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Espulsioni di migranti subsahariani nel deserto: il ruolo dei mezzi e delle politiche Ue

Italia, Spagna e altri Paesi Ue consegnano alle autorità locali gli strumenti protagonisti del sistema delle espulsioni di massa in Tunisia, Marocco e Mauritania. E le istituzioni europee sono informate di tutto, ma non prendono provvedimenti e celebrano queste partnership come modelli che funzionano per fermare i flussi

#DesertDumps

22.05.24

Lorenzo Bagnoli, Matteo Garavoglia, Antonella Mautone, Fabio Papetti, Paolo Riva

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Un pickup bianco appartenente alla polizia tunisina precede a sirene spiegate un autobus articolato. Attraverso i vetri, si riesce a vedere che il pullman è pieno. Le persone sono strette tra loro, alcune sedute, altre in piedi mentre si reggono ai pali interni. Hanno tutte la pelle nera. Siamo a Sfax, in Tunisia, il principale porto di partenza verso l’Italia. Il video è stato recuperato dai giornalisti di #DesertDumps l’11 luglio del 2023. Sono giorni in cui sui social network circolano molte immagini simili.

L’inchiesta in breve

  • L’Europa ha fornito mezzi ed equipaggiamenti che le autorità di Tunisia, Marocco e Mauritania hanno impiegato durante le espulsioni dei migranti subsahariani nel deserto
  • Nello specifico, in Tunisia l’inchiesta ha identificato pickup e motori per motovedette dello stesso modello e colore di quelli forniti in precedenza dall’Italia. In Mauritania e Marocco, stesso discorso per autobus, pickup e fuoristrada forniti dalla Spagna. Sono forniture che rientrano in una più ampia cornice di cooperazione con l’Ue 
  • A luglio 2023 l’Ue ha firmato il memorandum d’intesa con la Tunisia. I rappresentanti Ue lo prendono a modello per gli accordi stretti con Egitto, Mauritania e Libano e negano il coinvolgimento europeo nelle espulsioni, nonostante le critiche  
  • L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani esprime preoccupazioni perché nelle politiche migratorie con la Tunisia l’Ue si pone come unico obiettivo la riduzione delle partenze. L’approccio è confermato dall’atteggiamento dell’Italia, come dimostrano prese di posizione pubbliche e documenti interni. Non sono previste salvaguardie per evitare ad esempio che un migrante recuperato in mare venga poi espulso.

Quattro giorni prima, i giornalisti recuperano online un video dello stesso genere, girato da migranti che si trovano all’interno di un autobus. È sera e il pickup bianco, con i lampeggianti accesi, è parcheggiato di fronte a un altro mezzo meno riconoscibile. Le azioni riprese dai telefoni e condivise sui social network sono compiute dalla polizia tunisina, responsabile della sicurezza all’interno dei centri urbani. Fuori dalle città, invece, opera il corpo della Garde Nationale.

Luglio 2023: un convoglio poco fuori da Sfax, Tunisia, trasporta un gruppo di migranti arrestati durante un raid nella città. La macchina bianca che precede l’autobus è una Nissan Navara, stesso modello delle oltre 100 che l’Italia ha fornito alla Tunisia.

I due video documentano le operazioni che, in Tunisia, ormai da mesi, avvengono ai danni dei migranti provenienti dai Paesi dell’Africa subsahariana. E che si concludono anche con le espulsioni di queste persone nel deserto o in zone remote ai confini del Paese o nei Paesi vicini.

Tra l’estate del 2023 e il marzo 2024 la Missione di supporto alla Libia delle Nazioni Unite (UNSMIL) ha contato 8.664 migranti espulsi solo dalla Tunisia e intercettati dalla Libia, ma molte espulsioni avvengono anche alla frontiera con l’Algeria. È un sistema ormai rodato, nel quale quei pickup bianchi hanno un ruolo preciso e, soprattutto, un significato importante.

L’inchiesta #DesertDumps

#DesertDumps è un’inchiesta internazionale coordinata da Lighthouse Reports. IrpiMedia vi ha partecipato insieme a The Washington Post, Der Spiegel, Le Monde, El Pais, ARD, Inkyfada ed Enass Media. I giornalisti sono stati sul campo in quattro Paesi e hanno raccolto interviste con 53 migranti vittime del sistema delle espulsioni nel deserto. Hanno inoltre intervistato una ventina tra funzionari, accademici, attivisti e altri esperti.

