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Dal Monte Paschi al calcio: Siena è un girone dantesco
La nuova cricca che dal 2015 ha provato a prendersi la città dopo il crac del banco tra salotti, locali, evasione e riciclaggio. Il ruolo del petroliere kazako Igor Bidilo
22 Marzo 2021

Lorenzo Bagnoli
Sara Lucaroni

Da tempo a Siena si vociferava di un’imminente operazione della Guardia di finanza. Il 15 marzo scorso, alla fine, la profezia s’è avverata: i giudici per le indagini preliminari Buccino Grimaldi e Ilaria Cornetti su richiesta del pm Siro De Flammineis hanno autorizzato cinque misure restrittive, perquisizioni e sequestri di cui: 14 milioni di euro in beni immobili e disponibilità liquide sono stati sequestrati in ragione dei presunti reati di tipo finanziario, altri 370mila euro sono stati sequestrati in quanto presunte mazzette. Se i giudici fossero Dante, l’ordinanza sarebbe un piccolo Inferno senese, un viaggio nelle presunte corruzioni cittadine.

L’operazione Hidden Partner ipotizza un sistema di riciclaggio internazionale che approda a Siena, Roma, Firenze e Milano dopo passaggi di denaro in società e conti bancari in Svizzera, Cipro, Estonia, Lettonia, Francia, Isole Vergini Britanniche, Russia e Austria. Ai dodici indagati sono contestati a vario titolo reati contro il patrimonio, tributari, societari, corruzione e autoriciclaggio. Il “partner nascosto”, da traduzione del nome dato all’inchiesta, nell’ipotesi investigativa sarebbe Igor Bidilo, l’uomo d’affari kazako che dal 2015 ha investito in città i proventi della filiera del petrolio, business dal quale proviene.

Aveva in dote milioni di euro da riciclare, secondo l’accusa; merce apprezzabile a Siena, dove dagli anni della crisi del banco Monte dei Paschi non si vedono investitori all’orizzonte e in città s’è creato una sorta di vuoto di potere, sia economico, sia politico. Così intorno al businessman kazako e alla sua famiglia si è costruito un circolo di sodali che stava cercando di prendersi la città. Il chiacchiericcio tra circoli politici, blog locali e altri ambienti della società civile senese intorno a Bidilo e i suoi partner in Italia suonava a metà tra presagio e speranza malcelata: in città il gruppo si era fatto notare e diversi antagonisti speravano che la magistratura ne fermasse l’ascesa.

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Il nuovo misterioso padrone di Siena

L’indagine della Guardia di Finanza è partita da controlli sugli investimenti della Sielna srl – divenuta in seguito spa – cioè il principale veicolo dei denari di Igor Bidilo in Italia. La pioggia di soldi verso l’Italia, e Siena in particolare, è stata copiosa e concentrata soprattutto nel biennio tra il 2018 e il 2020.

La pioggia di soldi verso l’Italia, e Siena in particolare, è stata copiosa e concentrata soprattutto nel biennio tra il 2018 e il 2020

Il nome della società nasce dall’acronimo delle iniziali di Simona, Elena e Nadia, le mogli dei tre soci: Igor Bidilo, Constantin Catalin Maxim e Cataldo Staffieri. Il primo è proprietario all’80%, il secondo al 20% mentre il terzo è direttore commerciale e procuratore. Il magnate kazako all’inizio, quindi nel 2015, aveva il 51 per cento di Sielna spa, mentre Maxim Constantin Catalin possedeva il 49% delle azioni. A ottobre 2018 Bidilo ha sborsato 2,9 milioni di euro per aumentare la sua partecipazione fino all’80%. Attività principale: «affitto aziende», successivamente modificata in «somministrazione di cibo e bevande».

Sull’origine delle ricchezze di Bidilo, però, c’erano sospetti fin dall’inizio. Ha cominciato intorno alla fine degli anni Novanta a fare il petroliere nella Repubblica dei Baschiri, regione della Federazione russa che sorge ai piedi degli Urali meridionali. Grazie alla collaborazione di Eurojust, la superprocura di coordinamento dei magistrati europei, la procura senese ha potuto accertare «plurime condotte evasive» in particolare tra il 2014 e il 2015 in Estonia, Paese dal quale Bidilo ha ottenuto la residenza attraverso un programma di investimento.

