• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Formati
    • Serie
    • Inchieste
    • Feature
    • Editoriali
  • Speciali
    • Inchiestage
    • Fotoreportage
    • Video
    • Podcast
  • Archivi
    • Archivio generale
  • IrpiMedia
    • Membership
    • SHOP
    • Newsletter
    • IrpiLeaks
    • Editoria
    • Redazione
  • Irpi
    • APS
    • SLAPP
    • Dona
  • In English
    • Investigations
    • Donate
  • Social
    • Facebook
    • Instagram
    • LinkedIn
    • Telegram
    • YouTube
IrpiMedia

IrpiMedia

Periodico indipendente di giornalismo d'inchiesta

  • Home
  • Menu
  • MyIrpi
  • Login
irpi media

La corsa ai crediti degli insegnanti precari passa per le università telematiche

Per accedere ai concorsi per il posto fisso, gli aspiranti docenti devono seguire corsi e ottenere certificazioni. Un sistema che penalizza gli insegnanti con minori mezzi economici e, sempre più spesso, avvantaggia gli atenei on line

19.11.25

Gabriele Ciraolo
Roberta De Vargas
Andrea Mercurio
Giorgia Moretto
Giulia Zaccardelli

Argomenti correlati

Lavoro
Scuola

Per diventare insegnante di ruolo, in Italia, non basta la laurea: servono dei crediti, prima facoltativi e ora anche obbligatori. È un sistema che penalizza i docenti precari, soprattutto quelli coi mezzi economici più limitati. Ma è anche una grande occasione di affari per le università private telematiche.

Gli attori di questo settore sono pochi e influenti, con legami storici e solidi con i partiti di governo, in particolare Forza Italia e Lega. Nell’ultimo decennio almeno, gruppi come eCampus e Multiversity hanno finito per erogare la stragrande maggioranza dei corsi che i precari frequentano a pagamento per acquisire certificazioni e crediti, sperando così di avere maggiori chance di passare i concorsi. 

L’inchiesta in breve

  • «Dal punto di vista economico per me è stato un peso», racconta Antonio, insegnante precario originario di una regione meridionale, che lavora in un liceo del nord Italia e che ha ottenuto tutti i crediti possibili
  • Antonio è uno degli oltre 240mila insegnanti precari italiani. Per passare di ruolo, non gli basta la laurea, ma deve frequentare dei corsi che gli garantiscono certificazioni e quindi crediti, utili per partecipare ai concorsi e scalare le graduatorie
  • Questi corsi sono a pagamento e, fino a due anni fa, erano solo facoltativi. I precari li fanno per avere punteggi migliori in graduatoria e ad offrirli sono soprattutto le università telematiche. Il loro settore è praticamente un oligopolio, dominato dai gruppi Multiversity ed e-Campus
  • Il gruppo e-Campus è stato fondato dall’imprenditore Francesco Polidori, che ha solidi legami con i partiti di governo. In particolare, con la deputata forzista Catia Polidori e con la Lega, cui le aziende della famiglia Polidori hanno donato 190mila euro in tre anni
  • Nel 2023, il governo Meloni ha reso obbligatorio un ulteriore corso, per i precari che vogliono accedere ai concorsi per il posto fisso. Per la sindacalista Manuela Calza, questa scelta apre un nuovo mercato, del quale potrebbero beneficiare proprio questi attori

«Dal punto di vista economico per me è stato un peso», racconta Antonio, insegnante precario originario di una regione meridionale, che lavora in un liceo del nord Italia e che ha ottenuto tutti i crediti possibili. 

Ora, una decisione del governo Meloni potrebbe offrire alle università telematiche ulteriori possibilità, senza garanzie che questo migliori il sistema scolastico italiano. Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (Dpcm) del 4 agosto 2023, infatti, l’esecutivo ha introdotto un’ulteriore formazione obbligatoria per i docenti che vogliono partecipare ai concorsi per i posti a tempo indeterminato.

