#GreenWashing

Estremadura, terra di sacrificio
La transizione ecologica, idea trainante per il Recovery Plan europeo, assieme alle opportunità di rinnovamento porta con sé anche grandi rischi di greenwashing, soprattutto per quelle regioni ricche di risorse chiave per questo processo
27 Settembre 2021

Dani Domìnguez

L’Estremadura è una terra sfortunata. Ricca di importanti risorse naturali, la sua popolazione ne beneficia ben poco. Spogliata della sua ricchezza, dei suoi capitali, […] il sistema gli offre generosamente i detriti dello sviluppo sotto forma di centrali nucleari, cartiere, impianti di trattamento dell’uranio… aggiungendo alla precedente colonizzazione economica, culturale, politica, un colonialismo ecologico, più minaccioso e irreversibile.

Così iniziava, nel 1978, il primo capitolo del libro “L’Estremadura saccheggiata”. Questo passaggio, purtroppo, non è anacronistico nel 2021. L’Estremadura è ancora segnata da un modello economico estrattivista considerato superato nei paesi sviluppati, e col quale si intende continuare a nutrire un territorio che finisce, piuttosto, strozzato dalle sue conseguenze.

Oggi in Estremadura ci sono più di 200 progetti di miniera a cielo aperto, fra quelle attive, quelle previste e quelle esaurite. Nel sottosuolo inoltre sono stati scoperti importanti giacimenti di litio, un minerale molto importante per la transizione ecologica e potenzialmente un’enorme nuova fonte di profitto per l’industria mineraria.

I progetti di nuove miniere nella regione si stanno infatti moltiplicando. Secondo Elena Solís, avvocato ambientale e coordinatrice nazionale per le questioni minerarie dell’ONG Ecologistas en Acción, l’Estremadura è il nuovo oggetto del desiderio per l’industria mineraria, per diversi fattori.

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Uno di questi è proprio il suo passato. «Molti di questi progetti sono costruiti sopra quelli più vecchi, il che è una garanzia per le aziende», spiega. Inoltre, le grandi imprese tendono a preferire quei territori ricchi di materie prime dove però la mobilitazione sociale sia scarsa, e l’Estremadura soddisfa entrambi i requisiti. Qui infatti «C’è molta società politica e pochissima società civile” afferma Manuel Cañada, deputato regionale tra il 1992 e il 2003, nonché segretario del Partito Comunista dell’Estremadura e coordinatore regionale di Izquierda Unida (IU) «C’è una struttura politica clientelare che resiste da decenni e allo stesso tempo una società civile molto debole».

Sono fattori, questi, su cui le aziende contano apertamente: «Questa zona scarsamente popolata è molto adatta per l’esplorazione e l’estrazione mineraria», ha scritto Valoriza Minería – una controllata della società di costruzioni Sacyr – in un documento interno sui suoi progetti in Estremadura. Valoriza Minería non ha risposto alle domande di Irpimedia. Oggi però, questa voce addormentata, la “voz dormida” come la definisce la scrittrice estremaduregna Dulce Chacón, che le grandi aziende minerarie speravano di incontrare, si è svegliata.

I collettivi anti-miniere sono riusciti a mobilitare una parte consistente della popolazione. Uno dei gruppi più attivi è la Plataforma Salvemos la Montaña de Cáceres, nato a luglio 2017 per cercare di fermare l’autorizzazione della miniera di San José Valdeflórez, una miniera di litio a cielo aperto a meno di due chilometri dalla città di Cáceres, il cui centro storico è Patrimonio dell’Umanità per l’UNESCO. «Il danno e i rischi per la popolazione sarebbero incalcolabili» denunciava a fine marzo Montaña Chávez, portavoce del gruppo. La miniera è un progetto congiunto proprio di Valoriza Minería, assieme alla multinazionale australiana Infinity Lithium.

Gli attivisti hanno organizzato una marcia di quattro giorni a piedi, per ottenere un incontro con il presidente della Giunta del Governo autonomo della regione, a Mérida. Il socialista Guillermo Fernández Vara, infatti, aveva rifiutato fino ad allora ogni tipo di incontro. Dal suo ufficio, non hanno risposto alle domande di Irpimedia.

