Sono le nove in punto di una sera di novembre quando urla di gioia esplodono dal bar ‘t Seepaardje, sul lungomare de L’Aja, nel distretto di Scheveningen. Gli exit polls delle elezioni nazionali – i sondaggi effettuati all’uscita del seggio elettorale – hanno appena stabilito un cambio di rotta epocale nella storia dei Paesi Bassi: gli elettori hanno fatto del Partito delle Libertà (in olandese Partij voor de Vrijheid, PVV), il maggiore partito del Paese per la prima volta da quando è nato, quasi vent’anni prima. Anche il leader del partito sembra realizzare a malapena quando sta succedendo.
«Incredibile» ha detto, piangendo, il 61enne Geert Wilders di fronte alle telecamere nel suo ufficio, battendo le mani di fronte a sé mentre guarda i risultati del voto. Poco più tardi, va al ‘t Seepaardje a festeggiare, solo per scoprire che lì la festa era già iniziata da un pezzo.
Chi vuole disgregare l’Europa
In tutta l’Unione europea si assiste all’ascesa di partiti politici a cui non importa dello Stato di diritto. Mettono da parte i giudici, sopprimono i media indipendenti e non rispettano il Parlamento europeo. Con le prossime elezioni per il Parlamento, si prevede che questi partiti crescano in influenza anche a livello europeo, con conseguenze sconosciute.
Per capire cosa ci si può aspettare, Follow the Money ha avviato una serie di incontri con i giornalisti dei Paesi in cui questi leader illiberali sono ora al potere. Come sono riusciti ad arrivare ai vertici? Qual è il loro manuale per minare lo Stato di diritto? E soprattutto: qual è il loro programma per l’Ue?
È il 22 novembre 2023 e nel piccolo innocuo bar ‘t Seepaardje – Il piccolo cavalluccio marino, tradotto letteralmente – i 45 candidati del Partito delle Libertà si riuniscono attorno a Wilders.
Gli esclusi dalla festa? I giornalisti. Accalcati in una saletta accanto, i giornalisti hanno osservato i sostenitori del partito attraverso le finestre del bar. Wilders evita grandi folle e assembramenti: è stato fisicamente minacciato e da anni è protetto dalle guardie del corpo. Ma non è questa la ragione per cui la stampa non è stata invitata. Wilders odia profondamente i media.
Il leader del Partito delle Libertà chiama i giornalisti «la feccia», argomentando che vorrebbe abolire le emittenti pubbliche il più presto possibile. Wilders ha soprannominato la Nederlandse Publieke Omroep (Npo), la Rai olandese, «una grande fabbrica di menzogne» i cui uffici, secondo lui, sono popolati da «sbruffoni politicamente corretti e di sinistra».
Ma i giornalisti non sono le uniche persone sui cui Wilders riversa la propria collera: insultare tutto ciò che ritiene un proprio avversario è parte del suo manuale politico da anni. Ha definito i giudici «squilibrati», parte di una «élite corrotta» e la magistratura «più malata del malato» (in un tweet in cui si riferiva alla decisione di condannare un uomo che nel 2018 ha accoltellato tre persone a L’Aja a un trattamento psichiatrico obbligatorio a tempo indeterminato invece che al carcere, ndr).
I suoi avversari politici sono stati chiamati «bugiardi» e «debolucci», (con riferimento al primo ministro uscente Mark Rutte) e «stregoni» (rivolto all’ex leader del Partito social democratico D66, Sigrid Kaag, che dopo aver lasciato la politica olandese è stato nominato coordinatore speciale per la ricostruzione di Gaza).
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Quella notte, al Piccolo cavalluccio marino, dopo mezz’ora di festeggiamenti con compagni di partito e fan, Wilders con il suo iconico ciuffo biondo, si è brevemente rivolto ai media stabilendo le sue priorità:
«Ci assicureremo che l’uomo olandese sia la priorità numero 1 – ha detto con il suo caratteristico tono tagliente, che non permette domande -. La speranza è che i Paesi Bassi possano appartenere di nuovo agli olandesi. Che l’immigrazione, lo tsunami di richieste di asilo politico venga ridotto».
