valgono in strada.

La filiale della CNTC Zimbabwe, la Tian Ze Tobacco (Pvt), Ltd è tenuta a pagare gli agricoltori attraverso la Banca Centrale con un misto di quasi-valuta locale e di dollari statunitensi. Gran parte dei pagamenti in dollari sono usati per ripagare i prestiti per strumenti produttivi come il fertilizzante e il carburante, che i contadini comprano dai fornitori della Tian Ze. Il pagamento in valuta locale, nel frattempo, viene convertito al tasso ufficiale enormemente sopravvalutato, prosciugando gran parte del suo valore.

Crescita furtiva

Le società di China Tobacco in Romania, Brasile, Panama e Zimbabwe sono solo quattro punti di una costellazione che si estende in tutto il mondo, dalla Corea del Nord alla Svizzera, dalla Namibia agli Stati Uniti. Nel 2019, ha lanciato China Tobacco International (HK) Company Limited, che è quotata alla Borsa di Hong Kong, per supervisionare l’espansione globale.

Nonostante la sua spinta espansiva, la China Tobacco rimane misteriosa anche per le autorità globali che supervisionano la FCTC.

«Le informazioni sono molto frammentate – ha detto Mackay -. Abbiamo così poche idee, perché è un dipartimento del governo statale e il modo in cui interagisce con altri dipartimenti del governo statale è tutto a porte chiuse. Non c’è trasparenza».

Come ha notato una pubblicazione del 2020 finanziata dalla Foundation for a Smoke-Free World, fondazione per combattere il fumo finanziata dalla PMI, l’azienda non è stata menzionata nemmeno una volta nel rapporto dell’OMS del 2019 sulle tendenze globali dell’uso del tabacco. Al contrario, hanno sottolineato gli autori, concorrenti come PMI e BAT sono stati menzionati venti volte o più.

L’OMS ha rifiutato di commentare le domande sul rispetto della FCTC da parte della Cina.

C’è una contraddizione intrinseca tra gli impegni della Cina nella FCTC per combattere il fumo e la sua proprietà della più grande azienda di tabacco del mondo. Non solo le fortune del governo e dell’azienda sono saldate insieme, ma sono unite anche a livello politico.

China Tobacco condivide lo stesso sito web dell’autorità incaricata di regolare l’industria, la State Tobacco Monopoly Administration (STMA). I due enti, apparentemente separati, impiegano anche molto dello stesso personale.

«In realtà, la STMA e la CNTC sono la stessa organizzazione, con due nomi diversi», hanno scritto gli autori di uno studio del 2012 pubblicato dalla Società giapponese di igiene.

Nel frattempo, abbondano gli esempi di come la Cina viola la FCTC cercando di attirare i fumatori con la pubblicità e attraverso progetti di responsabilità sociale delle imprese (CSR).

«L’industria del tabacco continua a lanciare grandi campagne di marketing ed è ancora in grado di espandere la sua base di consumatori e acquisire con successo una nuova generazione di fumatori», ha notato l’OMS nel suo rapporto 2019 sull’epidemia globale di tabacco.

I benefici del contrabbando

Potrebbe essere controintuitivo, ma le grandi compagnie del tabacco hanno una lunga storia di contrabbando, sia direttamente, sia riversando deliberatamente sigarette nei vari mercati, sapendo che i prodotti in eccesso finiranno nelle reti di distribuzione illegali.

Il contrabbando beneficia le multinazionali del tabacco per diverse ragioni:

  • Spingere le sigarette sul mercato nero è un’utile strategia d’ingresso nel mercato locale. Quando le sigarette sono più economiche e più ampiamente disponibili, più persone cominceranno a fumarle – specialmente i giovani e i più poveri.
  • Una volta che le loro marche sono ampiamente presenti sul mercato nero, le compagnie del tabacco possono sfruttare questa situazione per fare pressione e abbassare le accise o ridurre le restrizioni sul tabacco.
  • Queste aziende fanno la maggior parte dei loro soldi vendendo ai grandi distributori. Non importa se le sigarette sono vendute legalmente o sul mercato nero.
  • All’inizio del 2000, la Commissione Europea ha intentato una causa contro Philip Morris e RJR Nabisco a New York, sostenendo che avevano sistematicamente messo le loro sigarette – che includevano i marchi più venduti come Marlboro e Camel – nelle mani dei contrabbandieri. PMI ha accettato di pagare 1,25 miliardi di dollari per i successivi 12 anni in cambio della fine del contenzioso. L’azienda è stata anche di riciclaggio di denaro e frode telematica ai sensi della legge RICO (Racketeer Influenced and Corrupt Organizations).

