20.03.26
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MafieglocalMessico
L’operazione di cattura di El Mencho, capo del Cartello di Jalisco Nueva Generación (Cjng), condotta dalle forze di sicurezza messicane con il supporto dell’intelligence statunitense, è degenerata in uno scontro a fuoco che ha provocato la morte di 74 persone, tra cui 25 agenti della Guardia nazionale. El Mencho ha subito delle ferite che hanno provocato la sua morte in elicottero, durante il trasferimento in ospedale.
Tra le vittime figura anche il numero due del Cartello di Jalisco, Hogo “El Tuli”, trovato in possesso di un milione di dollari in contanti, responsabile della logistica militare del Cjng. La risposta del Cartello è stata violentissima: 250 blocchi stradali in 20 Stati, incendi di veicoli e attacchi alle forze dell’ordine. Per evitare un’ulteriore escalation, il governo messicano ha schierato 10.000 soldati, principalmente a Jalisco, chiudendo le scuole e rinviando alcuni eventi sportivi.
Gli Stati Uniti avevano offerto una ricompensa di 15 milioni di dollari per qualsiasi informazione utile alla cattura di Cervantes, che era sempre riuscito a mantenere un profilo basso sfuggendo all’arresto per 15 anni.
Violenza e traffici del Cjng
Il Cartello di Jalisco Nueva Generación, nato tra il 2010 e il 2011, è diventato nel giro di pochi anni il gruppo criminale messicano più potente nel narcotraffico, sfruttando i vuoti di potere che si sono creati all’interno di altri cartelli — come lo storicamente più forte e influente Cartello di Sinaloa — e grazie alla violenza sistematicamente esercitata contro i rivali e le forze di polizia. Presente in più di 40 Paesi nel mondo, il Cjng è tra i principali fornitori di fentanyl illegale che entra negli Stati Uniti. Stando a quanto riportato nell’ultimo National Drug Threat Assessment della Dea del 2025, il Cjng, grazie alla propria capacità finanziaria e alla corruzione di funzionari, ha esteso la sua influenza ben oltre i confini messicani. Nello stesso report si legge inoltre che, secondo nuove fonti investigative messicane, il Cartello di Jalisco ha capitalizzato lo scontro interno al Cartello di Sinaloa tra Los Mayos e Los Chapitos — fazioni nate in seguito alla cattura dei due vertici del cartello — schierandosi con questi ultimi.
È stata un’alleanza strategica che ha aperto all’espansione di territori, risorse e potenza di fuoco di entrambi i gruppi. Questa alleanza, secondo la Dea, avrebbe potuto provocare uno squilibrio nei rapporti di forza in Messico, che si sarebbe tradotto in un incremento del traffico di droga verso gli Stati Uniti e del traffico di armi verso il Messico.
Il cartello produce droghe in laboratori clandestini nel Paese centroamericano e, avvalendosi di una vasta rete distributiva, le esporta verso gli Stati Uniti, affermando la propria presenza in quasi tutti i 50 Stati. Il Cjng è un attore cruciale nella produzione, nel traffico e nella distribuzione di fentanyl, metanfetamine e cocaina. A differenza di altri gruppi criminali, delega le operazioni finanziarie ai Cuinis, il proprio braccio economico, che gestiscono il riciclaggio dei proventi illeciti attraverso scambi in criptovalute, contrabbando di denaro contante in grandi quantità e riciclaggio basato sul commercio. Il Cjng è inoltre coinvolto in attività illecite non legate alla droga, tra cui il furto di carburante, l’estorsione, l’infiltrazione in settori economici legali, il traffico di esseri umani e le frodi immobiliari — comprese truffe legate alla multiproprietà — a scopo di riciclaggio di denaro.
Nella sua rapida ascesa, il Cjng ha compiuto attacchi che ne hanno dimostrato la capacità offensiva. Nel 2011 era specializzato in azioni contro gli Zetas, cartello antagonista di Sinaloa. Proprio in quell’anno i “Matazetas” — letteralmente “coloro che uccidono gli Zeta” —, si macchiarono di trenta omicidi nella zona di Veracruz, allora sotto il controllo degli Zetas. Quattro anni dopo, l’attenzione sul Cjng crebbe ulteriormente: il 2015 fu l’anno della guerra aperta del cartello contro le forze dell’ordine messicane. Il 7 aprile di quell’anno, il Cjng uccise 15 poliziotti messicani in un agguato nello Stato di Jalisco, considerato una risposta all’uccisione di Heriberto Acevedo Cardenas, alias “El Gringo”, avvenuta il 23 marzo precedente. All’indomani dell’agguato, il governo messicano inserì “El Mencho” Cervantes nella lista dei boss del narcotraffico più pericolosi del Paese.
Poche settimane dopo, il 1° maggio 2015, il Cjng abbatté un elicottero militare messicano con un Rpg (lanciarazzi portatile anticarro), uccidendo cinque soldati. Da quel momento, il Cartello di Jalisco alzò il livello dei propri obiettivi. Nel maggio del 2018 tentò di uccidere Luis Carlos Nájera, ex segretario per la sicurezza di Jalisco. Due anni dopo, nel giugno del 2020, attentò alla vita di Omar García Harfuch, segretario della pubblica sicurezza di Città del Messico. Nello stesso mese, un giudice di Colima che aveva istruito numerosi procedimenti contro il Cartello venne ucciso insieme alla moglie. Nel dicembre del 2020, il Cjng si rese responsabile di un altro omicidio di alto profilo: quello di Aristóteles Sandoval, ex governatore di Jalisco.