Scopri MyIrpi

Sostienici e partecipa a MyIrpi

Regala MyIrpi

Regala l’adesione a MyIrpi+
e ricevi in omaggio la nostra T-shirt IrpiMedia.

Segnala

Diventa una fonte.
Con IrpiLeaks puoi comunicare con noi in sicurezza.

Manuela Calza, segretaria nazionale della Federazione lavoratori della conoscenza della Cgil (Flc), parla di un «mercato dei titoli».

Spiega che «in questi anni c’è stata una grande affermazione delle attività a distanza che favoriscono in particolare le università telematiche» e ritiene che la scelta del governo apra un nuovo settore nel mercato della formazione degli insegnanti precari, del quale potrebbero beneficiare proprio questi attori.

Newsroom, il podcast settimanale di IrpiMedia

Gli episodi di Newsroom sono disponibili sul canale Spotify di IrpiMedia.

La corsa alle certificazioni per scalare la graduatoria

In Italia ci sono circa 950mila insegnanti in attività, con un’età media di 52 anni. Di questi, stando ai dati dell’ultimo anno scolastico, 240mila sono precari con un contratto che, nella migliore delle ipotesi, scade alla fine dell’anno scolastico. 

Per scalare le graduatorie ci sono due strade. La prima è maturare una serie di anni di servizio effettivo nella scuola, per un massimo di dodici punti all’anno. La seconda, invece, sono le certificazioni, che forniscono punti aggiuntivi. Tramite dei corsi a pagamento, si possono ottenere certificazioni informatiche, linguistiche e Clil (un acronimo inglese che sta per Content and language integrated learning), che permettono di insegnare la propria materia in una lingua straniera.

Complessivamente, questi corsi possono portare a un massimo di quindici punti, molto utili a salire in graduatoria soprattutto per chi non ha maturato esperienza nella scuola pubblica. Sono certificazioni spesso decisive, dal momento che anche mezzo punto può fare la differenza tra il posto fisso e la precarietà.

Tra i docenti, infatti, si parla di una vera e propria corsa alle certificazioni. E, come in tutte le gare, chi ha più mezzi arriva più lontano e si aggiudica i premi più ambiti.

Le certificazioni informatiche, per esempio, garantiscono solo un massimo di due punti e, poiché praticamente tutti gli insegnanti le acquisiscono, fanno poca differenza in graduatoria. Quelle di maggior valore, quindi, sono quelle linguistiche e Clil. Le certificazioni Clil di per sé valgono due punti che, in combinazione con le certificazioni linguistiche incrementano i punti totali. In questo caso, il numero di punti dipende dalla specializzazione linguistica acquisita. In pratica, un livello C2 di inglese vale più di un B2 e così via…

Il sistema attualmente in vigore è stato disciplinato da una serie di norme approvate tra il 2010 e il 2011, anno in cui è stato chiarito che le certificazioni per i docenti possono essere rilasciate sia dalle università pubbliche sia da quelle private, comprese quelle telematiche.

I problemi delle certificazioni linguistiche

Il sistema dei crediti per i docenti precari ha dei problemi strutturali che, come abbiamo visto, sono causati dal modo in cui sono state concepite le norme che regolano il settore. A volte, però, a complicare ulteriormente la situazione contribuisce anche la loro interpretazione. È il caso delle certificazioni rilasciate dalle scuole superiori di mediazione linguistica (Ssml), enti privati riconosciuti dal ministero dell’Università e della ricerca.

Tra i corsi che questi enti erogano ci sono anche quelli per le certificazioni Clil (un acronimo inglese che sta per Content and language integrated learning). Per anni, in alcune regioni d’Italia, i docenti precari hanno frequentato le lezioni offerte dalle scuole superiori di mediazione linguistica, hanno ottenuto la loro certificazione e l’ufficio scolastico regionale (l’organo cui compete la valutazione dei titoli) ha riconosciuto loro i punti per la graduatoria. 