Un “Governo regionale proattivo” per l’industria mineraria

Oltre alla diversità geologica e alla ricchezza mineraria, l’Estremadura ha due caratteristiche che la rendono particolarmente interessante per le grandi società estrattive: «Stabilità giuridica, tasse e commissioni basse, importanti aiuti e incentivi» e un «governo regionale proattivo e coinvolto nello sviluppo del settore minerario».

I progetti di nuove miniere nella regione si stanno moltiplicando. Secondo Elena Solís, avvocato ambientale e coordinatrice nazionale per le questioni minerarie dell’ONG Ecologistas en Acción, l’Estremadura è il nuovo oggetto del desiderio per l’industria mineraria

I virgolettati vengono da un opuscolo pubblicato dalla stessa Giunta dell’Estremadura nel 2019 con il titolo di “Estremadura (Spagna), una regione mineraria in Europa”, e nel quale sono esposte le ragioni per investire nel settore minerario in questa regione. 

Oltre ai vantaggi già citati, viene messa a disposizione degli investitori anche una “infrastruttura geologico-mineraria, geochimica e geofisica regionale completa” e il Sistema informativo geologico e minerario dell’Estremadura (SIGEO), un portale dove vengono raccolte tutte le informazioni geologiche della regione.

Secondo Anxo Pirés, dottore in Scienze Documentali e membro del collettivo Alconchel y comarca de Olivenza sin minas (attivo nelle due municipalità di Alconchel e di Llanos de Olivenza, nel sud della regione), il SIGEO è uno strumento unico al mondo: «Stiamo pagando con soldi pubblici degli strumenti che servono solo alle aziende private. È una vergogna» dice.

Ma la miniera di San José Valdeflórez a Cáceres si è attirata anche critiche interne al partito di governo. Il sindaco della città, il socialista Luis Salaya, ha infatti minacciato di dimettersi se il piano della miniera dovesse andare avanti. «Se la Giunta dell Estremadura autorizzerà il progetto minerario di Valdeflórez, il PSOE non avrà più un sindaco a Cáceres perché presenterò le mie dimissioni», ha detto.

Salaya sostiene che «nessuna fabbrica di batterie sarà alimentata dal giacimento di litio della miniera di Valdeflores de Cáceres, perché il PGOU (Piano Urbanistico Generale, ndr) non lo consente» e, inoltre, «una larga maggioranza dei consiglieri del Consiglio Comunale di Cáceres si sono opposti a questo progetto».

Manifestazione tra Cáceres e Mérida per chiedere al presidente dell’Estremadura di fermare il progetto Valdeflórez – Foto: Santi Màrquez
Tuttavia, il sindaco non è contrario allo sviluppo minerario in generale, e altri giacimenti a suo avviso potrebbero essere utilizzati «qualora abbiano il sostegno della popolazione locale e siano rispettosi dell’ambiente». Montaña Chávez ha un opinione più radicale: «il territorio non può essere raso al suolo. Non possono venire a espropriare le terre delle famiglie che si dedicano all’agricoltura, all’allevamento o al turismo naturalistico per permettere a una società straniera di cancellare tutto».

La società straniera, in questo caso, sarebbe l’australiana Infinity Lithium, partner dell’impresa di costruzioni spagnola Sacyr – che controlla Valoriza Minería– in questa operazione. A novembre dello scorso anno, Infinity Lithium ha assunto l’ex leader di Ciudadanos (centrodestra liberale, ndr) in Estremadura, Cayetano Polo, come responsabile delle relazioni istituzionali in Spagna, per sbloccare il progetto. L’azienda insiste che «non è opportuno parlare di porte girevoli» in questo caso e sostiene che Polo, «ingegnere con una vasta esperienza in imprese multinazionali, era il candidato perfetto».

La miniera di San José Valdeflórez a Cáceres si è attirata anche critiche interne al partito di governo. Il sindaco della città, il socialista Luis Salaya, ha infatti minacciato di dimettersi se il piano della miniera dovesse andare avanti

Al momento, tuttavia, il progetto ha notevoli difficoltà ad andare avanti. Il Consiglio infatti, lo scorso aprile ha negato il permesso esplorativo all’azienda e a luglio ha respinto i ricorsi presentati da Infinity Lithium. Sebbene vi siano ancora altre autorizzazioni in attesa di approvazione nelle mani del Ministero dell’Industria, le possibilità di approvazione sono scarse. Nonostante ciò, la società ha dichiarato a Irpimedia di aver avviato «una risoluzione contenzioso-amministrativa con la Corte Superiore di Giustizia dell’Estremadura» per «difendere i diritti sui permessi di ricerca che la Giunta dell’Estremadura aveva concesso in primo grado» nel 2015.

