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Gli spari arrivano senza avvertimento, in acque internazionali. I proiettili colpiscono dei radar, mettono fuori uso quattro gommoni di salvataggio, sfondano i vetri di protezione del ponte di comando. L’equipaggio cerca di mettere in sicurezza gli 87 migranti a bordo mentre chiede, prima in inglese e poi in arabo, di interrompere l’attacco. Invano.
Il 24 agosto 2025 la Ocean Viking, imbarcazione di ricerca e soccorso dell’ong Sos Mediterranee, è bersaglio di più di cento proiettili per diversi minuti. Alla fine i danni all’imbarcazione saranno calcolati in circa 194mila euro. Per la direttrice del capitolo italiano dell’ong, Valeria Taurino, l’accaduto è «un atto di guerra illegittimo contro operatori umanitari e persone in fuga». A commetterlo sono stati i guardacoste libici a bordo della Houn 664, una motovedetta donata dall’Italia a Tripoli grazie a fondi europei.
L’inchiesta in breve
- Il 24 agosto 2025 la nave Ocean Viking è stata colpita per diversi minuti da raffiche di colpi da arma da fuoco mentre si trovava in acque internazionali. Responsabile dell’attacco è una delle motovedette donate dall’Italia alla Libia, la Houn 664. L’aggressione ha provocato danni per circa 194mila euro. Tra 2016 e 2025, la ong Sea-Watch ha documentato 72 episodi di violenza come questi
- La violenza dei guardacoste libici contro i migranti è funzionale a un sistema di sfruttamento. I migranti vengono spinti in acqua o bersagliati da colpi di arma da fuoco durante le intercettazioni delle loro navi, anche in episodi in cui sono coinvolte navi delle ong. Lo denuncia un rapporto congiunto della missione Onu in Libia e dell’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani
- Sibmmil è il progetto europeo in due fasi che tra il 2017 e il 2025 ha permesso il sostegno e l’addestramento degli operatori libici appartenenti alle Gacs (ministero dell’Interno) e alla guardia costiera (ministero della Difesa). Cofinanziato dall’Italia, vale 61,8 milioni di euro, di cui IrpiMedia ha potuto tracciare circa il 55% dei fondi
- In particolare, la Houn è stata riparata con 3,3 milioni di euro di Sibmmil. Beneficiario principale dell’intero progetto Ue, con 7,7 milioni di euro, è Cantiere navale Vittoria, società ora in liquidazione e sotto indagine per detenzione illegale di armi, traffico di armi, riciclaggio e corruzione
- Da quando si è insediato il governo Meloni, progetti di cooperazione come Sibmmil hanno ottenuto i risultati più importanti. Uno di questi è la realizzazione del centro di coordinamento dei soccorsi in mare a Tripoli. L’intento, ora, è aprirne un secondo nell’est della Libia. Nel frattempo, sono aumentati anche gli incontri di diplomatici Ue e italiani con rappresentanti sia dell’ovest sia dell’est della Libia
- Eppure diversi documenti confidenziali visionati da IrpiMedia dimostrano che i funzionari europei, ancora a gennaio 2024, lamentavano sia la scarsa capacità di intervento dei libici di Tripoli sia l’eccessivo uso della forza dei libici dell’est
- Da luglio 2024, Abdulsalam Al-Zoubi è il sottosegretario al ministero della Difesa di Tripoli, da cui dipende anche la guardia costiera libica, sia nell’ovest sia nell’est del Paese. La sua carriera militare è cominciata a Misurata negli anni della rivoluzione. Ha fatto carriera grazie al primo ministro Dbeibah, anche lui di Misurata
A più di sei mesi di distanza, quell’attacco non ha avuto alcuna conseguenza. Nessuno ha messo in discussione le forniture di mezzi, equipaggiamenti e formazione alla guardia costiera libica. Anche a fronte della prova – l’ennesima – che sono impiegati in modo improprio.
Da quando è iniziata la collaborazione italiana ed europea con i guardacoste libici, nel Mediterraneo centrale la violenza è cresciuta: speronamenti, colpi d’arma da fuoco, manovre pericolose, abbandono di naufraghi in difficoltà e ostacoli alle operazioni di soccorso civile.
