Paradossi delle sanzioni: dentro la filiera del fosfato, dalla Siria all’Europa
I paesi europei hanno ripreso a importare dalla Siria il fosfato, prodotto che serve all’industria dei fertilizzanti. Nella filiera si incrociano oligarchi sotto sanzioni e uomini vicini ad Assad
30 Giugno 2022

Mohammad Bassiki
Oleg Oganov
Charlotte Alfred
Bashar Deeb
Lara Dihmis
Jovana Tomić
Nikolay Marchenko
Lorenzo Bagnoli
Ana Poenariu

In una calda serata dello scorso maggio, la nave cargo Kubrosli-y è scomparsa dai sistemi di tracciamento marittimi mentre navigava al largo delle coste della Turchia. Una settimana dopo la nave è riapparsa in rotta verso ovest vicino a Cipro e ha proseguito per il Mar Nero fino ai moli dell’Ucraina. Foto pubblicate su Facebook dall’azienda statale siriana Società generale del fosfato e delle miniere (Gecopham), dimostrano che nei giorni in cui si erano perse le sue tracce la nave si trovava al porto di Tartous, uno dei principali sbocchi sul Mediterraneo della Siria. In un’immagine in cui compare l’imbarcazione, si vede anche Bassam Toumeh, ministro del Petrolio del governo di Bashar al-Assad.
L’esportazione delle rocce di fosfato, prodotto particolarmente utilizzato dall’industria dei fertilizzanti, è stata un’ancora di salvezza per il regime di al-Assad che si trova sotto sanzioni in diversi paesi occidentali.

L’industria siriana del fosfato era collassata quando lo Stato Islamico (Daesh) aveva preso possesso delle maggiori minieri del paese nel 2015. La produzione però è ricominciata l’anno seguente, quando le forze governative hanno ripreso il controllo dell’area, attraendo compratori anche da paesi ufficialmente contrari al regime di Assad.

La rotta della Kubrosli-y mostra i paradossi del sistema dell’esportazione del fosfato dalla Siria: la materia prima non è sotto sanzione; il paese, invece, sì. Secondo diversi esperti questa situazione rende a rischio l’intera filiera del prodotto. Per chi opera nel settore, esiste il rischio che le autorità dei paesi coinvolti in questo commercio possano interpretare le regole in modo diverso. È anche per questo che, per evitare ogni pericolo, l’esportazione passa da una catena di intermediari controversi. Durante il tragitto dalla Siria al paese importatore, il fosfato arricchisce lo Stato siriano, speculatori della guerra civile e persone con forti legami con l’elite politico-imprenditoriale della Russia. Questo commercio sta arricchendo personaggi controversi e gruppi sotto sanzione, quindi nella sua interezza sembra illegale. Tuttavia se guardato in ogni singolo passaggio, dall’esportazione del prodotto in Siria, fino alla fabbrica di fertilizzanti importatrice in Europa, il percorso è del tutto legale. È il paradosso della freccia di cui parlava Zenone di Elea, il filosofo presocratico: una freccia scoccata da un arco sembra muoversi. Il movimento è un’illusione perché in ogni singolo istante, l’unità di misura di cui è costituito il tempo, è ferma. Senza un ampio e condiviso accordo internazionale che copra tutti i possibili passaggi del prodotto, la situazione resterà così.

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L’immagine è stata postata sulla pagina facebook della società di Stato siriana Gecopham il 21 maggio 2021. A sinistra, in prima fila, c’è Bassam Toumeh, ministro del Petrolio della Siria e sullo sfondo la nave Daytona-H. Come si vede in questa foto, la Kubrosli-y è stata attraccata nello stesso porto una settimana dopo.

Secondo i dati raccolti dai giornalisti che hanno partecipato a questa inchiesta condotta da OCCRP in collaborazione con Lighthouse Reports e con il Syrian Investigative Reporting for Accountability Journalism (SIRAJ), Serbia, Ucraina e quattro paesi dell’Unione europea hanno importato oltre 80 milioni di dollari di rocce di fosfato dal 2019.

Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni sul governo siriano e sull’azienda russa che controlla una parte consistente delle esportazioni, Stroytransgaz. L’Unione europea ha messo sotto sanzione il ministro siriano Toumeh e il proprietario della Stroytransgaz, Gennady Timchenko, miliardario considerato tra i più intimi confidenti e sostenitori di Vladimir Putin. Tuttavia né gli Stati Uniti, né l’Unione europea hanno mai proibito o sanzionato l’acquisto di rocce di fosfato siriane, materia prima che viene utilizzata soprattutto nell’industria dei fertilizzanti.