Transizione ecologica e Greenwashing

Dall’inizio della febbre mineraria in Estremadura, sia le aziende private sia l’amministrazione locale hanno fatto di tutto per convincere l’opinione pubblica dei benefici della “rivoluzione industriale del XXI secolo”, così definita quest’anno dal presidente della regione, Guillermo Fernández Vara.

Per quanto la miniera di San Jose Valdeflores a Cáceres sia presentata come rispettosa dell’ambiente circostante, dotata di “muri vegetali” per impedire la diffusione delle polveri e di un impianto a osmosi inversa per il riciclaggio interno delle acque, gli elementi principali usati nella stessa cartella stampa di presentazione del progetto per dimostrarne la sostenibilità sembrano essere due: l’importanza del litio nello sviluppo di veicoli elettrici, e l’integrazione dell’intero processo di produzione delle batterie in un unico luogo, che quindi ridurrebbe l’impatto ambientale legato al trasporto delle materie prime.

Nel documento il litio è descritto come «un minerale chiave e strategico a livello mondiale» nello sviluppo delle energie rinnovabili e una materia prima «essenziale e insostituibile» per la fabbricazione di batterie. L’idrossido di litio, dicono, è la «pietra angolare dello sviluppo dei veicoli elettrici». Non ci sono molti altri dettagli su come questa sostenibilità potrà essere garantita, soprattutto a livello locale.

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La sostenibilità ambientale della miniera di Cáceres dipenderebbe insomma più da elementi esterni al progetto minerario che da quelli interni. Ma per quanto l’elettrificazione dei trasporti sia un prerequisito per abbatterne l’impatto climatico, a meno che l’elettricità per caricare queste batterie non sia prodotta da fonti rinnovabili, non ci sarà nessun vero miglioramento per il clima. I veicoli caricati con elettricità prodotta da fonti fossili possono al massimo spostare il problema delle emissioni dai grandi centri urbani a quelli vicini alle centrali elettriche, ma a livello globale potrebbero rivelarsi anche più dannosi.

Infatti, ogni trasformazione da una fonte di energia primaria (da energia chimica a energia elettrica, da elettrica a cinetica) comporta un’inevitabile perdita di potenzialità: è più efficiente bruciare combustibile fossile direttamente dentro il motore di una macchina che usarlo per fare elettricità, poi trasportata per lunghe distanze fino a una colonnina di ricarica, che a sua volta carica una batteria, che a sua volta spinge un auto. A questo si aggiunge tutto il ciclo di produzione e smaltimento delle batterie, un intero nuovo ciclo industriale da aggiungere a quelli esistenti.

Per quanto l’elettrificazione dei trasporti sia un prerequisito per abbatterne l’impatto climatico, a meno che l’elettricità per caricare queste batterie non sia prodotta da fonti rinnovabili, non ci sarà nessun vero miglioramento per il clima

Certo, utilizzare il litio presente in Europa abbatterebbe le emissioni legate al trasporto della materia prima, che altrimenti deve percorrere decine di migliaia di chilometri dai giacimenti sudamericani, australiani o cinesi, ma restano punti critici, come riconosce anche Roberto Martínez Orio, capo del dipartimento risorse minerarie presso l’Istituto geologico minerario di Spagna (IGME).

«Il litio è l’elemento più elettronegativo di tutta la tavola periodica» spiega, «ed è anche un materiale molto leggero, ideale per l’impiego nelle batterie da auto elettriche». Ma mentre i progetti per nuove miniere vengono avviati e finanziati oggi, il futuro del litio è molto più incerto: «Ad oggi non c’è un grande consumo di litio» spiega Martínez Orio a IrpiMedia «la Commissione Europea prevede però un aumento della domanda di quattro volte entro il 2030, e addirittura di venti volte per il 2050. Altri studi parlano di incrementi ancora maggiori».

Se l’obiettivo è sostituire tutte le automobili in circolazione oggi con veicoli elettrici, le nuove miniere da aprire potrebbero essere innumerevoli: «la produzione annuale di litio è sulle 80mila tonnellate, contro dei valori di riserva di 15-18 milioni di tonnellate su scala globale» commenta Martínez Orio «al ritmo attuale ci sono molti anni di riserve, ma se la domanda si moltiplica di 4, 5, 10 o venti volte, le riserve saranno consumate molto più rapidamente».

