La mattina del 13 maggio, dal banco dei testimoni della più grande aula del palazzo di giustizia di Malta, un uomo di nome Vince Muscat pronuncia queste parole: «Non si può dire di no ai fratelli Maksar».
Ha passato parte della vita nel sottobosco della criminalità maltese, dove è conosciuto come il-Koħħu, il toro, per via della sua corporatura. Le sue dichiarazioni hanno contribuito a far condanare all’ergastolo, il 10 giugno, Adrian e Robert Agius, noti come i fratelli Maksar: il primo perché mandante dell’omicidio dell’avvocato Carmel Chircop, il secondo in quanto fornitore dell’esplosivo per l’autobomba che ha ucciso la giornalista Daphne Cariana Galizia.
L’inchiesta in breve
- Adrian Agius, maltese condannato nel processo per l’omicidio di un avvocato, tra il 2018 e il 2019 ha tentato di farsi strada nelle scommesse. IrpiMedia, dopo avere visionato centinaia di conversazioni criptate, ha mappato la rete dei suoi contatti in Italia
- Tra le persone contattate da Agius, c’è chi ha lavorato per società che sono state citate in inchieste giudiziarie in Italia. In alcuni casi, i magistrati hanno ravvisato anche il coinvolgimento di Cosa Nostra, interessata a fare profitti illeciti e riciclare denaro
- IrpiMedia ha incontrato un uomo che – sotto la garanzia dell’anonimato – ha raccontato di avere lavorato con Agius. Il maltese faceva il procacciatore di clienti danarosi. La nostra fonte è stata titolare di una concessione dell’Agenzia dei Monopoli poi rivenduta al gruppo Dazn
- Tra le società contattate da Agius ce n’è una per cui ha lavorato anche Iosif Galea, consulente e amico dell’ex premier maltese Joseph Muscat, dimessosi nel 2020 nel pieno delle polemiche per l’omicidio Caruana Galizia
- A dialogare con Agius è stato anche un siciliano che nel 2018 provò a lanciare una nuova criptovaluta utilizzabile anche dagli scommettitori e garantendo la possibilità di ripulire denaro. Oggi, lo stesso è indagato per truffa dalla procura di Agrigento
- Un noto manager ci ha invece raccontato che Agius avrebbe voluto aprire decine di punti scommesse a Malta. Nella vicenda entra in gioco anche una società bulgara di proprietà di italiani
Le parole di Muscat pesano perché riguardano due dei principali esponenti del mondo criminale maltese, considerati per anni parte di un ristretto gruppo di intoccabili.
Nelle carte dell’inchiesta seguita all’arresto degli Agius, avvenuto nel 2021, sono ricostruiti i tentativi dei due, in particolare di Adrian, il maggiore, di ampliare i loro affari illeciti. Secondo gli investigatori dell’Europol, i due fratelli sarebbero già coinvolti in traffici di droga e contrabbando di carburante e sigarette, grazie anche a fitti rapporti con organizzazioni criminali attive all’estero. Ciò avrebbe garantito loro di accumulare ricchezze milionarie, nonostante formalmente abbiano svolto mestieri come il tassista e l’operaio edile.
Europol ha per questo suggerito ai colleghi maltesi di indagare non solo i traffici dei Maksar ma anche le possibili operazioni di riciclaggio di denaro sporco con cui avrebbero reinvestito i proventi illeciti. Solo i libri contabili di una delle società dei Maksar, aggiornati al 2014, registrano un fatturato da 1,7 milioni di euro e 9 milioni di euro di proprietà.
Come conseguenza di varie indagini subite a Malta nel corso degli anni da Adrian e Robert Agius, dal 2013 al 2021 le proprietà e i beni di famiglia sono stati congelati per tre volte. Nessun provvedimento ha però interrotto gli affari, dal 2017 gestiti principalmente da Denise, la moglie di Robert Agius.
Proprio tra il 2017 e il 2019, Adrian Agius – anche attraverso Betinmalta, una società di cui è socia Denise – ha avuto a che fare anche con il mondo dei bookmaker, gli allibratori che registrano le scommesse. Un ambiente in cui la criminalità organizzata da tempo ha messo le mani per aumentare i profitti e riciclare denaro sporco.

