Porto di Anversa, Belgio, 28 aprile 2020. Le dogane sequestrano 778 tonnellate di pesticidi definiti «non conformi» e «sospetti». I prodotti, di per sé, sarebbero legali: sono un erbicida e un fungicida autorizzati. Tuttavia nelle etichette che li accompagnano qualcosa non torna: i dati sono alterati. In altre parole, le sostanze primarie che li compongono sono legali, la miscela che ne deriva invece no, è potenzialmente tossica e non rispetta le prescrizioni europee.
L’erbicida è composto partendo dal bentazone, un prodotto usato per controllare la crescita di cipolle, fagioli e scalogno; mentre il fungicida è un composto che parte dal captano, impiegato per pere e mele. Il principio attivo, l’anima del composto chimico che si miscela ad altri elementi, è autorizzato a livello di Unione Europea, mentre spetta a ciascun Paese membro stabilire quali prodotti possono essere commercializzati nei propri confini nazionali e quali no. L’indagine che ha portato al sequestro di Anversa, frutto di una collaborazione degli inquirenti belgi con l’Agenzia federale per la sicurezza alimentare (Afsca), è cominciata nel 2019 con l’analisi di impurità trovate in pesticidi aventi come principio attivo proprio il bentazone.
Per gli investigatori di tutta Europa trasformare i sequestri come quelli di Anversa in un’indagine sull’intera filiera del traffico di pesticidi è estremamente difficile.
Prima di tutto per il numero di attori coinvolti: da produttore a consumatore la filiera, spiega un report delle Nazioni Unite, può coinvolgere fino a 25 diversi soggetti. «E il rischio di essere arrestati e condannati è minimo, mentre i margini di profitto per il prodotto sono enormi», spiega Rien Van Diesen, poliziotto di Europol esperto nella lotta al traffico dei pesticidi illegali.
Da cinque anni la polizia europea coordina un’inchiesta collettiva paneuropea chiamata Silver Axe, finalizzata a intercettare i fitofarmaci illegali. Arrivata alla sua quinta edizione, dal 2016 l’ammontare sequestrato è di 2.568 tonnellate di pesticidi, una media di 514 tonnellate all’anno. Ma sono solo una frazione: secondo l’Europol, su 350.000 tonnellate utilizzate ogni anno in Europa, 48.000 sono illegali. La loro elevata pericolosità sta nel fatto che non se ne conosce la composizione chimica: i prodotti illegali non hanno fatto test, non si conosce quali possano essere i loro effetti. Nella sola Unione Europea il traffico illegale di pesticidi costa alle aziende circa 1,3 miliardi di euro all’anno, circa il 13% di tutta l’industria continentale.