#MafiaInUk

Londra, 240 società e 4 indirizzi. L’enigma del professionista italiano che le ha create
Il commercialista e avvocato Fabio Castaldi coinvolto in Italia in indagini per evasione fiscale e riciclaggio. La replica: "Ero solo un fiduciario"
17 Febbraio 2020

Cecilia Anesi
Matteo Civillini
Giulio Rubino

C’è un nome che ricorre in molte delle recenti indagini finanziarie italiane che approdano in Inghilterra, ed è quello del commercialista expat Fabio Castaldi: un professionista della finanza creativa, che si muove con disinvoltura tra i grattacieli della City of London.

Castaldi è una carta, o meglio una business card, comune al portafoglio di vari imprenditori italiani finiti nel mirino della Guardia di Finanza. Eppure è restato lontano dai riflettori, come un equilibrista sul filo tra lecito e illecito. Perché – come tutte le inchieste sul mondo dell’offshore ci insegnano, dai Panama Papers in giù – i “colletti bianchi” raramente vengono inchiodati alle proprie responsabilità.

Anche la storia di Fabio Castaldi è così. È riuscito a stare abbastanza dentro al sistema da diventare un professionista sfruttato da diverse organizzazioni criminali, e al contempo abbastanza lontano da non finire mai, realmente, nei guai.

A servirsi di lui sarebbero stati tanto imprenditori oggi a processo per riciclaggio a favore della ‘ndrangheta, quanto insospettabili imprenditori del Nord-Est. Questi ultimi, ha scoperto la Procura di Vicenza, avevano messo in piedi una colossale frode dell’Iva per centinaia di milioni di euro proprio con l’aiuto di Castaldi. E nella capitale, a Roma, Castaldi rimbalzava come contatto utile tra gli indagati del processo “Mondo di mezzo”, il gruppo criminale guidato da Massimo Carminati.

Dalla Svizzera alla Gran Bretagna

Castaldi, avvocato e commercialista esperto di finanza internazionale, offriva dai suoi uffici di Chiasso e Londra servizi di «pianificazione fiscale». La promessa è quella di «massima confidenzialità», sia che si tratti di costituire aziende nel Regno Unito, di registrare una residenza, o addirittura di ottenere un passaporto diplomatico.

Può sembrare una pubblicità mirata a chi vuole evadere il fisco, ma di per sè non c’è niente di illegale nell’offrire questi servizi. Il Sole 24 Ore e Irpi hanno però scoperto come, da quando nel 2008 ha aperto la sua Castaldi Lawyer a Londra, Castaldi è stato citato in almeno quattro diverse indagini in tema di evasione fiscale, bancarotta fraudolenta e riciclaggio.

Il suo nome finisce per la prima volta nel radar delle autorità italiane nel 2013, quando l’ufficiale della Guardia di Finanza in servizio presso l’ambasciata italiana di Londra nota una sospetta serie di richieste di registrazione di residenza. Secondo fonti investigative, tutte queste richieste erano legate a un singolo indirizzo, una casa derelitta della periferia londinese. Ancor più strano, nessuna di queste richieste era stata fatta dall’interessato, ma tutte dall’azienda Castaldi Lawyer, che agiva da intermediaria.

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Ulteriori indagini hanno dimostrato che queste richieste di residenza includevano anche quelle di due soggetti sotto indagine per sospetti legami con la ‘ndrangheta. Uno di essi è Alberto Pizzichemi, ritenuto dalla procura di Bologna vicino al clan Iamonte di Melito di Porto Salvo e arrestato nel 2018 con l’accusa di intestazione fittizia aggravata dal favorire l’attività mafiosa.

La registrazione di residenze

Castaldi, raggiunto per un commento dal Sole 24 Ore, ha dichiarato che i clienti entrano in contatto con lui via internet e che «non dispone di strumenti di indagine particolarmente efficaci» per fare due diligence sui profili dei clienti.

Ma registrare residenze è solo un’attività collaterale per Castaldi, il cui core business sembra piuttosto essere l’apertura di aziende. Dal 2010 a oggi il suo nome compare in almeno 240 di esse, tutte registrate in appena quattro indirizzi all’interno della City di Londra.