L’inchiesta di IrpiMedia, Occrp, Amphora Media e Times of Malta, grazie a una serie di comunicazioni criptate in possesso di chi ha indagato sugli omicidi Caruana Galizia e Chircop e ad altre fonti, racconta chi sono stati gli italiani avvicinati da Adrian Agius per allargare la sua rete di affari. Personaggi che, in qualche caso, sono stati nominati in indagini condotte dagli inquirenti italiani per comprendere i legami tra la criminalità, anche organizzata, e il mondo delle scommesse. E che dicono di ignorare il profilo criminale di Agius.
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Per nessuno dei progetti di Adrian Agius nel mondo dell’azzardo è stato possibile stabilire se sia stato realizzato o meno. Denise, Adrian Agius e Robert Agius non hanno risposto alle richieste di commento dei giornalisti.
Sapere solo vincere
La notte del 7 dicembre 2019 il telefono di Adrian Agius riceve una notifica sulla chat che ha con il socio, Mark Hladnik, un imprenditore britannico che bazzica ambienti frequentati da gente molto facoltosa tra Dubai e il Regno Unito. I due da qualche tempo si sono inseriti nel settore delle scommesse e dei giochi virtuali che, grazie a un quadro regolatorio particolarmente favorevole, a Malta trova terreno fertile.
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L’industria dell’azzardo deve i suoi profitti ai giocatori. Figure come Agius e Hladnik servono a intercettare persone, preferibilmente danarose, e farle scommettere sulle piattaforme online. In cambio, questi procacciatori ottengono dagli amministratori dei siti provvigioni proporzionali alle somme puntate.
Il messaggio informa Adrian Agius che uno dei giocatori invitati da Mark Hladnik sta accumulando vincite in una delle stanze online dei casinò. Partito con 5mila euro, è arrivato a quasi mezzo milione. Il problema è il gestore della piattaforma: un siciliano dalla lunga storia nel settore che però, da un po’ di tempo, sembra scomparso dai radar.
Agius e Hladnik sospettano che possa essersi dileguato a causa di debiti contratti con varie persone. Gli stessi Hladnik e Agius reclamano nei suoi confronti il pagamento delle loro provvigioni, ammontanti – a loro dire – a centinaia di migliaia di euro.
Nelle settimane successive, pur di trovare il siciliano, arrivano a ipotizzare di ingaggiare un investigatore privato. Cosa accadrebbe dopo non è chiaro, certo è che l’agitazione non è poca.
Fabio, il gestore di piattaforme
IrpiMedia ha rintracciato l’uomo cercato da Agius e Hladnik. Fabio – il nome è di fantasia per motivi di sicurezza – non mette piede in Sicilia da anni. Nel corso della carriera, ha lavorato per diverse società. «Ho vissuto qualche esperienza che mi sarei risparmiato. Nel mondo delle scommesse capita di essere avvicinato da persone poco raccomandabili, ma ho sempre cercato di starne alla larga», racconta.
Assicura che la decisione di andarsene non ha però nulla a che vedere con le vicende legate ad Agius e Hladnik, tanto è vero che su quest’ultimo dice: «Ci sto ancora lavorando [insieme]». Per quanto riguarda Agius, invece, Fabio spiega: «Non ho mai saputo fosse un criminale, con lui ho avuto solo rapporti professionali. Anche se, a differenza di quello che mi aveva promesso, non era poi così bravo a portare giocatori danarosi». Non ricorda come l’ha conosciuto, aggiunge, «ma è probabile che sia accaduto mentre promuovevo i siti che trattavo». Arrivato a Malta, infatti, Fabio voleva ampliare la clientela che scommetteva sui siti controllati dalle società per cui lavorava.
In un caso ne è divenuto proprietario. La società si chiamava Bet Class Italia e deteneva una concessione rilasciata dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm), acquisita da Fabio in prima persona.
L’imprenditore l’ha poi venduta, nel 2022, ai proprietari di un brand molto noto agli amanti del calcio: DaznBet, piattaforma di scommesse gestita dal gruppo che detiene i diritti per lo streaming delle partite della Serie A.
In precedenza, tra il 2018 e il 2019, dalle comunicazioni criptate in possesso degli investigatori risulta che Agius e Fabio hanno avuto un’intensa collaborazione. Fabio esclude che il rapporto lavorativo abbia riguardato – come lascerebbe pensare una conversazione che risale ad aprile del 2019 – trasferimenti di contanti con banconote da grosso taglio. Per i procacciatori come lui, «i pagamenti avvenivano con bonifici o altri metodi elettronici», assicura.
