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Due agenzie di rating Esg cambiano i criteri di valutazione a favore delle aziende coinvolte nel conflitto israelo-palestinese

A guadagnarci sono le aziende da anni coinvolte in contenziosi per il ruolo nelle occupazioni dei territori palestinesi, come Caterpillar, promosse a pieni voti dagli indici di Morgan Stanley Capital International (Msci) e Morningstar Sustainalytics

#TerraPromessa

07.05.25

Raffaele Angius
Christian Elia

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Almeno dall’agosto del 2024, due delle più importanti agenzie che forniscono agli investitori internazionali valutazioni sulla sostenibilità etica e ambientale delle aziende hanno smesso di penalizzare quelle coinvolte nella violazione dei diritti umani dei palestinesi che vivono nelle zone coinvolte dal conflitto israelo-palestinese (Ipca, è l’acronimo inglese che identifica l’area).

Lo dimostra l’analisi di vari report sui parametri detti Esg pubblicati dalle agenzie Morgan Stanley Capital International (Msci) e Morningstar Sustainalytics, arrivati a un consorzio di giornalisti attraverso un leak, una fuga di notizie.  

Esg è l’acronimo inglese per “environmental, social e governance”. Identifica tre parametri quantitativi e qualitativi – ambientale, sociale e “di gestione” – utilizzati dalle agenzie di analisi come Msci e Morningstar Sustainalytics per aiutare gli investitori, privati e istituzionali a comprendere la sostenibilità di un’azienda usando metriche che riguardano il loro impatto ambientale e sociale.

L’inchiesta in breve

  • Morgan Stanley Capital International (Msci) e Morningstar Sustainalytics, due delle più importanti agenzie di rating Esg (parametri che valutano la sostenibilità etica e ambientale delle aziende), hanno progressivamente cambiato le griglie di valutazione per le violazioni dei diritti umani nell’area del conflitto israelo-palestinese tra l’agosto del 2023 e l’agosto del 2024 
  • Morningstar Sustainalytics ha ammesso la modifica delle griglie di valutazione alla fine del 2024, riconoscendo il ruolo esercitato da gruppi di investitori legati all’ong statunitense JLens, che ritengono i parametri Esg un mezzo per combattere i movimenti anti-israeliani. Msci non ha mai ammesso alcuna modifica nei criteri di valutazione, ma è stata indicata da JLens come il prossimo bersaglio delle loro campagne
  • Tra le aziende che hanno visto cambiare la loro valutazione nei punteggi in merito alle «controversie» c’è Caterpillar, la cui prima fornitura a Israele risale al 1967, l’anno in cui è iniziata l’occupazione dei territori palestinesi. Nell’agosto del 2024, secondo i documenti visionati dai giornalisti, sono scomparsi tutti i riferimenti alle precedenti controversie segnalate fino all’anno precedente, di cui la più clamorosa riguarda l’uccisione di un’attivista statunitense nel 2003
  • L’efficacia degli indici di valutazione Esg sono molto discussi tra gli esperti della finanza. Sono considerati un possibile strumento di “pulizia reputazionale”, più che un vero mezzo per influenzare il mercato. L’inchiesta rileva anche quanto siano suscettibili a modifiche e a campagne di pressione

Msci nega di aver cambiato la propria griglia di valutazione, mentre Morningstar Sustainalytics ha riconosciuto pubblicamente questo cambio di rotta alla fine del 2024 «perché le questioni relative ai diritti umani, quando sono collegate a dispute territoriali, tendono a essere meno oggettive, affidabili o coerenti, e sono soggette a fattori geopolitici complessi, visioni divergenti e resoconti faziosi e in conflitto tra loro da parte dei media», si legge nel comunicato stampa.

La decisione influenza il modo in cui vengono redatti il Controversy report e il Global standards screening (Gss), due servizi che l’agenzia fornisce ai propri clienti in cui vengono raccolte informazioni in merito alle «controversie» che possono impattare sui parametri Esg e alle «violazioni di standard e normative internazionali» stilate da organizzazioni internazionali come ad esempio le Nazioni Unite, si legge sempre da documenti riservati di Morningstar Sustainalytics.

Ora se una controversia riguarda l’area Ipca non viene semplicemente conteggiata. 

L’agenzia ha anche smesso di utilizzare come fonte delle proprie analisi i report del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhcr) e quelli di organizzazioni non governative internazionali come Who Profits perché ritenute di parte. 