Nel 2024, però, l’ufficio scolastico regionale della Sicilia ha inviato una nota al ministero dell’Istruzione e del merito per chiedere chiarimenti sull’effettiva validità delle certificazioni Clil erogate dalle Ssml. La risposta è stata che, come previsto da un decreto del 2011, i corsi validi sono solo quelli offerti da università pubbliche e private, comprese le telematiche. 

Le scuole superiori di mediazione linguistica sono quindi state escluse ma questo, spiega la segretaria Flc Cgil della regione Lazio Manuela Pascarella, ha creato ulteriore confusione. In alcuni territori, infatti, i precari si sono visti invalidare le certificazioni ottenute dalle Ssml. «Ad esempio, l’ufficio territoriale di Roma si è conformato alla nota del ministero e dunque, qua, per tutti coloro che avevano ottenuto le certificazioni da scuole di mediazione, il punteggio in graduatoria è stato decurtato», prosegue Pascarella. In altri territori, invece, questo non è avvenuto, creando ulteriori differenze tra insegnanti precari.

IrpiMedia ha svolto una ricerca on line sui siti delle principali università italiane: è emerso che la stragrande maggioranza dei corsi per i docenti precari è offerta da università telematiche.

Sui siti web di alcuni dei principali atenei italiani statali (la Federico II e l’Orientale di Napoli, l’Università degli Studi di Salerno, la Sapienza, Roma Tre, la Statale di Milano, l’Università di Padova e quella di Pisa) non vi è alcuna traccia di corsi per ottenere certificazioni informatiche, linguistiche o Clil. 

L’offerta delle telematiche, invece, è molto più ricca, strutturata e, per certi versi, allettante. Ci sono corsi per i diversi tipi di certificazioni e, in alcuni casi, per un costo di circa mille euro, anche delle formule per ottenere tutte quelle necessarie ad arrivare al massimo dei 15 punti. È un pacchetto attraente, sia perché non prevede la presenza fisica, sia per i metodi usati, come quello del “paniere”. 

«Ho comprato le certificazioni in un’università telematica», riprende Antonio, che preferisce non usare il suo vero nome. L’insegnante precario spiega che, prima dell’esame, l’università telematica gli ha fornito un paniere con una lunga lista di risposte alle domande che avrebbe potuto incontrare nelle prove scritte. Così, conclude, «gli esami sono ovviamente più facili di quelli universitari». 

L’oligopolio delle università telematiche

La crescita delle università telematiche è un fenomeno recente, e strettamente legato a una serie di decisioni politiche. Nell’anno accademico 2008/2009 gli iscritti a corsi di laurea in questi atenei erano 20.874. Sedici anni dopo, nel 2024/2025 hanno superato quota 300mila, un aumento di oltre quattordici volte che le ha portate a pesare per il 15 per cento di tutti gli universitari e le universitarie in Italia.

I numeri di iscritti nelle università italiane

Il numero di iscrizioni alle  università telematiche  è aumentato di 14 volte in 16 anni, e nell’anno accademico 2024/2025 rappresenta il 15 per cento delle iscrizioni nelle  università  in Italia

IrpiData | Dati: Ustat | Creato con: Flourish

Tra loro, vi sono molti studenti lavoratori, sopra i 31 anni, ma anche una quota crescente di nuovi immatricolati che scelgono di cominciare la loro carriera in questi atenei. Lo spiega il rapporto della Flc Cgil Piano Inclinato, che presenta anche i principali attori di questo settore, che è di fatto un oligopolio. 

I due gruppi principali sono Multiversity e l’università eCampus. Il primo, cui fanno capo le università Pegaso, Mercatorum e San Raffaele di Roma (nessun legame con Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), conta più di 170 mila studenti. La seconda ne ha 44mila ed è stata fondata dall’imprenditore Francesco Polidori, una figura storica e centrale per capire l’evoluzione di questi atenei. 