Adrian Agius, però, come risulta dal registro delle imprese di Malta, già dal 2017 non era soltanto un intermediario impegnato a trovare clienti. Attraverso suoi familiari, tra cui l’allora moglie e la cognata, controllava le quote di una società di scommesse sportive a Malta. E aveva progetti anche fuori dall’Europa: avrebbe avanzato l’idea di aprire un casinò in Ghana, Paese dove effettivamente il gioco d’azzardo è legale e l’industria del gioco è sempre più in crescita. «Sarà stata una delle tante volte in cui faceva il mitomane», chiosa il siciliano.
Incroci pericolosi
È un dato di fatto che il percorso professionale di Fabio nel mondo del betting si sia intrecciato a quello di soggetti che hanno avuto problemi con la giustizia. Un esempio è rappresentato proprio da Bet Class Italia.
La società viene costituita nella primavera del 2016 da Fabrizio Farina, messinese titolare della Vodoo Ltd, società di diritto maltese. Il primo passo, poche settimane dopo, è l’acquisizione dalla romana Mondial Bowling Ciampino della concessione italiana numero 15210. In precedenza, la stessa era finita nel mirino di Mario Gennaro, imprenditore calabrese che con il marchio Betuniq, a inizio degli anni Dieci, era riuscito a creare un impero delle scommesse tra Italia e Malta. L’ascesa di Gennaro si interrompe a metà 2015, quando viene arrestato con l’accusa – confermata dal diretto interessato, divenuto collaboratore di giustizia – di essere legato alla ‘ndrangheta.
L’anno prima dell’arresto di Gennaro, l’Adm aveva impedito la vendita della concessione di Mondial Bowling Ciampino alla Uniq Group Limited di Gennaro. In seguito a quel rifiuto, è Farina, con la neonata Bet Class Italia, ad acquisire la concessione.
Il messinese resta proprietario di Bet Class Italia, tramite la Vodoo Ltd, da aprile 2016 a settembre 2017. Da quel momento e fino a marzo 2018, è Fabio ad avere in mano la totalità delle quote sociali. Dopodiché, da marzo 2018 a gennaio 2019, Fabio apre ad altri soci: ritorna in gioco Farina, con una piccola quota detenuta in prima persona, e fa ingresso nella compagine un’altra società maltese.
Non cambia nulla fino al 2022, quando, nel mese di febbraio, a comprare l’intero pacchetto di quote di Bet Class Italia è la Dzbt Holding, la società che gestisce DaznBet.
In questo intenso passaggio di quote, un dato è interessante: l’ingresso di Fabio in Bet Class Italia avviene pochi mesi dopo il coinvolgimento di Farina nell’indagine Doppio Gioco della procura di Catania di cui i principali imputati sono i fratelli Carmelo e Giuseppe Placenti, esponenti della famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano già condannati in via definitiva a pene pesanti nel processo Revolution Bet sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle scommesse.
Durante le indagini, a marzo 2017, Farina viene monitorato dalla polizia giudiziaria mentre riceve 98mila euro da un altro indagato. Il giorno successivo viene fermato mentre sta per imbarcarsi sul catamarano per Malta con 38mila euro in contanti nascosti nella sua auto. Il limite previsto dalla legge per il denaro contante che si può esportare lecitamente è 10mila euro; il resto, se non dichiarato preventivamente, rischia di essere sequestrato.
Farina decide di pagare l’oblazione, e quindi di estinguere il reato contravvenzionale. Il quantitativo trovato dai carabinieri, però, è parecchio inferiore rispetto a quanto chi indagava su di lui gli aveva visto incassare il giorno precedente. Tanto è vero che gli inquirenti, come si legge negli atti dell’indagine, ipotizzano che la perquisizione dell’abitacolo non sia stata svolta a fondo. In ogni caso, che siano 38mila o 98mila euro, il sequestro avrebbe riguardato una minima parte dei proventi derivanti dalla raccolta delle puntate effettuata tramite siti che in Italia erano illegali.
L’indagine Doppio Gioco fotografa giri milionari, soltanto Farina – per il quale l’accusa è stata di autoriciclaggio – sarebbe riuscito a gestire un volume d’affari mensile di mezzo milione.
