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Trenta tonnellate di cocaina: il più grande carico di sempre era diretto al Mediterraneo

Una nuova alleanza criminale fra mafia turca e narcos olandesi ha a disposizione un’intera flotta di navi da cargo, e ha messo a punto una nuova rotta dai Caraibi all’Europa, passando dal Sierra Leone

09.06.26

Cecilia Anesi
Cemre Demircioğlu
Craig Shaw
Koen Voskuil

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Narcos
Narcotraffico
Paesi Bassi
Turchia

Oltre 30 tonnellate di cocaina — il più grande sequestro mai registrato in mare — si trovano oggi all’interno di una base della marina militare spagnola a Las Palmas de Gran Canaria. Intercettato il 1° maggio al largo di Dakhla, nel Sahara Occidentale, a bordo della nave cargo Arconian, il carico da record rivela l’esistenza di una nuova “super alleanza” tra narcotrafficanti olandesi e turchi, i cui metodi stanno ridisegnando le rotte atlantiche del contrabbando e l’importazione di cocaina in Europa attraverso il Mediterraneo.

La Guardia Civil spagnola ha fermato la Arconian mentre navigava verso le Canarie da Freetown, capitale della Sierra Leone. Secondo gli investigatori, il carico sarebbe dovuto essere scaricato in mare sotto forma di balle galleggianti con il metodo drop-off, da recuperare successivamente tramite motoscafi veloci e pescherecci dalle organizzazioni criminali acquirenti, tra cui la ‘Ndrangheta.

L’inchiesta in breve

  • Il 1° maggio, al largo di Dakhla nel Sahara Occidentale, sono state sequestrare oltre 30 tonnellate di cocaina a bordo della nave cargo Arconian, il più grande sequestro mai registrato in mare
  • La Arconian è stata fermata dalla Guardia Civil mentre navigava dal Sierra Leone verso le Canarie. Secondo gli investigatori, le oltre 30 tonnellate di cocaina avrebbero dovuto essere scaricate in mare con il metodo del drop-off e recuperate con piccole imbarcazioni dalle organizzazioni criminali acquirenti, tra cui la ’ndrangheta.
  • Siamo di fronte a una “super alleanza” tra mafie acquirenti, come la ‘ndrangheta, e mafie logiste, come quella turco-olandese
  • L’inchiesta di IrpiMedia, The Black Sea e RTL Nieuws ha ricostruito i legami dell’Arconian con una flotta di imbarcazioni riconducibile a Çetin Gören, figura emergente della criminalità turco-olandese, e al superlatitante olandese Joseph Johannes Leijdekkers, detto “Bolle Jos”, accusato di aver costruito un hub logistico in Sierra Leone
  • Sono almeno quattro le navi di questa flotta, tutte legate al traffico di cocaina e gestite da paradisi fiscali: la Arconian, la Azra C, la White Eagle e la White Labeille.
  • L’anno scorso IrpiMedia aveva svelato il ruolo della mafia turca nel perfezionare il drop-off per trasportare dai Caraibi cocaina con navi cargo, in balle galleggianti lanciate fuoribordo nelle acque internazionali di fronte alla Sicilia e lì pescate dalla ‘Ndrangheta
  • Ora l’inchiesta dimostra l’esistenza di una nuova alleanza tra organizzazioni criminali turche e quelle olandesi, che stanno perfezionando la tecnica del drop-off fino a trasformarla in una sorta di servizio di consegna corriere espresso per il traffico di cocaina

La grandezza del carico e la destinazione dichiarata della Arconian – Bengasi, in Libia – suggeriscono infatti che l’operazione di drop-off sarebbe proseguita attraverso il Mediterraneo, in punti chiave già usati in passato, nelle acque internazionali di fronte alla Sicilia e forse in alto mare al largo della Grecia. 

IrpiMedia, The Black Sea e RTL Nieuws hanno scoperto che la nave al centro del più grande sequestro di droga in mare mai effettuato al mondo fa parte di una flotta di imbarcazioni riconducibili all’astro nascente della criminalità turco-olandese Çetin Gören e al superlatitante olandese Joseph Johannes Leijdekkers “Bolle Jos” (Jos la Palla).