CNTC aveva appena iniziato a espandersi a livello globale proprio in quegli anni, agli inizi del 2000, e non era coinvolta nelle cause. Tuttavia, è ancora obbligata a seguire l’accordo anti contrabbando negoziato all’indomani dello scandalo, il Protocollo del Commercio Illecito. In base a questo accordo, le compagnie del tabacco non possono lavorare con distributori noti per essere stati coinvolti nel contrabbando in passato, e devono condurre una due-diligence sui loro clienti.

I media statali cinesi e persino i siti web governativi riportano articoli sulle buone opere delle filiali della CNTC, come la Guangdong China Tobacco Industry Co. Un comunicato stampa pubblicato sul sito web del governo provinciale del Guangdong a metà del 2020 esponeva la «vittoria decisiva» della società sulla povertà nel villaggio di Dengfang.

Un residente, «reso povero a seguito di una malattia contratta da giovane», ha ricevuto una formazione agricola che lo ha aiutato a ottenere «il più alto reddito da coltivazione del tabacco nel villaggio», riporta il comunicato stampa.

La China Tobacco ha anche svolto attività di supporto economico all’estero, in violazione con quanto riporta la FCTC. La filiale CNTC in Zimbabwe si impegna in una serie di progetti, dal rimboschimento al finanziamento di orfanotrofi, secondo il suo profilo aziendale sul sito del ministero del commercio cinese.

In Cambogia, la società Viniton, che è della della CNTC e produce la popolare marca di sigarette Angkor, ha pubblicizzato la sua sponsorizzazione delle scuole primarie sul suo sito web, fino a quando la pagina è stata tolta l’anno scorso.

La società ha citato un discorso tenuto dal direttore generale di Viniton, Liu Daoxin, in una scuola elementare. Ha detto che Viniton «contribuisce attivamente alle iniziative di welfare nazionale, specialmente nel settore dell’istruzione» e ha «costantemente fornito assistenza finanziaria in diverse forme per finanziare la fornitura di infrastrutture e attrezzature per scuole e strutture educative, contribuendo a promuovere lo sviluppo del settore dell’istruzione del paese».

Queste sono flagranti violazioni del trattato FCTC. Anche se la Cina è firmataria della convenzione, i documenti scoperti da OCCRP mostrano che la società ha reso nota la sua opposizione alla FCTC negli anni precedenti al lancio del trattato nel 2003.

«Vietare qualsiasi pubblicità del tabacco o determinare l’avvertimento sulla salute nel pacchetto con la stessa dimensione e contenuto in tutto il mondo è inaccettabile ed è una violazione di diritto di un prodotto legale», ha scritto la società in una presentazione del 2000 alla FCTC, che i giornalisti hanno scoperto in un archivio online dell’Università della California a San Francisco.

Tre anni prima, in risposta a una conferenza dell’OMS sul tabacco, la CNTC aveva scritto agli organi statali del governo – compreso l’Ufficio Centrale del Partito Comunista – per mettere in guardia contro l’imposizione di nuovi regolamenti antifumo. La società ha fatto notare che l’industria del tabacco era «il produttore di tasse più importante del governo» e impiegava 100 milioni di persone in tutto il Paese.

Nella lettera, che è stata fornita a OCCRP da un esperto dell’industria e che non è stata precedentemente resa pubblica, China Tobacco ha persino attaccato la scienza che dimostra che il fumo è dannoso.

«L’evidenza sanitaria è controversa, e molti fumatori vivono a lungo», ha scritto la compagnia. «Una pubblicità anti-fumo non scientifica non raggiungerebbe l’obiettivo e sarebbe fuorviante».

CREDITI

Autori

Alessia Cerantola
Andrei Ciurcanu

Ha collaborato

Bopha Bhorn
Nathan Jaccard
Sol Lauría
David Tarrazona
Mateo Yepes
Lilia Saúl
Anna Myroniuk
Naira Hofmeister
Luiz Toledo

In partnership con

OCCRP

Editing

Lorenzo Bagnoli

Immagine di copertina

Svetlana Tiourina (OCCRP)
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