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Sassonia-Anhalt: la vittoria della remigrazione

Dopo la forte affermazione di AfD nella regione della Germania Est, i timori e le riflessioni della comunità siriana e di chi lavora coi migranti: il Paese era già cambiato prima di queste elezioni, ma la situazione può peggiorare ancora

08.09.26

Christian Elia

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Germania
Migrazioni
Politica
Ultradestra

Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) ha vinto le elezioni nel land della Sassonia-Anhalt, nella Germania orientale. Lo ha fatto con una maggioranza schiacciante, mentre i cristiano-democratici (CDU), che esprimono a livello federale il cancelliere in carica Friedrich Merz, e che governavano il land, hanno subito una sconfitta molto pesante. 

Al momento non è ancora chiaro se il candidato governatore di AfD, Ulrich Siegmund, avrà i numeri per governare, ma mai prima d’ora un partito che parla ufficialmente di “remigrazione” è stato così vicino a entrare nelle istituzioni di un paese chiave dell’Ue. E, in attesa di conoscere il nuovo governo della Sassonia-Anhalt, le comunità straniere e le organizzazioni che lavorano coi migranti sono in ansia.

In breve

  • AfD ha vinto nettamente in Sassonia-Anhalt, infliggendo una pesante sconfitta alla CDU del cancelliere Merz. Non è ancora certo che il candidato Ulrich Siegmund riesca a governare
  • Il partito propone la “remigrazione”, espulsioni, rientri di siriani e ucraini, restrizioni alla cittadinanza e classi separate per figli di rifugiati. Migranti e associazioni temono conseguenze concrete
  • ProAsyl e FragDenStaat denunciano un progressivo indebolimento di accoglienza e protezione internazionale, accompagnato dalla normalizzazione di razzismo e retoriche anti-migranti
  • I governi hanno già irrigidito le politiche: deportazioni e limiti ai ricongiungimenti. Merz ha proposto il rientro dell’80% dei siriani, senza però fermare l’avanzata di AfD
  • I rimpatri di massa restano legalmente difficili, perché la Siria non è considerata sicura. Ma le prossime elezioni regionali potrebbero rafforzare AfD e aumentare la pressione politica

Le preoccupazioni della comunità siriana

La migrazione è uno dei temi che Alternative für Deutschland cavalca con maggiore forza, ed è un tema che sembra spostare moltissimi voti in tutta Europa. Anche in Italia sembra che le proposte più estreme a contrasto delle migrazioni ottengano grande sostegno popolare, o almeno enormi echi mediatici. Il programma con cui si è presentata AfD agli elettori della Sassonia-Anhalt era perfettamente in linea con questo trend, a cominciare dalla scuola, settore nel quale i land hanno ampie autonomie: cancellare i finanziamenti ai progetti contro il razzismo e creare classi speciali per i figli dei rifugiati.


«C’è sicuramente molta preoccupazione, soprattutto tra coloro che non hanno ancora ottenuto il permesso di soggiorno o le cui richieste di asilo sono in sospeso. L’ascesa dell’AfD è un segnale negativo, non solo per i siriani, ma per la situazione dei migranti e delle minoranze in generale», commenta Ihab al-Rawi, giornalista siriano residente in Germania e portavoce dell’organizzazione umanitaria Consolidated Rescue Group (CRG).

La comunità siriana, insieme a quella ucraina, è una delle più inquiete. Il ritorno in patria dei cittadini di entrambe le nazionalità, infatti, figura nel programma nazionale del partito di estrema destra che, se possibile, è ancora più estremo delle proposte di AfD a livello locale. Prevede il ritorno in Germania dei lavoratori tedeschi emigrati all’estero, l’espulsione forzata degli stranieri che hanno già un decreto di espulsione pendente e programmi di ritorno volontario per gli immigrati irregolari, oltre a cancellare la riforma che riconosceva la cittadinanza tedesca a chi nasceva nel Paese da genitori stranieri.

Misure che, per quanto finora siano state solo paventate, non hanno corrispettivi nei partiti dell’area conservatrice che governano o hanno governato in Paesi membri dell’Ue.

La Germania è molto cambiata  

«C’era molto allarme per queste elezioni, ma non sorpresa», dichiara Agnes Lisa Wegner di ProAsyl. ProAsyl è la più grande organizzazione tedesca per la tutela dei diritti di rifugiati e migranti, attiva a livello nazionale ed europeo. È stata protagonista in particolare dell’accoglienza dei rifugiati siriani a partire dal 2015. Da allora, però, la Germania è molto cambiata. 

«C’è stato un processo di normalizzazione rispetto all’erosione dei diritti umani delle persone migranti che è ormai pervasivo. L’unione tra il rifiuto di affrontare il tema (di mettere fuori legge AfD, ndr) e normalizzare quello che accadeva – il razzismo, il ruolo dei media e dei social network, l’atteggiamento delle istituzioni – si è rivelato un cocktail mortale», continua. «Questo clima è molto diffuso: afgani, siriani, ucraini sono finiti tutti nel mirino di certi partiti politici che vogliono cavalcare l’onda di una crisi economica senza colpevoli evidenti. Il razzismo c’è sempre stato, ma era un fenomeno stigmatizzato e contrastato dalle istituzioni e dai media», aggiunge Wegner. 

Le sue impressioni sono condivise da Vera Deleja-Hotko di FragDenStaat, organizzazione che combatte le violazioni dei diritti umani commesse dalle autorità tedesche ed europee ai danni dei migranti tramite giornalismo investigativo, richieste di accesso agli atti e battaglie legali. «Da tempo, ogni giorno, vediamo quanto sia diventato praticamente impossibile avere protezione internazionale in Germania», sostiene.