Le 30 tonnellate di cocaina che erano a bordo della Arconian
Le 30 tonnellate di cocaina che erano a bordo della Arconian © Guardia civil

L’anno scorso IrpiMedia aveva svelato il ruolo della mafia turca nella logistica del drop-off nel Mediterraneo, raccontando come avessero perfezionato questo metodo per trasportare quantità senza precedenti dai Caraibi all’Europa con navi cargo.

Il metodo risolve il problema dei potenziali controlli nei porti: lanciando il carico in acque internazionali vicine alle coste europee, le organizzazioni criminali acquirenti – come la ‘Ndrangheta – possono recuperarlo con dei pescherecci, che poi attraccano in porti piccoli e privi di controlli.

Adesso, però, IrpiMedia, Blacksea e RTL Nieuws possono dimostrare l’esistenza di una nuova alleanza tra organizzazioni criminali turche e quelle olandesi, che stanno affinando la tecnica del drop-off fino a trasformarla in una sorta di servizio di corriere espresso per il traffico di cocaina.

Cocaina espressa

L’Arconian e il suo gigantesco carico non sono un caso isolato: la nave sembra appartenere a una flotta di navi cargo coinvolte nel traffico di droga, che negli ultimi anni ha trasportato quantità di cocaina sempre più ingenti.

Lo schema si ripete: i trafficanti turchi, che hanno forti contatti con i loro connazionali armatori, comprano vecchie navi da carico per uno o due milioni di euro, che vengono poi mandate nei Caraibi, dove la sorveglianza del traffico marittimo è più lasca. Qui, di fronte al Suriname, Venezuela o Trinidad e Tobago, le navi vengono caricate con enormi quantità di cocaina colombiana, per poi fare rotta verso l’Africa Occidentale. Una volta arrivato, il carico viene temporaneamente stoccato, spesso con la complicità di funzionari corrotti, prima di essere trasferito su altre navi.

Queste navi, come l’Arconian, fanno quindi rotta verso l’Europa. Quando si trovano ancora in acque internazionali, al di fuori della portata delle forze di polizia nazionali, l’equipaggio scarica in mare balle galleggianti di cocaina, recuperate poi dalle mafie locali. 

Dopo il drop-off, le navi fanno per lo più rotta su Bengasi, porto libico sotto il controllo del generale Khalifa Haftar. L’ipotesi è che Haftar consenta a queste navi cargo di fare scalo in Libia per rifornimento di gasolio, in cambio di una quota dei proventi generati dal traffico.

Il metodo del drop-off è emerso intorno al 2020, ha raggiunto il suo apice nel 2023 e sembrava poi essere caduto in disuso. Dalla prima metà del 2026 è però tornato con maggiore intensità, come dimostrano i sequestri di carichi sempre più ingenti. La nave cargo Plutus, sequestrata al largo della Sicilia nel luglio 2023, trasportava circa cinque tonnellate di cocaina. La United S., intercettata nel gennaio di quest’anno, ne trasportava 10 tonnellate. L’Arconian aveva a bordo oltre 30 tonnellate.

Alcuni marinai della Plutus lanciano in mare, con delle reti galleggianti, cinque tonnellate di cocaina. La Plutus riparte facendo rotta verso la Turchia.

Le dimensioni dei carichi dimostrano come i narcos abbiano saputo mettere in atto piccoli ma importanti cambiamenti nel modo in cui la rotta della cocaina dal Sudamerica al Mediterraneo viene organizzata, il caso Arconian suggerisce che i trafficanti avessero fiducia totale nella rotta e del metodo impiegato – o non avrebbero rischiato di trasportare trenta tonnellate tutte insieme.