Desert Dumps si inserisce nel più ampio lavoro di IrpiMedia sulla migrazione e, più in generale, sullo spazio del mar Mediterraneo, già portato avanti con #TheBigWall (progetto realizzato insieme ad ActionAid) e #MediterraneoCentrale.

I mezzi che si vedono nel video, analizzati dai giornalisti dell’inchiesta #DesertDumps, sono infatti dei Nissan Navara 4×4. Nel 2021, a marzo e novembre, mezzi dello stesso modello compaiono in due «determine a contrarre» del ministero dell’Interno italiano, gli atti con cui un’autorità pubblica si impegna a stipulare un contratto con una parte terza.

Vengono forniti «al fine di poter supportare il governo tunisino nell’ambito delle attività di contrasto all’immigrazione clandestina, in un momento in cui tale attività è di primaria importanza alla sicurezza nazionale anche alla luce dei recenti sbarchi», si legge in una delle determine. 

Nel 2022, a febbraio, mezzi dello stesso modello e colore compaiono in una foto pubblicata sulla pagina Facebook dell’Ambasciata italiana a Tunisi. Sorrisi e strette di mano di fronte alle telecamere sigillano la consegna del lotto di mezzi alle forze dell’ordine tunisine. E un’altra fornitura dello stesso tipo di mezzi è avvenuta anche nel marzo 2023.

In tutto, sono stati almeno 106 i pickup di questo tipo forniti dall’Italia. Sono mezzi molto richiesti: prima che dal nostro Paese, la Tunisia ne aveva già ricevuti 37 dalla Germania nel 2017. 

Flotta italiana

Tunisia, febbraio 2022: una fila di Nissan Navara bianche del lotto da 50 modelli donate dal governo italiano allo Stato tunisino. Mezzi dello stesso modello si vedono nei video di raid ed espulsioni nel deserto.

Flotta italiana

Tunisia, febbraio 2022: una fila di Nissan Navara bianche del lotto da 50 modelli donate dal governo italiano allo Stato tunisino. Mezzi dello stesso modello si vedono nei video di raid ed espulsioni nel deserto.

Queste Nissan sono un esempio di come le politiche di esternalizzazione delle frontiere europee siano collegate al sistema delle espulsioni di massa che abbiamo documentato in Tunisia, Marocco e Mauritania. 

«Penso che ci sia un legame diretto tra le politiche europee e le azioni di questi Paesi», dice Catherine Woollard, direttrice dello European Council on Refugees and Exiles (ECRE), alleanza di 125 organizzazioni che si occupano di diritti di migranti, richiedenti asilo, rifugiati e persone respinte dalle politiche di esternalizzazione europee. «È come una reazione a catena», aggiunge, riferendosi al fatto che l’Ue vuole limitare gli arrivi di migranti, ma anche i Paesi terzi di transito, come Tunisia, Marocco e Mauritania, non vogliono che queste persone si fermino sul loro territorio. E quindi le espellono.

Anche grazie ai veicoli forniti proprio dall’Unione Europea. La Tunisia, in tal senso, è un caso particolarmente emblematico. 

L’Italia e l’impegno con la Tunisia

L’Italia è stata uno degli Stati Ue che più ha spinto per un accordo con la Tunisia. Il 6 giugno 2023, in visita a Tunisi, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha chiesto un «approccio concreto» per dare al Paese nordafricano sostegno «nella lotta sia alla tratta di esseri umani sia all’immigrazione irregolare». Un mese e dieci giorni dopo, l’Unione europea ha siglato un memorandum d’intesa con il presidente tunisino Kais Saied, alla presenza della presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dell’allora primo ministro olandese Mark Rutte e di Meloni stessa.

Giorgia Meloni, Kais Saied, Ursula von der Leyen e Mark Rutte a Tunisi per la firma del Memorandum d’intesa tra Tunisia e Ue a luglio 2023 © Tunisian Presidency/Getty

L’accordo non riguarda solo la migrazione, ma prevede lo stanziamento di oltre 100 milioni di euro di fondi Ue per «operazioni di ricerca e soccorso», «gestione delle frontiere», «lotta contro il traffico di esseri umani» e «politica dei rimpatri». Lo ricorda un documento del 17 agosto 2023 dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) che si domanda se non ci sia il pericolo che l’accordo Ue-Tunisia possa facilitare casi di violazioni dei diritti umani a danni di migranti neri e di altre fasce di popolazione vulnerabile.