Glossario degli acronimi

IPCA – Israeli-Palestinian conflict area. È l’acronimo inglese utilizzato in ambito finanziario per identificare l’area coninvolta nel conflitto isreaelo-palestinese, ovvero Israele, la Striscia di Gaza, la Cisgiordania, e Gerusalemme Est. Non esiste tuttavia una definizione univoca che identifica la regione. 

ESG – Environmental, social and governance. Ambientali, sociali e “di gestione”: l’acronimo inglese definisce i parametri non finanziari con cui certe agenzie di rating valutano aziende e fondi finanziari. Governance va intesa come adesione di un’azienda e di un fondo alle normative internazionali.

SDG – Sustainable development goals. Gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, 17 in tutto, sono stati adottati dalle Nazioni Unite nel 2015 con l’obiettivo di abbattere la povertà e difendere l’ambiente entro il 2030. Spesso criticati per la loro inefficacia, rappresentano una categoria attraverso cui è possibile etichettare come “etico” un prodotto che mira al loro raggiungimento. 

BDS – Il Comitato nazionale palestinese per il boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) è la più grande coalizione della società civile palestinese, nata nel 2005, per promuovere attraverso azioni non violente il boicottaggio delle aziende israeliane e internazionali che operano nei Territori occupati palestinesi nel 1967 e chiede sanzioni contro il governo israeliano sul modello della campagna di sanzioni contro il Sudafrica degli anni Ottanta in poi. 

La campagna contro il presunto «pregiudizio anti-israeliano»

L’eliminazione delle controversie in area Ipca dalla griglia di valutazione Esg di Morningstar Sustainalytics è il risultato di una serie di raccomandazioni di esperti indipendenti ingaggiati dall’agenzia per prendersi carico delle «preoccupazioni riguardo a un possibile pregiudizio anti-israeliano». A muovere l’accusa è stata una coalizione di organizzazioni filo-israeliane di base negli Stati Uniti. Tra queste c’è JLens, un network di trenta organizzazioni ebraiche che raccolgono, afferma il sito, 11 miliardi di dollari di investimenti.

Fondata nel 2012 in California allo scopo di promuovere un approccio finanziario che tuteli gli interessi di Israele e della cultura ebraica, appartiene al gruppo di organizzazioni collegata all’Anti-Defamation League (Adl). In un comunicato stampa dell’ottobre del 2022 in cui annunciava «che integrerà» JLens, Adl spiegava che lo scopo dell’operazione era «ampliare la propria partecipazione e attività di advocacy» nel settore degli investimenti Esg e «contrastare gli sforzi di alcuni attivisti volti a promuovere politiche anti-israeliane e antisemite», si legge nel comunicato.

«L’Esg – dichiarava per l’occasione l’amministratore delegato dell’organizzazione, Jonathan Greenblatt – è la nuova frontiera nella lotta contro l’antisemitismo, con attivisti radicali del movimento Bds (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni, ndr) che cercano di imporre la loro agenda». 

Adl è una delle costellazioni principali della galassia di organizzazioni filo-israeliane che strumentalizza l’antisemitismo, equiparandolo all’antisionismo, per esercitare pressione su organizzazioni politiche e finanziarie internazionali. Nel 2020 l’attività di lobby, che dura da anni, ha avuto un salto di qualità, ottenendo pubblicamente sostegno dal dipartimento di Stato americano. È allora che anche Morningstar Sustainalytics è diventato un obiettivo di JLens.

I primi risultati della campagna di lobbying delle organizzazioni filo-israeliane sono arrivati a ottobre del 2022, quando i procuratori federali di 19 Stati americani – primo il Missouri, dove a ricoprire la carica all’epoca era Eric Schmitt, oggi senatore repubblicano che si definisce «campione» dei sostenitori di Trump – hanno aperto un’indagine su Morningstar Sustainalytics per violazione della legge a protezione dei consumatori, con l’accusa di aver adottato un’interpretazione dei criteri Esg discriminatoria nei confronti di Israele.

Nello stesso anno, «territori palestinesi occupati», un termine fino ad allora ricorrente nei report dell’agenzia ma ritenuto dalle organizzazioni filo-israeliane connotato politicamente, è stato sostituito da formule più neutre come «Cisgiordania» o «Gerusalemme Est».