Secondo alcuni esperti, le aziende rischiano comunque di violare delle sanzioni quando commerciano con la Siria, anche se il commercio del fosfato è tecnicamente legale. Nel 2018 un’inchiesta di Politico sulle importazioni in Grecia ha sollevato dubbi al Parlamento europeo, tanto che Atene ha bloccato le importazioni poco dopo. Stroytransgaz, dal canto suo, nega di avere un ruolo nel commercio, per quanto le prove raccolte dai giornalisti dicano il contrario.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha aumentato la pressione nei confronti delle aziende europee per tagliare ogni collegamento con chi si trova sulla blacklist dei sanzionati, come Timchenko. La Commissione europea se ne è lavata le mani, dicendo che sta ai paesi membri decidere se le importazioni di fosfato siriano violino o meno le sanzioni. Le autorità bulgare, ucraine e serbe hanno confermato che il commercio è legale. Per l’Italia, , dove arriva una quantità significativa di questo export, Il Ministero dello Sviluppo economico non ha risposto alle richieste di commento.

Ritorno economico

Gennady Timchenko è un imprenditore che nasce come trader petrolifero in Russia. È amico di Vladimir Putin dagli anni Novanta ed è stato indicato come uno dei prestanome del presidente russo. Alle accuse Timchenko ha sempre risposto di essere solo il suo partner di judo. Timchenko è diventato uno degli uomini più ricchi della Russia lavorando con le società statali del settore gas e petrolio. Stroytransgaz, la sua società di costruzioni e ingegneristica, possiede molti impianti, compreso il Nord Stream, il gasdotto che porta gas russo in Europa.

Il profilo di Gennady Timchenko su #RussianAssetTracker

Timchenko è anche tra i principali beneficiari dei legami tra la Russia e la Siria. Si è infatti aggiudicato i contratti per i gasdotti tra Egitto e Siria e gestisce due raffinerie di gas. La sua presenza nell’industria del fosfato attraverso due controllate di Stroytransgaz risale al periodo che ha fatto seguito all’intervento militare russo a favore di Assad. Una di queste società, Stroytransgaz Engineering, è stata una controllata di Stroytransgaz fino al 2018. Gli esperti sentiti dal gruppo di giornalisti sostengono che l’allontanamento formale di Stroytransgaz Engineering dalla casa madre possa essere un tentativo di eludere le sanzioni statunitensi ed europee sulla Siria, oltre che le sanzioni sullo stesso Timchenko e sulla stessa Stroytransgaz imposte a seguito dell’annessione russa della Crimea nel 2014. 

Nel 2018 infatti, Timchenko ha venduto Stroytransgaz Engineering a due società di comodo di Mosca, Photon Express e Eneriya Antaresa, di cui non si conosce la proprietà. L’anno seguente, Stroytransgaz Engineering è stata assegnataria di due concessioni per operare tre fabbriche di fertilizzanti controllate dallo Stato siriano a Homs e a Tartous, punti di partenza della maggior parte delle esportazioni di fosfato. Secondo Karam Shaar, economista siriano, è la dimostrazione di quanto sia semplice superare le sanzioni: basta rendere opaca sia la filiera di approvvigionamento della materia prima, sia la struttura societaria delle aziende coinvolte nel mercato e il sistema di divieti nei confronti della Siria è già scavalcato. «Certamente l’esportazione delle rocce di fosfato in Europa è una violazione delle sanzioni – afferma – ma la maggior parte dei paesi non capisce nemmeno come funziona la struttura delle organizzazioni che hanno messo sotto sanzione». 

L’accordo di Timchenko in Siria è stato spesso interpretato come una ricompensa per l’aiuto militare della Russia. Lo ha scritto in un’analisi per il Russian International Affairs Council Igor Matveev, ex diplomatico a Damasco. L’accordo «potrebbe aver aiutato a recuperare i soldi spesi nelle operazioni militari in siria attraverso l’esclusiva per l’estrazione di risorse minerarie di valore», scrive Matveev. Ciò nonostante, Stroytransgaz nega ogni tipo di collegamento con Stroytransgaz Engineering. «STG Engineering è una persona giuridica separata e non fa parte del nostro gruppo societario – ha spiegato Natalia Kalinicheva, portavoce di Stroytransgaz -. Ha solo un’abbreviazione simile nel nome della società». 

