«Non dico che va bene o va male, semplicemente non funziona. Che sia in Europa o Nord America per costruire un reattore ci vogliono decenni, non anni. E nel frattempo sarà troppo tardi per affrontare il cambiamento climatico. Questo rinascimento è solo un lalaland».
Per Mycle Schneider, consulente energetico per trent’anni presso il Parlamento europeo e autore del report The World Nuclear Industry Status Report, l’industria nucleare è segnata da un’incapacità intrinseca di rispettare i tempi: «Non è solo una questione di accesso ai fondi», ci tiene a precisare, «è una questione di fattibilità».
All’inizio degli anni 2000 si parlava già di “rinascimento nucleare”: i frutti di quei reattori promessi dovremmo coglierli ora, eppure non sta accadendo. Nel 2022 la quota dell’energia nucleare nella produzione lorda di elettricità commerciale è scesa al 9,2%, il valore più basso degli ultimi quarant’anni.
Il comparto nucleare francese, che pure gode di un ambiente più vantaggioso rispetto ad altre industrie nucleari inserite nel mercato libero, non ha fatto altro che ristagnare. Il problema di EDF deriva soprattutto dai grossi ritardi accumulati nella costruzione di tre specifici reattori, gli European Pressurize Water Reactors di terza generazione, detti EPR.
A Hinkley Point C, in Inghilterra, le stime dei costi finali di costruzione del reattore oscillano tra i 31 e 34 miliardi, mentre nel 2018 erano di 23 miliardi. Iniziata nel 2012, la costruzione del reattore doveva concludersi nel 2017 ma è stata posticipata intorno al 2030.
Flamanville, in Normandia, che ha ricevuto a maggio l’autorizzazione a operare è costato 13 miliardi secondo EDF. I lavori, partiti nel 2007, dovevano concludersi entro cinque anni.
Olkiluoto 3, in Finlandia, è stato connesso alla rete nel 2023, doveva entrare in funzione nel 2009. Anche qui i costi sono passati da 3 a 8 miliardi.
«L’esperienza nucleare ci insegna che i ritardi rispetto all’entrata in funzione degli impianti raggiungono livelli mostruosi. Anche in Francia, per esempio, dove non ci sono opposizioni interne né ci sono problemi all’accesso ai permessi abbiamo comunque visto i ritardi maggiori», commenta Gian Battista Zorzoli, ingegnere, esperto in energia nucleare e rinnovabili e docente nelle più prestigiose università italiane.
Intanto EDF sta esplorando la possibilità di estendere fino a 60 anni la vita per tutti i suoi reattori esistenti ma, secondo quanto riportato dalla World Nuclear Association «il prolungamento del funzionamento oltre i 50 anni non è economico».
Il reattore più vecchio di costruzione francese è del 1978, il più giovane del 1999 con un’età media di 37 anni per l’intera flotta. L’ultima stima dei costi di manutenzione per la riparazione della flotta esistente francese è di 49 miliardi eppure il governo francese si dice pronto a costruire altri 14 reattori: gli EPR2, una versione più aggiornata ed efficiente degli EPR.
Per comprendere la fattibilità del progetto basta leggere i documenti messi a disposizione dal governo francese: nel rapporto Traveau relatifs au nuveau nuclaire, pubblicato nel 2022 sul sito del governo l’EPR2 viene descritto come un modello innovativo che migliora i problemi incontrati nella realizzazione degli EPR. Il costo stimato per sei reattori è 51,7 miliardi e i tempi di realizzazione indicano il 2044 come data finale.
Nello stesso report EDF stima però che manchino più di «20 milioni di ore di ingegneria» per raggiungere la fase di progettazione dettagliata (detailed design), e che mancano ancora le licenze per poter passare alla costruzione.
Il Cavallo di Troia
Come per gli EPR nel primo “rinascimento nucleare”, la capacità dell’industria di fare leva su una tecnologia ancora immatura è valsa una piccola vittoria nel secondo: l’inserimento del nucleare tra le tecnologie strategiche del Net Zero Industry Act passa infatti per gli Small Modular Reactor, reattori più piccoli rispetto a quelli classici che dovrebbero arrivare in serie sul mercato europeo.
Il puzzle legislativo assemblato dalla lobby si costituisce di diversi tasselli fondamentali: non è un caso che il 6 febbraio 2024, mentre viene approvato un accordo provvisorio sull’Atto, i nuclearisti festeggiano la nascita dell’Alleanza Industriale Europea per gli Small Modular Reactor, una piattaforma per facilitare la diffusione degli SMR in Europa sostenuta dalla Commissione.
Globalmente la tecnologia è controversa: gli SMR sono stati sviluppati nei sottomarini a propulsione nucleare con una prima applicazione di origine militare. Come riporta la stessa Commissione europea «gli SMR sfruttano l’esperienza operativa dei grandi reattori tradizionali e l’uso di reattori di piccola taglia nei sottomarini nucleari e in altre navi a propulsione nucleare, come i rompighiaccio».