Eppure Wilders non è sempre stato così diretto e conflittuale.
Gli inizi, tra musica ribelle e liberali
Nato nel 1963, in gioventù non c’era nulla che facesse presagire l’interesse di Wilders alla politica. Cresciuto in uno dei caratteristici quartieri residenziali olandesi – strade con case unifamiliari, un’auto davanti alla porta e piccoli parchi con attrezzature per bambini – Wilders proviene da una famiglia della classe media. Suo padre, direttore di un’azienda che produce fotocopiatrici; sua madre, morta ad aprile 2024, proveniva da una famiglia con antenati olandesi e indonesiani con radici ebraiche.
Da adolescente, Wilders aveva un aspetto ribelle. Capelli disordinati e aggrovigliati, indossava spesso pantaloni di pelle e una giacca di pelle. Erano gli anni della corsa agli armamenti tra Est e Ovest, della crisi economica e dell’alto tasso di disoccupazione, dell’ascesa della musica punk e new wave; Wilders era un fan dei The Cure.

Non c’era nessun tipo di coinvolgimento politico a quel tempo. Passava da un lavoro saltuario all’altro. Dopo la scuola superiore, ha lavorato in una fabbrica di sottaceti per pagarsi un volo per l’Australia; un progetto mai realizzato. È andato per qualche mese in una fattoria collettiva israeliana nella Cisgiordania occupata.
La coscienza politica di Wilders sembra essersi svegliata quando nel 1986 è andato a lavorare per il Comitato per la previdenza sociale, un organo sindacale che si occupa di sicurezza sociale.
Wilders ha scoperto come i lavoratori ottengano la malattia, a suo avviso troppo presto. Era irritato dal fatto che l’unico a denunciare il problema fosse Frits Bolkestein, leader del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (in olandese Volkspartij voor Vrijheid en Democratie, VVD).
«Tutti si controllano e si coprono le spalle a vicenda», ha detto.
Nel 1990, Wilders si è candidato come assistente per il VVD. Grazie alla conoscenza delle questioni legate al welfare, è stato assunto. Ha trascorso 15 anni come parte dell’élite politica che ora detesta, occupando un seggio in parlamento dal 1998.
Ubriaco di media e popolarità
Gli ex compagni di partito del VVD descrivono Wilders come un politico diligente e ambizioso, ma anche come una persona sempre più affamata di attenzione dei media e di influenza. In quegli anni, temi come l’immigrazione o l’Islam – temi che in seguito sarebbero diventati i sui cavalli di battaglia e lo avrebbero spinto al potere – non erano nel suo radar.
Gli piaceva viaggiare in Medio Oriente per interesse proprio, e dopo gli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle e al World Trade Center a New York, ha assunto posizioni moderate riguardo il presunto pericolo della presenza dei musulmani nel mondo occidentale, che ora predica.
«L’Islam non ha niente di sbagliato – ha detto dopo un paio di settimane dopo gli attacchi -. È una religione che va rispettata. La maggior parte dei musulmani nel mondo, incluso nei Paesi Bassi, sono buoni cittadini».
A quel tempo era apprezzato nel Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia: alle elezioni di maggio 2003, Wilders occupava un posto molto alto nella lista dei candidati del partito, a dimostrazione della fiducia che i leader del VVD riponevano in lui.
Quell’anno tra i candidati per il Parlamento c’erano altri due nomi interessanti: il primo era Mark Rutte, che successivamente sarebbe diventato uno dei primi ministri più longevi alla guida dei Paesi Bassi e uno dei principali avversari di Wilders. L’altra era Ayaan Hirsi Ali, politica e scrittrice olandese-americana nata in Somalia che presto ha attirato l’attenzione della stampa internazionale per le sue posizioni anti-islamiche.
Entrambi avrebbero plasmato la visione del mondo di Wilders negli anni a venire.
«Ayaan ha avuto un effetto magico su Geert Wilders – ha scritto Bibi de Vries, politica e parlamentare del VVD, nel suo libro Haagse Taferelen, “Scene a L’Aia” -. È stata lo stimolo che ha fatto comportare Wilders in maniera sempre più estrema».
