05.02.26
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EuropaIbf International Consulting è una società di consulenza con sede a Bruxelles poco nota al grande pubblico, ma che dal 1996 ottiene alcuni dei più importanti appalti delle istituzioni europee e internazionali.
Fondata nel 1977, è cresciuta soprattutto nei primi anni Duemila, quando si è aggiudicata contratti con varie istituzioni internazionali, Commissione europea soprattutto. Da Paesi dell’area balcanica che cercano di entrare a far parte dell’Ue alle nazioni del Nord Africa che hanno bisogno di formazione per riformare la pubblica amministrazione, il ruolo di Ibf International Consulting è realizzare quello che la Commissione indica come obiettivo della sua cooperazione con Paesi extra Ue.
La società si muove in tutto il mondo ed è uno dei partner più importanti per mettere in pratica la cooperazione europea. Solo dalla Commissione europea ha incassato 358 milioni di euro nel decennio tra il 2014 e il 2024 e dichiara di fatturare ogni anno tra i 15 e i 20 milioni di euro.
Il 9 dicembre scorso, però, la stessa Commissione ha inviato una lettera a Ibf International Consulting per informarla dell’esclusione dalle gare d’appalto europee a causa di non precisate «gravi negligenze professionali» in relazione a un contratto con l’Unione europea. Rispondendo alla richiesta di commento, l’amministratore delegato Frédéric André precisa di aver impugnato la decisione di fronte alla Corte di giustizia dell’Unione europea, a cui toccherà decidere.
L’inchiesta in breve
- Ibf International Consulting il 9 dicembre 2025 ha ricevuto una lettera dalla Commissione europea che le notificava l’esclusione dalla possibilità di partecipare a nuovi bandi europei. La società di consulenza lavora molto con le istituzioni Ue per cui si occupa soprattutto di mettere in pratica gli obiettivi europei in termini di cooperazione internazionale
- L’amministratore delegato di Ibf contesta la ricostruzione della Commissione e rispondendo a IrpiMedia e Follow The Money afferma che ha aperto un contenzioso al tribunale europeo. Potenzialmente rischiano tutte le società coinvolte in consorzi di progetti Ue a cui partecipa Ibf, ma ci vorrà tempo affinché la Commissione decida come muoversi
- Non è la prima notifica del genere subita da Ibf. Una precedente, nel 2020, era stata ritirata dopo tre mesi. Frédéric André era stato inizialmente spostato dalla sua posizione di amministratore delegato, ma un anno dopo è rientrato. È al centro di un sistema di cui fanno parte diverse società “spin-off”. Solo Ibf International Consulting è oggetto dell’esclusione
- Oltre alle verifiche della Commissione, anche la procura europea anticorruzione (Eppo) sta indagando Ibf per vari reati, tra cui corruzione della pubblica amministrazione e riciclaggio di denaro. Nel 2024 anche la delegazione europea in Algeria ha chiesto indietro oltre otto milioni di euro a Ibf. Anche su questo caso il contenzioso è ancora aperto
- La Corte dei conti europea è preoccupata per l’intero funzionamento del mercato delle consulenze. Lo ha scritto in un report del 2022 in cui analizzava diversi difetti nel sistema di rendicontazione e di monitoraggio. Poche aziende simili a Ibf secondo i magistrati contabili controllano una quota troppo grande appalti
Non essendo ancora trascorsi tre mesi dalla segnalazione, secondo le normative vigenti attualmente Ibf non può ancora apparire nel Sistema di individuazione precoce e di esclusione (Edes), il database degli esclusi dai bandi Ue esistente dal 2016. Trovarsi in quell’elenco è una delle misure più severe che Bruxelles può attuare prima di ricorrere ai tribunali.
L’inizio dei problemi
Quella del 9 dicembre 2025 non è la prima comunicazione del genere ricevuta dall’azienda. Nel 2020 la notifica di sospensione per 18 mesi, rientrata dopo tre, era stata erroneamente resa pubblica con troppo anticipo dalla direzione generale che allora si occupava per l’Ue di cooperazione internazionale, Dg Devco, dal 2021 rinominata Dg Intpa.
La prima esclusione, meno severa di quella in corso, era dovuta al fatto che grazie a informazioni riservate ottenute irregolarmente dall’azienda, Ibf avrebbe tratto un vantaggio che le avrebbe permesso in seguito di aggiudicarsi un appalto pubblico europeo. Contestazione rientrata, ma che ha segnato l’inizio dei problemi per Ibf.
Sei anni dopo, la situazione sembra essersi complicata. Parallelamente alle verifiche interne della Commissione, infatti, anche la procura europea (Eppo, acronimo che sta per European public prosecutor’s office, ndr) ha cominciato a indagare Ibf per una serie di reati tra cui corruzione, falso e riciclaggio di denaro. André, rispondendo alle domande di IrpiMedia e Ftm, ha precisato che «Ibf International Consulting non è mai entrata in contatto con Eppo», aggiungendo che la polizia belga, a cui spettano le indagini «dovrebbe avere raccolto abbastanza materiale da chiudere il caso».
