Quel malware di Stato che spiava gli italiani
Inoculare un cellulare è legale nelle indagini di mafia, terrorismo e corruzione ma la misura espone il fianco ad abusi e conflitti di interesse. È il caso di Exodus, software-spia gestito da affaristi e privati

#Exodus

Per un tempo imprecisato, su un server nell’Oregon, sono stati custoditi migliaia di messaggi, video, fotografie e registrazioni di centinaia di cittadini italiani e stranieri.

Alcuni di loro erano bersagli di indagini giudiziarie, mentre altri sono stati traditi da delle app infette nascoste tra gli innocui servizi del Google Play Store.

Inizia così l’inchiesta su Exodus, il software-spia acquistato da procure e servizi segreti di cui le stesse autorità avevano perso il controllo. A controllare davvero il malware erano la società Esurv, che lo sviluppa, e la STM, che lo commercializza. Un’inchiesta di Irpi ha ricostruito la vicenda, svelando il coinvolgimento di un poliziotto-imprenditore e di altre importanti figure istituzionali. Una pista che ha portato fino alla Slovacchia, e a un porto turistico in Calabria.

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CREDITI

Autori

Cecilia Anesi
Raffaele Angius
Pablo Petrasso

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Ha collaborato

Pavla Holcova
Arpad Soltez

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Comune di Diamante
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