Per approfondire

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L’Escobar turco dietro alle navi del drop-off

23.07.25
Anesi

Il continuo calo del prezzo all’ingrosso della cocaina invoglia infatti i trafficanti a organizzare carichi sempre più grandi, meccanismo che a sua volta favorisce un ulteriore calo dei prezzi. Nonostante i prezzi bassi, un carico da 30 tonnellate vale circa mezzo miliardo di euro, una cifra che, liquida, non è nelle disponibilità di nessun gruppo criminale da solo. È chiaro quindi che siamo di fronte a un’alleanza tra mafie acquirenti – come la ‘Ndrangheta – e mafie logiste, come quella turco-olandese. 

Questo nuovo corso sembra basarsi su snodi logistici allestiti lungo le coste dell’Africa occidentale, dove i trafficanti indirizzano carichi di cocaina relativamente minori e poi, indisturbati, assemblano carichi maggiori da inviare nel Mediterraneo. La Sierra Leone sembra oggi emergere come tale polo logistico, affiancandosi a Guinea-Bissau e Costa d’Avorio, da tempo considerate rifugi sicuri per le attività di gruppi criminali come la ‘Ndrangheta (come già scritto da IrpiMedia). Non stupisce questo ruolo centrale della Sierra Leone: tra i nuovi residenti del Paese c’è infatti Bolle Jos, il narcotrafficante più ricercato dei Paesi Bassi e uno dei latitanti più ricercati d’Europa.

Turchi e olandesi, la nuova alleanza

IrpiMedia, The Black Sea e RTL Nieuws hanno analizzato i soggetti e le società che ruotano attorno all’Arconian e agli altri recenti maxi-sequestri di cocaina avvenuti in mare, facendo emergere collegamenti con il narco olandese Bolle Jos e con il 56enne turco-olandese Çetin Gören.

Secondo le polizie antidroga olandesi e turche, Bolle Jos – classe 1991 – è una figura centrale nella crescita industriale del traffico internazionale di droga. Condannato in contumacia nel 2024 nei Paesi Bassi per traffico di stupefacenti e omicidio, e ancora ricercato dall’Interpol, Bolle Jossarebbe fuggito dalla Turchia alla Sierra Leone alla fine del 2022, dove, secondo quanto riportato da Narcodiario, avrebbe infiltrato le istituzioni statali che gli consentirebbe di operare liberamente. Per Narcodiario, Bolle Jos utilizzerebbe il nome Omar Sheriff e sarebbe legato sentimentalmente a una delle figlie del Presidente Julius Maada Wonie Bio.

Çetin Gören invece è un narcotrafficante turco-nederlandese che è emerso solo di recente come figura di primo piano. In Turchia non è considerato un criminale di peso, ma per la polizia olandese oggi ha un grado di influenza tale da poter organizzare enormi traffici di cocaina con il metodo drop-off. 

Esiste addirittura un video di lui che lo incrimina mentre racconta una favola della buonanotte alla figlia appena nata: «Le nostre navi stanno andando verso la Colombia. – cantilena alla bambina in culla – Quando arriveranno in Colombia, i cartelli prenderanno i pacchi e li caricheranno sulle navi. Noi li consegneremo via mare. Poi arriveranno i pesci a prendere i pacchi e a portarli a riva. Engin e Metin (nomi dei sodali di Gören, ndr) li prenderanno e li distribuiranno nelle case, e allora il tuo papà riceverà i suoi soldi».

Una azienda marittima tedesca al centro della flotta

A connettere tra loro le navi della “flotta della cocaina” è, su carta, un’azienda con sede a Flensburg, una piccola città marinara tedesca al confine con la Danimarca: la Tunaryan Schifffahrts GmbH & Co KG.

A dirigere la Tunaryan Schiffahrts c’è il capitano e uomo d’affari turco-tedesco H.A. Documenti societari e registri dell’anagrafe evidenziano forti legami con Gaziantep, città turca poco distante dal confine siriano da dove viene anche Çetin Gören, e dove la famiglia del capitano gestisce un’azienda di servizi marittimi che ha fornito assistenza tecnica alle navi della flotta.

