#OpenLux

La rete dei “prestanome di Stato” russi che investe in Italia via Lussemburgo
Da Mosca a Lussemburgo, ecco come la Russia ha messo un piede in Pirelli dopo la rottura fra Tronchetti e Malacalza
10 Febbraio 2021

Lorenzo Bagnoli

Forum economico di San Pietroburgo, 24 maggio 2014. Sotto lo sguardo di Vladimir Putin, l’amministratore delegato di Pirelli Marco Tronchetti Provera e il numero uno di Rosneft (compagnia petrolifera russa controllata in maggioranza dal governo) Igor Sechin siglano dei contratti di collaborazione commerciale. A latere Rosneft, attraverso una sua società, acquista una quota che corrisponde alla fine al 13% delle azioni della multinazionale italiana. Costo dell’operazione: 552,7 milioni di euro. Sechin entra come amministratore indipendente nel consiglio di amministrazione di Pirelli (dove resterà fino al 2016). Per quanto l’operazione sia stata portata a termine attraverso un veicolo d’investimento controllato dal fondo pensione della stessa Rosneft (ai tempi Neftegarant, oggi Evolution), quell’operazione segna l’ingresso della compagnia petrolifera di Stato russa dentro Pirelli.

Accordi come questo, quando coinvolgono le aziende di Stato russe, non hanno mai una natura solo economica. Si portano sempre dietro una componente politica. Avvengono sempre nel contesto del più importante meeting dell’economia russa, appuntamento durante il quale il governo di Mosca pianifica la sua strategia economica. Anche la collaborazione con Pirelli e l’ingresso nella compagine azionaria, quindi, non è solo una questione di potenziali profitti.

Di anno in anno il sistema di controllo delle quote riconducibile agli investitori russi in Pirelli è diventato sempre più articolato. Eppure la compagnia petrolifera di Stato c’è sempre. La rappresenta una rete di “prestanome di Stato”, uomini e donne legate a Igor Sechin, il più potente tra i manager di Stato russi, da sempre stretto alleato del presidente Vladimir Putin. Una rete che IrpiMedia ha potuto ricostruire grazie ai documenti di #OpenLux.

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#OpenLux è un’inchiesta collaborativa, di cui IrpiMedia è partner, che parte da un database raccolto da Le Monde, reso ricercabile da Occrp sulle 124 mila società che popolano il registro delle imprese lussemburghese. Ha permesso di analizzare i nomi dei proprietari delle società registrate nel Granducato, finora schermati da prestanome e professionisti.

Come cambia l’assetto societario di Pirelli

Il periodo in cui l’operazione viene portata a termine rappresenta un momento storico particolare: siamo nel maggio del 2014 e due mesi prima il Cremlino ha dato il via all’occupazione della Crimea. Così a soli trenta giorni di distanza dall’accordo con Pirelli arrivano le sanzioni statunitensi ed europee che colpiscono anche Rosneft.

Per Pirelli non è però un problema: secondo la società le sanzioni non porteranno ad alcuna conseguenza, nè per l’ingresso di Rosneft, nè per il piano di espansione della stessa Pirelli in Russia. Sta di fatto che l’ingresso della società petrolifera in Pirelli non è passato dalla Russia ma da una società lussemburghese scelta dal colosso petrolifero: Long Term Investments Luxembourg.

Commercialisti e fiduciari sono due italiani e lo scopo della società si esaurisce nella detenzione delle quote di Pirelli che d’altra in quel momento sta vivendo una fase complessa della sua storia. Pesa la rottura fra Tronchetti Provera e la famiglia Malacalza, che avevano affiancato solo pochi anni prima l’imprenditore nel controllo del gruppo. Nel 2015 poi l’assetto azionario troverà una nuova stabilità con l’ingresso dei cinesi di ChemChina.

Ad ogni modo che la partecipazione della compagnia petrolifera sia opaca lo conferma il fatto che Rosneft sostenga di non aver mai acquisito le azioni di Pirelli e di essere solo partner commerciale nella vendita al dettaglio dei pneumatici. Così ha scritto in una nota in risposta a Forbes Russia, che chiedeva conto delle relazioni con Pirelli.

