«Sans nucléaire civil, pas de nucléaire militaire, sans nucléaire militaire, pas de nucléaire civil». Ha dichiarato Macron nel 2020, suggellando definitivamente il già stretto legame tra i due settori. Il nucleare è una questione politica molto più che energetica. Per capire come sia stata ribaltata la precedente posizione scettica della Commissione europea sul nucleare bisogna considerare anche i rapporti che intercorrono tra la frangia della difesa e quella del nucleare civile, non solo in Francia.
Per Mycle Schneider, consulente energetico per trent’anni presso il Parlamento europeo e autore del report The World Nuclear Industry Status Report, l’intera dimensione civile e militare comprende due obiettivi: mantenere vive le competenze per lo sviluppo di tecnologia con cui vengono prodotte le bombe e la produzione di materiale fissile militare, che viene prodotto attraverso la produzione di energia nucleare. Senza gli ingegneri che costruiscono e riparano i reattori per l’energia nucleare non si conserverebbero neppure i progressi nel settore militare.
Da un punto di vista tecnologico i reattori nucleari, siano essi di piccole dimensioni o commerciali, sono l’unico mezzo efficace per produrre materiali fissili cruciali per la produzione di armi nucleari, in particolare il plutonio-239.
La catena di approvvigionamento del combustibile per l’energia nucleare, e in particolare l’arricchimento dell’uranio, è la fonte principale dei materiali utilizzati per le armi. Altri materiali specializzati per vari tipi di armi termonucleari, come il trizio, sono sottoprodotti dell’energia nucleare.
«Il plutonio si produce nei reattori commerciali. Per fare una bomba, ti servono cinque chilogrammi di plutonio a seconda della qualità», spiega Shaun Burnie, che ha studiato la relazione tra programmi nucleari e lo sviluppo di armi in Asia orientale.
Secondo quanto riportato dalla World Nuclear Association, ci sono due diversi tipi di plutonio da considerare: quello per reattori e quello per armi.
Il primo viene recuperato come sottoprodotto del tipico combustibile usato di un reattore nucleare, dopo che il combustibile è stato irradiato (bruciato) per circa tre anni. Il secondo è prodotto appositamente per scopi militari ed è recuperato dal combustibile di uranio che è stato irradiato per soli 2-3 mesi in un reattore per la produzione di plutonio.
I due tipi differiscono per la loro composizione chimica, ma entrambi vengono considerati un potenziale rischio di proliferazione e gestiti di conseguenza.
Ai fini dell’applicazione delle misure di salvaguardia, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) definisce tutto il plutonio come materiale «ad uso diretto», cioè «materiale nucleare che può essere utilizzato per la fabbricazione di componenti di esplosivi nucleari senza trasmutazione o ulteriore arricchimento».
Secondo Burnie il plutonio immagazzinato dall’industria nucleare è sufficiente, ma la necessità francese è quella di mantenere in piedi «la struttura complessiva».
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Ma questo assunto non vale solo per la Francia. Rolls-Royce, azienda inglese conosciuta per la produzione di automobili, ha annunciato di stare costruendo componenti per gli Small Modular Reactor, reattori di piccola taglia, a partire da una tecnologia militare.
L’azienda aderisce a NuclearEurope, uno dei gruppi di interesse più forti a livello europeo, è membro dell’Alleanza Industriale europea per lo sviluppo degli SMR ed è registrata sul Registro europeo per la trasparenza con una propria agenda lobbistica.
Secondo uno studio condotto dai professori Andy Stirling e Phil Johnstone dell’Università di Sussex, presentato anche al governo inglese, le dichiarazioni dell’industria britannica dei sottomarini nucleari «sono molto chiare sull’importanza delle interconnessioni cruciali tra la difesa e il nucleare civile».
Nello studio si riporta l’opinione di Rolls Royce che ritiene «trasferibili le competenze tra i programmi di propulsione militare e quelli civili». L’azienda afferma anche che un programma civile di reattori modulari di piccole dimensioni (SMR) «solleverebbe il ministero della Difesa dall’onere di sviluppare e mantenere competenze e capacità. Questo libererebbe risorse preziose per altri investimenti».
Il vantaggio francese sta nel fatto che la struttura complessiva è tenuta insieme da un organo specifico: la Commissione per l’Energia Atomica (CEA) che è l’ente responsabile dello sviluppo degli armamenti del programma nucleare francese e della progettazione di nuovi reattori per l’energia sotto un unico budget composto da due voci: nucleare civile e difesa.
La CEA sviluppa sia i reattori, sia i componenti per le applicazioni militari. Secondo il Financial Transparency System nel 2022, ultimo anno consultabile, ha ricevuto più di un miliardo dai sei fondi europei di cui 200 milioni dall’European Defense Fund.
#MinacciaNucleare
La serie di IrpiMedia sul nucleare, un’industria ancorata al passato che sta cercando di garantirsi oggi i finanziamenti pubblici che le servono per sopravvivere. Un “rinascimento” che rischia di travolgere le vere energie rinnovabili e ipotecare il futuro energetico del continente.
A marzo, il Ministro delle Forze Armate francese, Sébastien Lecornu, ha annunciato un nuovo ciclo di produzione di trizio, necessario per la fabbricazione di armi nucleari.
Il trizio è un gas radioattivo utilizzato per aumentare il rendimento delle armi nucleari ed è un componente necessario nello sviluppo di armi. Ha un tempo di decadenza di circa una dozzina di anni, quindi deve essere rifornito e sostituito regolarmente. La produzione avverrà utilizzando due tra i più nuovi e potenti reattori civili di proprietà di EDF, nella centrale nucleare di Civaux, nel sud-ovest della Francia, e sarà utilizzato nei laboratori della CEA che esercita il controllo degli impianti nucleari militari sotto l’autorità del ministero della Difesa.
Per Schneider la decisione rappresenta una scelta chiara di non voler più separare l’uso militare da quello civile: «Vogliono impiegare due tra i più nuovi e potenti reattori francesi. Intendono produrlo per ancora molto tempo».
All’inizio del 2008 un decreto presidenziale francese ha istituito un Consiglio per la politica nucleare (Conseil Politique Nucléaire – CPN), sottolineando l’importanza delle tecnologie nucleari per la Francia in termini di forza economica, in particolare per l’approvvigionamento energetico. Nel consiglio siede il Presidente e vari ministri ma anche il capo della Commissione per l’Energia Atomica (CEA), oltre che il segretario generale della difesa nazionale e il capo di stato maggiore dell’esercito.
Nel 2023 Marcon ha indetto il consiglio due volte per rafforzare la governance nucleare. Ha poi aumentato l’organico e sta rinnovando le strutture di ricerca del ramo nucleare civile della Commissione per l’Energia.
La volontà politica di dotare la Francia di una capacità di deterrenza nucleare autonoma ha influenzato anche il panorama industriale della difesa ed è una scelta rivendicata dal governo che nel 2022 si assicurava «di riuscire a garantire la sopravvivenza del Paese dissuadendo qualsiasi potenziale avversario dall’attaccare la nostra stessa esistenza» su la Vie Publique, il sito ufficiale della Repubblica francese.
Secondo uno studio del Parlamento francese il rinnovo delle componenti del deterrente nucleare richiederà un notevole sforzo di bilancio: da 3,5 a 6 miliardi entro il 2025. Ma la Francia non è il solo Paese ad aumentare le spese militari: l’ultimo rapporto della Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (Ican) mostra che tra il 2019 e il 2023 c’è stato un aumento globale del 34% sulla spesa militare per armi nucleari.
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