Polidori è diventato noto al grande pubblico come “Mister Cepu”, dal nome dell’impresa da lui fondata negli anni Novanta per offrire servizi agli studenti universitari, tra cui soprattutto la preparazione degli esami. Oltre un decennio dopo, è arrivata eCampus, creata nel 2006, a quattro anni di distanza dal provvedimento che ha istituito le università telematiche in Italia e nel periodo in cui nascono tutti i principali atenei di questo tipo ancora oggi attivi.

Poco dopo, un’altra Polidori entra in politica. È Catia, più giovane di Francesco ma anch’essa nata a Città di Castello, in Umbria. Per anni, molte testate italiane l’hanno indicata come cugina dell’imprenditore. Lei ha smentito al Corriere della sera ogni «legame di sangue», ma ha confermato che i due sono «legatissimi». L’intervista in cui fa queste dichiarazioni arriva all’indomani di un passaggio cruciale della sua carriera politica.

Il fondo di private equity che controlla Multiversity

Il più importante gruppo di università telematiche in Italia è controllato da un fondo di private equity. Nel 2021, infatti, con un investimento di 1,5 miliardi di euro, il fondo britannico CVC Capital Partners ha assunto il controllo totale di Multiversity. CVC era già entrato nel gruppo due anni prima, con una quota del 50 per cento. 

Di Multiversity fanno parte le università telematiche Pegaso, Mercatorum e San Raffaele di Roma, acquisita nel 2022. Il gruppo, inoltre, è anche azionista di maggioranza del Sole 24 Ore Formazione, di Pegaso International (con sede a Malta) e di Certipass, ente erogatore di programmi internazionali di certificazioni digitali, tra cui il Passaporto informatico europeo.


Pegaso è stata la prima università italiana a sfruttare la possibilità, introdotta nel maggio 2019, di acquisire la forma di società di capitali, assumendo quindi un obiettivo di profitto. Due mesi dopo, ha modificato il proprio statuto, diventando una società a responsabilità limitata. La Srl è stata poi acquisita da Multiversity, che è oggi una società per azioni.

Catia Polidori, infatti, viene eletta nel 2008 alla Camera nelle file del Popolo della libertà, che allora riuniva Forza Italia ed Alleanza nazionale. Nell’estate del 2010, le due formazioni si dividono e lei rimane nel gruppo parlamentare di Gianfranco Fini ma, poco dopo, a dicembre, vota a sorpresa per non far cadere il governo Berlusconi. Da quel momento, fino ad oggi, è stata ininterrottamente confermata deputata, sempre con Forza Italia.

Nel 2011, ha ricoperto per alcuni mesi il ruolo di vice ministra allo Sviluppo economico del quarto governo Berlusconi. Come abbiamo visto, è il periodo in cui arrivano anche i provvedimenti che aprono la strada all’ingresso degli atenei telematici nel mercato delle certificazioni per i docenti.

Le donazioni alla Lega di Salvini e Valditara 

Anche il 2020 e il 2022 sono snodi importanti nelle vicende imprenditoriali di eCampus. Nel 2020, Francesco Polidori acquisisce Link University mentre Catia Polidori entra a far parte del coordinamento di presidenza di Forza Italia. Nel 2022, il partito torna al Governo e la deputata è confermata alla Camera. Contestualmente, Francesco Polidori inizia a legare il suo nome anche alla Lega di Matteo Salvini.

Nel 2022, a ridosso delle elezioni politiche, come già raccontato da IrpiMedia, Monte Finanziario Europeo (società posseduta dai figli di Polidori, Pietro Luigi e Martina) versa 100mila euro alla Lega. Nel 2023, lo stesso Francesco dona 10mila euro a suo nome, 30mila tramite l’Università eCampus, 10mila tramite Monte Finanziario Europeo, altrettanti tramite Polimedia Srl e cinquemila tramite Scuola Radio Elettra (entrambe queste ultime società fanno sempre capo alla famiglia di Polidori). Un’altra donazione personale di Polidori da 25mila euro viene registrata anche lo scorso anno.