Gennady Timchenko è uno degli uomini più ricchi della Russia. È considerato molto vicino a Vladimir Putin – Foto: Kremlin Pool/Alamy Stock Photo
Un’altra società dal nome simile, Stroytransgaz Logistic, ha ottenuto un contratto cinquantennale nel 2018 per la più grande miniera di fosfato della Siria, vicino a Palmyra, città della Siria centro-meridionale famosa per il suo patrimonio archeologico e un tempo in mano a Daesh. L’accordo prevede che il 70% dei profitti resti alla società russa, mentre il 30% è incassato dalla Gecopham, la controllata del Ministero del petrolio siriano, sotto sanzione negli Usa.

Dai documenti risulta che Stroytransgaz Logistic sia di proprietà della moscovita UK Investfinance, azienda che amministra società per conto dei propri clienti. Figura principale di Stroytransgaz Logistic è Igor Kazak, che è stato direttore della Stroytransgaz di Timchenko fino al 2015, anno in cui ha dichiarato ai media che Stroytransgaz «vuole partecipare alla ricostruzione della Siria». Kazak è stato poi il capo di Stroytransgaz Logistic dal 2016 alla metà del 2017. Ha anche lavorato per Stroytransgaz Engineering dal 2015 al 2020, ben dopo che era stata scorporata in una nuova società, secondo i registri aziendali. Il suo nome e la sua posizione compaiono nei contratti chiave di Stroytransgaz Engineering del 2020 con il governo siriano. Zakhid Shakhsuvarof, cittadino russo che nel 2018 era il manager di Stroytransgaz Logistic in Siria, secondo quanto risulta dall’elenco di società straniere con succursali in Siria stilata dal Ministero dell’Economia di Damasco, è anche amministratore della Stroytransgaz di Timchenko. Le due Stroytransgaz condividono a Damasco lo stesso indirizzo di registrazione.

Miniera di fosfato in Siria – Foto: Universal Images Group North America LLC / DeAgostini / Alamy Stock Photo

La lunga lista degli intermediari

Se Stroytransgaz Logistic controlla l’esportazione delle rocce di fosfato, alla miniera di Al-Sharkiah, nel deserto di Palmyra, il lavoro quotidiano è gestito da manodopera siriana, sostiene un dipendente della miniera. L’impianto produce 650mila tonnellate di fosfato all’anno, sebbene il contratto ne preveda fino 2,2 milioni, secondo le fonti ufficiali siriane. Una volta estratta, la materia prima viene portata via gomma o ferrovia alle fabbriche di fertilizzanti di Homs, oppure al porto di Tartous per l’esportazione.

A protezione dei convogli ci sono contractor privati, come il Wagner Group, corpo d’elite legato al Cremlino, impegnato in un massacro di civili in Mali e coinvolto nel conflitto in Ucraina. Dall’analisi di immagini postate sui social network è possibile scovare anche il logo della Sanad Company for Protection and Security Services, esercito privato dell’uomo d’affari Ahmed Khalil, legato ad Assad, e di Nasser Deeb, direttore della Direttorato della sicurezza criminale, entità del Ministero dell’Interno della Siria che comanda sulle tutte le forze di polizia. Inizialmente il gruppo era considerato una milizia che combatteva al fianco di Russia e Siria contro Daesh. Deeb è anche co-proprietario della Syrian Company for Metals and Investments insieme all’imprenditore Khodr Ali Taher, vicino alla Quarta divisione dell’esercito siriano, guidata dal fratello di Assad, Maher. Quest’ultimo è stato messo sotto sanzione da Stati Uniti e Unione europea per aver prodotto «introiti per il regime e i suoi sostenitori» e per aver ripulito denaro sporco «raccolto illecitamente durante il cambio di governo e attraverso saccheggi». «Ali Taher e Maher Al-Assad stanno facendo fortuna con l’industria del fosfato – spiega  il ricercatore siriano Azzam Al-Allaf, autore di una dettagliata ricerca sul commercio del fosfato siriano pubblicata dallo European University Institute nel 2020 -. Con le loro società guadagnano dal momento in cui le spedizioni di minerali lasciano l’impianto minerario e vengono portate attraverso il deserto, fino al terminal di esportazione di Tartous». Il ministro siriano del petrolio e dei minerali Toumeh e la società statale di fosfati Gecopham non hanno risposto alle richieste di commento inviate via e-mail. I giornalisti non sono riusciti a raggiungere Taher.