Calcolatrice alla mano, al ritmo attuale le riserve dovrebbero bastare per oltre 200 anni, che però diventano poco più di dieci, se davvero il consumo dovesse crescere tanto quanto l’industria si aspetta. Certo, la storia del petrolio ci insegna che nuove risorse possono sempre essere trovate se c’è abbastanza domanda, Martínez Orio lo conferma: «Al consumarsi delle riserve, si genera un incentivo per l’esplorazione e la messa in piedi di nuovi progetti. Il concetto di riserva è dinamico, quello che oggi non è considerato come riserva perché antieconomico, al prezzo che avrà fra cinque anni potrebbe diventarlo».

Un dilemma per tutta l'Europa

di Francesca Cicculli

Ad aprile 2021, nell’Alta Valle del Reno, è stato trovato uno dei più grandi giacimenti di litio del mondo. Così grande che potrebbe essere sfruttato per produrre batterie per 400 milioni di veicoli elettrici.  Una proposta di estrazione è arrivata dalla Vulcan Energy Resources, società australiana con partecipazioni tedesche, che ha brevettato un processo chiamato “Zero Carbon Lithium”. La società australiana ritiene di poter estrarre 15 mila tonnellate di idrossido di litio all’anno entro il 2024. 

Nonostante la Vulcan stia già firmando accordi con le principali case automobilistiche europee – l’ultimo è stato con la Renault – le autorizzazioni all’estrazione non sono ancora arrivate, perché politici locali e cittadini tedeschi si stanno opponendo con forza ai progetti geotermici. Il giacimento di litio si trova infatti a diversi chilometri di profondità, lungo tre “aree di esplorazione” in cui nel 2019 sono stati rilasciati i permessi per l’esplorazione ma non per la perforazione. È proprio la perforazione a preoccupare la popolazione per gli eventuali impatti geologici che avrebbe in una zona fortemente sismica come quella dell’Alto Reno. 

C’è già un precedente: nella città di Staufen numerosi edifici si sono crepati in maniera grave a causa di una centrale geotermica presente nelle vicinanze. Le perforazioni avrebbero rigonfiato gli strati sotterranei di gesso e danneggiato le abitazioni, suscitando le reazioni dei cittadini che ora non vogliono nuove trivellazioni. In un’altra cittadina della zona, Achern, il consiglio comunale si è recentemente espresso contro il progetto della Vulcan Energy Resources sostenendo che in un’area sismica bisognerebbe evitare le perforazioni. Dalla fine del 2020, proprio ad Archen, si sono registrati numerosi eventi sismici prodotti probabilmente dalle attività della centrale Fonroch vicino a Vendenheim, a nord di Strasburgo. Nella stessa città, già nel 2018, la Vulcan aveva richiesto l’autorizzazione per la ricerca di litio, ma l’amministrazione comunale non concesse la ricerca della materia prima. 

Anche nelle aree di Gamshurst e Wagshurst si sta formando una resistenza al progetto, guidata dai sindaci Hans Jürgen Morgenstern e Gerd Boschert, che sostengono la necessità di trovare sedi europee per la produzione del litio, ma lontano dall’Alto Reno.

Marga Mediavilla professoressa di Ingegneria dei Sistemi all’Università di Valladolid e parte del Gruppo di Ricerca su Energia, Economia e Dinamica dei Sistemi della stessa università, ritiene che il concetto di transizione energetica utilizzato oggi sia miope, poiché punta solo verso le opportunità di business: «Cambiare le auto a combustione per le auto elettriche non è la soluzione», dice. Secondo i calcoli effettuati dal gruppo di ricerca in cui lavora, elettrificare il parco automobili mondiale – senza contare i mezzi pesanti –, significherebbe esaurire tutte le riserve di litio entro il 2050: «E questo tenendo conto che viene utilizzata la migliore tecnologia disponibile e che il il riciclo del materiale passa dall’attuale 15% al ​​30%. E anche così, lasceremmo le generazioni future senza litio».