IrpiMedia ha provato a contattare Fabrizio Farina per una replica, senza però riuscirci.
I siti illegali
In Italia, il settore delle scommesse è regolato dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli (Adm), autorità a cui spetta il rilascio delle concessioni necessarie per l’esercizio dell’attività.
I siti legali – hanno domini .it – sono quelli dotati di licenza, riconoscibili dal logo dell’Adm esposto e da un numero di concessione. I siti illegali – con domini diversi dal .it – operano senza concessione, hanno spesso sede all’estero e offrono gioco online eludendo le norme nazionali su fisco e antiriciclaggio. L’illegalità consiste proprio nel mancato versamento delle imposte in Italia.
Un caso particolare è rappresentato dagli operatori con licenza ottenuta in altri Paesi Ue (come Malta), ma privi di concessione Adm: per l’ordinamento italiano sono considerati illegali e per questo i loro siti vengono oscurati. Tuttavia, negli anni alcune sentenze della Corte di giustizia europea e della Corte di giustizia dei diritti dell’uomo (Cedu) hanno messo in discussione questa posizione, rimarcando il principio della libera prestazione di servizi all’interno dell’Ue. Secondo queste pronunce, il monopolio italiano potrebbe risultare discriminatorio se non giustificato da motivi di interesse generale.
Nel 2015, l’allora governo Renzi varò una sanatoria con cui si proponeva agli operatori non autorizzati ma già attivi in Italia di ottenere una concessione previo pagamento di una somma forfettaria. L’obiettivo era far emergere il sommerso e ampliare la base fiscale. C’è chi aderì e chi invece scelse di non farlo. In queste settimane, all’Adm è in corso la nuova gara per il rilascio delle concessioni pluriennali agli operatori del settore.
Negli atti dell’inchiesta Doppio Gioco della procura etnea, il cui processo al momento si trova in fase dibattimentale, si menziona, tra i siti sfruttati dalla famiglia Placenti, totowinbet.com. «È una delle skin (sito su cui si scommette, ndr) per cui ho lavorato nel periodo in cui sono stato a Malta – ammette Fabio – ma non ho mai sentito nominare questi Placenti di Catania. Posso invece dire che è grazie a me se Totowinbet in Italia è riuscita a ottenere una regolare licenza dall’Adm potendo così aprire un sito .it».
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Totowinbet.it è stato gestito prima da Bet Class Italia e poi è passato sotto la concessione della E-Play 24 Ita Ltd, società che opera sia a Malta che in Italia.
Gli amici all’autorità per il gioco di Malta
Nei mesi scorsi, il nome E-Play 24 Ita Ltd è stato citato negli atti dell’indagine Kappa, un’inchiesta giudiziaria della procura di Messina con decine di indagati per un presunto giro di scommesse online clandestine.
La società non è indagata ma secondo i magistrati alcuni familiari del principale indagato, ritenuto vicino a un clan mafioso, sono stati in passato legali rappresentanti di E-Play 24 Retail, società che oggi è di proprietà di E-Play 24 Ita Ltd. Sempre di E-Play Ita Ltd sono le skin legali utilizzate come facciata dagli indagati per coprire le scommesse effettuate su siti clandestini.
Per E-Play 24 Ita Ltd, Raffaele Esposito in passato ha gestito dei punti vendita per la clientela che gioca online. È un altro dei professionisti delle scommesse con i quali è entrato in contatto Adrian Agius. Il più grande dei fratelli Maksar si è presentato a Esposito come «un amico di Fabio», tentando di chiudere accordi legati all’avvicinamento di giocatori, attivi anche fuori Malta, con l’obiettivo, anche in questo caso, di ottenere provvigioni sulle somme da loro puntate e perse.
«Ho conosciuto Agius tramite un consulente della Malta Gaming Authority (Mga), l’ente che si occupa del rilascio delle concessioni. Mi disse che voleva fare business grazie a persone che vivevano a Dubai, dove diceva che aveva molti clienti. Ma non si fece nulla perché non c’erano le condizioni», dichiara Esposito contattato da IrpiMedia.
Tra chi in passato ha avuto a che fare sia con E-Play 24 Ita Ltd che con la Malta Gaming Authority c’è Iosif Galea, 44enne che nel 2022 venne arrestato in Puglia su mandato spiccato dalla Germania per un’evasione fiscale da 1,7 milioni di euro. Fatti per i quali è stato poi condannato.