Secondo i risultati dell’indagine, in quegli anni il gruppo ha evaso oltre 50 milioni di euro attraverso la costituzione di una società di trading petrolifero nelle Isole Vergini Britanniche, la Somitekno Ltd, con uffici a Tallinn in Estonia. La società controllante, con sede presso lo stesso indirizzo «fittizio», si chiama Portland Consult Services Ltd. Tra il 2015 e il 2016 la Somitekno secondo gli inquirenti ha omesso di dichiarare i redditi prodotti in Estonia e distribuito i dividendi alla Portland Consult Services realizzando così una frode fiscale ai danni dell’Erario estone. Un’evasione totale che ammonta a poco meno di 200 milioni di euro. Da Portland Consult Services i soldi passavano poi alla Sotko Trading Ltd, società cipriota gestita da fiduciari anonimi. Quest’ultima a sua volta ha girato i soldi a varie attività tra cui la Sielna, la finanziaria con cui ha condotto gli investimenti in Italia.

Gli allarmi delle unità finanziarie internazionali

I primi ad accorgersi della gigantesca mole di movimentazioni di Bidilo sono stati gli analisti delle unità d’informazione finanziaria sparse tra Italia, Svizzera e Stati Uniti. È agosto 2020 quando i giornalisti svizzeri di Gotham City riescono a ricostruire la collaborazione tra il Tribunale federale di Ginevra e la procuratora senese. I conti di Bidilo, infatti, si appoggiano a istituti di credito svizzeri. A settembre 2020, con l’uscita dell’inchiesta FinCEN Files del consorzio Icij, si scopre che il Financial Crimes Enforcement Network (FinCEN), l’ufficio che monitora le operazioni sospette in dollari per conto del Dipartimento di Stato americano, ha già tracciato i pagamenti sospetti tra le controllanti nelle Isole Vergini Britanniche del gruppo Bidilo. Anche l’Unità informazioni finanziarie della Banca d’Italia, scrivono gli inquirenti italiani, aveva già identificato decine di operazioni sospette vagliate poi dalle indagini.

Nonostante dalle visure camerali non compaia nemmeno il suo nome, l’amministratore di fatto di Sielna secondo gli inquirenti è Andrea Bellandi, imprenditore, ex consigliere Psi negli anni Ottanta, anche lui indagato. A Siena è famoso soprattutto per essere stato il proprietario de La Birreria, club frequentato dalla «lobby politico-imprenditoriale» che manovrava il banco Monte dei Paschi, come annotava la procura di Siena nelle indagini sull’istituto di credito nel 2013. Oggi La Birreria è in liquidazione e ultima proprietaria è stata Sielna.

Secondo la lista civica Per Siena, Bellandi è tanto vicino al sindaco Luigi De Mossi (della lista civica avversaria, di area centro-destra) da aver rappresentato l’amministrazione comunale nelle trattative per la cessione della squadra di calcio locale. Bellandi aveva smentito ogni coinvolgimento a mezzo stampa, anche se oggi è vicepresidente del Siena Calcio. All’indomani dell’indagine, il sindaco De Mossi, in qualità di avvocato, era stato nominato difensore di Bellandi, salvo poi rimettere il mandato pochi giorni dopo. I collegamenti tra i due, però, sembrano essere stati solidi, almeno nel passato. Nella Commedia giudiziaria, Bellandi, potrebbe essere un cattivo consigliere, che Dante trasforma in lingue di fuoco: per un guadagno personale, secondo le indagini, avrebbe contribuito a spalancare le porte di Siena a Bidilo.