MedSeaLeaks per capire come viene finanziata la violenza
Questa inchiesta è stata realizzata grazie a due collaborazioni. La prima è con l’ong Sos Mediterranee, per cui IrpiMedia ha realizzato il rapporto Finanziare la violenza: il costo nascosto delle politiche europee in Libia. La seconda è con le testate Reflets (Francia) e infoLibre (Spagna), con cui IrpiMedia ha collaborato al progetto MedSeaLeaks.
Il progetto ha permesso di analizzare documenti che provengono da una fuga di notizie della missione europea Eunavfor Med Irini. Gli strumenti digitali di supporto alle ricerche che hanno permesso di sfruttare questa enorme mole di documenti e di produrre questa inchiesta fanno parte del polo Osint di Reflets.
Tra 2016 e 2025, Sea-Watch ha documentato 72 episodi di violenza come questi da parte delle autorità libiche in mare. Diciotto sono avvenuti lo scorso anno, un record. «Queste pratiche non solo mettono a rischio vite umane, ma violano il diritto internazionale del mare e il principio di non-refoulement (principio di non respingimento)», scrive l’ong.
«Siamo pienamente consapevoli dei pericoli rappresentati dalle milizie libiche, poiché da anni assistiamo in prima persona e subiamo le loro minacce e violenze, sia contro le persone in difficoltà sia contro di noi operatori umanitari – commenta l’ong Sos Humanity a IrpiMedia –. Facciamo tutto il possibile per proteggere il nostro equipaggio nel miglior modo possibile. Tuttavia, non smetteremo di portare avanti le nostre operazioni di ricerca e soccorso a causa di queste minacce, perché il rischio di annegamento per coloro che hanno urgente bisogno del nostro aiuto è di gran lunga maggiore».
Business as usual
Ad aprile 2024 è stata la nave di salvataggio dell’ong Mediterranea a finire sotto il fuoco dei libici. Prima di allora, i libici avevano sparato contro una nave di soccorritori nel 2016.
Non sono stati necessari troppi anni affinché ci fosse un seguito: prima l’episodio di agosto 2025 dell’attacco alla Ocean Viking poi, un mese dopo, i guardacoste libici hanno aperto il fuoco verso la Sea-Watch 5 che aveva appena recuperato 66 naufraghi. Da quanto risulta, Ocean Viking è l’unica nave che ha subito ingenti danni dai colpi di arma da fuoco.
Le autorità diplomatiche europee sono consapevoli dei contrasti tra navi umanitarie e guardacoste: «I libici sono riluttanti a collaborare con le ong internazionali che rifiutano di riconoscere la loro legittimità (“la cosiddetta guardia costiera libica”) e sono percepite come coordinate con i trafficanti», si legge pochi giorni dopo l’attacco a Sea-Watch in una comunicazione interna – visionata da IrpiMedia – della delegazione Ue in Libia.
«Nessuna illusione», prosegue il testo: è «irrealistico» che ong e guardacoste condividano «persino obiettivi minimi in merito alla gestione di eventi Sar», cioè alle operazioni di salvataggio delle navi di naufraghi.
Violenza in mare
Dei 72 episodi di violenza da parte delle autorità libiche nel Mediterraneo centrale tra il 2016 e il 2025, sei hanno coinvolto le navi della ong Sos Mediterranee
IrpiData | Dati: IrpiMedia | Creato con: Flourish
Esisterebbe una strategia dietro la violenza contro i migranti: le intercettazioni con «manovre pericolose e un uso eccessivo della forza», secondo un rapporto congiunto dell’Alto commissariato delle Nazioni unite per i diritti umani (Ohchr) e della Missione di supporto delle Nazioni unite in Libia (Unsmil) pubblicato a febbraio 2026, fanno parte di un quadro più ampio di «sfruttamento» dei migranti che in Libia è diventato una realtà brutale e normalizzata, un «business as usual».
Tra gennaio 2024 e settembre 2025, il rapporto ha documentato «molteplici incidenti» in cui le persone che erano a bordo di imbarcazioni dirette in Europa «sono cadute in mare o si sono gettate fuori bordo a seguito delle azioni dei soccorritori libici, inclusi la guardia costiera libica (Lcg) e l’Amministrazione generale per la sicurezza costiera (Gacs), che in alcune occasioni avrebbero esploso colpi di arma da fuoco vicino o contro imbarcazioni in difficoltà e contro individui a bordo o già in acqua».
