15.07.26
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Sul tema dei rifugiati e richiedenti asilo è un momento di grandi cambiamenti nel vecchio continente. Da poco più di un mese, dal 12 giugno scorso, in Ue è entrato in vigore il nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo mentre, in Regno Unito, dal primo luglio, è diventata operativa una nuova legge in materia, l’Immigration and Asylum Bill.
Entrambi i testi sono ritenuti molto critici dalle organizzazioni della società civile che si occupano del rispetto dei diritti umani e dei trattati internazionali.
In questa comune visione restrittiva della mobilità umana, vi è un ulteriore elemento che unisce le due sponde del canale della Manica: l’accordo firmato tra Regno Unito e Francia per limitare le partenze delle cosiddette small boats, le piccole imbarcazioni che lasciano la costa francese alla volta di quelle inglesi.
In breve
- Per bloccare le barche di migranti che attraversano la Manica, Francia e Regno Unito hanno siglato l’ennesimo accordo. 767 milioni di euro fino al 2029: più personale, droni, sorveglianza e nuovi centri di detenzione a Calais e Dunkerque. L’obiettivo sarebbe bloccare i trafficanti
- Sul campo, volontari e attivisti denunciano sgomberi quotidiani dei campi informali senza fondi per salute o minori, mentre migliaia di migranti restano bloccati tra Calais e Dunkerque in condizioni sempre più precarie e tensioni con le comunità locali
- I volontari denunciano anche che gruppi criminali – in particolare albanesi, ma anche curdi e siriani – operano indisturbati nei campi come organizzatori del traffico, sfruttando in alcuni case le stesse reti della cocaina. Il “Calais group” tra cinque Stati europei fatica a colpire davvero i trafficanti di alto livello
- Nonostante le politiche repressive, gli attraversamenti lo scorso anno sono aumentati del 56% e le partenze si spostano anche verso il Belgio, con rotte sempre più pericolose
- Per questo diverse Ong chiedono ai governi di concentrarsi davvero sulla lotta ai trafficanti sulla terraferma e di interrompere gli interventi repressivi contro i migranti, soprattutto in mare
Un nuovo vecchio accordo per la Manica
Ad aprile, Londra e Parigi hanno siglato un’intesa sul «contenimento e il respingimento dei migranti illegali», che rinnova, finanzia e implementa accordi precedenti fino al 2029 compreso, per un valore totale di circa 767 milioni di euro.
Di questi, secondo le note diffuse dalle autorità dei due Paesi, 580 milioni sono destinati a personale, pattugliamenti e infrastrutture, per rafforzare i controlli esistenti nel nord della Francia.
Il personale coinvolto sarà incrementato del 53% e verrà creata una nuova unità di polizia di frontiera francese con l’obiettivo di aumentare gli arresti dei trafficanti.
Verrà introdotta una sorveglianza avanzata tramite l’uso costante di droni, elicotteri e strumenti elettronici di rilevamento termico lungo la costa per prevenire i tentativi di partenza. A Dunkerque, saranno creati nuovi centri di detenzione mentre a Calais saranno aperte nuove strutture per le forze di sicurezza francesi per gestire più efficacemente i fermi.
L’accordo, per i portavoce delle istituzioni francesi e britanniche, mira a bloccare le fornitura delle imbarcazioni, intercettando motori e attrezzature prima che raggiungano le coste, e autorizzando le forze francesi a intercettare e fermare più facilmente le barche in mare in circostanze specifiche ma controverse.
Infine, per la prima volta, una parte dei fondi sarà “flessibile” e soggetta a una valutazione congiunta regolare, per analizzare quanto le singole azioni stiano effettivamente riducendo i flussi e decidere eventuali nuove misure: a questo scopo sono destinati 187 milioni di euro dei 767 totali.
L’intesa siglata a luglio si inserisce nel solco della cosiddetta Operation Hillmore, che nell’agosto 2025 ha introdotto il sistema one-in, one-out. Questo schema permette al Regno Unito di rinviare in Francia una parte dei migranti arrivati irregolarmente sulle sue coste.
In cambio, Londra accetta un numero equivalente di richiedenti asilo che si trovano già in Francia e che possiedono requisiti specifici, come legami familiari o profili con alta probabilità di asilo. Il sistema è stato criticato dalle Nazioni Unite.
