05.06.26
Le condizioni di salute del tonno rosso sono migliori del passato, ma non è detto che lo stesso possa essere detto per il sistema che vi ruota attorno. Il 2026 ha registrato un cambiamento storico nella pesca del Thunnus thynnus. Per la prima volta dopo decenni, l’approccio dei governi non sarà vincolato a un contesto emergenziale.
Quello del tonno rosso è un mercato chiuso, limitato a pochi concessionari. Una misura presa a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila per contrastare il pericolo di estinzione derivante dalla pesca intensiva di una specie ricercata a qualsiasi latitudine.
A evidenziare la necessità di tenere sotto controllo le catture era stata l’International Commission for the Conservation of Atlantic Tunas (Iccat), l’organizzazione internazionale che regolamenta la pesca al tonno. Proprio l’Iccat, nel 2025 ha dichiarato che, dopo anni di restrizioni, ci sono le condizioni per passare da un piano di recupero a un piano di gestione.
L’inchiesta in breve
- Nel 2025 l’Iccat ha dichiarato lo stato di salute dello stock del tonno rosso fuori dall’emergenza, aumentando il tetto globale di pesca. All’Italia spettano 6.182 tonnellate annue ma, nel settore più remunerativo, quello della pesca a circuizione, non entra nessun nuovo operatore da anni
- Il 68% delle quote infatti sono state assegnate alla circuizione, un club esclusivo di appena 20 imbarcazioni che catturano il pesce vivo per ingrassarlo nelle farm estere. Alla piccola pesca costiera (336 barche) restano appena 406 tonnellate totali
- Per la prima volta quest’anno, nel decreto di assegnazione delle quote, compaiono i controlli obbligatori antimafia. La misura arriva dopo l’inchiesta di IrpiMedia sulla Angelo Catania, imbarcazione di Gela legata al clan di Cosa Nostra dei Rinzivillo, che ha ottenuto quote nel 2024 e nel 2025 nonostante la condanna definitiva per mafia del suo armatore
- Interpellato su questi cambiamenti, il Masaf ha glissato, limitandosi a sostenere che i controlli venivano fatti anche prima ma non erano esplicitati nei decreti. Non ha però risposto su come allora la Angelo Catania abbia ottenuto la sua quota negli anni passati
- Anche sul fronte internazionale, l’impianto dei controlli sulla pesca al tonno mostra forti criticità. Sebbene Iccat apra a tecnologie come intelligenza artificiale e telecamere stereoscopiche per limitare le frodi, scienziati ed esperti denunciano le forti pressioni e le vulnerabilità che minano l’indipendenza degli osservatori umani a bordo dei pescherecci
Tale considerazione ha determinato un aumento del quantitativo di tonni che potranno essere pescati annualmente. All’Italia spettano 6.182 tonnellate. Un dato in crescita e in linea con l’andamento degli ultimi anni.
La notizia dell’aumento delle quote italiane ha instillato, nei tanti pescatori che in questi decenni hanno tentato senza successo di ottenere la concessione, la speranza di un’apertura del mercato. Di tutt’altro avviso, però, è stato il governo Meloni: scorrendo l’elenco di coloro che nel prossimo triennio potranno pescare il tonno rosso, si comprende come l’orientamento sia stato piuttosto quello di consolidare l’oligopolio che governa il settore.
A restare privilegiate sono le imbarcazioni che lavorano con la circuizione, le gigantesche reti che consentono di catturare i tonni vivi per poi trasferirli negli allevamenti nei mari antistanti le coste di Malta e della Spagna: a questo sistema di pesca sono state assegnate 4.205 tonnellate, il 68 per cento del totale.