Navi fantasma

Il porto di Tartous, città sul Mediterraneo dalla quale parte il fosfato siriano diretto all’estero, è anche il luogo dove la marina militare russa ha la sua base in Siria. Come nel caso della Kubrosli-y, molte delle navi cargo che vi fanno tappa per caricare le rocce di fosfato non sono tracciabili attraverso i normali software che monitorano gli spostamenti delle navi attraverso i trasponder dell’AIS, sistema di sicurezza marittimo internazionale obbligatorio su tutte le navi oltre una certa dimensione. OCCRP e i partner sono riusciti a individuare dozzine di carichi dalla Siria all’Europa, al Medio Oriente e al Nord Africa tra il 2019 e il 2021. Quindici di questi hanno avuto come destinazioni porti europei. In otto casi hanno spento il trasponder mentre si dirigevano a Tartous. Il porto di destinazione indicato era in Libano, Turchia o Egitto. Una settimana dopo tutte le navi sono riapparse nei pressi della costa sudorientale di Cipro. 

«I proprietari delle navi non vogliono far sapere che le imbarcazioni stanno arrivando in un paese sotto sanzione come la Siria», spiega un comandante siriano che lavora a Tartous e che accetta di parlare anonimamente. Tra le navi che hanno fatto questo percorso ce ne sono anche due che a luglio e a settembre 2021 hanno fatto questa rotta con un carico di 5.500 tonnellate di rocce di fosfato dirette a Vasto, in provincia di Chieti. Si tratta della Maymona e della Ak Denisa, entrambe armate dalla società libanese Mednav Chart Sal.  

L’Organizzazione marittima internazionale (IMO), un’agenzia Onu che regolamenta la marina commerciale a livello globale, obbliga le navi a segnalare la propria posizione attraverso il sistema dei trasponder in ogni momento. Le navi che non lo fanno, come quelle individuate dai giornalisti, si comportano quindi in maniera sospetta. In combinazione con la minaccia di cattiva pubblicità e con il rischio di incorrere in sanzioni dovute al paese con il quale si lavora, gli importatori europei si trovano a lavorare, insieme ai broker e agli armatori dei navi, ai limiti della legalità.

Un’altra imbarcazione tracciata dai giornalisti è di proprietà di una società libanese il cui maggiore azionista è di proprietà della famiglia di Jihad al-Arab, un uomo d’affari vicino all’ex primo ministro Saad Hariri. L’anno scorso al-Arab è stato sanzionato dagli Stati Uniti per «aver guadagnato dalla pervasiva corruzione e dal clientelismo in Libano, arricchendosi a spese del popolo libanese e delle istituzioni statali». Neanche lui ha risposto a una richiesta di commento. Secondo Ibrahim Olabi, un esperto siriano che monitora i sistemi di elusione delle sanzioni, «il commercio delle rocce di fosfato siriane mostra perché il sistema di sanzioni dell’Unione europea non è adatto allo scopo. Il sistema di elusione funziona e non è nemmeno così difficile da mettere in pratica».

Il paradosso del mercato

Le importazioni di fosfato siriano in Ucraina, tra il 2018 e il 2021, sono passate da 3 a 15 milioni di dollari di valore, nonostante i provvedimenti presi contro Stroytransgaz e a Timchenko. La guerra di febbraio le ha interrotte. La maggior parte della materia prima entra dal porto sul Mar Nero di Nika Tera, di proprietà dell’oligarca sotto sanzione Dmitry Firtash. Quest’ultimo nel 2014 ha comprato da Banca Intesa l’istituto di credito Pravex Bank nel 2014, pochi mesi prima di essere arrestato su ordine dell’Fbi in Austria.

Irene Kenyon, direttrice della società di consulenza FiveBy Solutions, ritiene che l’uso di società di comodo sia una strategia impiegata per impedire che si rintraccino i guadagni di aziende e individui sotto sanzioni. «Nonostante siano dal punto di vista legale nel giusto, (gli importatori, ndr) stanno comunque arricchendo un regime che viola i diritti umani e un oligarca russo sotto sanzioni».