Il punto di vista dei volontari
Il nuovo accordo, che stanzia fondi ingenti e promette un dispiegamento di forze notevole, lascia molto perplesso chi sul territorio francese aiuta i migranti. «Ormai gli arrivi delle forze dell’ordine possono essere anche due, tre al giorno», spiega a IrpiMedia G., una volontaria italiana, in un caffè di Dunkerque che, a metà giugno, è pieno di forze di polizia e di militari francesi.
Secondo la volontaria, sono circa tremila le persone sulla costa francese pronte a imbarcarsi. Attendono in accampamenti informali ai margini di Calais e Dunkerque oppure alla stazione di Grand Synthe.
È qui, continua a raccontare G., che intervengono quotidianamente le forze di sicurezza francesi: «Arrivano, sbaraccano tende e strutture fatiscenti di protezione, e vanno via. Le persone, alcune con gravi problemi di salute, ritornano dopo poco, e ricomincia tutto da capo».
I migranti sono le prime vittime di queste pratiche, ma G. racconta che è tutta la zona costiera a vivere una «grande tensione». «Le comunità locali – spiega – accusano Parigi di lasciare alla zona il problema dei migranti, di tenersi tutto il denaro che danno i britannici o di sperperarlo nel costo di sostentamento di un contingente che costa milioni solo per vitto e alloggio. Mentre il territorio, devastato dal crollo dell’industria di un tempo, resta depresso».
A metà giugno, migranti e volontari hanno organizzato a Calais una manifestazione per denunciare le molestie della polizia, l’invisibilizzazione dei migranti e la criminalizzazione della solidarietà. Contestano la logica dietro vecchi e nuovi accordi tra Francia e Regno Unito.
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«Non è pensabile che neanche un euro di queste cifre enormi sia destinata alla tutela della salute, alle categorie vulnerabili, ai minori, ma tutto solo alla repressione di disperati, che vengono scacciati, per poi tornare e rischiare di morire – attacca G –. Intanto, noi vediamo ogni giorno nei campi informali muoversi vere e proprie gang criminali – in particolare gruppi di curdi, siriani e di albanesi – che taglieggiano in vari modi i migranti, oppure vendono servizi, e nessuno muove un dito», aggiunge la volontaria.
Il ruolo dei gruppi criminali
G. parla con IrpiMedia mentre si attiva per garantire la distribuzione quotidiana di cibo, vestiti e medicine e organizza le docce portatili. Spiega che la presenza di gruppi criminali nei campi informali dei migranti è un fenomeno che lei e gli altri volontari vedono «tutti i giorni, almeno dal 2022».
Proprio in quell’anno, la BBC aveva pubblicato un’inchiesta in cui raccontava che alcune gang albanesi offrivano ai migranti un passaggio verso il Regno Unito in cambio di lavoro forzato nello spaccio al dettaglio, una volta arrivati a destinazione.
Quel lavoro giornalistico accese uno scontro diplomatico tra Albania e Regno Unito, cui seguirono fitti colloqui tra Tirana e Londra. Poi, il tema è sostanzialmente svanito dal discorso delle istituzioni.
Eppure, la realtà sul campo non sembra essere cambiata, come spiega ancora G.: «Le bande albanesi non sempre gestiscono direttamente le imbarcazioni (spesso manovrate da altri gruppi, come quelli curdi o iracheni), ma operano come intermediari. Hanno utilizzato i campi nel nord della Francia come base per reclutare persone. E loro sono sempre qua, indisturbati».
Del resto, la criminalità albanese ha un ruolo sempre più importante nel traffico di cocaina in Europa, mercato britannico compreso, e le infrastrutture usate per gli stupefacenti possono essere sfruttate anche per altri scopi. Europol, in un rapporto del 2024, le definiva «attività criminali parallele» e confermava che le reti albanesi sono «attive nel traffico di droga, nel traffico di armi da fuoco, nelle rapine e nel traffico di migranti».
Chi contrasta i veri trafficanti?
A fronte di queste evidenze e della propria esperienza quotidiana, quindi, chi lavora sul campo si chiede perché i governi francese e britannico investano così tanto nel bloccare le partenze, ma non ottengano risultati nel contrastare chi gestisce la loro organizzazione. E ne trae profitto.