Il lessico delle espulsioni

Desert Dumps, il titolo internazionale dato a questa serie, significa in inglese “discarica di rifiuti del deserto”. L’idea di essere stati trattati come spazzatura è stata suggerita ai giornalisti dagli stessi migranti intervistati. L’espressione che usiamo in italiano in questo e negli altri pezzi per indicare questa circostanza è “espulsioni”. La pratica è diffusa in tutti e tre i Paesi analizzati, Tunisia, Mauritania e Marocco, nel deserto o in altri luoghi remoti e inospitali, dove si rischia di morire di fame e di sete. 

Lungo la frontiera tra Libia e Tunisia secondo le testimonianze di diversi migranti ci sono stati casi di “consegne” di migranti tra la Garde Nationale tunisina e non meglio identificate milizie libiche: invece che essere lasciati a sé stessi nel deserto, i migranti sono stati affidati ai libici. L’esito finale è sempre una violazione dei diritti umani perché, nei casi in cui è stato possibile verificarne l’esito, i migranti sono finiti in centri di detenzione dove sono vittime di trattamenti disumani.

L’OHCHR fa un esempio preciso: mancano le linee guida per evitare che il materiale fornito dall’Ue al governo tunisino contribuisca «direttamente o indirettamente – alle violazioni dei diritti umani e non [che non raggiunga] gli enti responsabili di tali violazioni». Mancanza che riguarda non solo i fondi legati al memorandum, ma tutti i finanziamenti che l’Ue e i singoli Stati membri stanziano per i Paesi terzi in ambito migratorio.

Una volta che l’Unione europea o l’Italia forniscono un veicolo alle forze di sicurezza tunisine come fanno ad essere certe che non verrà utilizzato contro i migranti, per esempio in un’espulsione? È una domanda che vale per diversi tipi di forniture e non solo per la Tunisia.

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La presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha definito il memorandum con la Tunisia «un modello» e a seguire sono arrivati altri accordi migratori.

La Commissaria Ue, Ursula von der Leyen, e il Presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, al termine di un incontro a Cairo a marzo 2024 © Dirk Waem/Getty

Il 7 marzo 2024 la commissaria europea per gli Affari interni Ylva Johansson ha firmato a Nouakchott un accordo con la Mauritania dal valore di 210 milioni di euro finalizzato a ridurre il numero di migranti che arrivano alle Isole Canarie partendo dalle coste dello stato africano. Dieci giorni dopo, il 17 marzo, von der Leyen stessa ha siglato un’intesa da 7,4 miliardi di euro con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi e lo scorso 2 maggio ha stretto un ulteriore accordo con il Libano per arginare la migrazione irregolare verso Cipro.

Questo approccio, criticato da organizzazioni non governative e accademici, è largamente sostenuto dai capi di Stato e di governo dei 27 Stati Ue. Nelle conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2024, per esempio, si legge che i leader europei hanno «accolto con favore l’accordo con la Mauritania» e hanno sottolineato «l’importanza di rafforzare e sviluppare tali partenariati strategici».

La metodologia dell’inchiesta

Le ricerche per la serie #DesertDumps sono state fatte partendo da video e foto di espulsioni nel deserto e di arresti arbitrari di massa di migranti. Partendo da un’immagine o da un frammento di un video, si è cercato di ricostruire più dettagli possibili e si è tentato di localizzare il luogo dove è stato girato il video o scattata la foto. Si sono poi identificati i mezzi sulla scena, identificando se erano della stessa marca e modello di quelli forniti dai Paesi europei.

Qui la ricerca è stata svolta consultando le pagine dei vari organi istituzionali che coordinano o implementano progetti nazionali o comunitari e le diverse pagine social delle ambasciate nei Paesi nordafricani di riferimento, alla ricerca di mezzi che corrispondessero con quelli visti nei video testimonianza. Altro punto fondamentale della ricerca è stato il lavoro sul campo dei reporter, con le interviste alle vittime delle espulsioni.