Registri pubblici indicano che la Tunaryan Schiffahrts sia stata responsabile commerciale di almeno quattro delle navi, la Arconian, la Azra C, la White Eagle e la White Labeille, e rivelano che la famiglia del capitano le controllasse a tutti gli effetti tramite aziende offshore di scarsa trasparenza con sede alle Isole Marshall e ad Antigua, nei Caraibi. Le navi sono state vendute ad aziende offshore e del Sierra Leone prima di essere coinvolte nelle operazioni di narcotraffico.

Il capitano H.A. ha risposto alle domande di IrpiMedia, spiegando di avere venduto le quattro navi tramite rispettabili broker internazionali, di non conoscere i nuovi proprietari e negando qualsiasi coinvolgimento con le operazioni di narcotraffico. «Siamo nel mondo del business marittimo da oltre 30 anni e siamo puliti».

La flotta della nuova alleanza

IrpiMedia, The Black Sea e RTL Nieuws hanno scoperto legami con sequestri di droga per almeno tre di queste navi.

C’è la Arconian, passata a una società con sede in Sierra Leone nel febbraio 2026, due mesi prima della sua partenza per il Mediterraneo con il suo carico di cocaina. 

Poi c’è la White Eagle, anch’essa passata dalla Tunaryan Schiffahrts a un’azienda del Sierra Leone e, secondo il leader dell’opposizione sierraleonese Mohammed Mansaray, direttamente riconducibile a Bolle Jos. La nave ha effettuato regolarmente viaggi tra la Sierra Leone e il Mediterraneo fino a quando, in seguito a una presunta avaria, si è fermata al porto di Nador, in Marocco. «Poiché la nave appartiene a Bolle Jos, la tenevamo sotto osservazione. Il sospetto era che venisse utilizzata per il traffico di droga», spiega a IrpiMedia una fonte di polizia.

La United S. e il suo carico di 10 tonnellate di cocaina
La United S. e il suo carico di 10 tonnellate di cocaina © Guardia civil

Una terza nave è la Azra C. e potrebbe fornire una connessione tra Bolle Jos e Çetin Gören. Infatti, secondo la polizia turca sarebbe stata acquisita direttamente da Gören.

A gennaio 2026 le autorità spagnole fermano la nave cargo United S. con 10 tonnellate di cocaina, e la polizia turca arresta dieci persone, tra cui Gören, accusate di traffico di droga internazionale e associazione a delinquere. Secondo gli atti giudiziari turchi, durante gli interrogatori è emerso come la United S. fosse stata usata al posto della Azra C. Alcune testate giornalistiche riportano che un guasto ai motori avrebbe bloccato improvvisamente la nave.

In ogni caso, la connessione segnalata tra le due navi aveva spinto la polizia turca a sequestrare e perquisire la Azra C., che al momento si trovava a Istanbul, dove rimane bloccata da mesi con l’equipaggio costretto a bordo. Gli investigatori ritengono che dietro l’operazione della United S. vi fosse Gören. Quest’ultimo, tuttavia, nega di essere proprietario di entrambe le imbarcazioni e respinge qualsiasi coinvolgimento nel presunto schema di traffico di droga.

Secondo fonti di polizia la United S. sarebbe partita dal Brasile ma avrebbe caricato la cocaina al largo del Suriname, piccolo Stato dei Caraibi dove vive la sorella di Çetin Gören, sposata con l’ex console onorario del Suriname ad Amsterdam.  

La United S. è già nota a IrpiMedia: era stata fermata nel 2013 con 18 tonnellate di hashish. All’epoca chiamata Moon Light, la nave era parte di una flotta usata da trafficanti di droga siriani e collegati al regime di Assad. Non è sorprendente che alcune di quelle stesse navi stiano vivendo oggi una nuova vita come parte del traffico marittimo di cocaina.

Una quarta nave è poi la White Labeille. Era stata intercettata nelle acque di Capo Verde nel 2019 con un carico di nove tonnellate e mezza di cocaina a bordo. 

