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Un affare di Stato

Le lobby del nucleare stanno ottenendo importanti traguardi in Europa, facendo passare il nucleare come tecnologia “verde” nonostante i problemi tecnici, economici e di sicurezza che comporta

#MinacciaNucleare

01.07.24

Carlotta Indiano

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Energia
Europa
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Lobby

Sul blue carpet steso all’ingresso del Centro Espositivo di Bruxelles in occasione del primo Nuclear Energy Summit il 21 marzo 2024, Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE), ha definito l’energia nucleare una risorsa fondamentale per la Francia, «importante quanto l’Arco di Trionfo a Parigi», aggiungendo: «Vedo un ritorno del nucleare nel mondo, una forte spinta in quei Paesi dove c’è già un’industria nucleare e un interesse da parte di quei Paesi che devono ancora svilupparla», ha dichiarato ai giornalisti accalcati. 

L’AIE, organismo intergovernativo di “diplomazia energetica” creato dall’OCSE, e che in teoria dovrebbe facilitare il passaggio alle rinnovabili, sembra aver fatto sua la nuova narrativa sul nucleare, e per bocca del suo direttore ribadisce tre punti: l’energia nucleare offrirebbe oggi un contributo alla lotta alla crisi climatica, producendo elettricità senza emissioni, un rafforzamento della sicurezza energetica messa sotto stress dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, e una fornitura di elettricità senza interruzioni, in contrasto ai limiti delle rinnovabili. 

È la seconda volta che l’industria nucleare prova a tornare protagonista in Europa. Già vent’anni fa c’era stato un primo tentativo di “rinascimento nucleare“, finito in un flop. Questa volta però il movimento sembra avere molta più forza e successo, almeno nel circuito dei grandi eventi sull’energia.

Alla Cop28 di Dubai di quest’anno infatti, 21 Paesi guidati dagli Stati Uniti hanno firmato un accordo per triplicare la produzione di energia nucleare mondiale entro il 2050, definendola una tappa fondamentale per l’azzeramento delle emissioni a effetto serra. Ma le voci degli scienziati, più lontane dalle platee dei media, restano scettiche.

«Chiariamo che non si tratta di pro o contro. Questa è un’operazione mediatica di dimensioni mai viste prima: dal punto di vista industriale triplicare la capacità di energia nucleare è semplicemente impossibile», spiega a IrpiMedia Mycle Schneider, consulente energetico per trent’anni presso il Parlamento europeo e autore del report The World Nuclear Industry Status Report, un progetto indipendente che ogni anno analizza lo stato dell’energia nucleare nel mondo.

Il primo “rinascimento nucleare”, infatti, non ha fallito per pura sfortuna. Complice anche la contrazione dell’industria in Europa, il nucleare è riuscito a realizzare ben poco, oltre ad accumulare debiti e ritardi, nonostante i proclami di grandi innovazioni all’orizzonte.

Anche questa volta, per ora, i risultati sono solo sul lato delle pubbliche relazioni: solo un anno prima del Nuclear Summit, il 24 marzo 2023 Von Der Leyen al Consiglio europeo non aveva incluso l’energia nucleare nelle tecnologie strategiche per la decarbonizzazione.

Ma lo scetticismo della Commissione europea sembra essere stato spazzato via dall’intensa attività di lobbying che la Francia ha portato avanti nell’ultimo anno.

Le ragioni della lobby: un affare di Stato 

«Ci sono diverse ragioni se si parla così tanto di rinascimento nucleare. La prima è il tentativo dell’industria di assicurasi fondi e investimenti pubblici, non solo per i nuovi progetti ma anche per gli impianti attuali», spiega Mycle Schneider a IrpiMedia. «La seconda è presentarsi con una visione del futuro, anche fantasiosa. Se l’industria non offre l’immagine di un futuro possibile muore domani», sentenzia l’esperto.

Il destino dell’energia nucleare in Europa e in Francia è legato infatti alle sorti di Electricité de France (EDF), la più grande azienda francese in possesso di reattori e al 100% di proprietà statale. 