Non si trattava solo di adottare posizioni più critiche nei confronti dell’Islam, ma anche di usarle come modo per attirare l’attenzione.

Wilders ha visto da vicino come Hirsi Ali sfruttava i media. «Geert pensò che nonostante avesse delle opinioni non otteneva nessun tipo di attenzione, mentre Ayaan arrivava su tutte le prime pagine – ha commentato Hans van Baalen, membro del VVD e parlamentare europeo, nel 2010 -. Ha maturato quindi in lui l’idea di essere più incisivo sull’opinione pubblica e di ignorare gli accordi [sulle posizioni politiche raggiunte] all’interno del gruppo».
È stato in quegli anni che Wilders ha iniziato a fare dichiarazioni sempre più radicali nelle interviste. Durante una di queste, ha detto che avrebbe vietato il velo nelle strade se ne avesse avuto il potere, facendo commenti provocatori, invitando «le donne velate» a protestare contro questa misura: «Mi piacciono incattivite», ha detto.
Per approfondire
L’esternazione ha fatto arrabbiare il partito, tanto da far tacere Wilders per un momento, ma solo per poco.
«Geert si è ubriacato di pubblicità – ha detto l’ex compagno di partito Frans Weekers -. Continuavo a ripetergli: “Geert stai calcando troppo la mano, ti stai facendo sovrastare”. E lui rispondeva: “Hai ragione, ma non posso farne a meno”».
Subito prima della pausa estiva ai lavori parlamentari del 2004, ha presentato un programma in dieci punti in cui, tra le altre cose, promuoveva il no assoluto all’entrata della Turchia nell’Unione europea. Il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia ha chiesto a Wilders di ritirare la sua posizione in merito, Wilders però si è rifiutato e poco dopo ha lasciato il partito.
In questo periodo Wilders aveva già ricevuto minacce di morte, ritenute gravi e credibili dalla polizia, per quanto aveva dichiarato sull’Islam. Quando il registra Theo van Gogh è stato ucciso da un estremista musulmano nel novembre 2004, a Wilders, il cui orientamento politico andava sempre più a destra, sono state assegnate delle guardie del corpo che continuano a seguirlo ancora oggi.
Ma questo non lo ha fermato dall’utilizzare il tema dell’odio per l’Islam e della retorica anti-migranti come uno dei suoi argomenti principali per farsi eleggere nella sua successiva carriera politica.
L’odore del potere
Dopo aver fondato il suo partito personale nel 2006, il Partito per la Libertà, Wilders ha continuato ad acquisire popolarità. E dopo aver difeso l’Islam nella sua precedente carriera politica, ora lo ha reso il suo bersaglio.
Quattro anni dopo, Wilders ha avuto un grande successo con una campagna che aveva soprannominato “Henk e Ingrid” – il corrispettivo di “Mario e Maria Rossi” nei Paesi Bassi. Presentandosi come il protettore di uomini e donne comuni, sosteneva che «lo Stato sociale è diventato una calamita per chi viene a cercare fortuna dai Paesi islamici».
«Henk e Ingrid pagano per Ali e Fatima», recitava lo slogan. Quell’anno il PVV è passato da 9 a 24 seggi – su 150 – sorpassando il Christen-Democratisch Appèl, CDA, il partito cristiano-democratico.
Nel settembre dello stesso anno, il VVD e il CDA hanno formato un governo di minoranza, guidato per la prima volta da Mark Rutte. Il Partito della Libertà (PVV) è diventato un partito di sostegno: non aveva ministri ma – almeno ufficialmente – sosteneva il gabinetto per formare la maggioranza in parlamento.
Nella pratica Wilders ha cercato di seguire il suo programma, criticando senza sosta il governo sia pubblicamente che privatamente. Wilders ha tolto il suo appoggio quando sono stati decisi tagli su larga scala al settore pubblico, rendendo il governo di minoranza insostenibile.