L’inchiesta
Quest’inchiesta nasce dalla collaborazione tra IrpiMedia e Follow The Money, testata che già in passato ha indagato su Ibf International Consulting. Le due testate hanno avuto accesso alla lettera di esclusione e ad alcune comunicazioni riservate circolate nell’azienda a seguito della stessa.
IrpiMedia e Ftm hanno poi intervistato tre ex dipendenti che, in condizioni di anonimato, hanno raccontato di essere stati licenziati senza preavviso. Uno ha aggiunto: «Ibf sta creando delle circostanze per cui le persone dovranno andarsene. La gente è molto insoddisfatta».
Dopo la lettera di esclusione
Lo stesso giorno in cui Ibf ha ricevuto la lettera che comunica l’esclusione dai bandi Ue, l’amministratore delegato Frédéric André ha scritto un’email a un centinaio di dipendenti sostenendo che il provvedimento fosse stato preso per due progetti europei per i quali Ibf, nel 2018, aveva scelto lo stesso esperto a cui affidare il lavoro sul campo in Moldavia. Ha aggiunto che la società avrebbe contestato la decisione presentando un reclamo perché «è dalla parte della ragione».
La Commissione europea, contattata dai colleghi di Ftm, si è rifiutata di commentare il motivo della sospensione, senza smentire che l’origine sia legata ai contratti in Moldavia. Un portavoce ha aggiunto che le decisioni di Edes sono riservate e che il sistema è stato istituito «per rafforzare la tutela degli interessi finanziari dell’Unione contro persone ed entità inaffidabili».
Al momento non è possibile ricostruire esattamente quale sia stato l’eventuale problema degli appalti di Ibf in Moldavia.
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La lettera ha delle pesanti conseguenze su chi ha in essere contratti di collaborazione con Ibf. Afferma, infatti, che queste società saranno escluse da futuri progetti europei. Le aziende coinvolte sono state informate dell’esclusione di Ibf «dalla partecipazione alle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici [dell’Ue] per un periodo di due anni». Secondo tre fonti sentite dai colleghi di Ftm, dato il quadro, diverse società che hanno ricevuto appalti in consorzio con Ibf starebbero prendendo in considerazione di interrompere ogni collaborazione.
La Commissione ha poi precisato di dover ancora decidere se concludere o meno i progetti attuali in cui è coinvolta Ibf. Si tratta di consulenze destinate a servizi e strutture dell’Unione europea (come le direzioni generali o le delegazioni Ue) che si occupano di politiche esterne, nell’ambito dell’ultimo contratto quadro noto come Fwc Sea 2023.
Diviso in 17 lotti, operativo dal 2023, il suo scopo è «fornire uno strumento contrattuale in grado di mobilitare rapidamente (rispetto a una procedura di gara standard) attraverso contratti specifici le competenze necessarie per assistere i servizi della Commissione europea nell’attuazione delle proprie politiche», si legge nella descrizione generale. Ibf partecipa a dieci lotti, tra cui, a titolo di esempio, il lotto 1 (cambiamento climatico, energia sostenibile, sicurezza nucleare), 5 (scienza, tecnologia innovazione e nazionalità digitale) e il lotto 6 (analisi macroeconomica, politiche fiscali, sostegno al budget).
Il fatto che ci sia un procedimento in corso al tribunale dell’Ue, come riferito da André, potrebbe ritardare ulteriormente eventuali conseguenze dell’esclusione su Ibf e altre aziende che partecipano a consorzi insieme a lei.
Una galassia legata a Ibf e André
La lettera di esclusione riguarda solo Ibf International consulting Sa che però non è l’unica società del gruppo. C’è ad esempio Ibf Connect Nv, registrata nel 2023 per realizzare eventi. Altre due società sono “spin-off” della casa madre: Ibf Expertise Nv, con sede sempre in Belgio, è stata creata sempre tre anni dopo la prima segnalazione di Edes; Ibf Impact srl, con sede a Torino, è stata costituita invece nel 2014, inizialmente con il nome Ibf International Consulting Italy. Sempre in Italia ha anche sede un ufficio di Ibf Connect, società specializzata nell’organizzazione di eventi con sede principale a Bruxelles e un’altra succursale in Spagna.
Spagna e Italia sono i Paesi in cui Ibf ha rafforzato la sua presenza. Italiani sono diversi direttori che lavorano nel gruppo. Non li nominiamo in quanto non sono direttamente coinvolti nello scambio di messaggi con la Commissione. Tre di questi fanno anche parte del board della fondazione Ica World Foundation, insieme al solito Frédéric André.