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Morningstar Sustainalytics non ha poi più utilizzato come fonte alcuni report delle Nazioni Unite, sempre perché ritenuti parziali e anti-israeliani. Secondo quanto riportato dalla stessa JLens sul suo sito, a luglio 2023 il numero di aziende ritenute controverse da Morningstar Sustainalytics per le proprie attività in Israele e Cisgiordania sarebbero passate da 109 a 26. 

A gennaio del 2025, il direttore generale di JLens e consigliere di Adl Ari Hoffnung ha espresso soddisfazione per i nuovi criteri di valutazione impiegati da Morningstar Sustainalytics, sostenendo che dovrebbero essere un modello «anche per Msci», il bersaglio successivo della campagna contro le agenzie di rating Esg mossa dalla coalizione di organizzazioni filo-israeliane. Nel 2024 si sono mossi contro Msci anche i procuratori federali che avevano intentato la causa contro Morningstar Sustainalytics.

«Msci non ha modificato la propria metodologia né ha cambiato l’approccio nella valutazione delle controversie legate ai diritti umani, che applichiamo in modo coerente a tutte le aziende, comprese quelle presenti in zone di conflitto», fa sapere l’agenzia di rating rispondendo alle domande del consorzio giornalistico.

Le controversie «possono essere archiviate quando rimangono inattive per un periodo prolungato e non emergono nuove accuse da fonti verificate». Non spiega però perché nessuna delle controversie più recenti sia stata inclusa nel report del 2025 né chiarisce le discrepanze emerse nei documenti trapelati. Morningstar Sustainalytics, invece, non ha risposto a una richiesta di commento.

L’inchiesta internazionale

L’inchiesta sui report delle agenzie di rating Esg Morgan Stanley Capital International (Msci) e Morningstar Sustainalytics è stata coordinata dalla piattaforma di giornalismo d’inchiesta olandese Follow The Money. I partner italiani sono IrpiMedia e Il Sole24Ore. L’inchiesta è stata inoltre pubblicata da Luxembourg Times, Luxemburger Wort, El País, De Tijd, Tages-Anzeiger e Børsen.

Il caso Caterpillar: come cambia il rating di Msci

A beneficiare dei nuovi criteri di valutazione di sostenibilità delle aziende sono imprese al centro di denunce per le loro attività nei territori occupati.

#TerraPromessa
Feature

Come Israele strumentalizza l’antisemitismo

29.11.24
Elia

Come Caterpillar Inc., la multinazionale con sede in Texas che è fornitore storico dello Stato d’Israele: la sua prima commessa risale al 1967, anno in cui è cominciata l’occupazione, ritenuta «illegale» dalla Corte Internazionale di giustizia delle Nazioni Unite.

L’episodio più grave in cui è coinvolta l’azienda risale al 16 marzo 2003: Rachel Corrie, attivista statunitense, muore mentre tenta pacificamente di impedire la demolizione di una casa nel campo profughi di Rafah. La uccide un bulldozer Caterpillar modello D9, una macchina da 60 tonnellate, in uso alla Israeli defence force (Idf), l’esercito israeliano. 

La famiglia di Rachel Corrie, per anni, ha tentato di ottenere un riconoscimento legale delle responsabilità dell’azienda statunitense nella morte della figlia. Nel 2005 ha intentato una causa civile per risarcimento danni contro la società in Illinois, negli Usa, insieme a quattro famiglie di vittime palestinesi. Il caso è stato archiviato nel 2007 per mancanza di giurisdizione della Corte in materia di politica estera, tuttavia è stato il più mediatico tra quelli che per decenni Caterpillar ha dovuto gestire.

Al problema reputazionale collegato al coinvolgimento nelle occupazioni israeliane, si è aggiunta nel corso degli anni l’attribuzione di punteggi particolarmente bassi da parte delle agenzie di rating. 

L’indice delle controversie redatto da Msci ad agosto del 2023 citava questa serie di episodi, compreso il caso Corrie, e valutava l’azienda tre su dieci in una scala dove il voto dieci rappresenta gli standard più alti di rispetto dei valori ambientali, sociali e di gestione dell’azienda. Faceva riferimento anche a report di ong come Amnesty International o Human Rights Watch in cui si parlava di bulldozer della Caterpillar «trasformati in armi» dell’Idf. Ad agosto 2024, però, il punteggio sale fino a dieci su dieci e ogni riferimento alle controversie passate scompare.