Nell’ultimo rapporto finanziario Electricité de France ha dichiarato un debito netto di 54 miliardi di euro, un risultato definito «eccezionale» dalla società stessa visto che nel 2022 le perdite erano state di otto miliardi con un debito totale di 64 miliardi di euro. La “ripresa” però è dovuta in parte al fatto che a giugno del 2023 la società è passata integralmente in mano allo Stato che l’ha acquistata allo scopo dichiarato di «accellerarne la transizione energetica».

La nazionalizzazione di EDF conferma che agli investitori privati il nucleare interessa poco, perché evidentemente che c’è poco profitto da fare. In nessun’altro settore ex-pubblico e poi privatizzato dagli anni ’80 in poi infatti, c’è mai stata questa brusca inversione di marcia.

Un passaggio che conferma anche la necessità di centralizzare il controllo su un settore strategico strettamente legato alla sovranità ma anche alla sicurezza nazionale, data l’estrema complessità e delicatezza del tipo di tecnologie coinvolte.

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Lo Stato francese ha sempre avuto la maggioranza in tutte le aziende coinvolte nell’intera catena dell’industria nucleare. EDF non è mai stata privatizzata per più del 30%. Il ri-acquisto dell’impresa nel 2023 rappresenta solo il culmine di una politica di nazionalizzazione di un’azienda considerata too big to fail (troppo grande per fallire) ma costantemente in perdita.

Come spiega Shaun Burnie, esperto nucleare per Greenpeace International: «Nel contesto della lotta ai cambiamenti climatici e delle scelte di decarbonizzazione si suppone che ci sia un’armonizzazione delle politiche. Negli ultimi vent’anni l’industria nucleare ha ristagnato. Ora sta cercando di vendersi bene ma non fa altro che rallentare la transizione». 

L’armonizzazione delle politiche energetiche europee è precipitata con lo scoppio della guerra russo-ucraina. L’aumento dei prezzi del gas ha rapidamente sollevato il “dilemma energetico” e cioè la necessità di garantire sicurezza energetica al proprio paese. In molti hanno risposto, come abbiamo raccontato anche nelle inchieste sui rigassificatori, dando nuova linfa ai combustibili fossili. Una guerra che avrebbe potuto accelerare la transizione energetica europea ha finito per avere l’effetto opposto. 

E così il governo francese ha colto l’opportunità fornita dal fantasma della crisi energetica cercando di spalmare sul resto dei cittadini europei gli elevati costi di manutenzione degli impianti esistenti e di costruzione di nuovi reattori, nonché gli immensi ritardi del settore.

In questo, il lavoro di lobbismo sulla tassonomia europea per la finanza sostenibile, la lista delle attività economiche ritenute sostenibili e dunque finanziabili dall’Europa, ha giocato da apripista.

I traguardi della lobby 

«Noi, leader dell’Alleanza nucleare europea, ci incontriamo in un momento critico per l’Unione europea e la sua agenda strategica per il futuro. Le decisioni che prenderemo ora contribuiranno in modo decisivo al futuro della transizione dell’Unione verso la neutralità climatica entro il 2050 e al nostro successo nel plasmare un’Unione europea competitiva e prospera, rafforzando al contempo la nostra sicurezza e resilienza energetica».