L’ex consigliere del Psi, secondo i riscontri dell’accusa, avrebbe contribuito a falsificare i bilanci della Sielna insieme ad altri soggetti non ancora identificati. Il gruppo avrebbe trasformato dei versamenti da 10 e 1,5 milioni fatti dalla società Sotko Trading – di proprietà di Bidilo, ma esterna a Sielna – in finanziamenti infruttiferi di soci allo scopo di evadere l’imposta sul reddito delle società negli esercizi del 2015 e 2016. Per Bellandi, i giudici per le indagini preliminari hanno predisposto gli arresti domiciliari

Un impero familiare

Il gruppo a cui fa capo Igor Bidilo, per quanto internazionale, è a conduzione familiare. Tutto è cominciato con il brevetto ideato dall’ingegnere di un sistema per chiudere i pozzi di petrolio in esaurimento. La multinazionale Atek di cui è a capo si occupa di informatica e meccanica e anche affitti di imprese, ha una filiale nel ramo immobiliare (a Vienna ha costruito una imponente lottizzazione di lusso) gestita dal fratello, la Kesko Llc con sede a Mosca, entrambe legate alla galassia di società e partecipate impegnate nel commercio di prodotti petroliferi, informatica. In Italia invece investe in ristorazione e prodotti tipici. Come nel resto del mondo, anche in Italia il gruppo ha diversificato gli investimenti: Siena è la città scelta soprattutto per i prodotti tipici e la ristorazione, Roma è il luogo di residenza, mentre a Milano il business principale è la locazione immobiliare di beni propri o in leasing. A controllo di tutto c’è sempre lo stesso intreccio di holding, con sede a Cipro o nelle Isole Vergini Britanniche. La più vecchia tra le società europee dei Bidilo è un’immobiliare con sede in Repubblica Ceca, la Bizeni spol sro, esistente dal 1995, che nell’ottobre 2020 è stata messa in liquidazione per ordine di un giudice.

Le attività e gli esercizi riconducibili a Igor Bilido in Italia

Le attività e gli esercizi riconducibili a Igor Bilido in Piazza del Campo a Siena

Le operazioni tra Caiata e Staffieri

«Abbiamo investito 30 milioni e ce ne sono altri 40 sul piatto», diceva al Sole 24 Ore Cataldo Staffieri, manager tra i dodici indagati per attività di autoriciclaggio, in occasione dell’acquisto dello storico marchio del caffè senese Nannini nel 2018. Il 2018 è l’anno chiave dell’operazione degli investitori, nonostante già dal 2015 alcuni rami d’azienda fossero già confluiti in Sielna.

Il piano industriale presentato nell’ottobre 2018 per il rilancio dello storico marchio cittadino aveva progetti ambiziosi: nuove aperture di ristoranti, accordi con marchi storici, la produzione di pasta, caffè e dolci in 50 punti vendita in Europa, da sommare ai dodici caffè e ristoranti storici del gruppo tra Siena, Roma e Milano, a cui aggiungere un pacchetto da duecento assunzioni in due anni. Così i locali di altri due negozi storici di Piazza del Campo, uno di scarpe e uno di ottica, Mazzuoli e Colombini, erano stati acquistati per realizzare il nuovo bar e il nuovo ristorante della nuova era Nannini. Il capitale sociale, quell’anno, diventa significativo: 4,9 milioni di euro.

Il bilancio del 2019

Nel bilancio 2019 di Sielna si leggono numeri confortanti: con un utile netto di 270.000 euro (85.000 nel 2018) e un patrimonio di 15 milioni e 3 milioni di euro di ricavi, si possono pensare politiche di espansione aziendale, dopo che ormai la “riorganizzazione delle società” si è conclusa a dicembre. Caffetterie Nannini srl gestisce la quasi totalità dei bar e dei ristoranti in piazza del Campo ed è la principale delle controllate, con un fatturato di 7 milioni di euro. Le altre, per un valore a bilancio di oltre 19 milioni sono: Dolci Nannini srl, Toskan srl (specializzata in pulizie), Caffetterie Nannini Italia srl, Barton srl,(affitto aziende), Scudieri International srl (bar e ristorazione, 90% delle quote), più altre società coinvolte nel settore turistico, alcune in liquidazione dopo essere state protagoniste di alcune operazioni individuate dalla Guardia di finanza di Siena con Staffieri e Caiata.

L’operazione Caffè Nannini fornisce alcuni indizi riguardo le operazioni che portano avanti insieme Bellandi, Staffieri, accusato di aver introdotto Bidilo nei salotti senesi anche con l’aiuto di qualche mazzetta, per poi aiutarlo in operazioni di autoriciclaggio, e l’onorevole Salvatore Caiata.