La ripartizione delle quote tra i sistemi di pesca
Nell’ultimo decennio lo stock di tonno rosso assegnato all’Italia è via via cresciuto. Il governo ha però scelto di mantenere il settore in mano a un oligopolio di armatori che gestiscono la circuizione tramite una ventina di pescherecci
IrpiData | Dati: Elaborazione IrpiMedia su dati Masaf | Creato con: Flourish
Per scelte di stampo conservativo nell’individuazione dei beneficiari, il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (Masaf), che si occupa anche di pesca, sembrerebbe averne fatta una particolarmente innovativa nel campo dei controlli a carico dei concessionari. Nel provvedimento di ripartizione delle quote si fa infatti riferimento per la prima volta ai controlli antimafia.
Il caso della Angelo Catania
«I controlli antimafia svolti attraverso la banca dati nazionale (Bdna) riguarderanno la totalità dei sistemi circuizione, palangaro e tonnara fissa e una quota pari al dieci per cento nei confronti delle imprese della piccola pesca costiera, titolari di autorizzazioni al prelievo per importi inferiori alla soglia di euro 150mila».
È quanto riporta l’articolo 14 del decreto firmato, lo scorso 1 aprile, da Graziella Romito, a capo della direzione Pesca dal 2026 dove ha preso il posto di Francesco Saverio Abate, andato in pensione lo scorso anno. «Qualora l’esito del controllo sia positivo, la quota di prelievo di tonno rosso assegnata all’imbarcazione sarà sospesa nelle more degli adempimenti di legge successivi», si legge al comma successivo.
Nei decreti emanati in passato per dividere le quote non c’è mai stata traccia di disposizioni simili. In quello di quest’anno, invece, il riferimento al decreto legislativo 159 del 6 settembre 2011, la cosiddetta legge Antimafia, compare già nel preambolo.
«L’amministrazione – fanno sapere dall’ufficio stampa del ministero – ha ritenuto opportuno rafforzare i controlli antimafia nell’ambito della ripartizione delle quote tonno, al fine di garantire maggiore trasparenza e legalità nell’assegnazione del contingente nazionale».
Il dato è particolarmente significativo perché arriva la stagione di pesca successiva a quella in cui IrpiMedia ha portato alla luce una vicenda clamorosa: la storia di come l’imbarcazione che possiede la quota più grande d’Italia abbia avuto la concessione confermata dal ministero, nonostante la condanna definitiva per mafia del suo armatore.
Si tratta della Angelo Catania, peschereccio di Gela (Caltanissetta) sequestrato a giugno del 2025 dal tribunale di Caltanissetta e di proprietà della Azzurra Pesca, società di Emanuele Catania, imprenditore che per decenni è stato il braccio imprenditoriale dei Rinzivillo, clan legato a Cosa Nostra.
Catania è stato condannato dalla Cassazione nel 2023, ma nonostante ciò nel 2024 e nel 2025 la sua barca ha ricevuto dallo Stato la possibilità di pescare con la circuizione oltre 319 tonnellate di tonno rosso all’anno. I pesci sono stati poi portati nelle farm del gruppo spagnolo Fuentes, dove sono stati messi all’ingrasso e venduti ai colossi mondiali del sushi sbarcando nei mercati orientali.
La vicenda della Angelo Catania già lo scorso anno aveva destato perplessità sugli iter che avevano portato una società ufficialmente di proprietà di un mafioso a ottenere una concessione statale.
Privilegi e maniche larghe
Da quest’anno e fino al 2028, la Angelo Catania potrà pescare ogni stagione tonni fino a 367 tonnellate.
A guidare la società Azzurra Pesca oggi è un amministratore giudiziario nominato dal tribunale. Dopo la condanna di Emanuele Catania e fino al giorno del sequestro, la società era stata in mano al genero, alla figlia e a un nipote dell’imprenditore condannato.
«Non è corretto ritenere che fino al 2025 le quote siano state assegnate senza verifiche sui beneficiari – replica il Masaf –. Tali verifiche rientrano stabilmente nell’istruttoria dei procedimenti e sono sempre effettuate al rinnovo o all’aggiornamento delle licenze di pesca professionale. La mancata menzione del D.Lgs. 6 settembre 2011, n. 159 nei decreti precedenti non equivale all’assenza dei controlli. Nel 2026 si è ritenuto opportuno dare formale evidenza nel decreto tonno rosso ai controlli svolti tramite Bdna, per ragioni di trasparenza e completezza dell’atto».