E i dati le danno ragione. Secondo il BAMF (Ufficio federale per la migrazione e i rifugiati), il 2025 ha registrato oltre il 60% di domande di protezione internazionale respinte, un dato in forte crescita rispetto al passato. «Oggi, resta pochissimo del sistema collettivo di accoglienza di dieci anni fa», dice riferendosi anch’essa alla grande mobilitazione che vi fu nel Paese per accogliere le persone in fuga dal conflitto in Siria che arrivarono tramite la rotta Balcanica. 

I tentativi inutili di inseguire AfD

Invece che contrastare le retoriche più elementari di AfD, i partiti di governo tedeschi hanno cercato di limitare la formazione di estrema destra sostanzialmente imitandone le proposte politiche.

«Le deportazioni delle persone che non hanno commesso reati e il blocco dei ricongiungimenti familiari sono avvenute nei mesi precedenti le elezioni», denuncia Wegner di ProAsyl, riferendosi ai rimpatri di afgani senza precedenti penali, avvenuti ad agosto per la prima volta da quando i talebani sono tornati al potere nel Paese. 

La proposta più clamorosa e drastica, però, è stata avanzata quando è arrivato a Berlino in visita ufficiale il presidente ad interim siriano Ahmed al‑Sharaa. Lo scorso marzo, quindi ben prima della vittoria elettorale di AfD in Sassonia-Anhalt, l’attuale cancelliere Merz ha parlato di programmi di rientro dei siriani, dichiarando che circa l’80 per cento dei siriani presenti in Germania sarebbe dovuto tornare in patria nei prossimi tre anni.

In Germania, secondo gli ultimi dati disponibili, vivono 975mila siriani, la maggior parte dei quali gode di una qualche forma di protezione o è in attesa di una risposta alla propria domanda di asilo. Sono anche il gruppo più numeroso di nuovi cittadini tedeschi: tra 2016 e 2024, sono stati circa 244mila. La comunità, inoltre, è importante ormai anche per l’economia della Germania, soprattutto in alcuni settori come quello della sanità. Eppure, Merz si è scagliato contro di loro.  

Per molti osservatori, è stata una mossa politica disperata per arginare l’onda elettorale di AfD, ma non ha funzionato, almeno a guardare i voti espressi dagli elettori del land. Prima di essere eletto cancelliere nel 2025, infatti, Merz si era prefissato l’obiettivo di dimezzare il consenso dei rivali di estrema destra, anche attraverso l’adozione di una politica migratoria rigorosa. Nelle elezioni Sassonia-Anhalt, invece, è successo il contrario: AfD ha raddoppiato i suoi voti rispetto alla tornata precedente, mentre la CDU del cancelliere ne ha presi la metà.   

La tensione tra i poteri dello Stato

Nonostante questo, però, la proposta di far tornare i siriani nel loro Paese sembra rimanere pericolosamente sul tavolo.

«Sul mandare via persone che godevano di protezione internazionale, per ora, abbiamo solo supposizioni e proclami elettorali. Tutto ruoterà sul riconoscimento della Siria come “Paese sicuro“. Al momento non lo è, ma tutto è in divenire e la situazione può sempre peggiorare, nonostante il ruolo chiave delle diaspore nell’economia», prevede Vera di FragDenStaat. «Se rimane così, la politica non può forzare la decisione dei tribunali, ma la partita chiave sarà quella. Al momento manca la possibilità legale di rimpatriare le persone in grandi numeri. È come se ci fosse una tensione istituzionale tra vari organi e poteri dello stato», riflette.

La tensione di cui parla non sembra destinata a svanire presto. Nelle prossime settimane, si voterà nel land di Berlino e nella regione del Meclemburgo Pomerania-Occidentale, due elezioni che potrebbero indebolire ulteriormente il governo di coalizione guidato da Merz e rafforzare l’Afd, che oggi è prima nei sondaggi nazionali.

La Germania, in quanto a politiche sulla migrazione, potrebbe continuare a peggiorare. 

«Credo nel diritto»

Al-Rawi, il giornalista, questo cambiamento lo sta vivendo in prima persona. Dopo aver percorso la rotta balcanica nel 2015, oggi in Germania ha casa, lavoro e famiglia e aiuta con il Consolidated Rescue Group i connazionali che non hanno più notizie di congiunti scomparsi durante il viaggio verso l’Europa.

«Di certo non mi aspettavo che l’AfD vincesse con una percentuale così alta, ma non può formare un governo da sola. I partiti politici di destra e la loro retorica la conosciamo, ma poi al governo cambiano», commenta.  «Potrebbero esserci dei cambiamenti e temo soprattutto per chi ha figli nati qui che non hanno mai visto la Siria. Tornare verso dove? Verso cosa? Ma credo nel diritto e – conclude – ritengo improbabile che vengano espulsi».

Intanto, però, l’organizzazione di cui fa parte ha iniziato a dare sostegno anche ai siriani di Germania che temono di essere deportati nel loro Paese d’origine.

Crediti

Autori

Christian Elia

Editing

Paolo Riva

Fact-checking

Paolo Riva

Foto di copertina

Ulrich Siegmund (centro) celebra la vittoria alle regionali della Sassonia-Anhalt insieme ad Alice Weidel (sinistra), co-presidente di AfD © Picture alliance/Getty

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