Mediavilla sostiene che per fermare la crisi climatica non basta solo ridurre le emissioni di gas serra: «Il cambiamento climatico è un problema multidimensionale, legato ai cambiamenti nella biosfera. Il meglio che possiamo fare è prenderci cura della biosfera, cioè prenderci cura delle acque, dei mari, delle foreste. Se emettiamo meno ma distruggiamo tutto per aumentare l’estrazione mineraria, resteremo nella stessa situazione».

Elettrificare il parco automobili mondiale – senza contare i mezzi pesanti –, significherebbe esaurire tutte le riserve di litio entro il 2050

Un altro importante esempio di greenwashing è quello dei piani offerti nel progetto San José Valdeflórez per la ricostruzione dell’ambiente una volta terminata la vita utile della miniera. Le società coinvolte prevedono un investimento di 16 milioni di euro per la riabilitazione del terreno e tra le possibilità c’è la conversione dell’enorme cratere in «un serbatoio di acqua dolce che potrebbe essere utilizzato per attività ricreative». Per Montaña Chávez, questa opzione è irrealizzabile: «Solo le tonnellate di esplosivi ANFO (Nitrato di Ammonio – Olio Combustibile, ndr) già inquinano molto. Più i prodotti chimici da trattamento minerale». La portavoce del collettivo porta come esempio il lago tossico creato sui resti delle miniere di tungsteno sul monte Neme (Galizia). Le sue acque turchesi hanno attirato molti visitatori che hanno finito per soffrire di vomito, vertigini e irritazioni della pelle al contatto con le acque inquinate.

Martínez Orio, dell’IGME, assicura che i rischi di inquinamento connessi all’estrazione del litio dipendono dalla roccia che accompagna il minerale, cosa che deve essere valutata caso per caso. Quindi, se le rocce circostanti sono sulfuree, a contatto con l’acqua potrebbero provocarne l’acidificazione. Quanto ai rischi per salute, Martínez Orio sostiene che il litio «non ha particolari implicazioni» rispetto ad altri materiali. Riconosce che la «polvere sospesa» derivata dall estrazione a cielo aperto è un problema che deve essere controllato per evitare che raggiunga le città vicine. Tra le opzioni considerate nello spot di Valdeflórez c’è anche la potenziale conversione della cava esaurita in un anfiteatro, come è già stato fatto in Australia o Svezia. Ma questa possibilità è messa in dubbio anche dalla Giunta dell’Estremadura nei propri documenti ufficiali: «In generale, gli usi attuali degli spazi lasciati da miniere e cave abbandonate sono di natura marginale, poiché nella maggior parte dei casi l’alterazione dell’ambiente rende difficile renderlo compatibile con altri usi».

Cartelli “no alla miniera” sui resti del vecchio giacimento di Valdofloresm dove dovrebbe partire lo sfruttamento di litio – Foto: Dani Domìnguez

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Il ricatto occupazionale

«Sogno un Estremadura che abbia bisogno di manodopera, dove altri vengano da fuori per cercare occupazione». Durante il Dibattito sullo stato della regione nel 2021, il presidente Guillermo Fernández Vara ha espresso i suoi desideri per questa terra e ha anche indicato la strada per realizzarli: «Nei prossimi 4 anni, arriveranno investimenti privati per 6.594 milioni di euro», che creeranno 20.000 posti di lavoro.
Mesi prima, le aziende dietro il progetto di San José Valdeflórez avevano già scelto la stessa retorica, e nei loro enormi cartelloni verdi in diversi punti della città di Cáceres promettevano «Più di 1.000 posti di lavoro diretti e indiretti», senza neanche però nominare la parola “miniera”.

L’Estremadura ha una delle più alte percentuali di disoccupazione giovanile in tutta la Spagna, vicina al 50% e superata solo dalle Isole Canarie, dall’Andalusia e dalle due città autonome di Ceuta e Melilla. A questo si aggiungono il più alto tasso di povertà del paese e il reddito medio più basso, secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica (INE) e l’Agenzia delle Entrate.

La mancanza di opportunità di lavoro da cui deriva l’esodo giovanile è uno dei principali problemi dell’Estremadura. In 30 anni, tra il 1950 e il 1980, la regione ha perso più di 710.000 abitanti. In particolare, nel quinquennio 1961-1965, 46.173 persone hanno lasciato la regione ogni anno. Lo stesso fenomeno, in misura minore, sembra ripetersi.