L’inclusione degli Small Modular Reactor e dei relativi “migliori combustibili” (best-in-class fuels) è prevista perché «l’Europa possiede già un elevato grado di competenza ed esperienza nelle tecnologie nucleari applicabili allo sviluppo e alla diffusione degli SMR, con una catena di approvvigionamento che potrebbe generare la maggior parte del valore aggiunto in Europa». Secondo Gian Battista Zorzoli, gli SMR cominciano a spuntare negli anni ‘90.
«C’erano anche due progetti italiani di miei allievi, uno del Politecnico di Milano e uno della Sapienza di Roma. La logica degli SMR è che essendo più piccoli dei reattori tradizionali possono essere assemblati in fabbrica e trasportati ovunque. L’effetto scala però è determinante, per abbattere i costi bisogna produrne in numeri elevati», spiega a IrpiMedia.
#MinacciaNucleare
La serie di IrpiMedia sul nucleare, un’industria ancorata al passato che sta cercando di garantirsi oggi i finanziamenti pubblici che le servono per sopravvivere. Un “rinascimento” che rischia di travolgere le vere energie rinnovabili e ipotecare il futuro energetico del continente.
Secondo il World Nuclear Industry Status Report però «nessun SMR è stato mai costruito». Le liste della Nuclear Energy Agency (NEA) e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) riportano semplici design e diversi stadi di avanzamento tecnologico.
Degli 83 progetti riportati nell’edizione 2022 del report Advances in Small Modular Reactor Technology Developments solo due SMR sono descritti come connessi alla rete, uno nel 2019 in Russia, l’altro nel 2021 in Cina. Un terzo è “operativo” in Giappone. Intanto il più promettente progetto occidentale di SMR, il NuScale Power Module, che aveva ricevuto per primo l’autorizzazione dell’Autorità di Sicurezza Nucleare americana è stato annullato per mancanza di fondi. «Facendo i conti sulla carta», spiega il professor Zorzoli «i costi dell’impianto erano saliti da 6,3 a 9,3 miliardi».
L’inserimento degli Small Modular Reactor nel NZIA finisce per favorire gli aiuti di Stato per i progetti di sviluppo nucleare. La Commissione europea cerca di evitare che gli aiuti di Stato per le imprese nazionalizzate come EDF creino concorrenza sleale. Per questo, l’Ue vieta in generale gli aiuti di Stato, a meno che non siano giustificati da ragioni di sviluppo economico generale.
Ad aprile 2024 però la Commissione ha autorizzato lo Stato francese a finanziare una prima tranche di 300 milioni al progetto di SMR Nuward, dell’omonima società sussidiaria di EDF in quanto «l’aiuto produce effetti positivi che superano qualsiasi potenziale distorsione della concorrenza e degli scambi nell’Ue». A questa cifra Macron vuole aggiungere altri 200 milioni.
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Contemporaneamente allo sforzo del governo francese di influenzare le decisioni della Commissione, l’industria francese ha spinto gli SMR al Parlamento europeo. EDF, Nuward, e Orano (un’azienda francese per l’approvvigionamento e l’arricchimento del combustibile nucleare, anch’essa di proprietà statale), sono tra gli enti che hanno offerto consulenza al Parlamento sugli SMR tanto che, tra luglio e dicembre 2023, la Commissione Industria Ricerca ed Energia (Itre) del Parlamento europeo ha lavorato di propria iniziativa a una proposta per facilitare lo sviluppo di reattori modulari di piccole dimensioni.
Guidata dal rapporteur Franc Bogovic del partito Cristiani Democratici sloveno l’iniziativa ha elaborato un documento che esalta i vantaggi di design, flessibilità, efficienza e sicurezza degli SMR, definendo l’Europa un continente attrattivo per questa tecnologia così promettente.
Il documento riporta le dichiarazioni dell’Alleanza per il Nucleare sulle possibilità offerte dagli SMR chiedendo alla Commissione di favorire i permessi necessari e l’accesso ai fondi per lo sviluppo della filiera. Tutti gli incontri pubblici del gruppo di lavoro dichiarati sul sito del Parlamento europeo, inoltre, si sono svolti con industrie che si occupano di sviluppo del nucleare. Anche in questo caso il comparto francese predomina. EDF, Orano e NuclearEurope sono sempre presenti.
Il documento finale votato a dicembre 2023 dal Parlamento europeo riconosce la necessità di considerare le migliori tecnologie nucleari e quindi gli SMR sotto il Net Zero Industry Act.
«La politica ha fallito sul clima. Conosciamo gli effetti della crisi climatica da 100 anni, senza essere riusciti a trovare una soluzione. E ora arriva l’industria nucleare con l’asso nella manica a dirci che ce la possiamo fare. Con la tecnologia risolveremo tutto. È piuttosto allettante come proposta, no?», sorride amaro Schneider.
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