In realtà, proprio per raggiungere questo obiettivo, è nato il cosiddetto Calais group, che riunisce Regno Unito, Francia, Belgio, Germania e Paesi Bassi, spesso con il coinvolgimento della Commissione europea ed Europol. Le forze di sicurezza di questi Stati collaborano e si scambiano informazioni in tempo reale, per esempio quelle relative all’acquisto e al trasporto di gommoni e motori, per intercettarli prima dell’uso.
I risultati raggiunti, però, sembrano limitati. Lo raccontano ad IrpiMedia altri operatori sociali attivi sulle coste francesi e alcune fonti a Tirana. I primi, che preferiscono non essere indicati coi loro nomi, confermano la presenza costante dei gruppi criminali negli insediamenti dei migranti lungo la costa. Le seconde, anch’esse anonime e a conoscenza delle attività delle organizzazioni albanesi in Europa, confermano i legami tra il traffico di stupefacenti e quello di migranti.
Secondo le autorità francesi e britanniche, nel 2025, sono stati identificati e arrestati 480 trafficanti ma, come accade anche altrove, è necessario riflettere su queste accuse. In alcuni casi, le persone definite in questo modo sono migranti che hanno svolto compiti durante il viaggio, come condurre le imbarcazioni. Per loro, i capi di imputazione che portano alla condanna spesso non sono traffico di esseri umani, ma altri reati minori.
A gennaio 2026, per esempio, il tribunale di Canterbury ha condannato a due anni di reclusione due uomini per aver guidato un gommone mettendo a rischio la vite delle persone a bordo: l’accusa in questo caso è stata condotta pericolosa.
A Calais, invece, è in corso un processo che vede imputate 14 persone accusate di omicidio colposo, associazione a delinquere finalizzato al traffico di esseri umani. L’accusa è riferita al naufragio di un’imbarcazione nel novembre 2021, che ha causato almeno 27 vittime. Come nel caso del tribunale di Canterbury, se non si riuscisse a dimostrare che gli imputati fossero dei trafficanti, li si potrà comunque condannare per altre accuse.
Si continua a partire, anche dal Belgio
Intanto, sul campo, molte organizzazioni non governative su entrambe le sponde della Manica prevedono che le norme previste dal nuovo accordo tra Regno Unito e Francia finiranno per avere le stesse conseguenze delle intese degli anni precedenti.
«Per decenni, le politiche repressive e onerose attuate dal Regno Unito e dalla Francia non solo non hanno impedito questi attraversamenti, ma hanno anzi spinto i migranti a intraprendere percorsi sempre più pericolosi, mettendo a rischio la propria vita», ha scritto Medici senza frontiere in un comunicato dello scorso marzo.
Lo scorso anno, le autorità hanno rivendicato come un successo il calo del numero delle persone annegate nel tentativo di traversata che, secondo il Migration Observatory, sono 130 tra il 2018 e il 2026, con il picco di 61 vittime nel 2024. Al contempo, però, il 2025 ha stabilito un nuovo record per gli arrivi: oltre 21mila persone hanno effettuato la pericolosa traversata, con un aumento del 56% rispetto all’anno precedente.
Inoltre, negli ultimi mesi, i tentativi di traversata si sono moltiplicati anche in Belgio per evitare i controlli francesi. L’Ong belga Vluchtelingenwerk Vlaanderen e la Caritas locale hanno dato l’allarme sulla presenza di molti minori e su rotte sempre più pericolose.
«Il paradosso dell’attuale politica è evidente: più risorse vengono destinate all’intercettazione dei migranti, più le reti di trafficanti diventano redditizie e professionali, e più aumentano i decessi nella Manica», si legge in un documento pubblicato a maggio proprio da Vluchtelingenwerk Vlaanderen.
L’Ong chiede alle autorità di concentrare i propri sforzi «sullo smantellamento delle reti di traffico illegale via terra e porre fine agli interventi che costringono le persone a intraprendere rotte mortali via mare. È l’unico approccio che, da un lato, protegga le vittime e, dall’altro, colpisca efficacemente i responsabili».
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