L’asse Malta-Vaticano-Lussemburgo che preoccupa Generali

Dai denari dell’imprenditore indiziato dell’omicidio di Daphne Caruana Galizia ai crediti sanitari: i grattacapi del Leone fra i “microstati” europei

17 Settembre 2021 | di Lorenzo Bagnoli, La Stampa

«Ho trovato una soluzione con Banca Generali a Milano, solo per ritirare gli assegni (a proposito: se torna negli Emirati Arabi rischia di essere arrestato). Mi hanno risposto che è possibile e domani andrò personalmente a Milano per discutere con l’amministratore delegato di Banca Generali della posizione di Yorgen». Il mittente del messaggio è Mirko Albertazzi, manager e imprenditore con diverse attività tra Montecarlo, Emirati Arabi, Albania e Turchia. Destinatario è Paul Hili, imprenditore di una importante famiglia maltese. Yorgen, l’uomo che rischia di essere arrestato, è Yorgen Fenech, l’imprenditore maltese imputato come mandante dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, avvenuto a Malta il 16 ottobre 2017, e per cui lo scorso 19 agosto la procura generale di Malta ha chiesto l’ergastolo.

L’email risale all’aprile 2019, nel pieno delle indagini internazionali a carico di Fenech (è stato arrestato a novembre 2019) e fa parte degli atti del processo contro l’imprenditore. Nei primi mesi del 2019, Fenech si trovava in una situazione complicata: gli inquirenti stavano stringendo il cerchio su di lui, pianificava di lasciare l’isola e doveva trovare una banca disposta ad accogliere i denari della Wings Development, la sua società con sede negli Emirati Arabi Uniti. Si tratta del nome assunto dal marzo 2017 da 17 Black, la società sulla quale stava indagando Daphne Caruana Galizia, in quanto la riteneva il collettore di tangenti destinate ai politici maltesi.

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La mancia di Yorgen

La banca della Wings Development era l’emiratina Noor Bank che chiude a febbraio 2019. È a quel punto che l’imprenditore Paul Hili lo ha messo in contatto con Mirko Albertazzi, con il quale si scambia qualche messaggio. In aprile Albertazzi sembra aver trovato una soluzione con un istituto monegasco, ma alla fine la banca si tira indietro. Arriviamo così al mese successivo, maggio 2019, quando Albertazzi scrive a Hili che addirittura Banca Generali è disponibile ad aiutare Fenech. L’email dell’imprenditore di base a Monaco si chiude così: «Mi hanno assicurato (Banca Generali, ndr) al 90% che non ci sono problemi ad andare avanti e raggiungere l’obiettivo. Yorgen darà una mancia (tip, in inglese) quando tutto sarà fatto».

L’ufficio stampa della banca italiana nega che l’amministratore delegato di Generali Gian Maria Mossa abbia mai avuto rapporti con Albertazzi e che l’incontro citato nella mail sia avvenuto. Da Banca Generali si sottolinea inoltre che informazioni di questo genere danneggiano l’immagine del manager e della banca. Solo una millanteria? Secondo quanto ricostruito, in quei giorni Albertazzi avrebbe effettivamente avuto contatti non con Mossa ma con un manager dell’istituto italiano.

Lo scontro tra i soci

Non è l’unica vicenda delicata che si trova a dover gestire la controllata del Leone. La banca infatti sta riacquistando in questi giorni dai suoi clienti una serie di cartolarizzazioni di crediti sanitari per un totale di poco meno di mezzo miliardo. L’operazione, annunciata nel luglio scorso, ha comportato un onere di 80 milioni già contabilizzati nei conti del semestre. La storia però non è ancora chiusa: gli 80 milioni sono la minusvalenza tra il valore di riacquisto e il valore di mercato dei titoli, che restano nel portafoglio di Banca Generali. Se tutto andrà bene e i titoli verranno rimborsati l’istituto realizzerà una plusvalenza. In caso di mancati rimborsi, il passivo potrebbe aumentare.

Ancor più delicato è rapporto tra i soci nella battaglia in corso per il Leone. Nel Cda di Banca Generali siede infatti – come indipendente – Massimo Lapucci, il segretario generale di Fondazione Crt, azionista di Trieste con l’1,4% e possibile nuovo “pattista” al fianco di Del Vecchio e Caltagirone (che hanno unito le loro quote del 5% e 6% in vista del rinnovo dei manager e dell’amministratore delegato di Generali previsto nel 2022). Lo stesso Lapucci siede anche nel Cda di Caltagirone Spa. Proprio questa commistione di incarichi avrebbe già sollevato qualche malumore nel consiglio di Crt, anche alla luce dei cospicui investimenti fatti dalla fondazione torinese nei prodotti di Banca Generali.

La Parola: patto di sindacato
Il patto di sindacato è un accordo attraverso il quale due o più azionisti si impegnano a comportarsi in un determinato modo nelle attività aziendali, per esempio nell’espressione del voto durante l’assemblea. Modalità di controllo molto diffusa, ha la funzione di accentrare di fatto il potere nelle mani di un gruppo ristretto di azionisti.

La vicenda dei crediti sanitari era emersa lo scorso anno, quando un’inchiesta del Financial Times aveva svelato che alcuni dei crediti cartolarizzati e poi venduti a una serie di grandi investitori provenivano da aziende in odore di ‘ndrangheta. A impacchettare questi titoli è stata una società lussemburghese, Cfe. La stessa che ha venduto tutte le cartolarizzazioni poi piazzate da Banca Generali ai suoi clienti. Oltre a Cfe, altro grande operatore del mercato dei crediti sanitari è stato il finanziere Gianluigi Torzi, a sua volta implicato nello scandalo dei fondi vaticani.

Bankitalia ha avviato una serie di approfondimenti presso una serie di intermediari che hanno operato nel settore delle cartolarizzazioni di crediti sanitari, con ispezioni mirate che hanno portato anche a provvedimenti sanzionatori.

Ha collaborato: Gianluca Paolucci/La Stampa | Foto: la sede di Generali di Milano – AerialDronePics/Shutterstock

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