A difesa degli accordi

La collaborazione con i Paesi terzi in materia di migrazione è stata una delle priorità dell’attuale Commissione Ue, e in particolare degli ultimi anni del mandato di von der Leyen. Anche al Parlamento europeo siedono dei sostenitori di questi accordi, soprattutto tra le forze di estrema destra e destra, come lo stesso Partito popolare europeo (PPE) di cui von der Leyen fa parte (e per il quale è candidata nuovamente per la presidenza della Commissione Ue).

Sara Skyttedal, parlamentare svedese del PPE, per esempio, ha sostenuto che «l’accordo con la Tunisia è essenziale per rafforzare il controllo dei confini europei, per la nostra sicurezza e per ragioni umanitarie». Come detto, però, sono le voci della Commissione quelle ad essersi levate più forti, anche quando si è trattato di negare gli effetti negativi di queste politiche.

Il Commissario per la promozione dello stile di vita europeo Margaritis Schinas nel settembre 2023 ha garantito a un giovane attivista che, in relazione alle espulsioni nel deserto compiute dalla Tunisia, «non stiamo finanziando queste tattiche, non stanno avvenendo sotto il nostro controllo, non fanno parte dell’accordo (il memorandum Ue-Tunisia, ndr)».

Lo stesso ha fatto con parole simili la commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson a gennaio 2024 di fronte al Parlamento europeo. 

In realtà, secondo un diplomatico europeo che per parlare liberamente ha chiesto l’anonimato, «non è possibile sapere con certezza dove vadano a finire le forniture europee impiegate in Nord Africa». Dello stesso avviso è la direttrice di ECRE Wollard:

«Penso che sia impossibile tracciare la destinazione dei fondi Ue per le azioni legate alla migrazione», sostiene la direttrice di ECRE, che nel 2022 ha realizzato uno studio sul tema per conto del Parlamento europeo.

Solo tra 2015 e 2021, l’Ue ha erogato complessivamente più di 400 milioni di euro a Tunisia (almeno 91 milioni di euro), Marocco (almeno 234 milioni di euro) e Mauritania (almeno 81,5 milioni di euro) nell’ambito del suo più grande fondo per la migrazione, il Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa (EUTF), lanciato come strumento di emergenza nel 2015 per affrontare la cosiddetta crisi migratoria.

È un dato per difetto, cui vanno sommati anche i fondi provenienti da altre voci del bilancio dell’Unione, tra cui quella più cospicua per l’attuale ciclo 2021-2027, è la parte dedicata alla migrazione dello Strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale (NDICI), e i fondi bilaterali dei singoli Stati membri, come per esempio quelli dell’Italia per la Libia o la Tunisia. 

C’è un’altra questione che lega i fondi europei per la migrazione agli abusi sui migranti che arrivano fino alle espulsioni nel deserto. Riguarda i pattugliamenti in mare, che da operazioni di salvataggio a volte si trasformano in espulsioni di massa. 

Salvati, intercettati o espulsi?

François, l’uomo camerunese protagonista della prima puntata dell’inchiesta #DesertDumps, è stato respinto più volte al confine con l’Algeria. La prima operazione è cominciata con l’intercettazione in mare da parte della Garde Nationale Maritime della Tunisia. L’imbarcazione con la quale ha preso il largo è stata fermata da una motovedetta che aveva due motori Yamaha. Nel 2017 l’Italia ha fornito alla Tunisia un lotto di motori dello stesso modello.

Motori dall’Italia

Settembre 2023: una foto di François immortala la guardia costiera tunisina nel momento in cui intercetta l’imbarcazione su cui viaggia, al largo di Sfax, Tunisia. I motori del mezzo navale sono dello stesso modello del lotto da 35 coppie di motori Yamaha donati dall’Italia nel 2017.

Motori dall’Italia

Settembre 2023: una foto di François immortala la guardia costiera tunisina nel momento in cui intercetta l’imbarcazione su cui viaggia, al largo di Sfax, Tunisia. I motori del mezzo navale sono dello stesso modello del lotto da 35 coppie di motori Yamaha donati dall’Italia nel 2017.

Anche molti fondi europei provenienti sia da EUTF sia da NDICI, negli ultimi anni, sono stati destinati a progetti per migliorare le capacità della Garde Nationale Maritime, come ha spiegato un rapporto dei Verdi europei del 2023. In questo modo, da un lato, si limitano le partenze verso l’Europa e, dall’altro, si evitano le morti in mare. O almeno, questo è quello che spesso i rappresentanti delle istituzioni italiane ed europee affermano.