Quindi, violazioni e abusi «sono stati e continuano a essere perpetrati da attori della sicurezza statale» come Gacs e Lcg, prosegue il rapporto. Le due realtà, la prima legata al ministero dell’Interno e la seconda a quello della Difesa, sono state i principali beneficiari di Sibmmil, il più ricco e importante programma europeo per la gestione delle frontiere e della migrazione in Libia.
Il modello Sibmmil
Sibmmil, un acronimo che sta per Support to integrated border and migration management in Libya, è un progetto di sviluppo delle frontiere in Libia iniziato nel luglio 2017 e concluso a dicembre 2025.
Complessivamente, il programma ha potuto contare su un budget di 61,2 milioni di euro, in larghissima parte fondi europei provenienti dall’Eu Emergency trust fund for Africa (Eutf), il fondo fiduciario lanciato nel 2015 «per affrontare le cause profonde dei trasferimenti forzati e della migrazione irregolare e contribuire a una migliore gestione della migrazione», si legge in un comunicato.
A implementarlo è stato il ministero dell’Interno italiano, affiancato in una prima fase dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che fa parte del sistema delle Nazioni Unite.
La mancata trasparenza di Sibmmil
IrpiMedia ha tracciato poco più di 34 milioni di euro spesi su un totale di 61,2 milioni stanziati, quindi circa il 56%. Questo significa che non si hanno informazioni pubbliche e accessibili su come sia stato speso il restante 44% del budget complessivo di Sibmmil, ovvero 27,1 milioni
IrpiData | Dati: Commissione Ue, IrpiMedia | Creato con: Flourish
A febbraio 2026, IrpiMedia ha analizzato le spese sostenute dal ministero dell’Interno italiano e da Oim, proseguendo il lavoro già svolto con ActionAid International Italia per il progetto The Big Wall.
Complessivamente, è stato possibile tracciare poco più di 34 milioni di euro. Questo significa che non si hanno informazioni pubbliche e accessibili su come sia stato speso il restante 44% del budget di Sibmmil. Sono 27,1 milioni di euro di fondi europei per i quali non c’è trasparenza.
Le indagini sull’azienda che si è aggiudicata le gare più ricche di Sibmmil
Dai bandi di gara del programma Sibmmil che IrpiMedia è stata in grado di tracciare, emerge che il vincitore che si è aggiudicato la parte di fondi più cospicua è il Cantiere navale Vittoria. Cantiere navale Vittoria si è aggiudicata cinque appalti per un totale di oltre 7,7 milioni di euro, di cui il più ricco vale più di sei milioni per la fornitura di tre imbarcazioni destinate alla guardia costiera libica.
Le commesse ottenute da Cantiere navale Vittoria per la Libia, però, iniziano ben prima di Sibmmil: in totale, dal 2016, si sarebbe aggiudicata oltre 7,3 milioni di euro. Aggiungendo i fondi di Sibmmil, fanno 15 milioni circa.
Eppure, negli ultimi anni, l’azienda è entrata in crisi e ora è in liquidazione. Nel febbraio 2025, l’imprenditore Roberto Cavazzana l’ha acquistata per 8,2 milioni di euro dagli storici proprietari della famiglia Duò. Il bilancio 2024, dopo un piano di ristrutturazione, segna un passivo di oltre 26 milioni di euro, l’anno prima era di 80.
Ai problemi economici si legano anche quelli giudiziari. Ad oggi, Cantiere navale Vittoria è al centro di quattro filoni di indagine. A settembre 2024, nel cantiere sono state rinvenute due mitragliatrici Browning M2 calibro 50 di produzione belga, vendute al cantiere navale da Leonardo.
Le mitragliatrici, a differenza di quanto previsto dalla legge, non risultano dichiarate nel documento che autorizza la nave ad avere a bordo delle armi. La scoperta è avvenuta mentre le telecamere di Report, la trasmissione di Rai3, stavano visitando il cantiere per raccontare la sua crisi. La procura di Rovigo ha conseguentemente aperto un’indagine per detenzione illegale di armamenti. La prima.
