#Covid-19

Il mercato parallelo dei vaccini
Vero o presunto che sia, è oggetto di indagini in Italia ed Ue. Lo popolano truffatori ed esiste perché il sistema di distribuzione globale, soprattutto verso i Paesi poveri, arranca
15 Aprile 2021

Cecilia Anesi
Gabriele Cruciata

Dopo mascherine e respiratori, non poteva mancare l’affare vaccini nel mercato parallelo delle forniture mediche per combattere la pandemia di Sars-Cov-2. All’inizio dell’emergenza, diversi intermediari promettevano forniture di dispositivi di protezione individuale oppure macchinari per le terapie intensive. Cercavano di aggiudicarsi qualche appalto tra le migliaia assegnate con procedura straordinarie. Oggi, invece, nel mirino ci sono le forniture dei vaccini, la cui filiera dovrebbe essere teoricamente molto più controllata, vista la scarsità delle dosi e il numero limitato di produttori. I nuovi broker cercano di fare incetta di lettere d’intenti di enti pubblici allo scopo poi di accreditarsi come possibili rivenditori. Non è chiaro però presso chi: le aziende produttrici dei vaccini hanno sempre detto di non aver mai venduto a intermediari, anche se qualche interrogativo resta.

In Italia gli inquirenti che indagano sul presunto mercato parallelo ipotizzano che i broker siano semplici truffatori. Tuttavia i controlli della magistratura non hanno fermato le offerte, né il desiderio di qualche amministratore di cercare qualche dose extra: «Ancora in queste ore qualcuno ci contatta, e dice che ci sono dosi di vaccino sul mercato. Il presidente del Consiglio mandi qualcuno a fare scouting su questo», ha dichiarato il 13 aprile il presidente del Veneto Luca Zaia a Mattino Cinque. «Ci sono mediatori che riforniscono il mercato di fiale – ha aggiunto -. Chi corre più di noi penso che abbia attinto da loro».

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In Italia a ricevere proposte dai broker del vaccino sono state le Regioni. Uno di questi intermediari, Doctors365, si è rivolto, a partire da gennaio, anche al sistema sanitario pubblico olandese (il Servizio medico comunale, Ggd) e ai governi di Repubblica Dominicana, Libia, Barbados e Bosnia-Herzegovina. Grazie ai documenti forniti da un whistleblower ai giornalisti di IrpiMedia, Follow the Money (Olanda) e Ard (Germania), è possibile ricostruire il modo in cui questi intermediari cercano di accreditarsi come fornitori e in che cosa consistono le loro proposte.

Per capire il motivo per cui esiste un mercato parallelo per gli intermediari, bisogna guardare al funzionamento dei sistemi di distribuzione dei vaccini, prima a livello europeo, poi a livello mondiale

Come funziona il sistema di distribuzione dei vaccini

Per capire il motivo per cui esiste un mercato parallelo per gli intermediari, bisogna guardare al funzionamento dei sistemi di distribuzione dei vaccini, prima a livello europeo, poi a livello mondiale. «Gli Stati membri europei, nell’applicare una strategia comune sul vaccino, hanno dato mandato alla Commissione Europea di negoziare l’acquisto di vaccini per acquisirli nei termini migliori possibili», spiega Renke Deckarm, portavoce della Commissione a Monaco di Baviera. «Le negoziazioni con le aziende produttrici – prosegue – si sono concluse con la firma di degli accordi di acquisto (APA). Da lì, e poi responsabilità dei singoli Stati membri l’acquisto dei vaccini secondo i termini accordati».

Secondo quanto afferma il portavoce della Commissione, «una volta che l’APA viene sottoscritto con un’azienda la strategia europea sui vaccini non permette che vi siano negoziazioni o contratti paralleli, poiché la sua forza si basa sul principio di una negoziazione e implementazione unica e comune». Questo significa che non ci dovrebbero essere accordi con alcun intermediario. Eppure il Ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, ha dichiarato alla televisione Zdf che di per sé la vendita di vaccini non è illegale: «È vero che i vaccini non possono essere semplicemente importati così, ma una volta che ci sono tutte le licenze, allora il commercio di vaccini è permesso. Anche in pandemia. E questo ovviamente crea un’atmosfera da corsa all’oro».