Complessivamente, fanno 190mila euro di donazioni in tre anni. Sono transazioni registrate e pubbliche, perfettamente legali, ma che testimoniano uno stretto rapporto tra il gruppo di Polidori e il partito del vice presidente del Consiglio Salvini e dell’attuale ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara.

Né Francesco Polidori né le aziende che hanno effettuato donazioni alla Lega hanno risposto alle richieste di commento di IrpiMedia.

Proprio Valditara, fino a quando è diventato ministro nel 2022, è stato presidente dell’Osservatorio inter-ateneo per la ricerca università Link ed eCampus. La stessa deputata Catia Polidori, nei documenti richiesti dalla Camera per presentare la sua ultima candidatura, a fine 2021, diceva di svolgere la professione di «professore presso eCampus» e, ancora oggi, sul sito dell’ateneo compare una scheda docente col suo nome e corsi previsti anche per il 2025.

Tutte le imprese di “Mister Cepu”

Francesco Polidori è un imprenditore umbro, nato in una frazione di Città di Castello nel 1948. Fonda la prima scuola per corrispondenza nel 1969, a Umbertide, ma è a partire dagli anni Novanta che comincia davvero la sua ascesa. Cepu, il brand più famoso che ha realizzato Polidori, nasce nel 1992, come sistema di formazione basato sui tutor. Scuola Radio Elettra, Grandi Scuole, e-Campus, Link University, Gloschool: il sistema d’imprese della formazione dell’imprenditore, gestito insieme ai figli Martina e Pietro, cresce negli anni. 

Quando dal gruppo Cepu nasce e-Campus, nel 2006, Polidori riesce a ottenere che venga riconosciuta come università telematica, nonostante i pareri espressi inizialmente da alcuni organi di garanzia. Nel 2011 viene accreditata anche la Link Campus University, università che avrà sempre uno stretto rapporto con la politica. Tra i fondatori, infatti, c’è Vincenzo Scotti, più volte ministro con la Democrazia cristiana e sottosegretario agli Affari esteri sotto Silvio Berlusconi. Nel luglio 2025 è stato condannato in primo grado a cinque anni e sei mesi a seguito del processo per gli esami facili alla Link, in cui era imputato per associazione a delinquere e falso con altri manager dell’ateneo. 

Non è l’ultima vicenda processuale in cui sono finite le scuole e le università di Polidori. Nel 2021 lui stesso è stato sottoposto agli arresti domiciliari con l’accusa di bancarotta fraudolenta, auto-riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La vicenda ha portato al sequestro di beni per 28 milioni di euro. Secondo l’accusa, Polidori aveva fatto artificiosamente fallire delle società del suo gruppo per evitare di pagare le tasse. L’evasione è calcolata intorno ai 140 milioni di euro. Polidori, come scritto dal Corriere della Sera, ha recentemente patteggiato tre anni di pena. Dopo la stagione dei fallimenti, il gruppo Cepu ha aperto il 2025 dichiarando un fatturato da 605 milioni di euro. 

Oltre alla formazione, il gruppo Polidori negli ultimi anni ha ampliato i suoi interessi anche in settori diversi. A fine 2022, infatti, ha acquistato da Tosinvest – finanziaria della famiglia Angelucci attiva nel settore sanitario, editoriale e immobiliare – la Società Gruppo Corriere, editrice delle testate Corriere dell’Umbria, Corriere di Siena, Corriere di Arezzo e Corriere della Maremma. Antonio Angelucci, oggi senatore della Lega, ha una lunga carriera da parlamentare, sempre nelle fila del centrodestra di Silvio Berlusconi.

