12.06.26
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Truffe
«I titoli stranieri privi di validità ufficiale nel Paese di origine non saranno oggetto di omologazione o equipollenza accademica». Così la Secretaría General de Universidades spagnola ha chiuso la porta in faccia a centinaia di studenti che avevano conseguito alcuni specifici master con l’Università telematica Pegaso (UniPegaso) nella macroarea della sicurezza. Erano convinti di poter far valere quel titolo nel sistema accademico spagnolo, invece secondo la Secretaría – organizzazione che sotto il ministero della Scienza, innovazione e università si occupa dell’insegnamento in Spagna – non vale nulla.
Sono 452 le persone coinvolte nella vicenda, che ha travolto anche l’Instituto Internacional de Estudios en Seguridad Global (Iniseg), centro di formazione madrileno specializzato in sicurezza, difesa, intelligence e criminologia partner di UniPegaso. Secondo i denuncianti, UniPegaso avrebbe dichiarato il falso, vendendo master di primo e secondo livello con la promessa – rivelatasi del tutto infondata – che i titoli rilasciati sarebbero stati riconosciuti per l’accesso ai dottorati di ricerca e alle graduatorie accademiche spagnole.
In breve
- UniPegaso, una delle università telematiche più importanti d’Italia, è indagata sia in Spagna sia in Italia. Entrambe le indagini hanno varie ipotesi di reato, tra cui truffa
- L’indagine spagnola è cominciata nel 2024 a Getafe. 452 denuncianti pensavano che il master di primo e secondo livello conseguito con UniPegaso fosse valido per accedere a concorsi in Spagna. Hanno scoperto che non è così
- Analizzando i conti di UniPegaso, IrpiMedia ha scoperto che il gettito economico da master tra gli anni accademici 2019-2020 e il 2023-2024 è cresciuto del 154% arrivando a oltre 22 milioni di euro, anche quando gli iscritti dichiarati al ministero italiano risultano zero
- Tra gli indagati, sia in Spagna sia in Italia, compare Danilo Iervolino, ex patron di UniPegaso e della Salernitana. Nel 2024 è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per corruzione, in una vicenda distinta
Il 22 aprile di quest’anno il Tribunale di Getafe ha emesso una proroga di sei mesi sul caso iniziato nel 2024. Motivo della proroga è l’iscrizione nel registro degli indagati di Alessandro Bianchi e Domenico Vaccarono, altri due vertici di UniPegaso. Il primo è stato rettore dell’Università dal 2015 al 2019, mentre il secondo presidente del Consiglio di amministrazione.
Come riportato da Il Fatto Quotidiano il 9 giugno, anche la procura di Napoli indaga sui corsi di UniPegaso. I filoni sono diversi e in uno l’università sarebbe parte lesa. Ma nel più rilevante, con 40 indagati, la procura ipotizza vari reati commessi dagli ex vertici dell’ateneo contro la pubblica amministrazione, tra cui falso e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione.
Se per gli organi inquirenti spagnoli l’ipotesi è che i titoli di UniPegaso fossero “carta straccia”, per quelli italiani è che dentro l’ateneo esistesse un gruppo che falsificava esami e facilitava il conseguimento di titoli accademici. UniPegaso non ha risposto alle richieste di commento di IrpiMedia.
Un colosso della formazione telematica
L’Università telematica Pegaso è uno dei colossi della formazione privata in Italia, attestandosi da tempo tra le prime due per numero di iscritti e gettito economico totale.
Per capire la portata del problema configuratosi con la presunta truffa in Spagna, IrpiMedia ha condotto un’analisi dei dati forniti dal ministero sul gettito economico delle Università in Italia. Dall’analisi risulta evidente il ruolo di primo piano che Pegaso ricopre, spartendo quello che si configura come un duopolio con E-Campus.
Dal 2019-2020 UniPegaso registra un sostanziale incremento del gettito derivante dalle iscrizioni ai master di primo e secondo livello. L’aumento è del 154%: si passa da 8,7 milioni del 2019 a 22,3 milioni 2023-2024. Ed è nell’ultimo anno di cui si hanno i dati che ha superato E-Campus di quasi due milioni di euro.
