Polizze false e senza coperture, le garanzie finanziarie fantasma delle discariche italiane

L’indagine della commissione sul ciclo dei rifiuti svela un sistema di truffa che rischia di costare milioni di euro alla pubblica amministrazione. Tra le vittime di questo sistema ci sono anche aziende sanitarie regionali

18 Gennaio 2021 | di Luca Rinaldi

Polizze assicurative “fasulle”, cioè emesse da società assicurative esistenti ma senza una reale copertura finanziarie e polizze “false”, cioè costituite da documenti ingannevoli e creati ad arte. Sono due scenari che autorità ambientali e inquirenti si trovano molto spesso davanti nel momento in cui è necessario verificare le garanzie finanziarie nel settore delle discariche. Le garanzie sono necessarie per far fronte agli obblighi previsti dalla legge per le varie fasi della vita di una discarica: dall’autorizzazione, all’apertura e alla gestione del sito. Le polizze sono fondamentali sia nel caso in cui si verifichino incidenti, sia nella fase di apertura, sia nella gestione post-mortem della discarica, un periodo che la normativa fissa in trent’anni dalla chiusura del sito di stoccaggio.

La commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti ha messo nero su bianco nella sua ultima relazione che in molti casi tali garanzie non risultano in regola, tanto che alcune indagini aperte stanno portando a galla un vero e proprio traffico illegale di polizze a garanzia di impianti industriali e appalti pubblici. La filiera è perversa e porta soprattutto nei Paesi dell’est Europa, in particolare Romania e Bulgaria, anche se casi del passato hanno messo sotto i riflettori anche altri Stati, come il Liechtenstein o la Cina.

La scoperta delle mancate coperture dopo gli illeciti

«Caso emblematico – riporta la relazione della Commissione presieduta dal deputato Stefano Vignaroli – che coinvolge i problemi delle polizze false e del danno erariale, è rappresentato dalla situazione della discarica di Cavenago d’Adda dopo l’infruttuoso tentativo di stilare con la società Waste Italia, proprietaria al 76% di Ecoadda e quindi della collina di rifiuti di Soltarico, un piano per la post-gestione, cioè per le attività necessarie per i successivi trent’anni, fino a quando i rifiuti potranno considerarsi mineralizzati e non si dovrebbe più pensare allo smaltimento del percolato, e all’estrazione del biogas».

Nel 2014 la Ecoadda aveva stipulato con una compagnia di assicurazioni romena, la Lig Insurance, le polizze fideiussorie per ottenere l’ampliamento della discarica. Nel 2017 la compagnia romena è insolvente e le autorità di vigilanza assicurative sia italiane sia romene ne impediscono l’operatività, e con lei svaniscono le garanzie prestate a favore della provincia di Lodi (proprietaria del sito al 20%) e del comune di Cavenago. Rimane invece la necessità di chiudere, gestire e bonificare il sito, operazioni i cui costi sarebbero dovuti essere garantiti dalle fideiussioni. Invece le operazioni di gestione e bonifica sono ferme da due anni e la stessa EcoAdda è in liquidazione, con i suoi vertici imputati per smaltimento illecito di rifiuti.

Le garanzie finanziarie a garanzia di impianti industriali e appalti pubblici

Garanzie e polizze sono necessarie per far fronte agli obblighi previsti dall’autorizzazione all’apertura dei luoghi di stoccaggio dei rifiuti, che comprendono anche la procedura di chiusura e la successiva gestione trentennale dell’area. Obiettivo: mettere al riparo l’ente pubblico e la collettività dagli effetti delle inadempienze della gestione. La legge prevede anche un piano di adeguamento alla normativa per le discariche preesistenti, e la chiusura dell’impianto in caso di mancata approvazione dello stesso. La garanzia per l’attivazione e la gestione operativa della discarica (comprese le procedure di chiusura) deve essere prestata per una somma commisurata alla capacità autorizzata della discarica e deve essere trattenuta dall’ente garantito per un periodo di almeno due anni dalla comunicazione di approvazione della chiusura. Per contro, la garanzia per la gestione successiva alla chiusura della discarica deve essere commisurata al costo complessivo del post mortem e deve essere trattenuta dall’ente garantito per un periodo di almeno trent’anni dalla comunicazione di approvazione della chiusura. Quest’ultima, pur riguardando la gestione successiva alla chiusura dell’impianto, deve essere prestata entro la sua messa in esercizio.

«Per la legge romena, in caso di fallimento della compagnia – scrive la commissione – ciascun assicurato avrebbe potuto chiedere un rimborso fino a centomila euro, risarcimento che pare non essere stato richiesto, con conseguenti ripercussioni in punto danno erariale». Tanto che la stessa Corte dei Conti in un caso analogo in provincia di Treviso ha contestato i danni alle casse pubbliche da parte dei funzionari addetti alla valutazione del procedimento e delle polizze.