Originario di Potenza e presidente della società dilettantistica del Potenza Calcio dal 2017, Salvatore Caiata ha cominciato il suo rapporto con Siena ai tempi dell’università, quando studiava scienze economiche nell’ateneo locale. Da imprenditore, si è guadagnato il soprannome di “padrone di Piazza del Campo” grazie alle diverse attività che ha acquisito.

A Siena è cominciato anche il suo percorso in politica, nel 2009, con l’allora Popolo delle Libertà. Nel 2018 è stato eletto nonostante il partito con cui si era candidato, il Movimento Cinque Stelle, lo avesse espulso a due settimane dal voto per aver omesso di di dichiarare un’indagine a suo carico per riciclaggio. Archiviata nel 2018, la stessa inchiesta tre anni dopo ha dato origine all’operazione Hidden Partner.

L’operazione Caffè Nannini fornisce alcuni indizi riguardo le operazioni che portano avanti insieme Bellandi, Staffieri e l’onorevole Salvatore Caiata

Nonostante gli intoppi giudiziari, Caiata è entrato in Parlamento nel Gruppo Misto, poi nel gruppo Misto-MAIE-Movimento Associativo Italiani all’Estero-Sogno Italia e infine, dal 2019, è approdato a Fratelli d’Italia, suo attuale partito. A seguito della notizia dei sequestri e arresti di Hidden Partner, Caiata ha annunciato le dimissioni da coordinatore per la regione Basilicata del partito guidato da Giorgia Meloni, per quanto abbia dichiarato di non essere «mai stato incriminato» e che l’indagine è già stata archiviata.

Dai riscontri della prima inchiesta era già emerso il suo stretto rapporto con Staffieri, presente in alcune società coinvolte nelle compravendite senesi e manager rappresentante per Umbria e Toscana del Gruppo “La Cascina”, la cooperativa romana che gestisce mense e servizi di ristorazione legata alla Compagnia delle Opere e poi coinvolta nell’inchiesta Mafia Capitale (l’interdittiva antimafia a carico del gruppo è stata revocata dal Tribunale di Roma nel 2016). A La Cascina è legato anche il terzo socio di Sielna, Constantin Catalin Maxim: nel 2013 risulta aver presentato per la Vivenda (Gruppo La Cascina) i documenti per un appalto riguardante le mense comunali in Toscana.

Per quanto pubblicamente negassero di muoversi insieme, Caiata e Staffieri avevano già fatto parte della cordata per salvare il Siena calcio nel 2014 e iscriverlo al campionato di Serie D: la società di salvataggio, Siena srl 2019, era stata registrata da Caiata e il suo liquidatore ad oggi risulta essere Cataldo Staffieri.

Il rapporto di Caiata con Bidilo, invece, è cominciato nel 2017 con la cessione della villa di Monteriggioni per quattro milioni di euro. Nel luglio di quell’anno l’imprenditore aveva convocato una conferenza per annunciare che avrebbe lasciato Siena, definendosi «deluso» dalla città. Poche settimane dopo, a Potenza, si era presentato come patron della squadra cittadina, a testimonianza della nuova casa ritrovata. Poi però in un video messaggio del 23 aprile 2020, Caiata tuonava contro il governo e il lockdown: «Il mio ristorante in piazza del Campo non riaprirà prima di marzo del prossimo anno ma ad ora non abbiamo possibilità di rimanere aperti». Siena, alla fine, non l’ha mai lasciata davvero.

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Insieme a Staffieri, Caiata dal 2017 avrebbe messo a disposizione alcune società per appropriarsi in modo fraudolento di capitale che in realtà apparteneva a Sielna, secondo gli inquirenti. Una parte del provento di queste operazioni, sotto forma di prestito, viene impiegato da Caiata per l’acquisto di immobili.

La bolgia dei barattieri

Nella discesa agli inferi che raccontano i giudici nell’ordinanza, Vincenzo Del Regno sarebbe collocato nella bolgia dei “barattieri”, coloro che «avendo un ufficio, si fanno corrompere per denaro o altra ricompensa», da definizione dell’Enciclopedia dantesca. Nel 2019 è stato eletto giudice della Corte dei Conti per la Toscana, a compimento di una più che decennale carriera nella pubblica amministrazione in qualità di segretario generale di dodici Comuni (tra cui Lecco, Siena, Genova e Firenze) oltre che, fino al dicembre 2019, membro della Deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi, ente benefico della banca che finanzia progetti culturali e sociali sul territorio.

