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Qual è la cosa più spiacevole che ti è capitata sul lavoro?

«Meno di una settimana prima dell’inizio di un nuovo contratto, il direttore mi ha comunicato che non mi avrebbero rinnovato, come se la colpa fosse mia. Io, che per quel lavoro avevo cambiato città, mi sono sentita crollare la terra sotto i piedi: soffrivo di insonnia e attacchi di apnea notturna»
«Ricevevo continuamente pressioni da parte del capo per l’ennesima breaking news da scrivere velocemente. Non riuscivo a dormire se non sognando breaking news, avevo attacchi d’ansia continui».


«Per uno dei principali quotidiani italiani con cui collaboro mi trovo a svolgere anche innumerevoli altri ruoli: caposervizio per prodotti editoriali del gruppo, social media manager, organizzazione eventi, ufficio stampa. Durante un evento mi è stato chiesto di servire gli antipasti».
Qual è la cosa più pericolosa che ti è capitata sul lavoro?

«In Medio Oriente, per scrivere un reportage finito sulla prima pagina di uno dei maggiori quotidiani italiani, sono stato temporaneamente detenuto. Quando, dopo la pubblicazione, chiesi quanto mi avrebbero pagato, mi risposero: “Ti stiamo insegnando un mestiere”. Avevo 21 anni».
«Dopo aver consegnato un pezzo da fare sul campo dopo la mezzanotte, sono rimasta sola in strada in piena notte subendo catcalling. Non avevo alcun modo di tornare a casa, i mezzi pubblici erano chiusi».


«Ero in Africa per un reportage e non mi è stato dato il budget per pagare un autista privato, così mi sono dovuto affidare a un mototaxi locale. Ho rischiato di essere rapito, per un pezzo da freelance pagato all’epoca 83 euro lordi. Con foto, ovviamente».
Qual è la cosa più spiacevole che ti è capitata sul lavoro?

«Meno di una settimana prima dell’inizio di un nuovo contratto, il direttore mi ha comunicato che non mi avrebbero rinnovato, come se la colpa fosse mia. Io, che per quel lavoro avevo cambiato città, mi sono sentita crollare la terra sotto i piedi: soffrivo di insonnia e attacchi di apnea notturna».

«Ricevevo continuamente pressioni da parte del capo per l’ennesima breaking news da scrivere velocemente. Non riuscivo a dormire se non sognando breaking news, avevo attacchi d’ansia continui».

«Per uno dei principali quotidiani italiani con cui collaboro mi trovo a svolgere anche innumerevoli altri ruoli: caposervizio per prodotti editoriali del gruppo, social media manager, organizzazione eventi, ufficio stampa. Durante un evento mi è stato chiesto di servire gli antipasti».
Qual è la cosa più pericolosa che ti è capitata sul lavoro?

«In Medio Oriente, per scrivere un reportage finito sulla prima pagina di uno dei maggiori quotidiani italiani, sono stato temporaneamente detenuto. Quando, dopo la pubblicazione, chiesi quanto mi avrebbero pagato, mi risposero: “Ti stiamo insegnando un mestiere”. Avevo 21 anni».

«Dopo aver consegnato un pezzo da fare sul campo dopo la mezzanotte, sono rimasta sola in strada in piena notte subendo catcalling. Non avevo alcun modo di tornare a casa, i mezzi pubblici erano chiusi».

«Ero in Africa per un reportage e non mi è stato dato il budget per pagare un autista privato, così mi sono dovuto affidare a un mototaxi locale. Ho rischiato di essere rapito, per un pezzo da freelance pagato all’epoca 83 euro lordi. Con foto, ovviamente».