È caduto così Il primo governo di Rutte e Rutte era furioso. «Voglio abbattere il tuo piccolo partito fino all’ultimo seggio», aveva detto Rutte, come raccontato in seguito da Wilders. Durante le elezioni successive, Rutte ha sistematicamente escluso Wilders dalla formazione del governo.
Una volta caduto il governo Rutte, Wilders si è sentito politicamente ostracizzato a livello nazionale: i partiti non volevano collaborare con lui e quando provava a influenzare la politica incespicava in porte chiuse.
Gli amici di Wilders fuori dai Paesi Bassi
Le mire di Wilders non ambivano solo a influenzare la politica nazionale olandese.
Quando faceva ancora parte del governo di minoranza di Rutte, Wilders andava al ministero della Sicurezza e della Giustizia quasi ogni settimana per fare pressione a Gerd Leers, ministro per l’Immigrazione del Partito Cristiano-democratico, e per poterlo insultare pubblicamente per aver adottato un approccio troppo morbido verso le migrazioni.
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Con il suo stile polarizzante, secondo Leers, Wilders aveva minato gli sforzi del ministro di adottare politiche più stringenti in materia di richieste d’asilo e migrazione: «Sarò completamente onesto – ha detto l’ex ministro nel 2012 -: il tono del PVV non mi ha aiutato. Il tono tagliente di Wilders ha fatto subito dubitare delle intenzioni dei Paesi Bassi».
Wilders, ora, voleva avere un ruolo più influente a Bruxelles, senza dover far affidamento sui ministri olandesi. Durante questo periodo passato nell’ombra del potere, ha provato a costruire una coalizione all’estero.
Wilders è stato uno dei fondatori del gruppo di partiti di destra radicale al Parlamento europeo, ribattezzato Identità e Democrazia nel 2019. I primi colloqui per la creazione di un nuovo gruppo di destra al Parlamento europeo si sono svolti nel 2014. «Piacevole pranzo con Geert Wilders, la cooperazione europea prende forma», twittava Flip Dewinter, leader del partito nazionalista fiammingo Vlaams Belang.
Nel giugno 2015, poi, la cooperazione è stata ufficializzata: «La formazione del gruppo in Europa è riuscita! Una grande notizia e un fatto storico», ha dichiarato Wilders.
È in questo periodo che il Cremlino ha iniziato a interessarsi al Partito per la Libertà di Wilders: secondo diversi documenti resi pubblici dalla stampa, nel 2017 la Fondazione russa per la pace, l’organizzazione gestita del politico russo Leonid Slutsky, ha invitato l’allora europarlamentare del PVV André Elissen come osservatore elettorale.
In passato Wilders aveva spesso parlato bene della Russia. A proposito della rivoluzione di piazza Maidan, avvenuta in Ucraina nel 2013, aveva detto che era stata organizzata da «nazionalsocialisti, antisemiti e altri antidemocratici», esattamente la narrativa del Cremlino.
Nel 2018 Wilders ha visitato Mosca e la Duma, il parlamento russo. Sui social, dopo la visita, Wilders ha pubblicato la foto di «una spilla dell’amicizia russo-olandese», dichiarando di indossarla «con orgoglio». Questo ha scatenato l’indignazione dei parenti dei quasi 200 cittadini olandesi morti quando l’esercito russo ha abbattuto il volo MH17 sopra l’Ucraina, in rotta da Amsterdam alla Malesia.

Nel periodo in cui i partiti si rifiutavano di lavorare e collaborare con lui, Wilders ha continuato a fare dichiarazioni sempre più radicali dall’opposizione, non sempre senza conseguenze.
Nel 2021, la Corte Suprema ha condannato Wilders per diffamazione di gruppo avvenuta qualche anno prima. In un comizio elettorale del 2014, aveva chiesto ai partecipanti se volessero «più o meno marocchini». La Corte ha stabilito che le dichiarazioni di Wilders avevano oltrepassato i limiti «della legge e dei principi fondamentali dello Stato di diritto democratico».
Wilders ha definito la sentenza «una disgrazia per lo Stato di diritto» e ha detto che per lui «il verdetto non esiste». Diceva che non lo avrebbero mai messo a tacere.