Al momento dell’arresto, Galea si trovava in vacanza con Joseph Muscat, l’ex premier maltese costretto alle dimissioni nel 2020 a seguito di grandi proteste. Il suo governo era accusato dalla piazza sia di coprire le persone coinvolte nell’omicidio di Daphne Caruana Galizia sia di corruzione.
Tra Muscat e Galea, che dal 2023 è a processo a Malta con l’accusa di reati finanziari legati a trasferimenti di denaro a un funzionario della Malta Gaming Authority, non c’era soltanto un amicizia. Galea, che è stato anche responsabile della compliance della Mga, è infatti tra i principali esperti che hanno sviluppato il settore del betting nell’Isola dei Cavalieri. Un obiettivo che Muscat, da primo ministro, ha perseguito sognando di fare di Malta la Singapore del Mediterraneo.
Guardando al passato di Galea, si scopre che tra il 2009 e il 2021 è stato più volte legato all’organigramma di E-Play 24 Ita Ltd, avendo avuto ruoli all’interno di società che sono state titolari di quote della E-Play 24 Ita Ltd registrata a Malta. «Ho conosciuto Galea lavorando per E-Play, anche se non l’ho mai incontrato. In ogni caso non è lui ad avermi presentato Adrian Agius», assicura Raffaele Esposito.
La replica di E-Play 24 Ita Ltd
E-Play 24 Ita Ltd, tramite il responsabile compliance Donato Menechella, ha risposto ad alcune domande di IrpiMedia.
Sulla conoscenza tra Agius ed Esposito, spiega: «Dopo avere ricevuto la vostra richiesta di replica, ho fatto una ricerca online per capire chi fosse Adrian Agius. Non abbiamo mai avuto rapporti con questo signore, né diretti né indiretti. Raffaele Esposito non è mai stato un nostro dipendente né tantomeno un manager. Esposito è uno dei tanti partner commerciali con cui collaboriamo per la conduzione di uno dei canali di raccolta del gioco collegati alla rete del concessionario E-Play24 Ita Ltd».
Sul ruolo di Iosif Galea in azienda replica: «Abbiamo effettuato un approfondimento interno e, come si evince dalla documentazione camerale, Galea ha ricoperto nel 2015 il ruolo di director in E-Play24 Ita Ltd per un periodo minimo, qualche settimana, esclusivamente nella fase di passaggio che ha visto l’ingresso di una nuova governance (diversa l’attuale).
Al tempo Galea era un funzionario riconosciuto dall’autorità maltese, peraltro non ancora indagato, e seguiva, per una società collegata alla precedente compagine proprietaria di E-Play24, gli adempimenti previsti dall’autorità maltese. Intanto, nel 2022 E-Play 24 Ita Ltd è stata acquisita da un gruppo internazionale, le cui quote di maggioranza sono detenute da Gruppo Cirsa. A tal proposito, ribadiamo che l’attuale proprietà non ha mai avuto rapporti con tale soggetto, anche in considerazione del fatto che la concessione di cui è titolare E-Play24 Ita Ltd è italiana, pertanto l’ente regolatore di riferimento è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e non l’autorità maltese».
Rispetto all’indagine della procura di Messina il responsabile compliance Donato Menechella puntualizza: «La nostra società è totalmente estranea alle indagini, non abbiamo avuto alcuna richiesta da parte della magistratura. Abbiamo appreso infatti delle indagini esclusivamente tramite gli organi di stampa, dai quali abbiamo anche individuato i nominativi dei soggetti coinvolti, provvedendo immediatamente alla sospensione di ogni rapporto relativo alle posizioni commerciali ai medesimi riconducibili.
Il fatto che alcuni passati amministratori di E-Play24 Retail Srl. siano parenti di attuali indagati non tira in ballo l’attuale proprietà: nel 2020 E-Play24 Ita Ltd ha acquisito la totalità delle quote della società allora esistente, modificando la ragione sociale (in E-Play24 Retail Srl) e nominando una nuova governance. Peraltro, tale acquisizione è avvenuta soltanto a seguito della preventiva autorizzazione da parte dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli».
