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La tela del ragno

Un podcast originale prodotto da IrpiMedia e da La Provincia di Como sulla 'ndrangheta nell'area del lago di Como e tra Milano e la Svizzera

05.06.26

Paolo Moretti
Martina Toppi

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'Ndrangheta
Como
Lombardia
Milano

La ‘ndrangheta è arrivata in Lombardia più di settant’anni fa. Da allora si è radicata sempre di più.

La tela del ragno è un podcast originale prodotto da IrpiMedia e da La Provincia di Como sulle storie della ‘ndrangheta in uno dei territori che oggi registra la maggior presenza di criminalità organizzata in tutta la Lombardia: il lago di Como e l’area che lo circonda, tra Milano e la Svizzera. 

Non si tratta solo di infiltrazioni nel tessuto economico e sociale, la ’ndrangheta nel territorio agisce ancora con la violenza, tra sequestri, estorsioni e omicidi. Una presenza concreta, radicata, spesso invisibile, in un territorio che non solo continua a fare fatica a  riconoscerla, contro ogni evidenza, ma che a volte decide di abbracciarla.

La tela del ragno, attraverso il racconto di investigatori, testimoni e vittime, entra a fondo nella rete che lega i clan e il territorio. A guidare gli ascoltatori è la voce di chi è stato a un passo dall’affiliazione formale alla ‘ndrangheta. Rodolfo Locatelli, detto Rudy, è cresciuto ai margini della Brianza e per anni ha vissuto nell’orbita della criminalità organizzata. Ne conosce i riti, le gerarchie, le regole non scritte, il fascino e la brutalità. Dal carcere — dove sconta diciotto anni per concorso in omicidio con aggravante mafiosa — ha scelto di raccontare, senza sconti, i retroscena di quel mondo dall’interno e le conseguenze delle sue scelte.

Attorno alla sua storia se ne intrecciano altre, legate dal fatto di essere tutte finite nella trappola ndranghetista: il sequestro di Cristina Mazzotti, diciottenne rapita nel 1975 e morta in un buco sottoterra, il cui processo si è riaperto cinquant’anni dopo. Un’esecuzione pubblica, dentro un bar di provincia in pieno giorno. Un’officina bruciata per punizione. Una piazza cittadina e i suoi giovani controllati con la violenza. Storie diverse, persone diverse, la stessa rete.

Paolo Moretti e Martina Toppi le hanno ricostruite seguendo il filo della tela intercettazione dopo intercettazione, testimonianza dopo testimonianza, volto dopo volto.

Cinque episodi. Alla ricerca delle tracce del ragno.

Ascolta su Spotify.

Ep.1 – Soffoco

Cinquant’anni dopo il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti, la sua storia torna dentro un’aula di tribunale. La prima puntata de La tela del ragno ricostruisce il rapimento della diciottenne milanese, sequestrata nel 1975 tra i paesi del lago di Como dalla ‘ndrangheta e tenuta prigioniera per oltre un mese in una buca scavata sottoterra, fino alla morte, avvenuta poche ore dopo il pagamento del riscatto da parte della famiglia.

Attraverso le testimonianze dei fratelli Marina e Vittorio, le parole dei magistrati e degli avvocati impegnati nel nuovo processo aperto nel 2025 e le ricostruzioni investigative emerse negli anni, la puntata segue il filo di un caso rimasto senza finale per mezzo secolo. Una storia che però non appartiene soltanto al passato: dal sequestro Mazzotti fino alle violenze e alle estorsioni nella Cantù degli anni Duemila, l’episodio mostra come la presenza della ‘ndrangheta nel Comasco abbia continuato a evolversi e radicarsi nel territorio.

Ep.2 – Esecuzione al bar

Nell’agosto del 2009, in un bar della provincia di Como, un uomo viene ucciso a colpi di pistola mentre gioca a carte. È il bar Arcobaleno di Bulgorello, una frazione di Cadorago, e la vittima si chiama Franco Mancuso. Da quell’esecuzione pubblica, compiuta in pieno giorno davanti a decine di persone, parte la seconda puntata de La tela del ragno, che racconta come la ‘ndrangheta sia riuscita a infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico della Lombardia, soprattutto nei piccoli comuni dove tutti si conoscono e il consenso si costruisce attraverso relazioni personali, paura e familiarità.

A guidare il racconto è Rodolfo “Rudi” Locatelli, cresciuto nell’orbita dei clan calabresi radicati al Nord e oggi condannato per un omicidio aggravato dal metodo mafioso. Attraverso la sua voce, le testimonianze dei collaboratori di giustizia e le ricostruzioni investigative, la puntata entra nei meccanismi della criminalità organizzata lontano dalla Calabria: i rituali di affiliazione, il fascino esercitato sui più giovani, il controllo di bar, società sportive e attività economiche. Ma il racconto mostra anche cosa succede quando quella rete si incrina: il bene confiscato al boss Bartolomeo Iaconis, oggi trasformato in uno spazio educativo frequentato da studenti e volontari, diventa il simbolo di una comunità che prova a sottrarsi alla tela della criminalità organizzata.

