La fabbrica delle frodi, il business dei finti call center
I dipendenti del Milton Group contattano ogni giorno clienti in tutto il mondo. Propongono pacchetti d'investimento con ritorni da capogiro. E li truffano. Ecco come funziona il sistema di frodi via telefono e social network
07 Marzo 2020

#FraudFactory

Una società di base a Kiev, Ucraina, con ricavi di 70 milioni di euro l’anno propone finti pacchetti finanziari con ritorni da capogiro. Le vittime ci cascano e arrivano a perdere migliaia di euro. Molti di loro sono italiani. Comincia con una pubblicità su Facebook, o una chiamata a freddo. Di solito il numero di telefono ha un prefisso inglese, finto. La proposta è sempre allettante: si parla di investimenti finanziari dal ritorno assicurato in poco tempo. Come referenze, sui social, circolano i volti di vip famosi che si sarebbero arricchiti in questo modo.

Ma è solo una finzione. Un castello di carta. Chi si fa abbindolare, non vedrà mai i suoi soldi finire in un vero investimento che finiscono invece in casseforti offshore lontani dalle giurisdizioni dove le polizie che indagano sulle denunce dei truffati potrebbero scovarli.

Il tutto saldamente nelle mani del gruppo criminale israelo-georgiano che sta alle spalle dell’organizzazione.

Si chiama Milton Group, ha un ufficio in un palazzo elegante in centro a Kiev e come ragione sociale ha convincere clienti sprovveduti a mettere mano al portafogli.

Come è nata l'inchiesta
Mentre lavorava per il Milton Group, un whistleblower ha fornito al giornale svedese Dagens Nyheter documenti e registrazioni che gettano luce sulla fabbrica di frodi a Kiev. Tra il materiale anche un elenco di oltre 1.000 vittime che il whistleblower è riuscito a copiare e trafugare di nascosto. DN ha condiviso il dossier con l’Organized Crime and Corruption reporting Project (OCCRP) e con i giornalisti che hanno collaborato all’inchiesta. Il consorzio di reporter ha raccolto le testimonianze di vittime che provengono da oltre 50 paesi. Il progetto è stato ribattezzato #FraudFactory, La Fabbrica delle Frodi. Oltre a Dagens Nyheter hanno partecipato importanti giornali nazionali, tra cui La Stampa (Italia), Helsingin Sanomat (Finlandia), VG (Norvegia), Politiken (Danimarca), The Guardian (Regno Unito), La Nacion (Argentina), El Confidencial (Spagna), Miami Herald (USA) e Times of Israel (Israele) .
L’inchiesta #FraudFactory nasce dai documenti che un whistleblower ha raccolto e messo a disposizione dei giornalisti svedesi di Dagen Nyheter. All’inchiesta hanno partecipato giornalisti di 25 Paesi in tutto il mondo, coordinati da Occrp.

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Autori

Lorenzo Bagnoli
Lorenzo Bodrero
Matteo Civillini
Gianluca Paolucci

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