La polizia olandese ritiene che questa “flotta” si sia mossa grazie a un’alleanza traBolle Jos e Gören. Una convinzione che trova spazio anche in altri ambienti: «Bolle Jos e Çetin Gören erano compari nella spedizione di 10.000 chili per la Spagna [a bordo della United S.]», ci conferma una fonte del sottobosco criminale.

Dall’Escobar turco alle nuove leve

Gören è un criminale ben noto nei Paesi Bassi, con una storia criminale che inizia nel 1999. Da allora è stato indagato in Brasile, Perù, Italia, Turchia e Belgio. In Brasile è stato coinvolto in due diverse indagini e nel 2010 è stato infine condannato per traffico internazionale di droga. Dopo aver ottenuto una scarcerazione temporanea, è però fuggito dal Paese. Nel 2014 era stato collegato a un carico da otto tonnellate di cocaina arrivato al porto di Anversa, guadagnandosi il soprannome di “l’uomo dai 500 milioni”. Nel 2016 era stato condannato a 12 anni di detenzione nei Paesi Bassi, ma era riuscito a fuggire in Turchia tagliando la cavigliera elettronica.

L’arresto di Gören da parte della polizia turca
L’arresto di Gören da parte della polizia turca © Nipporwifi

Qui viene indagato nell’operazione Bataklık (palude, in turco) del 2020, «una delle più grandi indagini antidroga» nella storia del Paese. Gören viene accusato di oltre 60 reati, incluso aver fondato una organizzazione criminale armata, ma viene poi assolto per mancanza di prove. 

I legali di Gören hanno dichiarato a IrpiMedia, RTL Nieuws e The Black Sea che il loro assistito «non riconosce nessuna delle accuse» mosse nei suoi confronti, ma che avrebbe avuto bisogno di più tempo per rispondere nel dettaglio a ciascuna delle nostre domande.

Ciò che emerge è un coinvolgimento sempre più grande della criminalità organizzata turca nel traffico di cocaina, e in particolare nel drop-off nel Mediterraneo. Dopo la morte nel 2024 di Urfi Çetinkaya, noto anche come l’Escobar turco, nuovi personaggi si affacciano a reclamare la sua eredità. Uno di questi aspiranti boss, Y. D., vecchio luogotenente di Çetinkaya, è ancora latitante. Non ci sono prove concrete che colleghino direttamente a Jolle Bos il gruppo di Gören o gli eredi di Çetinkaya. Tuttavia, le rispettive reti criminali si sovrappongono in diversi modi, al di là delle navi e del collegamento con Tunaryan.

Dopo il sequestro dell’Arconian, le autorità olandesi hanno ottenuto l’emissione di una Red Notice dell’Interpol nei confronti del fratello di Bolle Jos, Wilhelmus Adrianus Leijdekkers. Successivamente, la polizia turca e il Servizio nazionale di intelligence (Mit) lo hanno arrestato nel distretto di Pendik, a Istanbul. A maggio, Wilhelmus è stato estradato dalla Turchia ai Paesi Bassi, dove i magistrati ritengono che sia coinvolto nel riciclaggio dei proventi del traffico di cocaina. 

L’avvocato di Jos Leijdekkers (Bolle Jos), Guy Weski, non ha risposto alle domande di RTL Nieuws, ma ha ribadito che «l’accusa si basa esclusivamente su voci e indiscrezioni». Ha aggiunto: «Si sta quindi arrivando al punto in cui sembra che qualsiasi reato commesso nel continente africano o nelle sue acque venga automaticamente attribuito al mio cliente».

La Sierra Leone invece non ha mai risposto alle numerose richieste di estradizione, e Bolle Jos resta ricercatissimo ma protetto dallo Stato africano.

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Crediti

Autori

Cecilia Anesi
Cemre Demircioğlu
Craig Shaw
Koen Voskuil

Editing

Giulio Rubino

Ha collaborato

Bruno Ruggeri
Can Bursalı

In partnership con

The Black Sea
RTL Nieuws

Foto di copertina

© Guardia civil

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