Come detto, Msci ha risposto a una richiesta di commento chiarendo che alcuni episodi potrebbero venire rimossi nel tempo dai report. Non chiarisce però quale sia questo tempo e perché solo dopo dieci anni la morte di Rachel Corrie sia stata rimossa dall’analisi su Caterpillar. Né chiarisce quale livello di gravità debba raggiungere un episodio o l’attribuzione di un comportamento poco etico per essere inserito nell’analisi di un’azienda.

La più recente scheda visionata da IrpiMedia, che risale a marzo del 2025, non riporta alcun riferimento a Israele, ai Territori Palestinesi Occupati, a Gaza o alla Cisgiordania. Questo nonostante due mesi prima, l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Ohchr) avesse nominato Caterpillar all’interno di una lista di aziende che «rischiano di essere complici di gravi violazioni dei diritti umani e delle leggi umanitarie internazionali». A conferma del fatto che sembrano venire rimosse le sole controversie legate ai Territori Palestinesi Occupati, lo stesso report di Msci attribuisce ancora un punteggio di due su dieci all’azienda produttrice di mezzi da lavoro e abbigliamento in merito alle condizioni di lavoro lungo la sua filiera, per via della presenza di stabilimenti in Cina in cui sarebbero sfruttati dei lavoratori uiguri.

Ad oggi non esistono informazioni a supporto dell’ipotesi che Caterpillar non sia effettivamente coinvolta in altre violazioni dei diritti umani a danno dei palestinesi. Ad aprile del 2025, secondo quanto riportato al New York Times da un testimone oculare, un Caterpillar D9 avrebbe distrutto quattro ambulanze dove si trovavano 15 paramedici precedentemente uccisi dalle Idf. 

Caterpillar non ha risposto a una richiesta di commento, ma afferma sul proprio sito web di essere «impegnata nel rispetto dei diritti umani internazionalmente riconosciuti in tutte le sue attività». In seguito all’attacco di Hamas del 7 ottobre, l’azienda si è detta «turbata dalla crescente crisi umanitaria nell’area», affermando di aver donato un milione di dollari a supporto delle persone coinvolte.

Il sostegno degli Stati Uniti a Caterpillar

I mezzi di Caterpillar rientrano da anni nella fornitura di mezzi militari e civili che gli Stati Uniti mandano a Israele in virtù dell’alleanza storica tra i due Paesi. Dopo i fatti del 7 ottobre del 2023 – l’attacco dei miliziani di Hamas in territorio israeliano – questi finanziamenti proseguono a ritmo ancora più battente. Lo scorso marzo l’amministrazione Trump ha approvato il trasferimento di bombe e altro materiale militare per un valore di circa tre miliardi di dollari a Israele, bypassando il parere del Congresso. Di questi, 295 milioni di dollari sono stanziati per l’acquisto di bulldozer blindati prodotti da Caterpillar. 

Quanto è credibile la valutazione delle agenzie di rating?

Le agenzie che valutano i parametri Esg dovrebbero rappresentare un riferimento per il mercato finanziario. La loro credibilità, e il loro successo, dovrebbe dipendere da quanto sono accurate le analisi che producono. È stimato che Morningstar e Msci insieme forniscano l’80% dei dati mondiali sul rapporto tra aziende e diritti umani. Ad oggi, i fondi che investono in aziende che ottengono “l’approvazione” Esg valgono quasi tremila miliardi di euro, secondo la stessa Morningstar Sustainalytics, e di questi l’84% è europeo. Secondo una ricerca presentata da Salone Sri a Milano alla fine del 2024, il 74% dei fondi autorizzati in Italia sono vincolati ai rating Esg. 

La discrezionalità sui criteri di valutazione, di conseguenza, conferisce alle agenzie molto potere.