Le tappe dell’ascesa del nucleare

  • 11 luglio 2022
    Viene approvato l’atto delegato della Tassonomia Europea della Finanza sostenibile in cui è incluso il nucleare. La decisione è valida a partire dal 1 gennaio 2023
  • 10 febbraio 2023
    La Commissione europea pubblica l’Atto Delegato Aggiuntivo alla Direttiva Europea sulle rinnovabili (RED). L’atto descrive le regole per la produzione di idrogeno. La Francia minaccia di non votarlo perchè vuole garanzie sulla produzione di idrogeno da nucleare
  • 29 febbraio 2023
    Nasce a Stoccolma l’Alleanza nucleare: a guida francese, ne fanno parte Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Ungaria, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, e Slovenia. A maggio 2023 l’Allenaza si apre a Belgio, Estonia, Svezia, Italia come stato osservatore e Regno Unito come ospite
  • 14 marzo 2023
    Proposta della Commissione europea della Riforma del Mercato Elettrico
  • 16 marzo 2023
    La Commissione europea presenta la proposta per il Net Zero Industry Act. Il nucleare è inserito nella lista delle tecnologie net-zero ma non in quella delle tecnolige strategiche 
  • 24 marzo 2023
    Von Der Leyen dichiara pubblicamente che il nucleare non rientra nelle attività strategiche per la decarbonizzazione
  • 20 giugno 2023
    Approvazione dell’atto delegato per la produzione di idrogeno alla REDIII con la deroga sul nucleare all’interno
  • 12 luglio 2023
    La Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo apre una procedura sugli Small Modular Reactor di propria iniziativa 
  • 1 Dicembre 2023
    Alla Cop28 di Dubai 22 Paesi firmano una dichiarazione di intenti per triplicare l’energie nucleare globalmente entro il 2050. Lo firmano 12 Stati Membri dell’Ue, già parte dell’Alleanza nucleare
  • 6 febbraio 2024
    Approvazione da parte del Consiglio dell’Unione europea e del Parlamento del Net Zero Industry Act. Contemporaneamente viene lanciata L’Alleanza Industriale per gli Small Modular Reactor. Il nucleare riceve l’etichettature di tecnologia strategica
  • 21 marzo 2024
    Nuclear Summit a Bruxelles e dichiarazione congiunta dell’Alleanza nucleare europea 
  • 21 maggio 2024
    Adozione della Riforma del mercato elettrico 
  • 27 maggio 2024
    Adozione del Net Zero Industry Act con le modifiche del Consiglio e del Parlamento

La dichiarazione congiunta dei 12 Paesi membri dell’Alleanza nucleare europea giunge il 21 marzo 2024, dopo un anno di incontri. Lanciata a febbraio 2023 per promuovere progetti industriali comuni, l’Alleanza nasce dalla volontà francese di plasmare il mercato europeo dell’energia. 

L’inserimento del nucleare nella Tassonomia Europea per la finanza sostenibile non è stato il culmine dell’influenza francese sulla Commissione europea, ma solo il primo tassello di un mosaico legislativo articolato in cui ogni elemento ha avvicinato l’Europa a una rappresentazione del nucleare fuori dalla realtà.

I dati disponibili sul nucleare infatti confermano che né in termini di tempistiche, né in termini di impatto ambientale (se si considera l’intera filiera dell’uranio), si possa trattare di una tecnologia in grado di aiutare a combattere la crisi climatica.

Eppure, nel corso del 2023, grazie allo sforzo congiunto dell’industria nucleare francese a Bruxelles e del governo Macron, oggi sembra una delle soluzioni più gettonate. 

La lobby nucleare tradizionale – quella che Schneider definisce essere composta da «i dinosauri che si battono come dannati per mantenere in piedi un sistema verticistico dell’energia» – ha colto l’opportunità aperta dal governo francese in Europa e si è buttata a capofitto, intensificando gli sforzi e la comunicazione nella bolla di Bruxelles, dove sono presenti circa 100 lobbisti del settore.

€ 2.200.000

il budget per lobbying

6

persone accreditate al PE

14

persone coinvolte nelle attività Ue

€ 700.000

il budget per lobbying

3

persone accreditate al PE

9

persone coinvolte nelle attività Ue

€ 400.000

il budget per lobbying

7

persone accreditate al PE

8

persone coinvolte nelle attività Ue

€ 2.000.000

il budget per lobbying

30

lobbisti

3.000

aziende rappresentate

N.d.

il budget per lobbying

6

persone accreditate al PE

50

persone coinvolte nelle attività Ue

€ 200.000

il budget per lobbying

N.d.

persone accreditate al PE

3

persone coinvolte nelle attività Ue

Come riporta il Registro europeo per la trasparenza, Electricité De France solamente nel 2023 ha avuto 14 incontri con diversi europarlamentari, oltre che con la commissione Itre sugli SMR, per discutere della riforma del mercato elettrico e del Net Zero Industry Act. Ha poi incontrato 16 volte la Commissione Europa nel 2023 e 11 volte nel 2024 finora.

Gli argomenti di discussione sono sempre stati la riforma del mercato elettrico, la decarbonizzazione e l’idrogeno. Negli ultimi mesi gli incontri sono stati dedicati ai target climatici europei, reattori francesi e la diffusione degli small modular reactor. L’azienda ha 14 lobbisti a Bruxelles e il budget dedicato alle attività di lobbying supera i due milioni. Nella capitale delle instituzioni europee condivide la sede con l’European Nuclear Society, un network per la ricerca e l’industria nucleare, e NuclearEurope.