La guerra dei vaccini

In Italia i vaccini vengono acquistati dal governo centrale, che poi li distribuisce alle Regioni in base a parametri stabiliti dal Commissario Straordinario. «I vaccini che distribuiamo arrivano all’Italia dall’UE come risultato di un accordo con le case farmaceutiche», spiega a IrpiMedia il Tenente Colonnello Mario Renna, portavoce della struttura commissariale di Figliuolo. Le dosi vengono suddivise tra i Paesi Ue in modo proporzionale rispetto alla popolazione. Le negoziazioni sono accentrate a livello europeo, «non esistono intermediari – aggiunge Renna – : la filiera è direttamente dalla casa farmaceutica (ad esempio AstraZeneca) a Italia, al massimo ci sono corrieri che si occupano di logistica». A partire da gennaio, però, tra governo centrale e Regioni c’è una guerra in corso sulle forniture: diversi presidenti hanno cercato di andare da soli sul mercato, per quanto il primo ministro Mario Draghi, non appena insediato, abbia cercato di centralizzare al massimo tutto il sistema. Nonostante questo in Campania Vincenzo De Luca, almeno stando alle sue dichiarazioni, sta cercando di rifornirsi con Sputnik V, il vaccino russo non approvato dall’Agenzia europea del farmaco. In Slovacchia sono già arrivate le prime dosi del vaccino russo, mentre l’Austria ha concluso gli accordi per forniture extra il 10 aprile e la Repubblica ceca continua a negoziare.

Se già in Europa è difficile mantenere il controllo sulla filiera, appena si allarga lo sguardo oltre l’Unione la situazione è ancora più caotica. Si prenda, ad esempio, la catena distributiva di AstraZeneca: accanto agli stabilimenti inglesi ed europei, il vaccino viene prodotto anche negli Stati Uniti, dal Serum Institute in India e da SK Bioscience in Corea del Sud. La Fda, l’agenzia statunitense che approva i vaccini, non ha mai dato il semaforo verde al vaccino della casa anglo-svedese, che comunque continua a produrre oltreoceano. Negli Usa c’è un importante stock di dosi extra. In Paesi come l’India, invece, parte della produzione è destinata anche ai Paesi più poveri. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ad aprile 2020 ha costruito un sistema, Act (Access to Covid-19 tools) che si prefigge di distribuire in modo equo gli strumenti per combattere l’emergenza sanitaria. Uno dei pilastri è il programma Covax, il cui obiettivo è favorire l’accesso ai vaccini indipendentemente dal livello di benessere economico degli Stati. Covax, secondo l’Oms, è riuscito già a fornire circa 40 milioni di dosi a Paesi come Zambia, Brasile, Messico e Filippine. A gennaio 2021, mentre nasceva il mercato dei presunti broker del vaccino, il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebrey, parlando al meeting del comitato esecutivo dell’agenzia Onu, dichiarava che i Paesi ricchi si stavano appropriando di tutte le dosi, aggirando il Covax. Ad aprile non è cambiato molto: secondo i dati Onu, ai Paesi poveri sono arrivate solo lo 0,2% delle dosi.

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Le promesse mai realizzate di Doctors365

Il 28 gennaio il responsabile dell’unità di crisi della Regione Puglia, Antonio Maria Lerario, ha firmato una lettera di intenti indirizzandola ad AstraZeneca UK Limited, ufficializzando l’interesse per una partita di 4 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca destinate alle categorie professionali considerate a maggior rischio. In quello stesso periodo lettere di intenti simili sono arrivate anche in Umbria, Sicilia e Veneto: almeno fino a prima del 13 febbraio del 2021, giorno in cui si insedia ufficialmente il governo Draghi, diverse Regioni hanno provato, in ordine sparso, a costruirsi possibili canali di approvvigionamento.

«La Regione Puglia – recita la lettera – intende acquisire, al netto delle forniture nazionali, un quantitativo di dosi aggiuntive di vaccino». Consegna prevista «entro febbraio 2021 con almeno 4 milioni di dosi con consegna immediata entro 7 giorni dall’ordine di acquisto». A prendere l’incarico sarebbe la svizzera Doctors365 insieme a due aziende partner ungheresi. Le aziende, prosegue la lettera, «sono autorizzati ad attivare i contatti necessari per la predisposizione di questo nuovo ordine» che andrebbe ad aggiungersi «a quelle (dosi) già acquisite direttamente da AstraZeneca Uk Limited tramite accordo separato». La fornitura in Puglia, alla fine, non c’è stata. Alla lettera d’intenti non ha fatto seguito alcun contratto.