Nata per promuovere il raggiungimento degli obiettivi del millennio delle Nazioni Unite, Ica World Foundation dal 2024 è parte dell’International consulting alliance (Ica), un network globale a cui appartengono diversi portatori d’interesse nella cooperazione internazionale. È stata aperta nel 2018 con il nome di Ibf Foundation e mantiene lo stesso indirizzo della società di consulenza belga.
Frédéric André è al centro del sistema Ibf. L’eccessivo accentramento sulla sua figura era tra i motivi della notifica di esclusione del 2020, anno in cui ha perso la guida per assumere l’incarico di presidente non esecutivo del consiglio di amministrazione. L’anno successivo ha però acquisito di nuovo deleghe operative in qualità di amministratore esecutivo responsabile della gestione corrente, circostanza che è stata valutata dalla Commissione che, come ha precisato un portavoce a Ftm, «non ha riscontrato in questo nessuna cattiva condotta».
Secondo tre fonti sentite da Ftm nel mondo della consulenza per la cooperazione internazionale, diverse società starebbero cancellando i contratti con tutte le entità della galassia Ibf e non solo con la società-madre.
Le indagini delle procure e il caso Algeria
La procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata dell’Albania (Spak) è stata la prima a indagare Ibf per presunte violazioni nelle procedure di un appalto e riciclaggio, nel 2020.
Nel 2022 la Spak ha siglato un contratto di collaborazione con Eppo su vari fronti e ora l’inchiesta partita dall’Albania è in capo alla procura europea anticorruzione, che secondo quanto ricostruito da Ftm è adesso a uno stato avanzato dell’indagine.
I reati per i quali Ibf è indagata sono falso, falso in atto pubblico, truffa, riciclaggio di denaro, associazione a delinquere e corruzione nella pubblica amministrazione. L’inchiesta coinvolgerebbe almeno un funzionario della Commissione. Nel corso del suo svolgimento, nel 2024, la polizia belga ha interrogato alcuni dipendenti di Ibf in merito a presunti pagamenti in contanti effettuati in aggiunta ai loro stipendi.
Sempre nel 2024 è avvenuto un altro episodio sospetto in cui è stata coinvolta Ibf. La delegazione dell’Ue in Algeria ha infatti chiesto la restituzione di oltre otto milioni di euro dedicati a un progetto per sostenere la transizione energetica nel Paese. Non è chiaro quale sia il motivo della richiesta, ma è legato a un presunto utilizzo scorretto di questo denaro.
Dalle conversazioni interne di cui IrpiMedia e Ftm sono in possesso, risulta che a luglio 2025 André abbia informato i colleghi che la società di consulenza aveva respinto il reclamo e la richiesta di recupero era stata ritirata.
Rispondendo alle domande di IrpiMedia e Ftm, la Commissione ha precisato invece che è stato ricalcolato l’importo da restituire, ma che la richiesta non è mai stata cancellata, senza però dare dettagli rispetto alla contestazione.
In merito, André risponde così: «Ibf International Consulting ha aperto un caso presso il difensore civico (Ombudsman, ndr) e di conseguenza la delegazione europea ha ritirato la sua richiesta e da allora ha presentato una nuova richiesta per un importo molto inferiore, senza spiegare in che modo il consorzio non avrebbe rispettato le regole». Ha poi aggiunto: «La società di consulenza ha sempre rispettato pienamente le regole e non ha assolutamente nulla per cui essere biasimata».
Le indagini della Corte dei conti europei sull’efficacia delle consulenze
Ibf non è l’unica agenzia di consulenze a presentare dei problemi per la Commissione. L’intero settore è finito sotto revisione della Corte dei conti europea nel 2022. La Commissione europea, si legge nel comunicato stampa, «negli ultimi anni ha stipulato contratti per un valore di circa un miliardo di euro all’anno aventi per oggetto un’ampia gamma di servizi di questo tipo, quali attività di consulenza, studi, valutazioni e ricerca. I consulenti esterni sono coinvolti principalmente nell’attuazione delle politiche di vicinato e di allargamento, dei partenariati internazionali, degli strumenti di politica estera e delle azioni per l’ambiente e il clima a livello dell’Ue». La Corte «ha riscontrato lacune nel quadro che disciplina la nomina di consulenti esterni» perché «la Commissione non effettua analisi costi-benefici e dei bisogni per valutare i vantaggi dell’affidarsi a fornitori esterni piuttosto che a personale interno prima di avviare nuove richieste di appalto».
Secondo quanto si legge nel report, sui consulenti coinvolti mancano il beneficiario finale dei progetti nei quali sono coinvolti e i report di monitoraggio dei risultati ottenuti. Inoltre, le prime dieci aziende del settore per numero di aggiudicazioni, su 378, hanno incassato il 41% degli importi totali analizzati dai magistrati contabili, che la ritengono una percentuale troppo alta di mercato in vantaggio di Ibf e società simili.
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