Una delle ultime richiesta alla Commissione è stata di far rientrare le attività nucleari nel Fondo sociale per il Clima. 

Orano, azienda francese a maggioranza statale per l’approvvigionamento e l’arricchimento dell’uranio e fornitore di EDF, ha nove membri coinvolti negli affari europei. Inoltre, va notato che, a causa della persistente carenza di registrazione e del cambio di dominio del sito europeo alcuni dati sono mancanti. 

EDF è in tutti i gruppi lobbistici e anche in alcuni gruppi di ricerca per il nucleare come la Sustainable Nuclear Energy Technology Platform (SNETP), una piattaforma di ricerca, sviluppo e innovazione che sostiene e promuove «un funzionamento sicuro, affidabile ed efficiente dei sistemi nucleari civili facilitando la cooperazione tra i suoi membri». 

ll presidente della SNETP è Bernard Salha, anche direttore tecnico ricerca e sviluppo di EDF, mentre nella segreteria generale della piattaforma predomina la rappresentanza francese con due membri di EDF, un membro di Orano, e un rappresentante della Commissione per l’energia atomica francese. Vi partecipa anche Joint Research Centre, centro di ricerca scientifico della Commissione Europea, l’ente che ha prodotto il documento di valutazione per l’inclusione del nucleare nella tassonomia e a collaborato con la commissione Itre nella stesura del documento di promozione per gli Small Modular Reactor. 

Ma la mano invisibile dell’industria nucleare è la CEA, Commissione per l’Energia Atomica, l’ente di ricerca francese per il nucleare civile e la difesa. Secondo il Registro Europeo la Commissione ha 50 membri coinvolti negli affari europei eppure non presenta nessun incontro con le istituzioni. 

NuclearEurope, gruppo di interesse dell’industria nucleare in Europa, rappresenta gli interessi di circa 3.000 aziende, distribuite nei dieci enti privati associati al gruppo. Secondo il Registro europeo per la trasparenza attualmente ha sette persone accreditate al Parlamento europeo e un ufficio con otto lobbisti registrati. I dati riportati mostrano cinque incontri con la Commssione a cavallo tra 2023 e 2024 su Net Zero Industry Act, Riforma del mercato elettrico e Small Modular Reactor.

Il gruppo rappresenta poi 15 associazioni nucleari nazionali e istituzioni come l’ENEF. A loro volta le dieci aziende chiave per il settore nucleare associate a NuclearEurope hanno i proprio rappresentati a Bruxelles per un totale di circa 30 lobbisti. Yves Desbazeille, direttore genrale di NuclearEurope, ha lavorato vent’anni in EDF.

€ 2.200.000

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6

persone accreditate al PE

14

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€ 700.000

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€ 400.000

il budget per lobbying

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persone accreditate al PE

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€ 2.000.000

il budget per lobbying

30

lobbisti

3.000

aziende rappresentate


N.d.

il budget per lobbying

6

persone accreditate al PE

50

persone coinvolte nelle attività Ue


€ 200.000

il budget per lobbying

N.d.

persone accreditate al PE

3

persone coinvolte nelle attività Ue

Come riporta il Registro europeo per la trasparenza, Electricité De France solamente nel 2023 ha avuto 14 incontri con diversi europarlamentari, oltre che con la commissione Itre sugli SMR, per discutere della riforma del mercato elettrico e del Net Zero Industry Act. Ha poi incontrato 16 volte la Commissione Europa nel 2023 e 11 volte nel 2024 finora.

Gli argomenti di discussione sono sempre stati la riforma del mercato elettrico, la decarbonizzazione e l’idrogeno. Negli ultimi mesi gli incontri sono stati dedicati ai target climatici europei, reattori francesi e la diffusione degli small modular reactor. L’azienda ha 14 lobbisti a Bruxelles e il budget dedicato alle attività di lobbying supera i due milioni. Nella capitale delle instituzioni europee condivide la sede con l’European Nuclear Society, un network per la ricerca e l’industria nucleare, e NuclearEurope.

Una delle ultime richiesta alla Commissione è stata di far rientrare le attività nucleari nel Fondo sociale per il Clima. 