La lettera d’intenti della Regione Puglia/IrpiMedia

Il broker Doctors365 è uno studio medico-dentistico con un piccolo capitale sociale – 20 mila franchi – il cui titolare è un medico tedesco, il dottor Orhan Karahodza, che vende respiratori in Europa e negli Stati Uniti. Doctors365 è registrata a Bunzen, una cittadina di 1.000 anime nel Canton Argovia. Al suo indirizzo i giornalisti di Zdf hanno trovato solo una casella delle lettere. I partner ungheresi sono un mobilificio e una fabbrica di componenti plastici per l’elettronica. Interpellate da Atlatszo.hu, partner di IrpiMedia, i portavoce delle società ungheresi hanno detto di non sapere nulla di vaccini e di non essere a conoscenza di apparire in documenti delle istituzioni italiane. Orhan Karahodza, al telefono con Ard, ha spiegato che il suo ruolo è connettere i governi alle case produttrici di vaccini: lui procaccia distributori ufficiali di AstraZeneca e si adopera per ottenere lettere di interesse dai governi. A quel punto, dice, AstraZeneca parlerà direttamente con i governi per la fase esecutiva. L’azienda però non ha più risposto ad altre domande di chiarimento.

«Una volta che ci sono tutte le licenze, allora il commercio di vaccini è permesso. Anche in pandemia. E questo ovviamente crea un’atmosfera da corsa all’oro»

Jens Spahn, ministro della Salute tedesco

Diciassette giorni prima della lettera d’intenti siglata dalla Regione Puglia, è stato l’allora ministro della Salute della Repubblica Dominicana Plutarco Arias Arias a firmare un ordine d’acquisto indirizzato ad AstraZeneca UK Limited in cui compaiono Doctors365 e i suoi partner. Da un lato, il ministero dominicano ha contrattato direttamente con l’azienda produttrice 10 milioni di dosi; dall’altro, ha aggiunto un milione di dosi da acquisire urgentemente tramite l’intermediazione di Doctors365 e dei suoi partner ungheresi. Due giorni dopo, la Vicepresidente dominicana Raquel Peña firma una lettera di intenti indirizzata a Doctor365 per il milione di dosi, per un prezzo cadauno di 29,20 euro: totale 29 milioni duecentomila euro. Il prezzo a dose pagato dall’Unione europea è 1,78 euro cadauna.

A gennaio 2021 «il governo stava esplorando il mercato e tutte le opzioni esistenti al fine di assicurarsi vaccini per tutta la popolazione – precisa l’ufficio trasparenza del Ministero della Salute della Repubblica dominicana -. Il risultato è stato l’acquisto diretto dai produttori di vaccini e da governi, senza intermediari». L’ufficio trasparenza aggiunge di aver deciso di non proseguire con i broker privati e di non aver mai pagato Doctors365 e i suoi partner. La Repubblica Dominicana sta comunque ancora aspettando la fornitura di dieci milioni di dosi AstraZeneca contrattate con la multinazionale a inizio anno. Grazie al meccanismo Covax, tra marzo e aprile sono solo arrivate le prime forniture delle varianti del vaccino di AstraZeneca prodotto in India e Corea del Sud.

Lettera d’intenti del ministero della Salute della Repubblica Dominicana/IrpiMedia

Doctors365 ha proposto vaccini anche al servizio sanitario pubblico olandese, il Ggd, questa volta usando come intermediario Incat Trading International Bv, una società di import-export con sede in Olanda. Il titolare di quest’ultima, Martijn Van den Hazenkamp, ritiene fosse credibile l’offerta di Doctors365. Infatti, sostiene, la società aveva in mano lettere vidimate da studi legali che dimostravano la possibilità di accedere ai vaccini.

Le autorità olandesi hanno però interrotto tutte le intermediazioni per acquisti di vaccini delle aziende come Incat Trading International Bv a seguito di un’ispezione. «Da imprenditori abbiamo detto facciamolo, non sapendo che non era permesso», ha spiegato Van den Hazenkamp a Follow the Money.