Infine, il gruppo Polidori è anche proprietario del marchio Digitallex, società che, si legge sul sito, «si occupa della tua Libertà sul Web». Nel 2023 compariva nella lista di società che fornivano clienti a Eliminalia, agenzia di reputazione online che usava metodi illegali e fraudolenti per ottenere la deindicizzazione degli articoli richiesti dai clienti.

Intanto, lo scorso ottobre, il ministero dell’Università e della ricerca ha stanziato l’annuale contributo per le università telematiche. Complessivamente, si tratta di un milione e 660mila euro: il dato è il secondo più basso dal 2020, l’anno scorso era stato ancora meno elevato mentre la cifra più alta si era registrata nel 2023, quando aveva superato i due milioni e mezzo di euro.

La newsletter  mensile  con le ultime inchieste di IrpiMedia

Iscriviti

Lo stanziamento totale, quindi, è stato altalenante negli ultimi cinque anni, ma dal 2023 vi è una costante: e-Campus è sempre stata l’università a ricevere la quota di fondi più sostanziosa. 260mila euro circa quest’anno, quasi 320mila lo scorso e più di 530mila nel 2023.

Il Governo crea un nuovo mercato

È questo il contesto in cui è stato approvato il Dpcm del 4 agosto 2023, entrato in vigore con l’anno scolastico 2024/2025.

«Con questo Decreto abbiamo varato una riforma del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr) che era attesa da oltre un anno», ha dichiarato in quell’occasione Valditara. «Grazie a queste misure – ha aggiunto il ministro – avremo una nuova generazione di insegnanti fortemente strutturati, con alle spalle un importante percorso di formazione disciplinare e pedagogica e meccanismi di valutazione che garantiranno l’efficacia didattica».

Il provvedimento lascia intatto il sistema dei 15 crediti facoltativi, da accumulare tramite certificazioni, ma ne aggiunge altri 60 obbligatori che garantiscono l’abilitazione e, quindi, la possibilità di partecipare ai concorsi per i contratti a tempo indeterminato (per alcune categorie di precari, come quelli che hanno già svolto un servizio di almeno tre anni scolastici, sono previsti percorsi più brevi).

Per ottenere questi nuovi crediti, è necessario frequentare dei corsi – anche presso le università telematiche – che hanno un costo massimo di 2.500 euro, che prevedono sia lezioni frontali sia momenti di tirocinio in aula e che si concludono con un esame finale, composto da una prova scritta e una lezione simulata. Precari e sindacati hanno criticato duramente la nuova misura. Calza della Flc Cgil, sostiene innanzitutto che crei «una prima selezione in ingresso determinata dalle possibilità economiche più che dall’effettivo merito delle persone». 

Antonio, che ha già ottenuto i 60 crediti grazie a un corso dell’Università Ca’ Foscari di Venezia durato tre mesi e costato proprio 2.500 euro, conferma le difficoltà.

«Se guadagni 1.700 euro al mese, togli l’affitto, il costo del percorso, cosa ti resta in quei mesi?», si chiede. Il docente precario è critico anche sulla reale utilità del percorso svolto. Nonostante lavorasse già da due anni, ha dovuto fare un tirocinio non retribuito di 120 ore a scuola, mentre insegnava e al di fuori dell’orario lavorativo. «È una pagliacciata. Sono stato mattina e sera a scuola per un mese», attacca.

Il corso seguito da Antonio presso un’università pubblica ha previsto lezioni sia in presenza sia da remoto. Per quanto riguarda i 60 crediti obbligatori, l’offerta degli atenei statali sembra essere maggiore di quella estremamente limitata che, come abbiamo visto, caratterizza i 15 crediti facoltativi.

Le università private telematiche, però, sono anche qui della partita e ci sono diverse ragioni per ipotizzare un loro ruolo centrale pure in questo nuovo mercato. Gli aspiranti insegnanti di ruolo, infatti, devono barcamenarsi tra gli incarichi precari e la preparazione dei concorsi, a partire dall’ottenimento di tutti i crediti necessari. L’esperienza di Antonio lo fa capire: non hanno tempo da perdere.