Orano, azienda francese a maggioranza statale per l’approvvigionamento e l’arricchimento dell’uranio e fornitore di EDF, ha nove membri coinvolti negli affari europei. Inoltre, va notato che, a causa della persistente carenza di registrazione e del cambio di dominio del sito europeo alcuni dati sono mancanti. 

EDF è in tutti i gruppi lobbistici e anche in alcuni gruppi di ricerca per il nucleare come la Sustainable Nuclear Energy Technology Platform (SNETP), una piattaforma di ricerca, sviluppo e innovazione che sostiene e promuove «un funzionamento sicuro, affidabile ed efficiente dei sistemi nucleari civili facilitando la cooperazione tra i suoi membri». 

ll presidente della SNETP è Bernard Salha, anche direttore tecnico ricerca e sviluppo di EDF, mentre nella segreteria generale della piattaforma predomina la rappresentanza francese con due membri di EDF, un membro di Orano, e un rappresentante della Commissione per l’energia atomica francese. Vi partecipa anche Joint Research Centre, centro di ricerca scientifico della Commissione Europea, l’ente che ha prodotto il documento di valutazione per l’inclusione del nucleare nella tassonomia e a collaborato con la commissione Itre nella stesura del documento di promozione per gli Small Modular Reactor. 

Ma la mano invisibile dell’industria nucleare è la CEA, Commissione per l’Energia Atomica, l’ente di ricerca francese per il nucleare civile e la difesa. Secondo il Registro Europeo la Commissione ha 50 membri coinvolti negli affari europei eppure non presenta nessun incontro con le istituzioni. 

NuclearEurope, gruppo di interesse dell’industria nucleare in Europa, rappresenta gli interessi di circa 3.000 aziende, distribuite nei dieci enti privati associati al gruppo. Secondo il Registro europeo per la trasparenza attualmente ha sette persone accreditate al Parlamento europeo e un ufficio con otto lobbisti registrati. I dati riportati mostrano cinque incontri con la Commssione a cavallo tra 2023 e 2024 su Net Zero Industry Act, Riforma del mercato elettrico e Small Modular Reactor.

Il gruppo rappresenta poi 15 associazioni nucleari nazionali e istituzioni come l’ENEF. A loro volta le dieci aziende chiave per il settore nucleare associate a NuclearEurope hanno i proprio rappresentati a Bruxelles per un totale di circa 30 lobbisti. Yves Desbazeille, direttore genrale di NuclearEurope, ha lavorato vent’anni in EDF.

La lobby nucleare ha scelto, mirato e il più delle volte raggiunto una serie di obiettivi precisi: inserire in importanti direttive europee modifiche e emendamenti che rendessero il nucleare finanziabile a livello europeo. Queste direttive sono: La direttiva europea per le rinnovabili, il Net Zero Industry Act e la riforma del mercato elettrico. 

Direttiva Europea sulle Rinnovabili

 «L’inserimento della produzione di idrogeno con energia elettrica da nucleare è stato l’inizio della saga. La testa d’ariete», spiega l’esperto di rinnovabili Cosimo Tansini dell’European Environmental Bureau (EIB). Con l’atto delegato pronto a febbraio 2023, la Commissione europea ha aggiornato la Direttiva sulle rinnovabili solo a giugno.

«Lo stallo era dovuto al fatto che la Presidenza svedese (la Svezia fa parte dell’Alleanza nucleare, ndr) stava cercando di accontentare la Francia che minacciava di non votare il testo. Il vuoto normativo è stato poi creato con l’articolo 22/A dedicato all’idrogeno nei settori industriali facendo in modo che una percentuale di idrogeno rinnovabile possa essere a basse emissioni, dove basse emissioni si legge nucleare».

L’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni

Secondo i documenti elaborati dalla Commissione europea, la distinzione tra idrogeno a basse emissioni di carbonio e idrogeno rinnovabile è che quest’ultimo è definito dalle fonti energetiche che utilizza, come l’energia eolica, idroelettrica e solare, mentre il primo è definito dalla quantità di emissioni di gas serra che produce ed è neutro rispetto al metodo utilizzato.

Di conseguenza, l’idrogeno a basse emissioni di carbonio può provenire da diverse fonti energetiche, come il gas naturale con cattura e stoccaggio di Co2 (CCS) o gli elettrolizzatori alimentati con elettricità nucleare.