Il dato del gettito economico, però, sembra in contrasto con quello degli iscritti ai master di primo e secondo livello. Infatti, per il biennio 2019-2020 e 2020-2021 il ministero dell’Istruzione e del merito (Mim) italiano non ha dati sul numero di iscritti e registra UniPegaso come «ateneo non rispondente/inadempiente». Alla stessa voce, per il biennio successivo – 2021-2022 – il dato è zero.
Solo a partire dall’anno accademico 2023-2024 UniPegaso comunica il numero di iscritti: sono 20.200 e scendono a 13.500 nel 2024-2025. Una flessione che si scontra col trend ascendente del gettito economico. Nell’ultimo biennio, in concomitanza alla flessione di iscrizione ai master, UniPegaso ha registrato un incremento di gettito economico pari a 4,4 milioni di euro.
Da anni, UniPegaso – riconosciuta in Italia nel 2006 – è al centro di diversi contenziosi anche in Italia, soprattutto in merito alla validità del titolo di studio.
Iniseg-UniPegaso, un matrimonio fallito
La collaborazione tra Iniseg e UniPegaso è iniziata nel 2018. Il centro spagnolo si è impegnato a erogare lezioni in quindici master di secondo livello nell’area della sicurezza e criminologia, occupandosi di pubblicità, marketing e formazione attraverso il proprio corpo docente e la piattaforma online. In base al primo accordo, Iniseg è diventato di fatto un centro quasi affiliato all’ateneo italiano, con compiti precisi sia sul piano didattico che su quello promozionale.
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Lo stesso anno, il 26 giugno, era stato siglato un secondo accordo per la realizzazione di programmi di dottorato con Pegaso International: anche in questo caso il centro spagnolo si era fatto carico della formazione e della gestione delle tesi degli studenti. Un terzo accordo, firmato il 7 maggio 2019 alla presenza di Danilo Iervolino – patron di UniPegaso – e del direttore generale Elio Pariota, aveva infine trasformato Iniseg in un centro di orientamento territoriale con il compito di commercializzare i programmi Pegaso a livello internazionale, ricavandone una percentuale commerciale. L’accordo, della durata di 36 mesi, prevedeva il rinnovo automatico.
Promesse non mantenute
«I dati degli studenti, insieme ai titoli necessari per l’immatricolazione, venivano inviati a Pegaso per la validazione e l’iscrizione. Gli adempimenti legali obbligatori previsti dal ministero dell’Istruzione italiano venivano effettuati dall’università, o avrebbero dovuto esserlo», spiega il presidente di Iniseg, Manuel Gonzalez Folgado, in un’intervista a IrpiMedia.
Il problema dell’invalidità del titolo di studio è emerso quando il ministero dell’Istruzione e del merito (Mim) italiano non ha attivato i master di UniPegaso. L’ateneo online, secondo i denuncianti, invece di fermare la promozione del suo corso avanzato avrebbe continuato ad assicurarne la validità, producendo autodichiarazioni false tanto verso Iniseg quanto verso gli studenti, garantendo che i corsi sarebbero valsi per l’ottenimento di punti nelle graduatorie di dottorato.
«Il danno per Iniseg è enorme: reputazionale, economico e non solo. Avevamo sviluppato una vasta rete di espansione nei Paesi dell’America Latina, con numerosi accordi e programmi ufficiali Pegaso. Tutto è crollato», aggiunge Gonzalez Folgado.
Tra le contestazioni più gravi figura anche il reato di sostituzione di persona. Secondo il direttore Gonzalez Folgado, UniPegaso avrebbe inviato i registri degli esami a Iniseg con la sua firma già apposta. «Una cosa completamente illegale», spiega. Secondo i legali di Iniseg non si tratta di un errore amministrativo, ma di una condotta deliberata.
Studenti danneggiati in tutta Europa
Le conseguenze ricadono soprattutto sugli studenti, molti dei quali avevano già avviato percorsi di dottorato basandosi sulla validità dei titoli Pegaso, salvo ritrovarsi improvvisamente esclusi perché privi dei titoli per partecipare.