L’ennesimo cambio di registro
E aveva ragione.
A differenza del predecessore Mark Rutte, il nuovo leader del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia, Dilan Yeşilgöz-Zegerius, in corsa per le elezioni del 2023, non ha escluso Wilders come potenziale alleato di governo. Per Wilders, quella decisione è stata manna dal cielo: il suo partito aveva urgente bisogno di un rilancio.
Il Partito per la Libertà ha ottenuto scarsi risultati nelle elezioni locali del 2023 nonostante il quarto governo Rutte – nemico giurato di Wilders – fosse estremamente impopolare. Nel 2019, il PVV ha addirittura perso i suoi unici seggi al Parlamento europeo.
Ma durante l’ultima campagna elettorale per il parlamento, tutti i punti sono andati a segno per Wilders. Non solo: il VVD gli ha aperto le porte.
Il tema della migrazione, marchio di fabbrica di Wilders, è diventato la questione più importante durante la campagna elettorale, perché il precedente governo Rutte è caduto su questo argomento, dopo giorni di consultazioni su come limitare il numero di richiedenti asilo che arrivano nei Paesi Bassi. Il Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia ha sostenuto la necessità di porre dei limiti alla possibilità di concedere ai richiedenti asilo il ricongiungimento familiare mentre gli altri partiti della coalizione sostenevano si trattasse di poche persone.
Di fronte all’opportunità di fare davvero parte del governo, questa volta Wilders ha scelto una posizione meno radicale, mostrando un lato più moderato. Ha abbandonato la messa al bando del Corano e delle moschee, per le quali aveva presentato un disegno di legge nel 2018. Le ha ritirate all’inizio del 2024, insieme ad altre proposte di legge, come quella di impedire il voto alle persone con doppia nazionalità.
«La priorità va ad altre questioni», ha detto durante una delle sue interviste televisive (non necessariamente un grande sacrificio: queste proposte di legge sono incostituzionali e contrarie a trattati internazionali, ndr). Ha significato anche abbandonare le posizioni pro-Russia: recentemente ha definito l’invasione russa dell’Ucraina «illegale e barbarica», ha incontrato l’ambasciatore ucraino a L’Aia che successivamente ha definito Wilders un «nostro buon amico».
La connessione russa
Il nuovo, più moderato Wilders spesso si scontra con le sue stesse opinioni, molto ferme, di non così tanto tempo fa. È stato così, ad esempio, quando il governo ceco ha imposto sanzioni al sito web di notizie Voice of Europe, ora irraggiungibile. Secondo i servizi segreti del Paese, la piattaforma faceva parte di un’operazione di influenza del Cremlino. Pur non facendo nomi concreti, il quotidiano ceco Denik N ha persino riferito che la piattaforma era stata utilizzata per corrompere politici europei.
Queste rivelazioni hanno messo Wilders alle strette. Aveva avuto un’intervista con Voice of Europe nel 2017, definendo, in quell’occasione, la piattaforma un «antidoto ai media fasulli». Ha anche detto di «guardare con ammirazione al lavoro [della testata], leggendo Voice of Europe ogni giorno».
In seguito alla voce di possibili tangenti da parte di politici europei, Wilders ha negato qualsiasi rapporto di natura finanziaria con la Russia: «Non abbiamo mai ricevuto un centesimo e non accetteremo mai un centesimo dalla Russia», ha detto. «Nel gruppo dell’Europarlamento in cui siamo (Identità e Democrazia, ndr) ci sono dei partiti che l’hanno fatto, ma noi non vi abbiamo mai preso parte. Mai ricevuto e mai accetteremo un centesimo».
Nessuno però gli ha mai chiesto perché volesse restare nell’eurogruppo a cui appartengono partiti finanziati dalla Russia.