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I “furbetti” di Lussemburgo

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Negli ultimi sette anni gli equilibri nel portafoglio azionario di Pirelli sono cambiati molto. I soci stranieri di maggior rilievo, oggi, sono i cinesi di ChemChina, entrati appena un anno dopo Rosneft. La quota riconducibile agli investitori russi è scesa al 6.2%, di cui solo l’1.82% direttamente in mano alla ex Long Term Investments Luxembourg, che nel frattempo ha cambiato nome in Tacticum Investments Sa. Il restante 4,3% è investito sul mercato, con l’impegno di riacquisto da parte di Tacticum Investments Sa.

Sudarikov, il manager di Stato di stanza a Verona

Long Term Investment in origine nasce a Mosca, lo stesso anno dell’accordo Pirelli-Rosneft. La proprietaria è un’insegnante di danza della capitale russa, Aya Belova, che non ha alcun precedente nel settore finanziario. La Long Term Investments moscovita otto giorni prima della sigla dell’accordo con Marco Tronchetti Provera costituisce in Lussemburgo la società omonima che poi acquisterà le quote di Pirelli. È una Soparfi, ossia una società di partecipazione finanziaria di diritto lussemburghese. In pratica il suo oggetto sociale è custodire quote di società terze. È la forma di società più diffusa nel Granducato.

Belova non è finita in Long Term Investments per una coincidenza. Suo padre Sergey Belov è stato tra i membri del consiglio di amministrazione di Region, società che gestisce Evolution, il fondo pensioni di Rosneft.

Amministratore delegato del Gruppo Region è Sergey Nikolaevich Sudarikov, classe 1971, tra i top-1000 manager di Russia nel 2016 e blogger sull’edizione russa di Forbes dal 2020. Tutta la sua carriera si svolge all’interno della galassia di Region, a partire dal 1995, anno della creazione del gruppo. Risulta proprietario di oltre 70 società, tra Cipro, Russia e Lussemburgo e tra il 2014 e il dicembre 2019, in varie vesti, è la vera persona fisica dietro Long Term Investments in Lussemburgo.

La società lussemburghese, da quando Sudarikov è uscito nel dicembre 2019, è stata ribattezzata Tacticum. Quest’ultima in seguito è stata scorporata in due entità dirette sempre dalle solite persone: Tacticum Investment (che detiene le quote di Pirelli) e Tacticum Capital (che è di controllata dal fondo pensione di Rosneft, Evolution). Dal 2017 Long Term Investments in Lussemburgo è anche un fondo private equity. Ad aprire e gestire il fondo è una Taktikum Capital di Mosca, controllata da una finanziaria le cui entrate nel 2019 hanno superato i 163 miliardi di rubli (1,8 miliardi di euro).

Di anno in anno il sistema di controllo delle quote riconducibile agli investitori russi in Pirelli è diventato sempre più articolato. Eppure la compagnia petrolifera di Stato c’è sempre

Sergey Sudarikov

Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft

Sergey Sudarikov, negli anni in cui è stato rappresentante legale di Long Term Investments, ha consolidato la presenza di Region nel mercato russo. Ha stretto nuove partnership con Credit Bank of Moscow, la banca privata regionale più grossa del Paese, e con i suoi azionisti. Il principale, il magnate dell’immobiliare Roman Avdeev, è entrato anche in Pirelli prima con una quota dell’1,4% scesa a gennaio 2021 allo 0.4%. La società attraverso cui detiene le quote è Sova Capital Ltd. Quest’ultima detiene quelle che erano le proprietà di Otkritie, banca russa il cui co-fondatore è Boris Mints, oligarca ritenuto molto vicino a Putin fino al 2018. In seguito è stato accusato di appropriazione indebita e successivamente condannato nel 2020. Nel 2018 aveva appena venduto la sua società immobiliare a uomini vicini a Sechin, che alla fine si sono presi anche parte della banca.