Come ricostruito da Report, secondo il Cantiere, le mitragliatrici sarebbero state destinate a due motovedette per la polizia dell’Oman. Al momento del ritrovamento delle armi, però, la commessa tra il cantiere e l’Oman era stata sospesa e solo a dicembre 2024, due mesi dopo, l’acquirente ha finalizzato l’acquisto, in virtù di un accordo più vantaggioso. Nei documenti firmati dall’Oman, spiegano delle fonti vicine all’indagine, non erano mai state menzionate delle mitragliatrici a bordo delle navi. Forse erano destinate altrove?
Cantiere navale Vittoria si è difesa parlando di una banale negligenza, ma la Direzione distrettuale antimafia di Venezia ha comunque aperto un fascicolo con l’ipotesi di traffico internazionale di armi. Sempre la Dda Venezia indaga anche su presunte frodi con fondi pubblici commessi dal cantiere mentre la quarta indagine è stata aperta in Croazia da Eppo, la procura anticorruzione europea.
L’ipotesi è che sia coinvolta in un caso di corruzione legato alla fornitura di navi della polizia. Dal bilancio 2023 risulta che la società abbia un debito per l’appalto croato in fase di consegna per 7,4 milioni di euro: si tratta di imbarcazioni per l’Autorità costiera croata.
L’attività di tracciamento dei fondi ha permesso di dimostrare che Sibmmil è stato in larga parte lo strumento impiegato per aumentare la capacità delle autorità libiche di intercettare i migranti. I fondi europei gestiti dal ministero dell’Interno italiano sono stati usati per la fornitura di imbarcazioni (compresi equipaggiamento e manutenzione), per l’addestramento degli equipaggi e per la creazione del Centro di coordinamento del soccorso marittimo di Tripoli.
Le risorse destinate a Oim sono servite, invece, per rafforzare le «capacità delle autorità nazionali nel sud del Paese di condurre operazioni di soccorso nel deserto sensibili alla protezione e di applicare gli standard internazionali in materia di diritti umani», ha spiegato un portavoce dell’organizzazione a IrpiMedia, precisando che non c’è stata «alcuna cooperazione con la guardia costiera libica».
Anche la nave da cui sono partiti i colpi contro l’Ocean Viking, la Houn 664, è stata finanziata con un bando di Sibmmil da 3,3 milioni di euro, per questa e un’altra motovedetta. L’imbarcazione è utilizzata dalla guardia costiera libica che, come abbiamo visto, è uno dei corpi libici che più ha beneficiato del supporto Ue.
I fondi europei per la Libia non sono mai stati messi in discussione anche se, sulla carta, esiste una procedura con la quale è possibile bloccare quelli che rischiano di provocare violazioni di diritti umani. La Commissione Ue ha spiegato a IrpiMedia che, nel 2025, su raccomandazione della Corte dei conti europea, ne ha «formalizzata» una, ora in vigore.
Per quanto riguarda l’attacco contro l’Ocean Viking, un portavoce della Commissione Ue ha inoltre dichiarato che «l’Ue ha sollevato la questione direttamente con le autorità libiche, esortandole a garantire lo svolgimento delle indagini necessarie».
L’Ue ha ripetuto che le indagini in Libia sono in corso, ma a sei mesi di distanza dall’incidente non si registrano sviluppi. Intanto, però, ha aggiunto il portavoce, l’Ue sta lavorando con le autorità libiche per «adottare e promuovere procedure operative standard in materia di Sar in mare» e per rafforzare le loro «procedure nazionali di monitoraggio e di rendicontazione (accountability)».
La motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica si avvicina alla Ocean Viking con i fucili puntati verso la nave © IrpiMedia su foto di Max Cavallari

Del resto, nel corso dell’ultimo consiglio direttivo di Sibmmil, tenutosi nel novembre 2025 a Roma alla presenza di funzionari europei, libici, italiani e di altri Paesi Ue, il programma era stato considerato un «successo». «La necessità di un progetto di follow-up – scriveva un funzionario Ue che ha partecipato in un documento interno – è condivisa da tutti».