Investire senza certezze

«In questi anni c’è stata una grande affermazione delle attività a distanza che favoriscono in particolare le università telematiche», riprende Calza della Flc Cgil. A suo parere, questo vale anche per i nuovi corsi per i 60 crediti obbligatori: «In origine era previsto che le attività online di questi corsi non dovessero eccedere il 20 per cento del monte ore complessivo, mentre adesso è stato previsto un 50 per cento delle attività».

La sindacalista fa riferimento alla fase transitoria stabilita dal ministero dell’Istruzione per l’avvio del nuovo sistema, che inizialmente avrebbe dovuto riguardare solo l’anno 2024/2025 mentre ora è stata prolungata anche a quello in corso. Per lei, è una scelta che «rischia di essere pagata con uno svilimento della qualità della formazione. Ci risulta addirittura che anche per le attività che richiedono la presenza dei corsisti a volte i docenti sono comunque a distanza».

Nell’attesa che la fase transitoria finisca, l’unica certezza è che gli aspiranti docenti di ruolo dovranno spendere di più, in termini di tempo e soldi, per sperare di stabilizzarsi. Ai possibili costi per le certificazioni facoltative ora vanno aggiunti i 2.500 del corso obbligatorio per l’abilitazione. 

Quindi, ai lavoratori precari di un settore come l’istruzione, che in Italia garantisce salari tra i più bassi dell’Unione europea, viene chiesto di spendere almeno tremila euro solo per avere la possibilità di partecipare ai concorsi pubblici. E, attacca Calza, «senza poi offrire una prospettiva di stabilizzazione nel rapporto di lavoro». La sindacalista sottolinea come questi corsi di formazione non incidano minimamente sulla reale possibilità di diventare insegnanti con un contratto a tempo indeterminato. «È un paradosso», conclude.

Le inchieste e gli eventi di IrpiMedia sono anche su WhatsApp. Clicca qui per iscriverti e restare sempre aggiornat*. Ricordati di scegliere “Iscriviti” e di attivare le notifiche.

Crediti

Autori

Gabriele Ciraolo
Roberta De Vargas
Andrea Mercurio
Giorgia Moretto
Giulia Zaccardelli

Editing

Paolo Riva

Fact-checking

Paolo Riva

Visuals

Lorenzo Bodrero

Foto di copertina

© NurPhoto/Getty

Condividi su

Potresti leggere anche

#SanctionsGame
Inchiesta

Facili evasioni: come beni italiani sotto sanzioni europee sono arrivati in Bielorussia

03.12.25
Anziano, Bodrero
#CittàInAffitto
Inchiestage

Viaggio negli Usa, dove restare senza casa è diventato normale

12.11.25
Loy, Mazzonis
#CittàInAffitto
Inchiesta

Puoi permetterti di vivere a Roma, a Milano o a Bologna?

15.12.25
Bodrero
#Greenwashing
Feature

Crediti di carbonio e biocarburanti: come si muove l’Italia in Europa

21.11.25
Indiano

Logo IRPI media
Logo IRPI media

IrpiMedia è una testata registrata al Tribunale di Milano n. 13/2020.
IRPI | Investigative Reporting Project Italy | Associazione di promozione sociale | C.F. 94219220483
I contenuti di questo sito sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

  • Serie
  • Inchieste
  • Feature
  • Editoriali
  • Inchiestage
  • Fotoreportage
  • Video
  • Podcast
  • Newsletter
  • IrpiLeaks
  • Irpi
  • Cookie Policy
WhatsApp Facebook X Instagram LinkedIn YouTube

Gestisci consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Gestisci opzioni Gestisci servizi Gestisci {vendor_count} fornitori Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
{title} {title} {title}