Le autorità olandesi hanno però interrotto tutte le intermediazioni per acquisti di vaccini delle aziende come Incat Trading International Bv a seguito di un’ispezione

L’ipotesi di truffa

Tra fine gennaio e febbraio diverse procure italiane si sono mosse per indagare il presunto mercato parallelo dei vaccini. A seguito di una segnalazione di Regione Lombardia, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo. A Roma, i magistrati hanno avviato un’indagine che ha come ipotesi di reato «ricettazione in relazione al mercato, presunto o reale, dei vaccini contro il Covid-19» dopo la denuncia sporta dall’ufficio del commissario per l’emergenza guidato all’epoca ancora da Domenico Arcuri. A Perugia, il procuratore capo Raffaele Cantone sta indagando il commercialista messinese Giuseppe Maria Scarcella per tentata truffa. Avrebbe operato per conto di Doctors365.

Scarcella avrebbe indotto in errore la responsabile della sezione Assistenza Farmaceutica-Servizio Farmaceutica-Dispositivi medici e nuove tecnologie dell’autorità sanitaria della Regione Umbria spacciandosi come intermediario e negoziatore per conto di AstraZeneca. «Avrebbe anche sostenuto falsamente che anche altre regioni italiane e Stati esteri si stessero organizzando per effettuare acquisti simili, chiedendo l’invio alla Regione Umbria di una lettera di intenti finalizzata all’acquisto dei vaccini», si legge nell’avviso di garanzia.

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Il legale di Scarcella, l’avvocato Riccardo Mete, ha spiegato a IrpiMedia che Scarcella non aveva idea di come recuperare i vaccini, «perché non si è mai passati a una fase operativa». Insiste però che fosse tutto legale e veritiero: ciò che proponeva erano veri vaccini AstraZeneca. Secondo l’avvocato, tra Scarcella e Doctors365 c’era un altro intermediario – finito anch’egli sotto indagine – di cui non ha voluto rivelare il nome.

Il 15 febbraio anche l’Olaf, l’ufficio antifrode europeo, ha diffuso un comunicato riguardo l’apertura di un’indagine sul presunto mercato parallelo. «Stiamo sentendo notizie di offerte fraudolente per la vendita di vaccini a governo in tutta l’Ue», dichiara Ville Itälä, direttore generale di Olaf. Secondo i riscontri dell’agenzia, ci sono diversi profili di truffatore: alcuni spediscono dei campioni per ottenere un pagamento e sparire, altri vendono prodotti che sono «falsi vaccini» mentre altri ancora millantano di rappresentare aziende vere e di essere in possesso di milioni di dosi.

“Non vendiamo a privati”

L’ufficio stampa di AstraZeneca in Italia ha dichiarato a IrpiMedia di non vendere a privati: «Con riferimento alle notizie apparse, inerenti l’esistenza di canali paralleli di fornitura del nostro vaccino di anti-Covid19, in cui AstraZeneca sarebbe in qualche modo coinvolta, vogliamo ribadire che non vi è attualmente alcuna fornitura, vendita o distribuzione al settore privato», aggiungendo che l’azienda ha presentato un esposto ai Nas (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità) dei Carabinieri «al fine di denunciare ogni tentativo di assicurare forniture al di fuori dei canali governativi ufficiali».

Ciò che AstraZeneca non chiarisce, però, è il fatto che qualsiasi azienda autorizzata alla distribuzione dei vaccini con una licenza dal proprio Stato può tecnicamente distribuire vaccini. E se è vero che non si vende ai privati – intesi come singoli cittadini o singoli studi medici – è anche vero che ci sono broker che possono legalmente mediare tra le Big Pharma e gli Stati. Questa condizione non vale per i vaccini anti-Covid distribuiti nell’Unione europea, dato che la Commissione ha centralizzato il sistema rendendone impossibile l’acquisizione al di fuori dal canale dei governi centrali. È invece possibile per i vaccini destinati dagli Stati Uniti a Paesi extra Ue.