Sempre nella zona del bresciano, particolarmente sotto pressione dal punto di vista ambientale, si riscontrano società del gruppo Waste Italia implicate in meccanismi simili già a cavallo tra il 2017 e il 2018. Durante quella stagione si sono stati applicati roghi all’interno di discariche e capannoni molto di frequente. Nella sola Lombardia in quel periodo si verificò una media di un incendio al mese.

A Bedizzole, dodicimila abitanti alle porte di Brescia, vi furono addirittura tre roghi nei primi cinque mesi del 2017 all’interno dello stesso sito in cui insistono più discariche, sia operative, sia in fase di chiusura e altre chiuse e in post-gestione. La gestione del sito è affidata a società possedute sempre dal gruppo Waste Italia.

La fideiussione, si legge agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti della scorsa legislatura, era affidata a una società con sede in Liechtenstein, la Gable Insurance, insolvente proprio dall’inizio del 2017 e fallita qualche tempo dopo. Circostanza che aveva costretto la proprietà a sospendere per cinque mesi le attività in attesa della concessione delle nuove polizze. A leggere la relazione della commissione, casi come quello della Waste Italia non sono né isolati, né sporadici.

«La commissione ha chiesto alle Regioni informazioni su ogni discarica attiva e la situazione delle relative garanzie finanziarie, ma in molti casi le risposte non sono state esaustive»

Stefano Vignaroli, presidente commissione ciclo rifiuti

Non solo discariche

Secondo quanto ha potuto verificare IrpiMedia le società poi risultate insolventi non hanno coinvolto solo il settore dei rifiuti, ma anche quello della sanità. È ancora il caso della Lig Insurance, a cui si erano rivolti enti come l’Azienda tutela salute di della Sardegna e le Unità locali socio-sanitarie del Veneto.

Lo confermano le stesse aziende locali per la tutela della salute che hanno regolarmente pagato i premi assicurativi, ma nel momento del bisogno, cioè dovendo soddisfare richieste di risarcimento danni o comunque dovendo garantire una copertura nel caso di condanne riportate in giudizio, la Lig non è più solvibile. Le aziende pubbliche hanno però fatto partire le procedure necessarie per tutelarsi, dal momento che le attività della Lig, dopo l’interdizione sia dell’Istituto di vigilanza sulle assicurazione (IVASS) italiano sia di quello romeno, sono di competenza del Fondo romeno di garanzia degli assicurati.

Le difficoltà del settore e le raccomandazioni della commissione

L’incertezza è forse il fattore che in questi anni ha causato i problemi più rilevanti. La determinazione delle garanzie infatti, ha scritto la Corte costituzionale in una sentenza del 2013, è di competenza statale. Tuttavia ad oggi, sottolinea la commissione, «tali criteri non sono stati fissati, con una conseguente situazione di grave incertezza applicativa, mentre i provvedimenti regionali sono suscettibili di essere dichiarati incostituzionali o illegittimi».

Inoltre la copertura delle polizze richieste dovrebbe essere trentennale e coprire sia la fase operativa e post-operativa. Tuttavia la commissione constata che le polizze stipulate hanno «con una certa frequenza» una copertura molto più breve di quanto previsto dalla legge italiana: la normativa prescrive trent’anni, le polizze ne durano cinque, con possibilità di rinnovo. Le stesse imprese del settore dei rifiuti lamentano la difficoltà nell’adempimento di questa prescrizione: da una parte emergono i costi troppo alti delle operazioni di post gestione delle discariche, dall’altra sono frequenti i dinieghi delle compagnie assicurative e delle banche a stipulare polizze di durata minima trentennale.

«La commissione – dice a IrpiMedia il presidente della commissione Stefano Vignaroli – ha chiesto alle Regioni informazioni su ogni discarica attiva e la situazione delle relative garanzie finanziarie, ma in molti casi le risposte non sono state esaustive. Un segno a mio avviso di una non sufficiente attenzione verso un tema tanto delicato: attenzione – conclude Vignaroli – che deve aumentare, insieme agli strumenti a disposizione delle amministrazioni regionali per svolgere un controllo preventivo più approfondito delle garanzie finanziarie che vengono loro prestate dai gestori». La commissione entro fine legislatura tornerà sul tema con un approfondimento statistico puntuale sul settore.

Editing: Lorenzo Bagnoli | Foto: Huguette Roe/Shutterstock

IrpiMedia è gratuito

Ogni donazione è indispensabile per lo sviluppo di IrpiMedia

LEGGI ANCHE
I broker della cocaina

I broker della cocaina

El viejo è un ex logista della cocaina. Era lui a fare in modo che tonnellate di polvere bianca in partenza dal Sud America raggiungessero l’Europa. Fino alla condanna a 17 anni di carcere

Eni-Opl 245, tutti assolti gli imputati per corruzione internazionale

Eni-Opl 245, tutti assolti gli imputati per corruzione internazionale

Per i giudici di Milano «il fatto non sussiste». Si chiude così il primo grado sulla presunta tangente da 1,1 miliardi di euro per l’aggiudicazione del blocco petrolifero nigeriano. La sentenza potrebbe avere ripercussioni anche su altri procedimenti in corso

Share via
Copy link
Powered by Social Snap