Il gruppo degli uomini di Sechin e Sudarikov, in Italia, non si muove solo in Pirelli. In precedenza, nel mirino c’è stata Tiscali. Il gruppo di Avdeev è stato azionista dal 2018. Il 26 gennaio 2021 la Consob ha multato Avdeev, Sudarikov e altri azionisti legati a Region e Credit Bank of Moscow per 60 mila euro per aver comunicato tardivamente le oscillazioni del loro pacchetto azionario nel 2019. Quale sia l’intento di questo piano di investimenti e disinvestimenti repentini – sia in Tiscali, sia in Pirelli – non è chiaro.

Per approfondire

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Dal canto suo la stessa Pirelli fa sapere a IrpiMedia che «le informazioni riguardanti la catena di Long Term Investments sono state sempre rese pubbliche tramite le comunicazioni previste per legge». «Oggi – prosegue la società con quartier generale a Milano – LTI è un azionista di una società quotata non legata da alcun patto con altri azionisti. Non disponiamo – conclude Pirelli – di altri elementi e pertanto non possiamo commentare ricostruzioni giornalistiche di temi sui quali non abbiamo alcuna visibilità». A garantire appoggi e conoscenze al gruppo degli investitori russi in Italia è Sergey Sudarikov, che a Verona è vicepresidente di Conoscere Eurasia, l’associazione che ogni anno organizza i principali meeting tra il gotha delle imprese russe e quelle italiane. Antonio Fallico, il presidente, è il numero uno di Banca Intesa in Russia e amico di lunghissima data di Igor Sechin. La stessa Intesa, tra l’altro, nel corso del riassetto azionario di Pirelli che ha visto l’ingresso di Rosneft, era in cordata con Unicredit. Contattato tramite Conoscere Eurasia, Sudarikov non ha risposto ad alcune richieste di chiarimento sulla sua relazione con Rosneft.
Le salsicce di Sechin, l’ex ministro in carcere e la misteriosa immobiliare

Tra gli ex dipendenti di Region, ce n’è uno che ritorna nelle operazioni che coinvolgono Rosneft e Region. Valery Mikhailov è stato coinvolto in un caso di estorsione che ha portato alla condanna dell’allora ministro dello Sviluppo economico russo Alexei Ulyukayev. A incastrare il ministro è stato lo stesso Sechin, racconta la BBC, utilizzato dai Servizi di sicurezza generale (Fsb), i servizi segreti russi, in un’operazione sotto copertura. Condannato nel 2017 a otto anni di carcere e a una multa da 2.2 milioni di dollari, Ulyukayev secondo il giudice «ha usato la sua posizione per avere una tangente dal capo di Rosneft, Igor Sechin», in cambio dell’approvazione all’acquisto di Bashneft, altra azienda di Stato russa. L’ex ministro era fermamente contrario all’acqusizione.

Secondo il quotidiano finanziario russo Vedemosti, la tangente sarebbe stata consegnata da Sechin insieme a un «cestino di salsicce», un simbolo di amicizia che il numero uno della società petrolifera è solito consegnare agli amici. Durante il processo, Sechin non è stato ascoltato come testimone ma a parlare al suo posto è stato Oleg Feoktistov, generale in pensione che ha guidato l’Fsb e lavorato in Rosneft. L’ex ministro Ulyukayev ha sempre sostenuto di essere stato incastrato. 

Sempre secondo la testimonianza di Feoktisov, i soldi della tangente non erano di Rosneft né di Sechin ma di un «investitore privato», di cui inizialmente è stata tenuta segreta l’identità. Quando il processo si è chiuso, il generale ha riportato personalmente le mazzette al Tribunale moscovita del distretto di Zamoskvoretsky. Solo a quel punto è filtrata la trascrizione dell’interrogatorio in cui l’ex generale ha rivelato l’identità dell’uomo d’affari che ha prestato i soldi a Rosneft: Valery Aleksandrovich Mikhailov, l’ex dipendente di Region. Mikhailov non ha mai risposto alle domande dei giornalisti che negli anni gli hanno chiesto conto di quel denaro. 