«L’emigrazione giovanile è massiccia», lamenta Olga Tostado, presidente del Consiglio dei giovani dell’Estremadura. Dall’inizio della crisi del 2008, ogni anno 4.400 persone sotto i 30 anni se ne sono andate. Secondo Tostado, la fuga dei giovani è legata alle poche opportunità di lavoro che la regione offre ai giovani con un’istruzione superiore. «Normalmente, se decidono di studiare all’estero, finiscono per tornare con l’aspettativa di trovare un lavoro e, non trovandolo, finiscono per ripartire», conclude.

La mancanza di opportunità di lavoro da cui deriva l’esodo giovanile è uno dei principali problemi dell’Estremadura. In 30 anni, tra il 1950 e il 1980, la regione ha perso più di 710.000 abitanti

In questo contesto, l’occupazione è diventato l’asso nella manica più importante dell’industria mineraria per cercare di avvicinare l’opinione pubblica ai suoi desiderata. In realtà, la tattica è sempre la stessa da anni. Già nel 2012 il quotidiano El Economista titolava: «Una società mineraria canadese creerà 1.000 posti di lavoro in Estremadura». L’articolo faceva riferimento alla riapertura della miniera di stagno Pedroso de Acim da parte della multinazionale Eurotin per farne «uno dei più importanti giacimenti al mondo di questo minerale».

A quel tempo era il Partito Popolare (destra politica) a governare la regione, e la vicepresidente della giunta regionale dell’epoca, Cristina Teniente, assicurò che il progetto era «un esempio di ciò di cui l’Estremadura ha bisogno», e sottolineò alcuni dati di produzione: «20 milioni di tonnellate all’anno, per un totale di 1.000 milioni di tonnellate», tenendo conto che la “vita utile” sarebbe di circa 50 anni. Così, il governo locale ha accolto il rpogetto «a braccia aperte» poiché avrebbe creato tra 700 e 1.000 posti di lavoro diretti e tra 2.000 e 3.000 posti di lavoro indiretti.

Quattro anni dopo però, il prezzo dello stagno era diminuito e l’estrazione non era più così redditizia. Oltre 14.000 curriculum erano pervenuti al consiglio comunale, ma la proposta di Eurotin era solo per l’avvio di un impianto pilota con una quarantina di addetti, cifre che poco avevano a che fare con quelle promesse qualche anno prima. Alla fine il progetto non è mai partito. L’azienda non ha risposto alle domande poste da Irpimedia.

Il progetto della miniera di litio San Jose de Valdeflores a cielo aperto – Fonte: Salvemos La Montaña

Anche i progetti associati all’apertura di miniere sono serviti a sostenere la narrativa dell’occupazione: «la fabbrica di batterie al litio da costruire a Badajoz creerà 500 posti di lavoro», dichiarava la stazione radio COPE nel giugno 2020. Ancora una volta, solo un anno dopo la cifra è praticamente triplicata: «La fabbrica di batterie creerà 1.300 posti di lavoro in Estremadura» titolava a marzo il giornale MarcaEmpleo. 

Oltre a questa fabbrica a Badajoz, la società Phi4tech intende aprire anche un impianto di trattamento del litio a Cañaveral e una fabbrica di catodi in provincia di Cáceres. La società ha un accordo “commerciale e strategico” con Lithium Iberia, quella che conta di sfruttare il giacimento di Cañaveral. Nel caso in cui la miniera non dovesse andare avanti, non verranno costruiti né l’impianto di trattamento del litio né lo stabilimento di Cáceres, sebbene la Phi4tech abbia detto a Irpimedia che la fabbrica di batterie di Badajoz partirà comunque.

Oltre 14.000 curriculum erano pervenuti al consiglio comunale, ma la proposta di Eurotin era solo per l’avvio di un impianto pilota con una quarantina di addetti, cifre che poco avevano a che fare con quelle promesse qualche anno prima. Alla fine il progetto non è mai partito

Anche in questo caso, questo piano ha l’approvazione e il sostegno della Giunta dell’Estremadura. Alla sua presentazione, a marzo 2021, hanno partecipato il presidente della Regione, il consigliere per la transizione ecologica e la sostenibilità, Olga García, e il segretario generale dell’Industria Raúl Blanco Díaz. Durante l’evento, il presidente regionale ha assicurato che sta per iniziare «una nuova era» che permetterà all’Estremadura di competere «nella lega industriale». Blanco, a nome del Ministero dell’Industria, ha descritto il progetto come «un’ottima notizia per l’Estremadura e per il nostro Paese».