Tra i casi citati da Iniseg in un comunicato diffuso ad aprile c’è quello di José María Luque, ispettore di polizia cinquantatreenne in servizio nella provincia di Alicante, che aveva investito tempo e denaro in un master con l’obiettivo di avanzare nella carriera. «Non si tratta solo della perdita economica legata al Master – commenta Gonzalez Folgado –. Molti studenti, tra cui numerosi agenti di polizia, hanno perso la possibilità di ottenere promozioni o di proseguire gli studi con un dottorato, cosa che ora non possono più fare».
Esiste un denominatore comune tra ciascuna vicenda degli studenti rimasti senza titolo valido: la fiducia riposta in un’istituzione accademica che, stando alle accuse, avrebbe invece agito in malafede.
Le denunce, presentate nel 2024 al Tribunale di Getafe, hanno portato all’avvio di un procedimento giudiziario nel novembre dello stesso anno contro UniPegaso e quattro persone fisiche: Danilo Iervolino, Elio Pariota, Daniela Civitillo (direttrice amministrativa) e Ludovica Canzano (ex responsabile delle relazioni internazionali). I reati contestati sono presunta truffa, falsità documentale, pubblicità ingannevole e sostituzione di persona.
Chi è Danilo Iervolino
All’epoca dei fatti, il 2021, la più grande università telematica d’Italia era di proprietà di Danilo Iervolino, figura nota al grande pubblico italiano non solo per il mondo accademico ma anche per quello del calcio, in qualità di ex presidente della Salernitana. L’ateneo è poi passato al fondo d’investimento CVC Capital Partners, ma le responsabilità contestate risalgono al periodo della sua gestione diretta.
In Italia, a fine 2024, Iervolino è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per corruzione, in una vicenda distinta. Secondo la sentenza, avrebbe favorito l’assunzione alla Pegaso del figlio di Concetta Ferrari, allora direttrice generale del ministero del Lavoro. La corruzione, secondo i giudici, sarebbe stata promossa da Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, che cercava di ottenere dalla funzionaria il via libera necessario alla scissione del patronato Encal-Inpal, operazione che avrebbe consentito al sindacato di conservare benefici economici e patrimoniali.
Il mercato delle certificazioni: un oligopolio
Quello di UniPegaso non è un caso isolato, né una storia che riguarda soltanto gli studenti spagnoli. IrpiMedia si è occupata in più occasioni del sistema delle università telematiche italiane, che da anni vendono certificazioni ad aspiranti insegnanti per l’ottenimento di punti nelle graduatorie scolastiche, in un mercato che si è rivelato opaco e poco regolamentato.
Un’inchiesta pubblicata nel novembre 2025 ha ricostruito un settore dominato da pochi grandi player, in quello che si configura come un vero e proprio oligopolio: oltre al gruppo Multiversity – di cui fa parte Pegaso – emerge con forza E-Campus, fondata dall’imprenditore Francesco Polidori.
E-Campus presenta legami di lungo corso con la politica italiana. Tramite il suo fondatore e aziende a lui collegate, l’ateneo ha donato 190mila euro in tre anni alla Lega di Matteo Salvini – negli stessi anni in cui l’università ha ricevuto tra i finanziamenti ministeriali più cospicui dell’intero settore. Un intreccio che solleva interrogativi difficili da ignorare. L’attuale ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha inoltre ricoperto per anni ruoli di docenza all’interno di E-Campus, ed è stato presidente dell’Osservatorio inter-ateneo per la ricerca di Link ed eCampus fino al 2022, anno della sua nomina a ministro.
Nel 2020, Polidori aveva acquisito anche la Link University, ateneo telematico nato a Malta e riconosciuto in Italia nel 2008 grazie al decreto Gelmini, durante il quarto governo Berlusconi. Un sistema, insomma, in cui affari, politica e istruzione sembrano intrecciarsi in modo sempre più stretto — e sempre meno trasparente.
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