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L’Impero della truffa: domande e risposte

Domande e risposte sull’inchiesta che svela i meccanismi di due diversi gruppi che gestiscono piattaforme di trading online. Perché è importante denunciare al più presto

L’inchiesta internazionale

Che cos’è #ScamEmpire?

È un’inchiesta collaborativa a cui partecipano 32 testate internazionali. Nasce da una fuga di notizie ottenute dalla Sveriges television (Svt), la televisione di Stato svedese. Il lavoro è stato coordinato da Organized crime and corruption reporting project (Occrp). 

Nel consegnare i dati a Svt, la fonte anonima ha riferito un messaggio: «I truffatori possono operare impunemente, senza che nessuno li possa fermare. Quasi nessuno di questi crimini viene mai risolto per via delle difficoltà nelle indagini transnazionali… Senza un reale cambiamento a livello internazionale, non se ne andranno mai». «Consegnando questo materiale ai media io/noi speriamo che questo argomento ottenga attenzione a sufficienza affinché le autorità possano prendere provvedimenti contro questi criminali – si aggiunge –. Questo problema non è impossibile da risolvere. Dobbiamo tutti tenerci abbastanza da fare qualcosa a riguardo».   

Cosa rivela l’inchiesta?

Grazie a video, documenti, telefonate, screenshot – 1,9 terabyte di materiale in totale – l’inchiesta svela il funzionamento di due organizzazioni di trading online. La prima è gestita da A.k. Group, una società che ha almeno tre uffici a Tbilisi, la capitale della Georgia. La seconda è molto più ramificata, con call center dislocati tra Israele e diversi Paesi europei. 

Il punto di partenza per ricostruire le reti sono i call center e in entrambi i casi, però, è impossibile stabilire realmente chi ne sia proprietario. Nel caso del gruppo georgiano è stato possibile almeno risalire a una figura di vertice, ovvero Akaki Kevkhishvili. Dai social si deduce che è un uomo facoltoso, ma non è chiaro se ci sia qualcuno sopra di lui nella catena di comando. Nel caso della seconda rete, quella esistente tra Israele ed Europa, non è stato possibile identificare nessun potenziale titolare effettivo. 

I due gruppi, in totale, hanno ricevuto pagamenti da almeno 32mila persone per un “investimento” complessivo di oltre 261 milioni di euro. Il 90 per cento dei 182 clienti contattati dai giornalisti via email o telefono ritengono di essere stati vittima di una truffa (85 hanno sporto denuncia). Per quanto i gruppi siano completamente diversi, l’inchiesta identifica in entrambi i gruppi le stesse modalità di truffa e gli stessi fornitori di servizi telefonici, internet, di marketing e di pagamenti.

Pubblicità che promettono guadagni facili e piattaforme tecnologiche che rendono più semplice e immediato gestire gli investimenti finanziari sono gli strumenti per far cadere in errore clienti da tutto il mondo. Per scovare, gestire e convincere questo capitale umano a versare i propri risparmi, le organizzazioni si appoggiano a fornitori di servizi.

Perché è importante?

«Le frodi, incluse quelle online, sono state identificate come la più grande minaccia per l’Unione europea nei prossimi quattro anni», spiega Sebastien Bley, responsabile di Europol per la squadra che si occupa di frodi e crimini finanziari. Jürgen Stock, ex segretario generale di Interpol, stima in circa 480 miliardi di euro il mercato annuale delle frodi online. 

L’inchiesta ha potuto stabilire che per alcuni fornitori di tecnologia le loro verifiche sui clienti non impediscono di vendere anche a call center che appartengono a organizzazioni che promuovono investimenti su 86 piattaforme di trading, la maggioranza delle quali hanno ricevuto segnalazioni da autorità di vigilanza del mercato. L’interruzione dei contratti, quando è avvenuta, è sempre stata legata a interventi delle autorità giudiziarie.

Le piattaforme di trading utilizzate dalle due organizzazioni cambiano ogni volta che qualche autorità li segnala. Anche i fornitori di certi servizi online –  come la conversione da moneta “nazionale” a criptovalute o piattaforme di fintech – sono sostituibili senza difficoltà. Più difficile è recuperare i database di potenziali bersagli per le proprie campagne di marketing e per le telefonate “a freddo” dei call center. Quei dati sono protetti da cassaforti informatiche spesso difficili da raggiungere per le polizie internazionali.

Come sono iniziate le truffe online?

Nei primi anni del 2000, i primi a inventare questo tipo di truffa sono stati gruppi criminali di georgiani, russi e israeliani che promettevano guadagni enormi con una forma di trading molto rischioso, ovvero sia quello dello scambio di valute: il Forex. Si tratta in sostanza di acquistare denaro di una valuta a un prezzo e rivenderlo nel momento giusto, quando ha aumentato il suo valore. La discrepanza tra i due prezzi rappresenta il guadagno. 