Infatti, spiega Patrizio Monfardini, docente del Dipartimento di Scienze economiche ed aziendali dell’Università di Cagliari, gli operatori finanziari che propongono fondi Esg tra i propri prodotti finanziari possono selezionare le aziende da inserirvi in due modi, «passivo o attivo»: «Il primo è dire, ad esempio, non voglio aziende che lavorino nel settore delle armi per cui il fondo non conterrà azioni di aziende di quel settore; il secondo è dire che voglio le aziende più performanti dal punto di vista socio-ambientale in un determinato settore economico, che devi andare a cercare attraverso l’analisi comparata di indicatori di sostenibilità», spiega. Come gli indicatori calcolati dalle agenzie Morningstar e Msci. «Non mi sorprende – prosegue Monfardini – che tali agenzie possano aver subito pressioni per modificare alcuni parametri, poiché non esiste a livello mondiale uno standard unico di misurazione, il mercato è ancora abbastanza fluido e ci sono molti indicatori più o meno riconosciuti e usati a livello internazionale», aggiunge. 

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«Molti bandi pubblici, principalmente in Occidente, prendono in considerazione per la scelta anche questi punteggi Esg – continua Monfardini – quindi avere dei punteggi bassi può essere gravemente penalizzante per un’azienda. Si pone quindi una scelta: vendere a un Paese che viola i diritti umani e vedersi abbassare il punteggio Esg oppure rinunciare a una ricca commessa militare nella speranza di avvantaggiarsi su un appalto pubblico futuro? Certamente la soluzione ideale, dal punto di vista dell’impresa, sarebbe quella di riuscire a convincere l’arbitro, cioè la società di rating Esg a far giocare entrambe le partite», chiosa l’esperto.

È invece scettica sui parametri Esg Jayati Ghosh, professoressa di economia all’Università del Massachusetts ad Amherst, Stati Uniti: «Penso siano stati progettati più come un esercizio di greenwashing, o Sdg-washing (Sdg sta per Obiettivi di sviluppo sostenibile, ndr), che come uno strumento autentico di responsabilità». L’insieme di criteri Esg «è stato costruito intorno agli incentivi, cioè ai premi, e non prevede alcuna sanzione – aggiunge –. Questo non basta. Se ci preoccupiamo davvero che gli investimenti non calpestino i diritti umani allora noi, come cittadini, dovremmo esigere regolamentazioni».

La giustificazione addotta da Morningstar Sustainalytics per il cambio dei suoi parametri – in sintesi, l’eccessiva complessità impedisce un’analisi corretta delle fonti di informazione – è considerata debole da Tara van Ho, docente universitaria che lavora con il Centro per i diritti umani dell’Università dell’Essex: la questione della violazione dei diritti umani non è politica o morale, come suggerisce Morningstar Sustainalytics, ma «giuridica» e «il fatto che spesso sia difficile (esprimere valutazioni sulle controversie di un’azienda, ndr) è proprio il motivo per cui gli investitori si fidano di soggetti come Morningstar e Msci».

Ignorare il conflitto israelo-palestinese è anche in contrasto con quanto afferma l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Ocse) in materia di responsabilità sociale d’impresa delle multinazionali, considerata uno strumento per realizzare gli obiettivi dello sviluppo sostenibili (come spiega anche il ministero per il Made in Italy).

«Le situazioni di conflitto richiedono una maggiore attenzione quando si valutano le società nel proprio portafoglio di investimenti – afferma Daan Spaargaren, responsabile della strategia sugli investimenti responsabili per il Pensioenfonds Metalektro (Pme), fondo dei Paesi Bassi che investe circa 60 miliardi di euro in tutto il mondo per oltre 620mila pensionati dell’industria metallurgica e tecnologica (di piccole dimensioni) – ma vediamo che le agenzie di rating non aggiornano più o addirittura cancellano le analisi sulle controversie. Questo ci porta concretamente all’impossibilità di rispettare alcuni obblighi previsti dalle linee guida dell’Ocse».

Kiran Aziz, responsabile degli investimenti Esg del Kommunal Landspensjonskasse (Klp), il principale fondo pensione della Norvegia specializzato nella gestione delle pensioni dei dipendenti del settore pubblico (80 miliardi di euro il valore del patrimonio gestito) parla di «tradimento della fiducia» delle agenzie di rating, di cui è storico cliente: «Se non sono in grado di fornire informazioni sulle controversie legate al conflitto israelo-palestinese, come possiamo fidarci che le altre informazioni sui diritti umani siano affidabili?», si chiede Aziz.

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Crediti

Autori

Raffaele Angius
Christian Elia

Editing

Lorenzo Bagnoli

Fact-checking

Lorenzo Bagnoli

In partnership con

Follow The Money
Luxembourg Times
Luxemburger Wort

Foto di copertina

© GocherImagery /Getty

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