Brogli elettorali 2018, decide il Senato: Cario decade

È la prima volta che accade con voto parlamentare. Cario ha professato in lacrime la sua innocenza. Manca il nome del sostituto e si attende l’esito sul procedimento alla Camera per Sangregorio

3 Dicembre 2021 | di Lorenzo Bagnoli

Ieri, 2 dicembre, l’aula del Senato ha deciso che Adriano Cario, eletto alle politiche del 2018 con la lista dell’Unione Sudamericana degli Emigranti Italiani (Usei), decade da senatore della Repubblica italiana. È la prima volta che accade. Il 12 novembre scorso la Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari di Palazzo Madama, l’organismo parlamentare preposto a occuparsi della verifica dei poteri, aveva votato il contrario.

Invece ieri l’emiciclo di Palazzo Madama ha approvato con 132 voti favorevoli, 126 contrari e 6 astensioni l’ordine del giorno che chiedeva di ribaltare la decisione della Giunta, alla luce delle prove di brogli elettorali che consistono principalmente in perizie calligrafiche e anomale concentrazioni di voto. Lo scarto è stato comunque risicato: «All’inizio sembrava dovessimo ottenere molto di più», commenta al telefono con IrpiMedia Fabio Porta, candidato del Pd che ha presentato il ricorso contro Cario e l’Usei. Già in Giunta le previsioni dei querelanti erano inizialmente più ottimiste, salvo poi scontrarsi con un voto espresso a favore di Cario, in quella circostanza, anche dal Movimento 5 Stelle. Proprio i Cinque Stelle, insieme a Fratelli d’Italia, sono stati invece l’ago della bilancia per il voto in aula.

Seppur in corso da quasi quattro anni, con la legislatura ormai agli sgoccioli, la vicenda non si può dire del tutto conclusa. Infatti gli ordini del giorno presentati dal Pd per chiedere la rimozione di Cario erano due, con prima firmataria la capogruppo del Partito Democratico Simona Malpezzi. Secondo quanto spiega Porta i motivi erano solo procedurali: l’obiettivo di fondo era avere due argomentazioni diverse per il decadimento di Cario. Il Senato però ha respinto il primo, nel quale era più chiaro che sarebbe stato Fabio Porta a subentrare a Cario, mentre ha approvato il secondo. Sul resoconto del Senato si legge che «il Presidente della Giunta delle elezioni, sen. (Maurizio, ndr) Gasparri (FIBP), in considerazione della complessità della deliberazione dell’Aula, ha chiesto un rinvio per l’attribuzione del seggio vacante». La Giunta deve anche sciogliere il dubbio in merito all’intera lista Usei, che potrebbe decadere completamente al Senato.

Cario si è autodifeso in aula in lacrime: «Sono estraneo a qualsiasi ipotesi di manipolazione – ha dichiarato -. C’è stata una perizia senza contraddittorio, su un campione ridottissimo, 3 sezioni su 99, solo 375 schede a fronte di molte decine di migliaia di voti da me legittimamente conseguiti». Da notare che in Giunta l’avvocato difensore di Cario è stato Maurizio Paniz, ex parlamentare di Forza Italia, già difensore di Valter Lavitola, coinvolto nella compravendita dei senatori per conto di Silvio Berlusconi tra il 2006 e il 2008.

Quello di Cario non è in realtà  l’unico seggio dell’Usei contestato. Come già raccontato da IrpiMedia, alla Camera c’è la vicenda di Eugenio Sangregorio, presidente del partito Usei, per la quale il candidato Pd Alberto Becchi ha presentato un ricorso in Italia e un esposto alla magistratura in Argentina.

Editing: Luca Rinaldi | Foto: Un voto al Senato – Simona Granati – Corbis/Getty Images

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