A partire dagli anni ‘10 del Duemila diversi giornalisti internazionali hanno cominciato a denunciare queste frodi. Negli stessi anni fiorivano anche le aziende che permettono di fare marketing, come i network di affiliazioni, piattaforme che raggruppano diverse entità che offrono spazi pubblicitari a pagamento e che cedono in cambio i dati di coloro che si sono registrati. Così è aumentato anche il mercato delle potenziali prede dei network di truffatori. 

Negli anni, attraverso l’intelligenza artificiale, diverse piattaforme fanno credere agli utenti di non dover decidere nulla del loro paniere di investimenti. Sono aumentati anche i prodotti finanziari che a fronte di un altissimo rischio prospettano guadagni molto allettanti.

Per approfondire

#ScamEmpire
Inchiesta

Come funziona l’industria “mungi-clienti” che ha incassato 240 milioni di euro

05.03.25
Coluccini

Prima erano solo i call center – spesso con sedi in Paesi come Ucraina, Bulgaria, Albania e Georgia – il punto di accesso agli investitori. Ora servono a fidelizzare il cliente mentre per cercarli si fa affidamento a pubblicità online su piattaforme come Google, Facebook e altri social network che hanno contribuito a diffondere l’idea della facilità di guadagno attraverso gli investimenti online. 

Come tutto ciò che prolifera in rete, per le autorità di vigilanza e le forze dell’ordine il problema è duplice: non si può controllare tutto il web e non si può evitare che smantellato un network ne sorga un altro. 

L’Italia e l’inchiesta di IrpiMedia

Quali sono i passaggi della truffa?

Per truffare una persona c’è bisogno di:

  • ottenere i suoi contatti;
  • avere un’infrastruttura telefonica da cui effettuare e registrare chiamate ogni giorno;
  • tenere traccia dei suoi dubbi e dei punti deboli;
  • mettere in piedi siti web apparentemente legittimi che mostrano un sano andamento degli investimenti;
  • sfruttare una serie di servizi di pagamento, tra cui banche virtuali e veri e propri gestori di società create ad hoc, per raccogliere i soldi sottratti alle vittime.

Su cosa si concentra l’inchiesta di IrpiMedia? 

Sul meccanismo “cacciare, mungere, incassare” ovvero i tre passaggi attraverso cui queste organizzazioni “mungono” denaro dagli investitori. L’inchiesta si concentra solo sulla seconda organizzazione, quella che ha sedi disseminate tra l’Europa e Israele, in quanto ha un numero molto più significativo di vittime italiane. Due di queste hanno confermato via email di ritenere la piattaforma di trading con la quale hanno investito una truffa. Rispetto all’ammontare degli investimenti di cittadini di altre nazionalità, gli italiani appaiono comunque più prudenti: i dati del leak indicano poche migliaia di euro, contro le decine di altri. Le piattaforme riconducibili al network “euro-israeliano” emerse all’interno dei documenti di #ScamEmpire che hanno tra i clienti “investitori” italiani sono Tactix, Rn-investing, Ubs-investing, Olympus, MTInvesting, Rs-investing e Ing-investing. In tutto, quelle riconducibili al network sono 79 e almeno 62 hanno ricevuto un avvertimento da qualche autorità di vigilanza nel mondo.

Quanto perdono gli italiani con le frodi del trading?

Secondo le cifre del rapporto annuale della polizia postale, solo nel 2024 le truffe online hanno fruttato ai criminali oltre 180 milioni di euro sottratti ai cittadini italiani. L’80% di queste perdite è legato al finto trading online, e si tratta di una stima parziale perché non tiene in considerazione le altre diverse autorità di polizia coinvolte. Malgrado le strategie dietro queste truffe siano note da anni, le organizzazioni che ci sono dietro sembrano essere sempre più abili nel gestire quelle che sono a tutti gli effetti degli imperi della truffa.

Cosa fare per evitare le frodi?

Se ci si imbatte in pubblicità o piattaforme di investimento, è opportuno verificare prima che siano legittime. Per farlo la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob) mette a disposizione un elenco aggiornato degli operatori autorizzati a offrire servizi e attività di investimento in Italia, consultabile qui. Altri campanelli d’allarme da tenere in considerazione riguardano il modo in cui gli operatori della piattaforma di investimento esercitano pressioni per effettuare rapidamente i pagamenti o se suggeriscono approcci inusuali per il trasferimento di denaro, come l’uso di istituti bancari alternativi e diversi dai soliti noti. Per questo tipo di truffe è fondamentale denunciare al più presto per aumentare le chance di recuperare le somme perse. È importante quindi fare attenzione a questi campanelli d’allarme. 

Crediti

Autori

Redazione IrpiMedia

Editing

Redazione IrpiMedia

Foto di copertina

© Occrp

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