Ep.3 – Fiamme nell’officina

Dalle minacce sotto casa alle auto incendiate nel cuore della notte, la terza puntata de La tela del ragno racconta la violenza con cui – ancora oggi – la ‘ndrangheta impone il proprio controllo sul territorio lombardo. Al centro c’è la storia di Vincenzo Francomano, carrozziere che, dopo aver accolto nella propria officina l’ndranghetista Giuseppe Oliverio, finisce intrappolato in una spirale di minacce, estorsioni e incendi legata agli interessi della criminalità organizzata.

Attraverso le voci di Francomano, di Rodolfo “Rudi” Locatelli e dell’ex ispettrice della Squadra mobile di Milano Liliana Ciman, la puntata ricostruisce l’evoluzione storica della ‘ndrangheta al Nord: dai gruppi sanguinari e plateali degli anni Settanta e Ottanta fino alle organizzazioni apparentemente più “diplomatiche” di oggi, capaci di infiltrarsi nelle attività economiche, nei rapporti personali e nella quotidianità delle piccole comunità. Ma il racconto mostra anche cosa accade quando qualcuno decide di ribellarsi: denunciare, raccontare pubblicamente quello che è successo e rompere il silenzio può incrinare la tela costruita dai clan.

Ep.4 – Cavare sangue da una rapa

Tra il 2015 e il 2016 il centro di Cantù, città di oltre 40mila abitanti in provincia di Como, viene travolto da risse, pestaggi, colpi di pistola, bottiglie incendiarie e minacce attorno ai locali del divertimento. La quarta puntata de La tela del ragno ricostruisce il tentativo della ‘ndrangheta di prendere il controllo della movida di una città di provincia attraverso violenza e intimidazione, seguendo le indagini dei carabinieri e il processo passato alle cronache come “Le mani della ‘ndrangheta su Cantù”.

Al centro dell’episodio c’è soprattutto il clima di omertà che avvolge la città: commercianti e testimoni che davanti ai magistrati minimizzano, fingono di non ricordare, ritrattano quanto raccontato agli investigatori nonostante anni di aggressioni e paura diffusa. Attraverso le ricostruzioni investigative del maresciallo Francesco Cabras e la voce di Rodolfo “Rudi” Locatelli, la puntata mostra come la forza della ‘ndrangheta non passi soltanto dalla violenza, ma anche dalla capacità di imporre silenzio e appartenenza. Ma il racconto segue anche chi prova a rompere quella grammatica della paura: dal teatro San Teodoro, diventato luogo di educazione e riscatto per molti giovani del territorio, emerge il tentativo di opporre alla criminalità organizzata un’altra idea di comunità.

Ep.5 – La sentenza / Nel nome del popolo italiano

Dall’omicidio di Ernesto Albanese fino alle nuove strategie economiche dei clan, l’ultima puntata de La tela del ragno racconta l’evoluzione della ‘ndrangheta in Lombardia attraverso una testimonianza rara: quella di Rodolfo “Rudi” Locatelli, detenuto per l’omicidio Albanese e arrivato a un passo dall’affiliazione alla criminalità organizzata. Attraverso lettere scritte dal carcere, Locatelli ricostruisce dall’interno il fascino dell’appartenenza criminale, la violenza, la paura e il modo in cui la ‘ndrangheta riesce ad attirare giovani in cerca di riconoscimento, soldi e potere. Al centro della puntata c’è anche l’uomo che Locatelli ha contribuito a uccidere e ha guardato morire, Ernesto Albanese, giovane calabrese trasferitosi in provincia di Como e ucciso nel 2014 in un bosco di Guanzate dopo essere entrato in contrasto con il gruppo criminale con cui aveva collaborato nel traffico di droga.

Accanto alla voce di Locatelli ci sono quelle della magistrata Alessandra Dolci, che da oltre vent’anni indaga sulle mafie al Nord, e dei ragazzi di Libera presenti al processo per il sequestro e l’omicidio di Cristina Mazzotti. La puntata segue così il passaggio della ‘ndrangheta da organizzazione violenta e militare a sistema capace di infiltrarsi nell’economia e nel tessuto sociale lombardo, ma racconta anche la possibilità di sottrarsi a quella “tela del ragno” fatta di fascino, omertà e paura. È lo stesso obiettivo che oggi Locatelli affida alle sue lettere: trasformare la propria storia in un monito per evitare che altri ragazzi finiscano intrappolati nello stesso sistema.

Crediti

Autori

Paolo Moretti
Martina Toppi

Editing

Christian Elia

Foto di copertina

Beatrice Cambarau

Sound Design & Postproduzione

Riccardo Cocozza

Una produzione

IrpiMedia
La Provincia di Como

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