Possibili business da Dubai al Suriname
Tra gli italiani che hanno parlato con Agius c’è anche Antonio Ruggeri, 46enne da anni attivo in Spagna. A fine 2024 è diventato ceo di una società che punta a implementare l’uso dell’intelligenza artificiale nel mondo delle scommesse e dei giochi virtuali.
Stando alle conversazioni criptate in possesso degli investigatori, Ruggeri ha parlato con Agius di possibili business da sviluppare in diversi Paesi, dal Suriname a Dubai. I contatti sono numerosi, anche se il diretto interessato ridimensiona il rapporto avuto con il maltese.
«Ci ho parlato perché Raffaele Esposito mi chiese di aiutarlo con l’inglese. Ricordo che di colpo scomparve e devo dire che non mi è dispiaciuto: avevo capito che aveva in mente operazioni poco chiare».
IrpiMedia ha verificato che Agius parlò con Ruggeri anche dell’esigenza di avere portafogli elettronici dove inviare denaro sotto forma di bitcoin. «Quando becco uno che inizia a fare discorsi che portano a sospettare qualcosa di poco pulito, magari lo assecondo, ma di certo non do seguito a quelle richieste. Così è stato anche con lui».
In Italia, il nome di Ruggeri compare come amministratore di un consorzio specializzato in servizi alle imprese, che ha sede a Roma e di cui sono soci anche la Mondial Bowling Ciampino – la società che cedette la concessione a Bet Class Italia – e la Bclass, impresa controllata dalla Vodoo Ltd di Farina, il fondatore della Bet Class Italia.
«Ho lavorato per Mondial Bowling Ciampino, ma parliamo di vicende molto vecchie, intorno al 2011. Quel consorzio nacque in un momento in cui si parlava della vendita della società, poi non se ne fece nulla e io ho preso altre strade. Anche se risulto formalmente amministratore, il consorzio è inattivo da tanti anni».
L’avventura nelle criptovalute con GaxCoin
Dalle indagini seguite all’arresto per l’omicidio Chircop, Agius è risultato proprietario di una serie di portafogli elettronici dove ricevere pagamenti in criptovalute. Tra i soggetti che hanno operato in questo mondo e con cui il maltese è stato in contatto c’è un 35enne siciliano: Gaspare Matino. L’uomo è attualmente indagato per truffa tramite l’uso di criptovalute.
Matino, nel 2018, è stato tra i promotori di GaxCoin, un progetto basato sulla blockchain (qui un articolo di IrpiMedia in cui si spiega il funzionamento, ndr), la cui raccolta di fondi partì nel pieno del boom delle criptovalute. L’obiettivo era di raccogliere due milioni e mezzo di euro sul mercato.
Sul web, di Matino sono rimaste poche tracce, tra cui una pagina che riporta l’elenco dei professionisti che sarebbero stati coinvolti nello sviluppo di GaxCoin. Uno di loro commenta: «Mi fu proposto di effettuare alcune traduzioni, ma in realtà non ci ho mai lavorato né di conseguenza ho percepito compensi. Non ho mai conosciuto Matino, né ho idea di cosa ne sia stato di questo progetto».
Stando agli annunci, la criptovaluta sarebbe dovuta essere utilizzabile in vari ambiti, tra cui le scommesse online. In una delle poche presentazioni ancora rintracciabili su Internet, si legge che GaxCoin nasceva con il supporto, come sponsor, di totowinbet.com, il sito di scommesse allora gestito da Fabio, che ricorda: «Non è stata una bella esperienza, di fatto si sono persi soltanto soldi».
In GaxCoin, stando alle conversazioni criptate tra Agius e Matino in possesso degli investigatori, avrebbero dovuto investire anche persone vicine al maltese, che anche in questo caso si sarebbe posto come intermediario, con l’obiettivo primario di beneficiare di provvigioni proporzionali agli investimenti effettuati. L’ennesima operazione di cui non si conosce l’esito finale ma solo il momento in cui è stata concepita.
Dalle stesse conversazioni, però, si capisce che a settembre 2018 Matino garantisce di essere in grado di di ripulire il denaro. Gaspare Matino non ha risposto al tentativo di contatto su Facebook, dove figura con un account con un falso nome.