Più missioni in Libia
Sibmmil è stato completato in un tempo ben più lungo di quanto inizialmente previsto. La velocità con cui è stato implementato il progetto è stata condizionata dalla stabilità del governo di Tripoli e dalle sue relazioni con i Paesi europei.
In termini diplomatici, l’arrivo di Giorgia Meloni alla presidenza del Consiglio ha coinciso con una fase di maggiore collaborazione con Tripoli. A fine gennaio 2023, infatti, la presidente del Consiglio vola nella capitale libica a pochi mesi dalla sua elezione. Parla di una «cooperazione a 360°» con la Libia: investimenti, infrastrutture, energia e, «ovviamente», anche migrazione.
Accanto a lei, c’è il premier del Governo di unità nazionale libico (Gnu) Abdel Hamid Dbeibah. Nominato ad interim nel 2020, avrebbe dovuto traghettare la Libia a elezioni entro la fine del 2021.
Quando Meloni viene nominata presidente del Consiglio, in Libia Dbeibah «aveva un disperato bisogno di sostenitori stranieri», spiega l’analista dello European council on foreign relations (Ecfr) Tarek Megerisi, perché erano ormai trascorsi anni da quella che era la fine prevista del suo mandato politico e di conseguenza si trovava in crisi di legittimità.
Con l’Italia, Dbeibah si gioca le carte energia e migrazione, con la firma di un nuovo accordo tra Eni e la compagnia petrolifera nazionale libica Noc e con la promessa di un maggiore impegno nel controllare le frontiere.
Alla prima visita di Meloni, fa seguito tra il 5 e il 7 febbraio 2023 la visita a Tripoli di una delegazione della Commissione Ue. Non avveniva da cinque anni e, a partire da quel momento, vi saranno almeno altre sei missioni, più diversi altri incontri a Roma, Bruxelles e Varsavia.
Febbraio 2023 è anche il mese in cui l’Italia consegna alla guardia costiera libica una nuova imbarcazione. Altre due ex motovedette della guardia di finanza italiana rimesse a nuovo vengono donate ai libici a giugno. Tra queste, vi è anche la Houn che, poi, sparerà contro l’Ocean Viking.
Un ransomware che non è stato reso pubblico
di Antoine Champagne (Reflets.info)
Il 4 novembre 2024, Hunters International, un gruppo di hacker comparso nel 2023 che utilizza il ransomware come strumento per attaccare infrastrutture informatiche, annuncia una nuova vittima: il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), cui sono stati sottratti numerosi documenti relativi all’operazione Eunavfor Med Irini. Irini ha il compito di implementare l’embargo Onu sulle armi per la Libia, ma anche di contrastare i traffici di petrolio ed esseri umani e offrire formazione alle istituzioni libiche che operano in mare.
Il riscatto chiesto dal gruppo non viene pagato e il materiale viene pubblicato sul sito web di Hunters International. Le nostre ricerche di un annuncio ufficiale da parte dell’Ue di questo atto di pirateria informatica sono state vane. Il Seae non ha evidentemente ritenuto utile ammettere di essere stata negligente in materia di sicurezza e la Commissione Ue non ha risposto in tempo alle nostre domande sul leak.
I file ottenuti da Reflets e condivisi con IrpiMedia sono di diversi tipi: non ve ne sono di segreti, ma alcuni sono classificati come «a diffusione limitata» e consentono di ricostruire la cooperazione tra l’Ue e la Libia.
Tra i documenti, vi sono anche nomi di militari che partecipano all’operazione, i loro livelli di autorizzazione, password, codici di accesso a edifici e manuali utente per applicazioni militari di diversi paesi Ue. Sono materiali che IrpiMedia ha scelto di non pubblicare per tutelare le persone coinvolte, ma il fatto che siano stati oggetto di un leak pone serie questioni sul livello di sicurezza informatica che caratterizza l’operazione Irini.
Meloni torna a Tripoli per il Trans-Mediterranean Migration Forum nel luglio 2024, insieme all’allora vice-presidente della Commissione Ue Margaritis Schinas. Il vertice è un’ulteriore conferma dei buoni rapporti dei libici coi partner europei.
«L’apertura della Libia a discutere azioni concrete per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare rispecchia gli obiettivi e la visione dell’Ue concordati da tempo», si legge in una relazione interna scritta da funzionari europei presenti al forum.