Le rocce di fosfato siriane arrivate in Italia attraverso le due imbarcazioni arrivate a Vasto lo scorso anno sono state importate da Puccioni Spa, un’azienda italiana di fertilizzanti, come confermato dalla stessa società. La Puccioni spa ha affermato di aver utilizzato per l’acquisto una società intermediaria degli Emirati Arabi Uniti e di non aver mai lavorato con Stroytransgaz, ma con broker in contatto direttamente con i siriani. Ogni passaggio allontana l’ente sotto sanzione, il Ministero del petrolio della Siria, dall’acquirente. Nella documentazione che si ottiene con le richieste di accesso agli atti, ad esempio, si trova solo che il porto di partenza di un carico è Tartous, non altro. «Se la persona dalla quale si acquista un carico non è sotto sanzione, l’importatore non sta necessariamente violando delle sanzioni – spiega un avvocato marittimo a OCCRP. Resta anonimo in quanto non è autorizzato a parlare con la stampa -. Questa è la versione del riciclaggio internazionale di denaro sporco nel settore del commercio». Nel caso delle transazioni finanziarie, la lavanderia sono le società di comodo dei paradisi fiscali, giurisdizioni attivissime nella protezione dei capitali degli oligarchi. Nel caso delle merci, che hanno un’esistenza fisica concreta e un peso che si misura in tonnellate, ottenere lo stesso effetto è più macchinoso, ma possibile.

In termini di mercati dell’import, il più importante è quello della Serbia, dove uno dei principali esportatori è stata Yufofarm: 26,9 milioni di dollari di prodotto dalla Siria nel 2021. Oltre alla Grecia, almeno quattro Stati membri dell’Unione europea – Italia, Bulgaria, Spagna e Polonia – hanno recentemente ripreso le importazioni di fosfati siriani. I dati commerciali dell’UE e delle Nazioni Unite mostrano che l’Italia ha iniziato a importare nel 2020, la Bulgaria nel 2021 e la Spagna e la Polonia all’inizio di quest’anno.

La Romania è stata il principale punto d’accesso al mercato dell’Unione europea attraverso principalmente due società mediorientali: Blue Gulf Trading, registrata negli Emirati Arabi Uniti, e Medsea Trading, registrata in Libano. Entrambe sono di proprietà dell’uomo d’affari libanese Afif Nazih Auf, che non ha risposto alle richieste di commento.

In Bulgaria, il prodotto siriano entra attraverso la piccola Fertix EOOD, fondata nel 2017. Il suo amministratore delegato, Radostin Radev, ha profondi legami nel settore agricolo bulgaro, dopo aver iniziato la sua carriera presso Agropolychim, uno dei maggiori produttori di fertilizzanti nei Balcani. Radev ha affermato di aver venduto del fosfato siriano alla EuroChem Agro Bulgaria, controllata del gruppo Eurochem dell’oligarca russo Andrey Igorevich Melnichenko. Melnichenko, sotto sanzioni in Europa e Regno Unito per aver sostenuto la guerra della Russia contro l’Ucraina, si è recentemente ritirato dal consiglio di amministrazione della società.

Sergiy Moskalenko, direttore della Dnipro Mineral Fertilizer Plant, un’azienda ucraina che utilizza fosfati siriani, ha detto a OCCRP che per loro gli acquisti erano una questione pratica. «Senti, abbiamo bisogno di mangiare – dichiara a Bivol, partner dell’inchiesta -. Per mangiare dobbiamo usare i fertilizzanti e per farlo dobbiamo acquistare le materie prime. Per l’acquisto, purtroppo, ci rivolgiamo a…». Fa una pausa. «Prendiamo tutto il fosfato che ci viene offerto», conclude.

In questa storia, le sanzioni colpiscono solo le entità all’origine della catena: l’oligarca Timchenko, gli apparati statali siriani e i businessmen vicini ad Assad. Non sono mai universalmente sottoscritte e ci sono sempre paesi che non le sottoscrivono o che offrono delle soluzioni per scavalcarle. Sono “porti franchi” dove sanzionati e non possono incontrarsi liberamente, e dove pecunia non olet. Perché per ora, il commercio dalla Siria di rocce di fosfato sembra essere in crescita, nonostante il quadro politico complesso.

CREDITI

Autori

Mohammad Bassiki
Oleg Oganov
Charlotte Alfred
Bashar Deeb
Lara Dihmis
Jovana Tomić
Nikolay Marchenko
Lorenzo Bagnoli
Ana Poenariu

Ha collaborato

Eva Constantaras (Lighthouse Reports)
Hala Naserddine, (Daraj)
Adam Chamseddine (Al Jadeed TV)
Hervé Chambonniere (Le Telegramme)
Ahmad Haj Hamdo (SIRAJ)
Ayman Makieh (SIRAJ)
Ahmad Obaid (SIRAJ)

In partnership con

OCCRP
Lighthouse Report
SIRAJ
Mykolaiv Center for Investigative Reporting
CINS
Bivol
RISE Romania

Editing

Giulio Rubino
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