In realtà, la vicenda di François dimostra come un migrante non sia in pericolo di vita solo in mare.

Nel suo caso, una volta a terra, ha rischiato di morire dopo l’espulsione nel deserto, dove è stato abbandonato senza cibo né assistenza. L’OHCHR teme per questo che «il rafforzamento delle attività e dei progetti che aumenterebbero le intercettazioni dei migranti in mare e il loro rimpatrio illegale in Tunisia e in Paesi terzi pericolosi» possa portare a violazioni dei diritti umani.

Già il Programma pluriennale 2021-2027 – il documento con cui il Servizio europeo per l’azione esterna programma la cooperazione strutturale (Eeas) identifica le priorità della collaborazione con i “Paesi vicini” – pone secondo l’agenzia Onu scarsa attenzione sui casi di intercettazione che poi sfociano in violazioni dei diritti umani:

«Gli indicatori di progetto elencati», i criteri per definire il raggiungimento dello scopo della collaborazione, «sono estremamente problematici perché assimilano le intercettazioni e i salvataggi in mare allo stesso obiettivo», e come misurazione hanno solo il numero delle persone fermate/salvate, si legge nel report. 

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Il report è stato reso pubblico nell’agosto del 2023 e le preoccupazioni dei funzionari Onu si sono dimostrate fondate, come conferma anche la nostra inchiesta. 

Le espulsioni nel deserto continuano. E continuano anche le intercettazioni in mare, per la soddisfazione del ministro dell’Interno italiano Matteo Piantedosi. «Tunisia, in quattro mesi impedita la partenza di oltre 21mila migranti», si legge a caratteri cubitali in un post del ministro su X dello scorso 13 maggio. L’accordo «funziona. Uno degli obiettivi è ridurre le partenze» afferma il rappresentante dell’Italia secondo il resoconto di febbraio 2024 del Meccanismo di coordinamento operativo per la dimensione esterna della migrazione (Mocadem), un tavolo per la gestione delle politiche con i Paesi vicini a cui partecipano le organizzazioni delle Nazioni Unite Oim e Unhcr insieme a Commissione europea, Eeas, Italia, Malta, Paesi Bassi, Germania e Ungheria.

L’attivismo spagnolo con Mauritania e Marocco

Se l’Italia ha spinto per l’accordo dell’Ue con la Tunisia, la Spagna lo ha fatto con la Mauritania, uno dei Paesi di partenza della rotta atlantica, quella che conduce alle Isole Canarie. È dal 2006 che Madrid sostiene il pattugliamento nelle acque mauritane con la fornitura di quattro assetti navali, un elicottero e venti agenti della Guardia Civil dislocati per formare i guardacoste mauritani. Una collaborazione che da allora non si è mai interrotta.

Mezzi dalla Spagna

In alto, un autobus Toyota coaster, dello stesso modello di quelli forniti dalla Spagna, mentre esce da un centro di detenzione in Mauritania con a bordo alcuni migranti subsahariani.

In basso, un camion carico di migranti arriva allo stesso centro di detenzione da cui è partito l’autobus.

Mezzi dalla Spagna

Un autobus Toyota coaster, dello stesso modello di quelli forniti dalla Spagna, mentre esce da un centro di detenzione in Mauritania con a bordo alcuni migranti subsahariani.

Un camion carico di migranti arriva allo stesso centro di detenzione da cui è partito l’autobus.

Nel gennaio 2024, nella capitale Nouakchott, i giornalisti di #DesertDumps hanno documentato la presenza di diversi pickup bianchi che pattugliano le strade alla ricerca di migranti. Quando li trovano – a volte anche grazie al supporto logistico e all’intelligence della Guardia Civil spagnola – i poliziotti mauritani li arrestano e li fanno salire sulla parte posteriore del pickup per trasportarli nei centri di detenzione.

Tutti i mezzi usati in queste operazioni sono una donazione dell’agenzia governativa spagnola Fundación Internacional y para Iberoamérica de Administración y Políticas Públicas (FIIAPP), che attraverso il progetto europeo Partenariat Opérationnel Conjoint pour la Mauritanie (POC Mauritanie) ha fornito nel 2018 almeno nove pickup alla polizia della Mauritania e aiutato nella ristrutturazione di due centri di detenzione a Nouakchott e Nouadhibou.