Non è sempre chiaro perché tutte queste aziende vengano costituite, ma è certo che operino tutte allo stesso modo: non sembrano avere alcuna reale attività, restano inattive per alcuni anni, e poi vengono chiuse del tutto.

Secondo Fabio Castaldi sono le condizioni economiche particolarmente vantaggiose che il Regno Unito offre ad attirare così tanti clienti. Ma per gli inquirenti la creazione sistematica di aziende destinate a sparire senza aver apparentemente fatto nessun tipo di business è un segnale di allerta tipico delle frodi finanziarie.

Il carosello dell’Iva

Le frodi carosello, in particolare, hanno un continuo bisogno di aziende “usa e getta” per poter funzionare.

Infatti il meccanismo basico di questo tipo di frode sta nel creare degli intermediari fittizi fra un azienda “venditrice” (A), basata in un qualsiasi paese dell’Unione europea, e una “compratrice” (B) basata in un paese differente. Nelle vendite intracomunitarie non c’è Iva da pagare immediatamente. L’azienda A perciò non carica Iva nella fattura a B, che dovrebbe però versarla nel paese dove rivende al pubblico il prodotto o il servizio acquistato da A.

Inserendo opportunamente uno o più intermediari fra A e B, il debito di Iva non si accumula più nell’azienda compratrice, ma proprio nelle aziende intermediarie che, tramite fatturazioni false, risultano aver comprato da A e rivenduto a B.

Prima che l’Agenzia delle Entrate o la Guardia di Finanza possano rendersi conto del trucco, le aziende intermediarie scompaiono, chiuse o trasferite all’estero, e il debito di Iva diventa una perdita secca per le casse dello Stato. L’inchiesta “Grand Theft Europe” ha rivelato come il danno a livello Ue di queste frodi si aggiri sui 50 miliardi di euro all’anno.

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Rispetto ad altri tipi di frode fiscale, la frode carosello è relativamente semplice, e Fabio Castaldi sembrerebbe conoscerla molto bene.

Tre anni fa infatti è stato iscritto nel registro degli indagati a Vicenza nell’ambito di un indagine su una monumentale frode di questo tipo. Secondo gli investigatori infatti sarebbe proprio lui l’ideatore e organizzatore di un sistema che ha permesso a diversi imprenditori di intascare ben 130 milioni di euro in Iva non pagata, fatta sparire grazie a un giro di fatture di quasi un miliardo di euro.

Diversi fronti aperti

Come nelle più classiche frodi carosello, Castaldi secondo le carte, si sarebbe occupato di far sparire le società intermediarie, le cosiddette “cartiere” in cui si accumulavano i debiti, spostandole nel Regno Unito e utilizzando un cittadino britannico, tale Brian Clift, come prestanome.

Castaldi si dichiara estraneo al procedimento. «Semplicemente la Castaldi Lawyer era fiduciaria nella partecipazione azionaria di una società non italiana», ci dice.

Il meccanismo però avrebbe permesso a tali aziende di diventare irreperibili ai creditori e all’Agenzia delle Entrate. Grazie a questa intermediazione, tanto la documentazione delle aziende quanto i loro debiti sarebbero svaniti nel nulla.

Castaldi è stato arrestato per queste operazioni nell’ottobre del 2016, è stato rilasciato poco dopo, ma la procura non ha ancora richiesto il rinvio a giudizio che, stando all’ordinanza di custodia cautelare, avrebbe come capo d’imputazione associazione a delinquere internazionale aggravata.

Nel frattempo Castaldi è finito nei guai anche in Sicilia. Un anno fa infatti la procura di Catania ha chiesto la custodia cautelare per il commercialista romano, negata dal riesame, con l’accusa di bancarotta fraudolenta .

Secondo le indagini, Castaldi era il socio principale di un altro commercialista, il catanese Mariolino Leonardi, che si occupava di offrire a imprenditori senza scrupoli lo stesso tipo di servizio. Si sarebbero occupati di pilotare bancarotte fraudolente di aziende in difficoltà, spostando tutti gli asset di valore in nuove aziende registrate nel Regno Unito o in Croazia, sottraendosi permanentemente ai creditori.