Dal 2014, Mikhailov è anche uno dei due beneficiari ultimi della società cipriota che rappresenta «uno dei più misteriosi attori del mercato immobiliare», secondo Forbes Russia. Si chiama Riverstretch Trading & Investments: ogni volta che una società le cede delle proprietà, poco dopo entra in difficoltà economiche. È difficile sapere quale possa essere il motivo ma sta di fatto che, nel 2018 è successo anche a Boris Mints, lo stesso che poi ha dovuto lasciare agli uomini del giro di Sechin anche parte del patrimonio della banca Otkritie. 

Anche quello che è stato il quartier generale della Yukos Oil Company, a inizi anni 2000 la principale compagnia petrolifera russa – è oggi nel portafoglio della Riverstretch. Il vecchio proprietario di Yukos, Mikhail Khodorkovsky, ha scontato dal 2005 al 2013 il carcere per frode e oggi vive in esilio a Londra dalla sua scarcerazione. Nel momento dell’arresto era il principale leader dell’opposizione a Russia Unita, il partito di Putin. Khodorkovsky ha sempre accusato Igor Sechin di avere orchestrato la cattura sua e di altri magnati del settore petrolifero. Secondo Khodorkovsky Sechin voleva ripulire il campo da possibili avversari per l’acquisto di Bashneft, compagnia il cui nome è affiorato anche del caso dell’arresto dell’ex ministro Ulyukayev. Gli immobili di Yukos sono stati poi suddivisi tra Valery Mikahilov, Rosneft e altri uomini del circolo di Sechin.

Manager in carriera

Regionfinanceresource Management Company (RMC), società del Gruppo Region con un fatturato di oltre 15 milioni di euro, ha amministrato Long Term Investments Luxembourg dal 2015 fino al subentro due anni dopo di una società cipriota di Sudarikov. Chi «esercita in ultima istanza il potere decisionale quale socio unico della stessa» – si legge nel patto parasociale dell’ottobre 2015 di Pirelli – è Natalia Bogdanova, un’altra manager che prima delle quote di Pirelli non ha mai amministrato nulla di rilevante, ma in precedenza ha lavorato per il Gruppo Region. Indirizzo e numero di telefono di Regionfinanceresource corrispondono a quelli di RN Trust, società russa successivamente denominata Region Trust. Il fondo fa parte del Gruppo Region e inizialmente, tra il 2004 e il 2009, ha avuto Petr Lazarev come proprietario ultimo. Top manager di Rosneft e frequentatore del circolo di Conoscere Eurasia compare insieme alla sua compagna e alla famiglia Sudarikov in una segnalazione dell’Unità d’informazione finanziaria della Banca d’Italia per attività sospette di riciclaggio avvenute tra il 2016 e il 2018. Il documento è allegato al fascicolo milanese sui presunti affari della Lega in Russia, scoppiato a seguito dell’affaire Metropol.
L’ultimo boiardo di Igor Sechin che ha fatto una breve apparizione tra il 2019 e il gennaio 2021 nell’azionariato di Pirelli è Arkady Mutavchi. Fino al 2008 è stato vice direttore del dipartimento dell’agenzia federale incaricata della fornitura dei prodotti per i vari corpi dello Stato, un’ente che risponde direttamente all’Ufficio di presidenza russo. La sua carriera non sembrava destinata all’imprenditoria privata o alla finanza. Nel 2015, però, ha ricevuto da Sergey Sudarikov una società della galassia del Gruppo Region con un patrimonio da oltre due miliardi di rubli, 22 milioni di euro. Da allora è stato protagonista di una serie di importanti investimenti con Region. Così lo schermo lussemburghese è entrato in gioco nell’azionariato di uno dei primari gruppi industriali italiani. Un ingresso figlio di un momento complesso della compagine azionaria di Pirelli in cui ha pesato la rottura tra due big del capitalismo nostrano come Tronchetti Provera e Malacalza. Una fase di passaggio vista come un’opportunità da parte degli investitori cinesi e russi. Un’opportunità che il gruppo Sudarikov ha colto al volo, mettendo in moto la struttura del Granducato.

CREDITI

Autori

Lorenzo Bagnoli

In partnership con

IStories La Stampa

Infografiche

Lorenzo Bodrero

Editing

Luca Rinaldi
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