Lo abbiamo raccontato ne La partita dell’idrogeno: le lobby in campo per orientare il Green Deal.

Secondo Tansini, le pressioni francesi sono arrivate molto tardi rispetto al processo legislativo, quando il testo era quasi al Consiglio.

«Non ci sarebbe stato probabilmente così tanto supporto all’inizio da parte del Parlamento mentre verso la fine, quando si trattava di bloccare la procedura in Consiglio è stato più facile raggiungere certi risultati, soprattutto grazie a un rapporteur pro industria come Markus Piper che è un ottimo negoziatore ma poco ambizioso sulle rinnovabili e che aveva fretta di chiudere il procedimento». 

Net Zero Industry Act

Il secondo traguardo francese è l’inserimento nel Net Zero Industry Act del nucleare come tecnologia strategica per la decarbonizzazione, dopo che Von Der Leyen l’aveva pubblicamente escluso.

Nella proposta della Commissione presentata a marzo 2023, il testo prevedeva due liste di tecnologie: quelle strategiche per la carbonizzazione e quelle definite a zero emissioni nette (net zero). Il nucleare era presente solo nella seconda.

Presentato a marzo 2023 e approvato definitivamente a maggio 2024, il NZIA mira ad accelerare la diffusione delle tecnologie che possono contribuire a raggiungere l’obiettivo di decarbonizzazione dell’Ue attraverso procedure semplificate.

Nella versione approvata quest’anno, il nucleare è stato inserito nella lista delle attività strategiche per la decarbonizzazione anche grazie al ruolo di cavallo di Troia svolto dagli Small Modular Reactor (SMR), una tecnologia di mini reattori che dovrebbero arrivare in serie sul mercato europeo. 

Riforma del mercato elettrico 

L’ultimo tassello di questo puzzle normativo che l’industria nucleare ha cercato di comporre secondo le proprie esigenze è la Riforma del mercato elettrico approvata dal Parlamento europeo ad aprile 2024. La riforma nasceva dall’esigenza di trovare una formula che consentisse di abbassare i prezzi per l’energia in Europa dopo la crisi del gas.

Dall’idea di regolamentare il mercato tra privati per favorire le rinnovabili, più facili da sviluppare e quindi soggette a maggiori investimenti, si è passati a un testo che autorizza gli Stati membri a decidere in maniera verticistica e centralizzata quale fonte di energia favorire con contratti di lunga durata, i cosiddetti Contratti per differenza” (in inglese Contracts for Difference, CfD), da stipulare con l’autorità pubblica dei vari Stati Membri per sostenere gli investimenti energetici.

Nel caso del nucleare, i contratti per differenza diventano una garanzia in mano allo Stato francese per tutelare gli impianti esistenti e quelli futuri.

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La capacità di influenzare il processo legislativo europeo e l’opinione degli Stati membri ha radici storiche profonde: «Il concetto stesso di nucleare è uno delle fondamenta della comunità europea, come lo erano petrolio e acciaio», spiega Shaun Burnie. «Il nucleare è il cuore dell’Europa per cui la lobby del nucleare è stata costruita all’interno del sistema stesso, è nata con le istituzioni», racconta l’esperto. 

NuclearEurope, ad esempio, il gruppo di rappresentanza dell’industria nucleare, nasce nel 1955 come Foratom, e da subito si installa a Bruxelles stringendo ottimi legami con Euratom e la IAEA, l’Agenzia Internazionale per l’energia atomica che ha scopi promozionali. La storia della sua rappresentanza presso le istituzioni europee è la storia delle istituzioni stesse. 

L’ultimo sforzo dell’industria francese vedrà i risultati alla fine del 2024: a seguito della consultazione pubblica lanciata dalla Commissione europea sulle modifiche al Fondo sociale per il clima, Electricité de France ha richiesto che il principio di non arrecare danni significativi all’ambiente (DNSH, do no significant harm – non arrecare danno significativo) venga esteso ai fondi pubblici europei.

La richiesta rientra nello scopo specifico di riuscire a finanziare i progetti nucleari con fondi europei.

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Crediti

Autori

Carlotta Indiano

Editing

Giulio Rubino

Visuals

Lorenzo Bodrero

Foto di copertina

© Emmanuel Dunand/Getty

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