Alla domanda su come sia stato allora possibile che il peschereccio abbia avuto la quota anche nel 2024 e nel 2025, il ministero però non ha fornito ulteriori chiarimenti.
Per approfondire
Tra chi si è occupato da vicino dei decreti di ripartizione delle quote c’è Leonardo Cenni, avvocato campano che per anni ha affiancato il padre Sergio nelle battaglie legali per difendere i diritti degli imprenditori desiderosi di ottenere una quota.
«In un settore economicamente importante come quello del tonno rosso, i controlli antimafia costituiscono un presidio fondamentale di legalità. Se oggi vengono richiesti per le future campagne – commenta Cenni – è legittimo chiedersi se fossero dovuti anche per quelle passate e, se sì, se siano stati effettivamente svolti nei confronti di tutte le imbarcazioni e operatori inseriti nei decreti direttoriali dal 2015 in avanti».
Per l’avvocato, è l’intero sistema di gestione della pesca al tonno rosso a essere opaco. «Negli anni abbiamo presentato al ministero istanze con lo scopo di inserire nuove unità navali negli elenchi delle imbarcazioni autorizzabili. Queste richieste riguardavano unità munite di tutti i requisiti richiesti per la pesca del tonno, eppure – prosegue – l’amministrazione non ha mai fornito risposte tali da permettere agli operatori di comprendere le ragioni del mancato inserimento. Sembra si operi soltanto secondo una logica di continuità, in cui le quote vengono confermate a soggetti già inseriti nel circuito».
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Nel 2026, il numero delle barche autorizzate alla pesca tramite la circuizione è passato da 19 a 20. La new entry è la Salvatore P, imbarcazione di proprietà della famiglia Pappalardo di Cetara (Calabria) che infatti è già attiva nel settore con altri pescherecci.
Anche in questa circostanza il punto di vista del Masaf è diverso: «Il ministero ha proceduto a una rimodulazione complessiva del sistema autorizzatorio. In tale ambito, è stato anche ampliato il numero delle autorizzazioni, in particolare per la piccola pesca costiera, che è passata da circa 140 autorizzazioni nella stagione precedente a 336 nell’anno in corso. Per quanto riguarda la circuizione – si legge nella nota – il numero dei concessionari è rimasto sostanzialmente stabile in coerenza con le caratteristiche strutturali del segmento e con l’esigenza di garantire continuità operativa e sostenibilità del sistema».
Dal Masaf, tuttavia, non dicono che il segmento della piccola pesca costiera, che comprende imbarcazioni di lunghezza massima di 12 metri, assorbe appena 406 tonnellate del contingente complessivo a disposizione dell’Italia e dunque appena un decimo di quello spettante alla circuizione che è invece ripartito tra soltanto 20 imbarcazioni. Allo stesso tempo, quando il ministero parla di «sostenibilità» della circuizione come motivo della scelta di non ampliare la flotta autorizzata, è difficile non pensare che tale sostenibilità si intrecci con la decisione di garantire una concentrazione dei profitti in poche mani.
Mantenere la guardia alta
La tesi dell’Iccat, secondo cui le popolazioni del tonno rosso sono aumentate, trova condivisione un po’ ovunque. Ma c’è chi comunque predica cautela.
«Sono tanti i fattori che ci dicono che il tonno oggi stia bene. Questo però non significa che all’orizzonte non ci siano scelte che, se verranno fatte male, rischieranno di pregiudicare i risultati fin qui ottenuti – spiega Antonio Di Natale, biologo marino e segretario generale della Fondazione Acquario di Genova – L’entusiasmo potrebbe spingere alcuni a chiedere ulteriori aumenti delle quote. C’è per esempio chi inizia a lamentarsi dell’eccessiva presenza di tonno in mare che danneggerebbe le popolazioni di acciughe e sardine; anche se questa correlazione è stata già smentita in passato».