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Tre mesi dopo, il progetto Sibmill segna un primo importante traguardo: a ottobre 2024, infatti, la guardia costiera libica lancia «il primo Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) ufficialmente riconosciuto» a Tripoli, si legge in altri documenti di Irini.
I problemi con i libici vengono nascosti dietro strette di mano e annunci trionfanti. Se ne trova però traccia in alcuni documenti confidenziali interni, ottenuti da IrpiMedia.
A gennaio 2024, un documento della missione navale Eunavfor Med Irini riporta che «esiste il rischio che i finanziamenti e le attrezzature forniti alla Libia non raggiungano i destinatari previsti o possano essere utilizzati in modo improprio».
Due mesi dopo, il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae) ribadisce che «il rispetto dei diritti umani e la trasparenza sulle condizioni delle persone recuperate in mare e su come vengono trattate una volta a terra non sono ancora chiari».
Alla conquista dell’est
Nonostante le perplessità sui beneficiari di finanziamenti e attrezzature e sul rispetto dei diritti umani, l’Mrcc di Tripoli è stato «un investimento solido ed efficiente sotto il profilo dei costi, che riflette una crescente disponibilità libica ad assumersi la responsabilità della propria zona Sar», scrivono diplomatici Ue in un documento pubblicato dal portale che raccoglie le richieste di accesso agli atti in Germania FragDenStaat.
L’iniziativa, quindi, va replicata nell’est della Libia: «È stata avviata l’attuazione del progetto del Centro di coordinamento del soccorso marittimo (Mrcc) a Bengasi», prosegue il documento dello scorso febbraio. L’intesa con l’est, però, non si limiterebbe al solo Mrcc. Secondo altri documenti pubblicati sempre da FragDenStaat, a inizio marzo, i ministri dei 27 Stati Ue avrebbero discusso a Bruxelles di una «cooperazione strutturata e approfondita» con la Libia orientale.


A Bengasi, nell’est del Paese, il controllo politico e militare è saldamente nelle mani del generale Khalifa Haftar, che non è riconosciuto dalla comunità internazionale e in passato ha provato a prendere con la forza il controllo di Tripoli, contro Dbeibah e i suoi alleati. Nonostante questo, è da tempo che in Europa si accarezza l’idea di collaborare con lui e con la controversa brigata Tbz legata al figlio Saddam Haftar.
Un documento dell’ottobre 2024 redatto dai militari di Irini riporta il resoconto di un incontro con l’ambasciatore Ue in Libia Nicola Orlando: secondo quest’ultimo, scrivono i militari, «non importa che in Libia non ci sia un governo unificato per avviare un dialogo (tra le autorità libiche e la missione Irini, ndr). In particolare perché il corpo della guardia costiera libica è ufficialmente unificato in Libia». «A suo avviso (di Orlando, ndr) – continua il documento – è addirittura necessario coinvolgere l’est».
Pochi mesi dopo, a febbraio 2025, vi è stata la prima missione a Bruxelles di funzionari libici sia dell’ovest sia dell’est di cui si ha notizia. A settembre, dopo anni di stallo, ufficiali della marina libica (da cui dipende la Guardia costiera) hanno seguito a Taranto un corso di addestramento nell’ambito della missione Ue Irini e, anche in questo caso, era presente personale da entrambe le zone del Paese. Infine, ad ottobre, come rivelato da IrpiMedia, si è tenuta la prima visita di esponenti della Libia orientale presso la sede di Frontex, a Varsavia.
Sono incontri a «livello tecnico» ha precisato più volte la Commissione Ue, ma per Haftar rappresentano un’importante legittimazione internazionale. In uno scambio di email tra i vertici di Frontex risalente ai giorni delle visite, che IrpiMedia ha potuto visionare, si legge chiaramente il messaggio da condividere con le autorità di Tripoli e di Bengasi: «Rispondere agli incidenti (cioè alle richieste di soccorso in zona Sar, ndr) e astenersi dall’uso di armi da fuoco durante le operazioni di ricerca e soccorso».