Per Anxo Pirés, del gruppo “Alconchel y comarca de Olivenza sin minas” si tratta di «un progetto megalomane» il cui unico obiettivo è attrarre fondi europei. Non ne fa mistero lo stesso governo dell’Estremadura, che ha voluto inserire la fabbrica nella prima proposta che verrà portata a Bruxelles per cercare di ottenere un finanziamento dal Next Generation EU fund.

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Soldi pubblici

Secondo il rapporto di Ecologistas en Acción “Minería especulativa en España”, spesso «i governi locali e regionali, sperando di creare posti di lavoro, forniscono a queste aziende sovvenzioni e fondi». Il favore della Giunta dell’Estremadura verso l’industria mineraria, in breve, non si manifesta solo a parole.

Il 30 aprile di quest’anno si è aperta la possibilità di richiedere sussidi alla Direzione generale dell’Industria, dell’Energia e delle Miniere “per la promozione e il sostegno della sicurezza mineraria in Estremadura”. Attraverso questi contributi, PMI, liberi professionisti, cooperative e grandi aziende potranno ottenere fino al 40% dei loro investimenti come sovvenzioni, fino a un limite massimo di 40.000 euro per beneficiario.

Tuttavia, è stata la narrativa della sovranità tecnologica e mineraria che ha fatto scommettere l’Unione Europea sui progetti di miniere in Estremadura, principalmente quelli che centrati sul litio. EIT InnoEnergy è un organismo che convoglia fondi dall’Unione Europea (UE) e gestisce la European Battery Alliance (EBA), alla quale partecipa la stessa Commissione Europea, la Banca Europea per gli Investimenti e altri importanti attori industriali come produttori di automobili o di batterie. L’EBA è una delle principali lobby che sostengono l’idea di una sovranità europea su questa filiera industriale: «L’obiettivo dell’EBA è creare una catena di produzione di batterie competitiva e completamente integrata in Europa ed evitare una dipendenza tecnologica dall’Asia».

«I governi locali e regionali, sperando di creare posti di lavoro, forniscono a queste aziende sovvenzioni e fondi»

Ecologistas en Acción

Dal report “Minería especulativa en España”

Per questo motivo, i promotori della miniera di San José Valdeflórez, a Cáceres, hanno firmato un accordo con EIT InnoEnergy lo scorso anno: «La parte iniziale del pacchetto è un investimento in Infinity Lithium di 800.000 euro, con un premio del 66 % sull’ultimo prezzo negoziato del titolo», spiegano in un comunicato. Con questo finanziamento si dovrebbe coprire la fase uno del processo di lavorazione del litio. Allo stesso modo, EIT InnoEnergy si occuperebbe anche di cercare investimenti per la fase due, il cui costo è stimato tra 1,6 e 2,4 milioni di euro. Infine, «l’accordo prevede il supporto per ottenere investimenti fino a 300 milioni di euro per finanziare lo sviluppo del progetto». Sebbene la miniera sia un progetto ancora da approvare, da San José Valdeflórez assicurano che «l’accordo è ancora in vigore» e che consentirà «di installare questa industria unica a Cáceres».

EIT InnoEnergy guida anche il consorzio spagnolo Battchain, creato all’inizio dell’anno per sviluppare l’industria delle batterie per auto elettriche in Spagna. La sua intenzione è quella di richiedere fondi europei per 1.200 milioni, grazie ai quali, promettono, si potranno creare più di 1.700 posti di lavoro diretti e 12.000 indiretti. Ciò includerebbe la miniera di San José Valdeflórez, di proprietà di Infinity Lithium e Sacyr. Phi4tech, la società trainante nel progetto della fabbrica di batterie di Badajoz, cercherà anche lei di ottenere una quota del fondo Next Generation EU.

Secondo Anxo Pirés queste aziende hanno trovato nella transizione ecologica un ottimo sistema per ottenere denaro pubblico: «Le grandi lobby hanno i loro uffici davanti a quelli dei consiglieri europei. Sono un gruppo di pressione molto importante, che fa si che che i finanziamenti non vengono concessi in base alle necessità ma in base alle opportunità di business», un sistema che rischia di far fallire tutti gli sforzi per un futuro davvero più sostenibile.

CREDITI

Autori

Dani Domìnguez

In partnership con

Editing

Giulio Rubino

Con il sostegno di