Attorno al tonno rosso, specialmente quello pescato vivo e portato nelle farm, girano affari a tanti zeri. Nell’ultima relazione sugli sforzi compiuti dall’Italia per il raggiungimento di un equilibrio sostenibile tra la capacità e le possibilità di pesca, si legge che nel 2024 dalle catture con la circuizione si sono ottenuti ricavi per 20,8 milioni di euro. Una cifra importante, nonostante il calo del 55 per cento rispetto all’anno precedente, quando era stata di 46 milioni. «Una netta riduzione dovuta principalmente al calo dei prezzi medi per questa specie», si legge nel documento.
«Bisognerà capire come i mercati reagiranno all’ampliamento delle quote, perché l’aumento dei quantitativi di pescato, e dunque dell’offerta, potrebbe portare a un ulteriore abbassamento dei prezzi», prosegue Di Natale.
Nelle indicazioni date per la nuova stagione, Iccat ha ribadito la necessità di rafforzare la tracciabilità e l’integrità delle misure di controllo nelle fasi di pesca. L’aumento delle quote non può coincidere con un “liberi tutti”. Nella raccomandazione adottata nel 2025 vengono menzionati il divieto di chartering (noleggio) di imbarcazioni e dell’uso di mezzi aerei per l’avvistamento dei banchi di tonno, ma anche il limite del 20 per cento per il trasferimento all’anno successivo della quota non utilizzata da un Paese e restrizioni alle operazioni congiunte – le cosiddette joint fishing operation – tra pescherecci di Paesi diversi.
Occhi umani ed elettronici
Iccat ha anche aperto all’utilizzo di nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale e le telecamere stereoscopiche, per determinare il numero e il peso dei tonni catturati con le reti a circuizione. L’obiettivo è quello di ridurre gli errori nelle stime dei tonni pescati e, di conseguenza, nei tempi di saturazione della quota da parte di ogni concessionario.
Si tratta di una delle fasi più criticate del sistema di controllo. Il monitoraggio è affidato agli osservatori, figure selezionate in parte dall’Iccat e in parte dai singoli Stati. La loro presenza a bordo è obbligatoria, tuttavia il loro operato – così come raccontato in passato da IrpiMedia – è spesso condizionato da fattori che ne minano l’indipendenza.
«È un problema oggettivo ed è già emerso in alcune riunioni Iccat. Ci sono elementi che portano a ipotizzare si tratti di un sistema condizionato da pressioni e possibili forme di corruzione. Ho sentito storie che parlano di osservatori che anziché andare a bordo vanno negli uffici degli armatori e si fanno dare i dati delle catture effettuate», rivela Di Natale.
Ma cosa bisogna attendersi da qui in avanti? Il tonno potrebbe tornare a rischio oppure il peggio è ormai passato?
«La decisione di aumentare le quote deriva dall’elaborazione di modelli previsionali circa la presenza dei tonni in mare. Ne esistono di diversi tipi – spiega Di Natale –. Un tempo si guardava al numero di catture per unità di sforzo, ma oggi, con i sonar che consentono di intercettare la grandezza dei banchi, dando la possibilità di decidere quando calare le reti, si tratta un metodo poco affidabile. C’è chi lavora con modelli genetici, che puntano a ricostruire la demografia storica degli stock ittici. Personalmente – commenta l’esperto – ritengo che molto dipenderà da cosa accadrà anche con le catture non riportate, quelle che sfuggono alle statistiche o vengono celate. Sono quelle che alimentano il mercato di contrabbando. C’è da dire che con l’aumento delle quote e il possibile calo dei prezzi, accettare il rischio di essere beccati dalle forze dell’ordine potrebbe diventare meno conveniente. Ma per capirne di più servirà attendere».
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