Mocromafia: la pista dietro l’omicidio del giornalista De Vries

La pista che porta all’omicidio del giornalista olandese Peter De Vries si rintraccia negli ambienti della mocromafia e di un collaboratore di giustizia che ne sta rivelando struttura e affari

30 Luglio 2021 | di Cecile Landman

L’omicidio ad Amsterdam del giornalista olandese Peter De Vries, raggiunto da cinque proiettili alla testa sulla Lange Leidsedwarsstraat e morto dopo nove giorni di agonia, è l’ultimo atto di una scia di sangue lunga un decennio che vede protagonista il mondo della cosiddetta “mocromafia”, organizzazione criminale marocchina di base nei Paesi Bassi. Che ormai, confida un investigatore a IrpiMedia «andrebbe chiamata macromafia» per le dimensioni che sta assumendo. Per anni De Vries si è occupato dei casi più importanti di cronaca nera e di crimine organizzato nei Paesi Bassi. Il suo ruolo di confidente e consigliere del collaboratore di giustizia Nabil Bakkali, uomo della mocromafia, si inserisce nella terra bruciata che l’organizzazione starebbe facendo attorno allo stesso “pentito”: nel 2018, poco dopo l’annuncio della collaborazione con la giustizia di Bakkali, fu assassinato il fratello 24enne dell’uomo, mentre nel 2019 fu il turno del suo legale, Derk Wiersum, ucciso da un sicario incappucciato nel vialetto davanti casa in un quartiere residenziale di Amsterdam.

Sono molti i casi seguiti in carriera da De Vries, il più noto è stato quello relativo al sequestro di Freddy Heineken, presidente e amministratore delegato della società produttrice dell’omonima birra, rapito insieme al suo autista il 9 novembre del 1983 ad Amsterdam e rilasciato ventuno giorni più tardi. Per il sequestro le autorità olandesi arrestarono quattro persone tra cui Cor Van Hout e Willem Holledder.

Il primo strinse una relazione di amicizia con lo stesso De Vries e dal suo racconto il giornalista olandese trasse un libro e un film di successo. Dall’altra parte Holleeder si sente però tradito da Van Hout, di cui è anche cognato, e nel 2003 commissiona l’omicidio dello stesso, minacciando dieci anno dopo anche De Vries in occasione dell’uscita del film sul sequestro. Holleeder sarà condannato poi all’ergastolo e nel carcere di massima sicurezza di Vught incontrerà Ridouan Taghi, ritenuto il capo della “mocromafia” arrestato a Dubai alla fine del 2019, e in buoni rapporti con Raffaele Imperiale, tra i latitanti di camorra più ricercati.

Mocromafia

Con il termine “mocromafia” si intende la criminalità organizzata di nuova generazione, perlopiù composta da esponenti di provenienza nord africana under 40 attivi tra Paesi Bassi e Belgio. Gli appartenenti alla mocromafia si muovono a cavallo tra i Paesi Bassi, il Marocco, il Suriname e le Antille olandesi, non a caso diverse esecuzioni del gruppo criminale hanno avuto luogo proprio in quei Paesi.

Una nuova generazione criminale

Mentre gli occhi delle autorità giudiziarie e dei media erano ancora puntati sui crimini legati al nucleo dei sequestratori di Freddy Heineken in Olanda cresce una nuova generazione di criminali. Omicidi, traffici illeciti e faide verso la fine dei primi dieci anni dei 2000 crescono in numeri ed efferatezza, ma è la sparatoria nel quartiere popolare di Staatsliedenbuurt tra Natale e capodanno del 2012 a colpi di Kalashnikov che fa volgere lo sguardo altrove. A terra restano due ragazzi olandesi di origine marocchina. È questo l’inizio di una guerra tra bande che ha caratterizzato e continua a caratterizzare la guerra tra gruppi criminali in Olanda. Alla base il narcotraffico con il controllo dei porti e dei traffici illeciti: Rotterdam e Anversa sono due dei principali snodi europei per l’arrivo della cocaina in Europa e il conseguente smercio, senza contare che l’Olanda stessa è leader nella produzione di anfetamine e metanfetamine nei numerosi laboratori presenti sul territorio.

A cavallo tra il 2014 e il 2016 due omicidi efferatissimi, tra cui una decapitazione con la testa fatta ritrovare il giorno dopo il ritrovamento di un corpo carbonizzato all’interno di un’automobile, testimoniano il livello dello scontro. Sono in tutto trenta gli omicidi in quei due anni legati alla faida della mocromafia. Nell’ambito di questa guerra nel dicembre del 2017 decide di collaborare con la giustizia Nabil Bakkali, uno dei killer della mocromafia. Chiede ai pubblici ministeri olandesi che il suo nome non trapeli e protezione per sé e per la famiglia. Inizia così il processo Marengo proprio contro la mocromafia, ma qualcosa però va storto, e il nome di Bakkali viene reso pubblico. La vendetta di Taghi e soci non si fa attendere, così prima il fratello del collaboratore di giustizia e poi il suo legale vengono uccisi.

Il boss e le minacce

Nella primavera del 2018 nel corso delle indagini sui traffici illeciti della mocromafia gli investigatori riescono ad accedere ai server utilizzati dal gruppo criminale per le comunicazioni criptate. Tra le chat leggono che Taghi ha intenzione di far «dormire» tutti coloro che hanno a che fare con il collaboratore di giustizia. Nelle chat si legge anche il nome di un altro cronista olandese, John van den Heuvel, reporter di cronanca nera minacciato da Taghi. Le autorità dei Paesi Bassi impediscono allo stesso giornalista di recarsi negli studi televisivi dell’emittente RTLBoulevard, gli stessi da cui stava uscendo De Vries il giorno dell’omicidio.

Per approfondire

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La situazione attorno alla collaborazione con la giustizia di Bakkali si fa dunque sempre più tesa e De Vries diventa consigliere dell’uomo lavorando in team con il nuovo legale, Peter Schouten. Il giornalista viene avvertito nell’aprile del 2019 dalle sue fonti di una nuova minaccia ma le autorità olandesi non ne rivelano l’origine, fino a che lo stesso De Vries scopre che la stessa arriva proprio dal boss Ridouan Taghi.

Si dirigono dunque in questa direzione le indagini e le piste concrete sull’omicidio del giornalista per cui sono stati arrestati due presunti killer di nazionalità polacca e olandese. Una pista che porta fino a Dubai dove le relazione di Taghi sono arrivate fino allo stesso Raffaele Imperiale, il camorrista latitante che ad Amsterdam è stato proprietario di un coffee shop e che a Napoli custodiva, a casa della madre, alcuni dipinti di Van Gogh trafugati proprio nella città olandese. Una rete di relazioni vasta che coinvolge anche il latitante della mafia irlandese Daniel Kinahan che in passato favorì la fuga dalla giustizia di un esponente della mocromafia. Una mafia che partendo dai porti olandesi ha spiccato il volo verso traffici e reti globali.

Editing: Luca Rinaldi | Foto: un poster di Peter De Vries in occasione del funerale al teatro Carré di Amsterdam il 22 luglio 2021 – Dutchmen Photography/Shutterstock

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