Nuovo giro, nuove opportunità: maggio 2024
La strategia di Wilders di abbandonare le sue idee più radicali per attirare più elettori ha dato i suoi frutti. «Questo è un giorno storico», ha detto un Wilders visibilmente provato ma anche contento a un gruppo di giornalisti a metà maggio 2024. Aveva dormito solo due ore, ha detto, cercando di chiudere una bozza di accordo di coalizione con gli altri partiti durante gli interminabili negoziati a L’Aia. «Il PVV prende parte al governo. È qualcosa di meraviglioso, qualcosa che si può solo sognare come leader di un partito», ha detto. Poco dopo, era di nuovo fuori dalla porta.
Nonostante la brevità del momento, si è trattato di un giorno storico per i Paesi Bassi, come ha notato il quotidiano olandese NRC: la destra radicale è ora la forza politica più forte del Paese, ponendo fine a decenni in cui i partiti centristi hanno tenuto le redini dalla Seconda guerra mondiale.
Con il 23,5% dei voti, il partito di Wilders è diventato il primo partito e Wilders si è catapultato al potere. Non solo esprime per la prima volta dei ministri, ma influenza anche la nomina di diplomatici, giudici, sindaci e altre figure chiave. E, cosa forse più importante, Wilders, in quanto leader del partito più grande, ha una grande influenza su chi diventerà il prossimo primo ministro. Ha tuttavia dovuto sacrificarsi: il prossimo primo ministro non sarà lui.
Il prossimo primo ministro deve ancora essere scelto ma di certo nei prossimi anni Wilders entrerà e uscirà a proprio piacimento dal suo ufficio, situato in una piccola torre nel pittoresco edificio di Binnenhof a L’Aia, al momento occupato dal premier uscente Mark Rutte.
Non c’è il rischio, almeno durante questo governo, di una presa di potere totale da parte della destra radicale come, ad esempio, nell’Ungheria di Victor Orban. I suoi 37 seggi sono molto lontani dai 76 necessari per ottenere la maggioranza in parlamento. L’accordo di coalizione è stato infatti concluso da quattro partiti, con i rispettivi leader che hanno concordato di non diventare ministri ma di sedersi in parlamento. Metà dei ministeri non sarà affidata a uomini e donne di partito, quindi c’è una certa distanza tra il governo e il parlamento.
La natura dell’accordo si vede anche dal programma di governo: gli obiettivi per il clima, per esempio, vengono risparmiati dalle mire di Wilders. Anche l’emittente pubblica olandese era molto sollevata: nonostante le minacce, il budget sarà tagliato di 100 milioni di euro, ma non c’è traccia dell’annunciato smantellamento.
Colpiscono però le misure dure in tema di immigrazione e agricoltura, su cui i partiti della coalizione si spostano significativamente a destra. E questo è esattamente dove diventa complicato per Wilders: per ottenere un successo su questi argomenti, ha bisogno di cambiare le regole dell’Unione europea e di parte dei suoi trattati. Esattamente come aveva già provato a fare tra il 2010 e il 2012, come partner di sostegno nel governo di minoranza di Rutte, ma si era scontrato con il duro muro di Bruxelles.
Questa volta, però, avrà più mezzi per portare avanti i suoi piani, sia a livello nazionale che europeo. Nei prossimi anni, Wilders potrà monitorare l’operato del governo che ha contribuito a formare dalla Camera bassa del Parlamento. Ci si aspetta anche che otterrà enormi guadagni alle prossime elezioni europee che si terranno all’inizio di giugno.
Secondo gli ultimi sondaggi, il suo partito potrebbe ottenere 9 seggi, su 31 da distribuire per i partiti politici olandesi – un balzo in avanti rispetto all’attuale assenza di seggi al Parlamento europeo.
Fino a poco tempo fa, Wilders era un forte sostenitore dell’uscita dei Paesi Bassi dall’Unione europea. Ma non ne ha più bisogno. Come Marine Le Pen del partito francese di destra radicale Rassemblement National, ad esempio, ora vuole erodere l’Unione europea dall’interno.
«Dobbiamo lavorare insieme dall’interno per garantire che l’Unione europea abbia meno potere su natura, clima, migrazione e asilo – ha dichiarato a inizio aprile -. Dobbiamo fare del nostro meglio perché queste decisioni tornino nelle mani dei singoli Paesi».
Qui il link all’articolo originale in inglese di Follow The Money.