Se da un lato il Cartello di Jalisco ha utilizzato la violenza estrema come strumento di affermazione del proprio potere contro i cartelli rivali e lo Stato, dall’altro ha cercato di guadagnarsi il favore della popolazione attraverso azioni di propaganda, invocando solidarietà e promettendo di liberare le aree controllate da altri gruppi criminali, come i Las Zetas. Tra le iniziative propagandistiche più note figurano quelle del periodo Covid: nel giugno del 2020, in piena pandemia, il Cjng distribuì giocattoli ai bambini di Veracruz e inviò cibo e beni di prima necessità in altre aree del Paese, come Guadalajara, la seconda città più grande del Messico.
Cartel de Jalisco Nueva Generación (Cjng) – storia e ascesa
Tutto ha inizio nel luglio del 2010, quando le autorità messicane uccisero Ignacio Coronel, alias “El Nacho”, leader del Cartello di Sinaloa. Coronel collaborava con Óscar Orlando Nava Valencia, alias “El Lobo”, capo del Milenio Cartel, gruppo che si occupava delle consegne dei carichi e gestiva le finanze del Cartello di Sinaloa. Contestualmente alla morte di El Nacho, venne catturato anche El Lobo, provocando una spaccatura interna in due fazioni. I Resistencia accusavano i Torcidos di aver consegnato El Lobo alle autorità. Furono i Torcidos ad avere la meglio, e da quella frattura nacque il Cartello di Jalisco Nueva Generación, fondato e guidato da Nemesio Oseguera Cervantes.
Già nel 2015 l’ascesa del Cjng preoccupava le autorità locali e statunitensi, che prevedevano come, nell’instabilità degli altri cartelli, il Cjng avrebbe rapidamente raggiunto l’apice. Secondo una ricostruzione della Dea del 2015, il territorio controllato dal Cjng era ancora circoscritto agli Stati messicani di Jalisco, Nayarit e Colima, con aree contese negli Stati di San Luis Potosí, Guanajuato, Michoacán, Veracruz, Oaxaca e Chiapas. A distanza di dieci anni, nell’ultimo report della Dea, il Cartello di Jalisco risulta presente in tutti e 32 gli Stati messicani, con territori contesi nella maggior parte dei casi con il Cartello di Sinaloa.
Se in origine il Cjng — e prima ancora il Milenio Cartel — era alleato del Cartello di Sinaloa, nel corso degli anni ha acquisito un potere crescente, dimostrandosi alla fine più forte persino dello storico rivale. Nel 2015 la Dea individuava sette cartelli operanti in Messico, con quelli di Sinaloa e Jalisco in testa. Nel 2016 il Cjng rapì in un ristorante di Puerto Vallarta Iván Archivaldo Guzmán Salazar e Jesús Alfredo Guzmán Salazar, figli di “El Chapo” Guzmán, allora detenuto. Quell’episodio segnò la fine dell’alleanza tra i due cartelli di punta del Paese: fu una dimostrazione di forza da parte del Cartello di Jalisco, volta a evidenziare la debolezza del Cartello di Sinaloa. Il rilascio dei due figli di El Chapo avvenne nel giro di pochi giorni, grazie a una trattativa condotta dai rapitori con El Mayo, l’unico dei due reggenti del Cartello di Sinaloa ancora in libertà.
L’ascesa e la forza del Cjng si devono anche e soprattutto ai Los Cuinis, un gruppo criminale spesso rimasto sottotraccia, che la Dea non ha mai inserito nella lista dei cartelli messicani in quanto da sempre considerati parte integrante del Cjng. A capo dei Los Cuinis vi era Abigail González Valencia, cognato di Oseguera Cervantes, fino al suo arresto nel 2015.
El Mencho, l’ultimo dei grandi capi
El Mencho è stato l’ultimo dei cosiddetti grandi capi. La portata della sua fine è paragonabile soltanto all’arresto di El Mayo Zambada nel 2024 e di Joaquín “El Chapo” Guzmán, gli ultimi due vertici di spicco del Cartello di Sinaloa, considerato per anni il più forte e influente nel traffico di fentanyl, metanfetamine e cocaina verso gli Stati Uniti. Nel vuoto di potere che ne è conseguito, El Mencho e il Cjng hanno affermato il loro dominio.
Originario di El Naranjo, una comunità agricola del Michoacán situata a sud di Jalisco, Cervantes si trasferì in California negli anni Ottanta, dove cominciò a lavorare con i Cuinis. Dopo tre anni di carcere per traffico di eroina, fu rimpatriato in Messico. Lavorò come poliziotto locale a Cabo Corrientes e Tomatlán, nello Stato di Jalisco, per poi entrare nel Milenio Cartel come sicario di Armando “El Maradona” Valencia Cornelio. Dopo aver sposato Rosalinda González Valencia, sorella dei capi del Milenio Cartel, rafforzò ulteriormente i suoi legami con l’organizzazione. Con la caduta dei primi grandi boss del narcotraffico nei primi anni Duemila, cominciò a collaborare con Ignacio “Nacho” Coronel, morto nel 2010. In concomitanza con quell’evento nacque il Cartello di Jalisco Nueva Generación.
L’ultimo atto della parabola di El Mencho è stato il suo funerale, celebrato il 1 marzo a Guadalajara, la roccaforte del Cjng. Bara d’oro, cinque camion di fiori e un gallo fatto di petali rossi e bianchi sono stati la cornice monumentale delle esequie dell’ultimo boss. Per evitare che il tutto si traducesse in una nuova ondata di violenze, a supervisionare il rito erano presenti molti membri della Guardia nazionale messicana.
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