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Da inizio anno tre reporter assassinati in Messico

L’ultimo caso è quello di Victor Fernando Alvarez: una scia di sangue che porta a più di 100 i giornalisti uccisi in Messico dal 2000

15.04.20

Cecilia Anesi

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Il giornalista messicano Victor Fernando Alvarez è stato brutalmente assassinato, facendo salire a tre il conto dei reporter uccisi in Messico dall’inizio dell’anno. Alvarez dirigeva PuntoxPunto Noticias ad Acapulco, nello stato meridionale di Guerrero, una zona molto turistica ma sotto il sanguinario controllo del Cartel Independiente de Acapulco (CIDA).

Alvarez era un giornalista dalla schiena dritta, di cui si erano perse le tracce dal due di aprile. Preoccupati dalla scomparsa, i familiari avevano subito denunciato la sparizione, ma la locale procura si era rifiutata di aprire un’indagine dicendo loro di tornare dopo 72 ore.

Purtroppo gli esami forensi hanno confermato l’assassinio del giornalista: un’esecuzione in piena regola, perché di Alvarez è stata “recapitata” solo la testa, lasciata a lato di una scuola superiore nel distretto di Ciudad Renacimiento.

Il luogo dove sono stati recapitati i resti del corpo di Victor Fernando Alvarez © IrpiMedia

L’organizzazione messicana per la libertà di stampa, Artículo19, ha denunciato come Fernando Alvarez avesse ricevuto minacce da un’organizzazione criminale dopo aver lavorato sulla zona del porto di Acapulco.

Le stesse minacce sono state denunciate anche su Twitter da Justicia Para Todos. L’associazione ha ripreso un messaggio pubblicato da un account Twitter dietro cui non è chiaro chi si celi, ma che cinguetta spesso sulla mattanza ad Acapulco usando l’hashtag #matapulco. L’account ha postato una foto delle minacce che i narcos avrebbero fatto girare su Whatsapp con una lista di sette giornalisti locali, tra cui Alvarez, e un corrispondente nazionale.

«Comunicato dei malandrini ai giornalisti di Acapulco, Guerrero», inizia così il messaggio. «Questo vale per tutti i giornalisti che continuano a giocare ai coraggiosi, o vi mettete in riga da soli o vi mettiamo in riga noi, vi abbiamo già identificati». Continua poi con la lista delle persone: «stiamo arrivando a prendervi», terminando con ulteriori minacce. «Vediamo se i comandanti che vi invitano a bere e mangiare vi proteggeranno. La pulizia è già cominciata per i giornalisti».

Lo stesso account Twitter ha pubblicato una presunta denuncia anonima alle autorità con i nomi degli esecutori materiali dell’omicidio, sicari di una fazione del clan Cartel Independiente de Acapulco guidata da due fratelli in carcere. Nella denuncia, si danno anche le coordinate di una fossa comune gestita dai sicari, dove si troverebbe il corpo del giornalista.

Secondo il portale di notizie InfoBae, il cartello CIDA è protetto da alti dirigenti di polizia dello Stato di Guerrero. CIDA, inoltre, controllerebbe completamente il porto di Acapulco e i dintorni. Viene quindi da pensare che il giornalista sia stato assassinato proprio lì dal cartello.

Acapulco è una zona marittima molto turistica, e il cartello CIDA controlla tutti gli affari, compresa l’estorsione verso le imprese e i commercianti.

Sempre InfoBae riporta che a luglio 2018 un gruppo armato ha lasciato vari messaggi nel porto di Acapulco annunciando un’alleanza tra gruppi criminali che «sfrattava» il governo assumendo al suo posto il controllo della sicurezza del porto e della località turistica. Uno dei luoghi dei messaggi era anche Ciudad Renacimiento, dove sono stati trovati i resti del giornalista sabato scorso. Sempre nell’estate del 2018, era stato segnalato che il cartello usava dei ragazzini per raccogliere i proventi delle estorsioni, ed erano circolati video in cui gli stessi ragazzi «giocavano» a sequestrare e simulare il taglio della testa di alcune coetanee. Non è ancora chiaro cosa avesse scoperto Victor Fernando Alvarez, ma è evidente che il porto di Acapulco ha molto da nascondere.

L’omicidio di Alvarez è il terzo assassinio di un giornalista dall’inizio dell’anno in Messico.

Fidel Ávila, un operatore radiofonico, era stato trovato morto il nove gennaio a Michoacán dopo essere scomparso a novembre. Il 30 marzo era stata uccisa con colpi di arma da fuoco la giornalista Maria Elena Ferral. Un sicario le ha sparato da una moto in corsa mentre Ferral stava per salire in auto, nello stato orientale di Veracruz, uno dei peggiori in termini di violenza contro i giornalisti.

Sono oltre 100 i giornalisti uccisi in Messico dal 2000. La Commissione per la protezione dei giornalisti (CPJ) ha denunciato con forza questi crimini. «Anche se in Messico sta fronteggiando l’epidemia di Covid-19, le autorità non devono sottrarsi alla responsabilità di investigare a fondo questi casi, per capire se siano punizioni contro il giornalismo, e fare giustizia».

Crediti

Autori

Cecilia Anesi

Editing

Redazione Irpi

Visuals

Lorenzo Bodrero

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