«Un uomo nostro», lo ha definito Cataldo Staffieri in una conversazione intercettata con Andrea Bellandi, il quale replicava che Del Regno «va onorificato», frase interpretata dai giudici come una promessa di mazzette. Conversazioni intercettate poco dopo la nomina alla Corte dei Conti, lasciano intendere secondo gli inquirenti un interessamento del gruppo per migliorare le loro posizione in appalti di vario genere per Estra o Toscana Energia, gruppo Eni. «Si può parla’ con tutti e due», è stata la risposta di Dal Regno alla richiesta dei sodali.

L’ultimo dei soci

A dicembre 2020, Sielna ha accolto l’ultimo membro del consiglio di amministrazione. Denis Milovidov è kazako come Bidilo e ha preso il posto di Constantin Maxim come presidente. Residente da tempo in Svizzera con il resto della famiglia, risulta domiciliato a Roma, come Bidilo. Da quando ha vent’anni lavora nel settore bancario e tra i ruoli più prestigiosi che ha ricoperto, tra il 2010 e il 2012, c’è stata la vicepresidenza della banca Petrokommerz Bank, del gruppo fondato nel 2003 dalla compagnia petrolifera Lukoil che nel 2015 si è fuso con la banca Oktritie, nazionalizzata nel 2017 (link a Rosneft o Lazareva). Lukoil, insieme a Bashneft, è tra i principali fornitori delle società di trading petrolifero di Igor Bidilo. L’abitazione moscovita di Milovidov, scrive Kommersant nel 2017, è stata perquisita a seguito dell’indagine su un prestito da 40 milioni di dollari concesso nel 2012 a favore dell’imprenditore ed ex politico Vadim Varshavsky. Quest’ultimo è accusato di appropriazione indebita per aver usato la banca come una carta di credito, senza restituire quanto preso in prestito, accusa sempre smentita dal diretto interessato. Sempre nel 2017 una corte arbitrale russa ha dichiarato il fallimento di Denis Milovidov a seguito dei debiti con un’altra banca a cui è stata sospesa la licenza nel 2015, Metrobank . Milovidov sembra essere ancora agganciato al mondo della Otkritie pre-nazionalizzazione: risulta proprietario di una società russa, Petrovka Capital Llc, di cui esiste anche una versione monegasca. Aperta nel Principato nel 2017, è stata chiusa l’anno successivo. Come liquidatore e, in precedenza, amministratore, nei documenti commerciali di Monaco risulta Dimitry Romaev, ex dirigente della Otkritie.

Secondo la ricostruzione della procura, Del Regno avrebbe ottenuto da Bidilo e la sua schiera l’usufrutto di una casa, una plusvalenza di 70mila euro dalla compravendita di un immobile, una fornitura per una società di cui è definito «socio occulto» e un pc. Regalie dovute all’impegno a ottenere dei documenti per l’inizio dei lavori nella casa di proprietà della moglie di Bidilo a Roma, gli appalti per le pulizie delle farmacie gestite da una società controllata dal Comune di Firenze, per aver raccolto informazioni utili all’acquisizione degli storici bar Giubbe Rosse e Scudieri a Firenze.

Non è l’unico pubblico ufficiale coinvolto nelle indagini. Il presidente della Camera di commercio di Siena e Arezzo nonché consigliere di amministrazione della finanziaria a partecipazione pubblica Cooperazione finanza impresa (Cfi) Massimo Guasconi avrebbe permesso al gruppo di Bidilo, secondo gli inquirenti, di accedere a diverse linee di credito a fondo perduto e condiviso informazioni riservate. In cambio avrebbe ottenuto 300 mila euro per la compravendita di un’azienda di sua proprietà sommersa dai debiti.

 

In una versione precedente abbiamo indicato Massimo Guasconi come Luciano Guasconi. Correggendo l’errore ci scusiamo con i lettori.

Ultimo aggiornamento: 24 marzo 2021

CREDITI

Autori

Lorenzo Bagnoli
Sara Lucaroni

Infografiche

Lorenzo Bodrero

Editing

Luca Rinaldi

Foto

Cristina Gottardi/Unsplash
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