Gli stabilimenti di AstraZeneca negli Stati Uniti hanno prodotto milioni di dosi, che però non possono essere distribuite internamente perchè l’Fda non ha ancora approvato la ricetta di Oxford. Il 5 aprile il manager dell’agenzia federale della Salute pubblica americana Andy Slavitt durante una conferenza stampa alla Casa Bianca ha informato i giornalisti che «è in programma» che il vaccino di AstraZeneca venga di nuovo sottoposto al vaglio della Fda.

L’amministrazione statunitense ha infatti detto in più occasioni che nel caso in cui il vaccino venisse approvato, i primi a farne uso saranno gli stessi cittadini americani. Il primato americano è stato sancito dall’introduzione della legge che militarizza le industrie, il Defense Production Act del 1950, utilizzata da Trump a marzo del 2020 per blindare respiratori e dispositivi di protezione personale necessari a contrastare l’emergenza Covid. A gennaio 2021, appena eletto, il presidente Joe Biden ha allargato anche ai vaccini il Defense Production Act e ha sottoscritto con le aziende che producono negli Stati Uniti dei contratti con un numero di dosi che è necessario consegnare a Washington prima di poter esportare altrove.

«Stiamo sentendo notizie di offerte fraudolente per la vendita di vaccini a governo in tutta l’Ue»

Ville Itälä, direttore generale di Olaf

Da metà marzo l’amministrazione Biden ha anche diffuso un comunicato in merito al piano per l’esportazione di 4 milioni di dosi di AstraZeneca in Canada e Messico. Al 18 marzo 2021 la stima è che ci fossero 7 milioni di dosi del vaccino con la ricetta di Oxford che al momento non potevano essere né commercializzate all’interno degli Stati Uniti né esportate.

Tuttavia, in previsione del completamento degli obblighi di contratto di AstraZeneca negli Usa e quindi dell’apertura di un mercato di acquirenti stranieri, vari broker americani si sono attivati da inizio 2021 sui vaccini AstraZeneca prodotti negli Usa. Tra queste c’è la società americana Akers che in passato ha distribuito un vaccino anti-influenzale di AstraZeneca.

E proprio la Akers è l’azienda che appare in un documento consegnato a IrpiMedia dal whistleblower dove si evince che Doctors365 si era rivolta a loro per la fornitura.

Il 10 febbraio infatti, quando già la procura di Perugia aveva aperto il fascicolo su Scarcella, Akers ha emesso una fattura proforma diretta alla Regione Puglia per 4 milioni di dosi di vaccino AstraZeneca. Nel documento si legge che il pagamento sarebbe stato effettuato solo «previa notifica di spedizione» in due tranche entro metà marzo 2021, nessuna delle due inferiore a 500mila dosi. Il prezzo, nei documenti, è cancellato con una linea nera. La logistica delle consegne sarebbe stata affidata a Doctors365.

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Interpellata da IrpiMedia, Akers ha spiegato che esiste un accordo tra loro e la Doctors365, la quale ha fornito varie lettere d’intenti firmate da vari Paesi. «In quel momento Akers stava lavorando solo con distributori di AstraZeneca e non direttamente con AstraZeneca», spiega Akers in una nota scritta. Akers non ha però fornito alcuna prova del possesso, al momento, dei vaccini AstraZeneca contro il Covid. Nella nota l’azienda distributrice specifica solo di «essere in trattativa con tutti i potenziali produttori in termini di quantità, prezzi e tempi di consegna per quanto riguarda i loro vaccini Covid».

Akers possiede una lettera da esibire ai potenziali clienti in cui dichiara che la conferma dell’autorizzazione a distribuire le dosi di AstraZeneca può essere fornita da Whitney Meadows, responsabile del settore vaccini per la multinazionale negli Usa. Quest’ultima però non ha voluto commentare.

Le lettere d’intenti, spiega Akers, rimangono ancora valide, e non appena si potrà vendere all’estero, la società potrà passare alla distribuzione, anche in Europa. Tra i clienti infatti compaiono anche le Regioni italiane, che sarebbero però tenute a rispettare gli accordi gestiti da Bruxelles.

CREDITI

Autori

Cecilia Anesi
Gabriele Cruciata

In partnership con

Hanno collaborato

Matteo Civillini
Dennis Mijnheer
Maximilian Zierer
Serena Tinari

Editing

Lorenzo Bagnoli

Foto

Lubo Ivanko/Shutterstock
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