Gli stessi centri sono usati come punti di transito per i migranti che vengono espulsi verso la frontiera desertica col Marocco e le aree di confine con il Mali, dove imperversano ancora conflitti armati.

Dalla Spagna alla Mauritania

A sinistra, una Toyota Hilux fotografata per le strade di Nouakchott, Mauritania, mentre è in corso un’operazione di polizia contro alcuni migranti, che vengono fatti salire a bordo.

A destra, un documento del ministro degli Interni spagnolo che prova la fornitura di nove pickup alla Mauritania. Le dimensioni e la descrizione dei veicoli combaciano con i modelli visti sul campo.

Dalla Spagna alla Mauritania

Una Toyota Hilux fotografata per le strade di Nouakchott, Mauritania, mentre è in corso un’operazione di polizia contro alcuni migranti, che vengono fatti salire a bordo.

Un documento del ministro degli Interni spagnolo che prova la fornitura di nove pickup alla Mauritania. Le dimensioni e la descrizione dei veicoli combaciano con i modelli visti sul campo.

Oltre alla Mauritania, la Spagna finanzia anche il Marocco, altro Paese dove i giornalisti di #DesertDumps hanno documentato espulsioni nel deserto. Nei fermi immagine delle operazioni di rastrellamenti della polizia marocchina per le strade delle città si scorgono fuoristrada bianchi con i vetri protetti da reti in ferro. Modelli simili, 75 per la precisione, sono stati finanziati dal ministro dell’Interno spagnolo al corrispettivo marocchino nel 2018 e un lotto aggiuntivo di 130 unità è stato acquistato sempre dalla FIIAPP tramite il Fondo fiduciario di emergenza dell’Ue per l’Africa (EUTF). 

Le autorità di tutti i Paesi coinvolti nell’inchiesta sono state sentite per commentare i risultati dell’inchiesta.

Il ministero degli Esteri della Spagna ha risposto che «i progetti europei in Mauritania e Marocco mirano proprio a combattere le reti di trafficanti di esseri umani e a sostenere le istituzioni nella gestione della migrazione irregolare, nel quadro delle politiche dell’Ue per un’immigrazione legale, ordinata e sicura».

Nessuna risposta dal ministero dell’Interno italiano che ha ignorato le nostre richieste sulle eventuali complicità italiane nel sistema delle espulsioni nel deserto compiute dalla Tunisia. 

Sul punto, una portavoce della Commissione europea ha invece spiegato che «l’Ue rimane impegnata a migliorare la situazione sul campo» e che «il capacity building delle autorità tunisine finanziato dall’Ue, comprese le attrezzature e la formazione, viene fornito esclusivamente per gli scopi definiti nei programmi finanziati dall’Ue, nel pieno rispetto del diritto internazionale», ha aggiunto, precisando che «tutti i contratti dell’Ue prevedono clausole sui diritti umani che consentono alla Commissione di adeguare l’attuazione, se necessario».

Nella conferenza stampa del 21 maggio, però, nonostante le ulteriori domande poste dai giornalisti, i portavoce Ue non sono entrati nel merito di quanto sollevato dalla prima puntata di #DesertDumps né hanno annunciato alcun tipo di azione da parte della Commissione.

Crediti

Autori

Lorenzo Bagnoli
Matteo Garavoglia
Antonella Mautone
Fabio Papetti
Paolo Riva

Editing

Christian Elia

Visuals

Lorenzo Bodrero

Ha collaborato

May Bulman
Maud Jullien
Tomas Statius
Monica C. Camacho
Beatriz Ramalho da Silva
Jack Sapoch
Klaas van Dijken
Eman El-Sherbiny
Andrei Popoviciu
Halima Salat Barre
Sara Creta
Nissim Gasteli
José Bautista
Anthony Faiola
Imogen Piper
Joyce Lee
Peter Finn
Driss Rejichi
Haifa Mzalouat
Salaheddine Lemaizi
Steffen Lüdke
Philipp Grüll
Erik Häusler
Thomas Eydoux
Asia Balluffier
Liselotte Mas
María Martín
Lola Hierro
Diego Stacey
Monika Bolliger
Lise Kiennemann
Anass Laghnadi
Julia Pascual

In partnership con

Lighthouse Reports
The Washington Post
Der Spiegel
Le Monde
El Pais
ARD
Enass Media
Inkyfada

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