Centinaia di società

Stando alle accuse, il duo Castaldi-Leonardi offriva anche la possibilità di evitare l’Iva (cavallo di battaglia delle frodi transfrontaliere), di far sparire documenti e di nascondere beni. Una prudente stima del valore delle intere operazioni si attesta intorno ai dieci milioni di euro. I capi d’imputazione per Castaldi sono molteplici, inclusi bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Contattato dal Sole 24Ore, anche in questo caso il commercialista da Londra si dichiara estraneo all’indagine.

Tra le centinaia di aziende aperte da Castaldi, ve ne sono alcune che compaiono citate nell’indagine congiunta “Martingala-Vello d’Oro” delle procure di Reggio Calabria e Firenze che ha mandato a processo una serie di imprenditori tra Calabria e Toscana con l’accusa di avere riciclato proventi illeciti dei clan di ‘ndrangheta della Locride.

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, gli imprenditori avevano avviato delle “cartiere” per complesse frodi carosello, servite poi anche per riciclaggio.

Uno degli imprenditori a processo, Antonio Scimone (le cui operazioni finanziarie in Slovenia erano già state raccontate da Irpi sul Sole 24 Ore) è titolare di alcune aziende inglesi che sono finite sotto la lente degli inquirenti della Gdf. ll ruolo delle società inglesi sarebbe stato di cruciale importanza per la rete di imprenditori: da un lato servivano a incorporare, con un fittizio trasferimento all’estero, le “cartiere” registrate in altri Paesi prima che le autorità fiscali cominciassero a investigarle, dall’altro la registrazione di una società di facciata nel Regno Unito avrebbe permesso l’apertura di conti bancari in Svizzera.

Ad aprire queste aziende, lo studio Castaldi Lawyer.

La difesa di Scimone

«Castaldi non l’ho mai incontrato, non sono mai stato nel suo ufficio. Abbiamo chiesto dei preventivi a distanza e abbiamo scelto il suo studio», spiega al telefono con Il Sole 24Ore Antonio Scimone.

«Abbiamo trasferito a Londra solo delle aziende italiane che avevano un debito tributario – dichiara Scimone -. Rigetto qualsiasi accusa di contatto con la ‘ndrangheta. Una società inglese aperta per noi dalla Castaldi Lawyer a Londra è servita a fare la cessione di un ramo d’azienda, cioè per blindare dei beni immobiliari in Italia. Non c’è stato trasferimento di denaro e non abbiamo aperto alcun conto bancario».

La Guardia di Finanza di Firenze ha inviato ben due richieste di collaborazione alle autorità britanniche. La prima è rimasta lettera morta, e la seconda, che chiedeva il sequestro delle aziende di Scimone aperte da Castaldi, ha ricevuto come risposta la comunicazione che le aziende erano solo scatole vuote e non c’era nulla a cui mettere i sigilli.

Fabio Castaldi dichiara di non aver mai ricevuto richieste rogatoriali né in questo, né negli altri casi in cui è coinvolto e sottolinea come non abbia propriamente “gestito” le aziende di Scimone ne tantomeno aperto conti in Svizzera per lui.

L’ufficio misterioso

Dopo molti trasferimenti, oggi la Castaldi Lawyer è formalmente domiciliata in un moderno co-working nel cuore della City, pubblicizzato come il più grande del suo genere quando ha aperto nel 2015. Ma quando i reporter sono andati lì a cercarlo, alla reception sono stati accolti solo da espressioni sorprese. «Non c’è nessuno con quel nome qui», ha dichiarato la receptionist dopo aver lungamente spulciato la lista delle aziende registrate.

A poche centinaia di metri invece si trova il precedente indirizzo presso cui lo studio di Castaldi si era registrato, ma anche lì nessuno sembra ricordarsi di lui. Castaldi dichiara di non esercitare più la professione di fiduciario, lamentando il fatto che questo ruolo venga confuso con quello di “testa di legno”.

Non c’è dubbio che almeno fino a maggio 2019 il fiscalista romano sia rimasto in attività. Infatti due nuove aziende britanniche sono spuntate a suo nome. L’indirizzo? Una casella postale in un anonimo appartamento inglese.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto di journalismfund.eu e del programma Reporters in the Field della Fondazione Robert Bosch.

CREDITI

Autori

Cecilia Anesi
Matteo Civillini
Giulio Rubino

In partnership con

Editing

Il Sole 24 Ore
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