Affittacamere siciliani con il vizio del gioco
Negli anni in cui è stato a Malta, Fabio è stato direttore e legale rappresentante della A&D Tourists Service, società che, come spiega lui stesso, ha affittato camere «sotto l’insegna G&R Boutique Apartments». Scavando tra le visure camerali delle due società, si trovano ancora una volta siciliani che investono nel gioco d’azzardo e che in passato sono finiti all’interno di indagini della magistratura italiana. A collaborare con Fabio, con il suo stesso ruolo, nella A&D Tourists Service, è stato infatti anche Antonino Impellizzeri, che, insieme al figlio Gabriele, nel 2016 fu coinvolto nell’inchiesta Master Bet della procura di Catania sul mondo delle scommesse illegali. Il processo si è chiuso a febbraio scorso con la prescrizione dei reati per tutti gli imputati.
Gabriele Impellizzeri è anche il proprietario di G&R Boutique Apartments Ltd. In passato parte delle quote della società sono state intestate alla Mayasiar Ltd di Alexandra Nicoleta Piser. La donna, di origine romena, è la compagna di Rosario Militello, catanese che da anni vive a Malta e che in Romania ha aperto una società omonima.
Militello, nel 2015, finì al centro delle cronache per avere ricevuto un carico di fucili d’assalto disattivati che erano stati comprati dalla Slovacchia ed erano arrivati a Malta, dopo essere stati spediti dalla Sicilia tramite normali corrieri postali. Il caso è stato citato anche all’interno di un rapporto di Europol in cui gli investigatori hanno indagato sui contatti del gruppo criminale maltese di cui fanno parte gli Agius e Jamie Vella. Da quella vicenda, tuttavia, Militello è uscito del tutto dal momento in cui si è ritenuto che il destinatario delle armi fosse Carmelo Piacente, suo parente e personaggio di spicco di Cosa Nostra a Catania.
«Ho conosciuto Rosario Militello in un paio di occasioni. Mi fu presentato dagli Impellizzeri, ma non ci ho mai avuto un particolare rapporto», racconta Fabio.
Antonino e Gabriele Impellizzeri, così come Rosario Militello, non hanno risposto alle domande di IrpiMedia.
«Decine di sale scommesse» a Malta
L’ultima vicenda che vede protagonista Adrian Agius nei panni di aspirante bookmaker è quella che tira in ballo Stefano Sturlese, manager nel settore delle scommesse. Tra il 2018 e il 2019 i due intrattengono una fitta corrispondenza e, stando a quanto appurato da IrpiMedia, ragionano della possibilità di fare affari insieme, tramite il rilancio di una piattaforma di scommesse detenuta dalla Betinmalta, la società di cui è socia Denise Agius. A emergere è la possibilità di ottenere cospicui finanziamenti dall’estero. Sturlese fa il nome di una società registrata in Bulgaria, ma di proprietà di due italiani: la General Contractor Italy.
«Soltanto dopo che mi avete contattato, ho scoperto in quali vicende è stato coinvolto questo Agius – dichiara Sturlese a IrpiMedia –. Non l’ho mai incontrato, il nome mi venne fatto da un conoscente maltese che avevamo in comune. Per me sarebbe potuta essere una consulenza come tante. Ricordo che a parole aveva grandi progetti, ma poi concludeva poco. Le faccio un esempio: lo aiutai a rilanciare il sito di scommesse, ma non ha mai pagato i tecnici che ci hanno lavorato».
Secondo la ricostruzione di Sturlese, Agius avrebbe pensato di ottenere una concessione a Malta per poi aprire decine di sale scommesse nell’isola. È in questo contesto che sarebbe entrata in gioco la General Contractor Italy. «Questa società mi fu indicata come soggetto a cui rivolgersi per il noleggio degli arredi e delle attrezzature per allestire le sale scommesse».
Contattato da IrpiMedia, l’amministratore di General Contractor Italy, Maurizio Passari, conferma di essere stato in quegli anni in contatto con italiani attivi nel mondo delle scommesse, ma di non avere mai avuto una trattativa riguardante l’affitto di arredi. «La nostra società non opera nel settore del noleggio operativo, sviluppiamo progetti chiavi in mano. A Malta volevamo ottenere una concessione online da usare nell’ambito di un progetto che puntava a realizzare stabilimenti balneari negli Emirati Arabi: l’app di prenotazione avrebbe avuto anche uno spazio per il gioco on line», è la versione fornita da Passari. Che assicura di non avere mai parlato né sentito parlare di Adrian Agius.
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