#CprSpa
Come funzionano le carceri per chi è nato con il passaporto sbagliato
Aggiornata il: 01 Dicembre 2023
#CprSpa
I Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sono strutture di detenzione amministrativa per persone che non hanno commesso alcun reato. Nati per far fronte a mere esigenze di tipo organizzativo, sono diventati presto un sistema punitivo destinato ai cittadini stranieri irregolari. Dalla loro creazione, nel 1998, queste vere e proprie carceri sono state gestite per alcuni anni dalla Croce Rossa e già all’epoca erano emerse gravi violazioni dei diritti, che avevano portato la Commissione parlamentare De Mistura a chiedere di superare questo sistema.
Al contrario, però, si è assistito al suo potenziamento e a un’evoluzione nella gestione, diventata privata perché meno costosa. Sono state prima le società e le cooperative e poi anche le multinazionali ad aggiudicarsi appalti da milioni di euro di fondi pubblici con la logica dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Questa serie di articoli nasce dalla collaborazione con la Coalizione italiana libertà e diritti civili (Cild), che ha pubblicato il rapporto L’Affare Cpr. Il profitto sulla pelle delle persone migranti, a cura di Federica Borlizzi, Eleonora Costa, Marika Ikonomu, Alessandro Leone, Simone Manda, Oiza Q. Obasuyi.
#CprSpa affronta questa evoluzione dedicando una serie di inchieste ad alcuni tra i soggetti più importanti del settore. Tra questi c’è Engel, società salernitana nel mondo dell’accoglienza dal 2014, oggi in stato di crisi, che continua a gestire il Cpr di Milano con un altro nome, Martinina. Oppure Ekene, erede di due cooperative che hanno dominato il settore in Veneto, gestore del centro di Gradisca d’Isonzo, dove dalla sua riapertura nel 2019 sono morte quattro persone. E infine Ors, multinazionale svizzera acquisita da Serco, colosso britannico con interessi anche nell’aviazione, nella sicurezza stradale e nei contratti di armi nucleari.
Abbiamo indagato inoltre le responsabilità delle istituzioni, incaricate di vigilare sul rispetto del capitolato d’appalto, nel corso di 25 anni di violazioni dei diritti e denunce rimaste spesso inascoltate.