Al-Zoubi, il rappresentante diplomatico della guardia costiera libica
L’ambasciatore Ue a Tripoli Nicola Orlando sette giorni dopo l’attacco subito da Ocean Viking, il 31 agosto 2025, ha incontrato Abdulsalam Al-Zoubi, il sottosegretario al ministero della Difesa di Tripoli, da cui dipende la guardia costiera libica. «È il nostro capo e sta facendo un ottimo lavoro», spiega a IrpiMedia Masoud Abdel Samad, il responsabile delle operazioni di salvataggio della guardia costiera libica.
Al-Zoubi ha iniziato la carriera come guida di una milizia di terra di Misurata. Il suo gruppo armato controlla in particolar modo l’area che va da Tripoli a Misurata passando per il porto di Al-Khoms. Corrisponde al tratto di mare dove solitamente la motovedetta Houn 664 compie le sue operazioni, compreso l’attacco del 24 agosto 2025.
«Quella zona appartiene ad Al-Zoubi, che è diventato più assertivo come sottosegretario. Ha acquisito presenza in mare avendo i propri sommozzatori e i propri motoscafi. Lì, tutti lavorano a stretto contatto con l’Italia e con Dbeibah, naturalmente. Al-Zoubi è uno dei suoi grandi sostenitori», commenta a IrpiMedia il ricercatore del Royal service united institute Jalel Harchaoui.
Al-Zoubi ha sempre più potere
Nato a Misurata nel 1990, Abdulsalam Al-Zoubi ha lavorato come guidatore di camion per la raccolta dei rifiuti prima di iniziare a combattere durante la rivoluzione che ha portato alla caduta di Gheddafi.
Da miliziano ha fatto carriera e, dopo aver partecipato alla difesa di Tripoli dalle forze del generale Haftar nel 2019, ad inizio degli anni Venti è diventato capo della milizia chiamata 301° battaglione di fanteria, composta in maggioranza da uomini di Misurata.
Nel 2022, per volontà di Dbeibah, questo battaglione viene istituzionalizzato e diventa la 111^ brigata corazzata, che Al-Zoubi continua a guidare ancora oggi. A luglio 2024, viene nominato colonnello e sottosegretario del ministero della Difesa (guidato sempre da Dbeibah). Ed è da questa posizione che, lo scorso anno, consolida ulteriormente il suo potere.
A maggio 2025, la Libia occidentale vive un momento di grande tensione militare e politica, con forti scontri tra milizie pro e contro il primo ministro Dbeibah. A farne le spese sono diverse formazioni, ma soprattutto la Ssa (Security support apparatus) fondata da Abdel Ghani al Kikli, detto Gheniwa, e considerata fino a quel momento una delle milizie più potenti di tutto il panorama tripolitano. Gheniwa è stato ucciso il 12 maggio e, secondo quanto ricostruito dalle stesse autorità libiche, l’operazione è stata assegnata alla brigata 444 e alla 111^ brigata di Al-Zoubi.
Con la fine della Ssa, Al-Zoubi acquisisce il controllo su alcuni asset pubblici particolarmente importanti, come l’autorità pubblica per gli appalti e la General electric company of Libya, accusata dagli analisti delle Nazioni unite di essere uno dei principali snodi per il contrabbando di prodotti petroliferi nel Paese.
Nei mutevoli e delicati equilibri libici, Al-Zoubi è un personaggio che ha acquisito potere, spazio e riconoscimento anche fuori dai confini del Paese, con viaggi negli Usa, in Turchia e in Europa. Ricopre spesso il ruolo di “rappresentante diplomatico” del ministero della Difesa libico, soprattutto quando si tratta di incontrare dei partner stranieri.
Il 4 settembre 2025, quattro giorni dopo il colloquio con Orlando, incontra a Roma il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello dell’Interno Matteo Piantedosi. «La cooperazione per la gestione delle sfide migratorie e di sicurezza prosegue», dichiarerà quest’ultimo. L’attacco all’Ocean Viking non viene nemmeno citato.
I migranti sulla rotta del Mediterraneo centrale
I numeri degli arrivi irregolari , dei migranti intercettati e riportati in Libia e dei morti o dispersi nella rotta del Mediterraneo centrale tra il 2019 e il 2026 (i dati di quest’ultimo anno si riferiscono al solo mese di gennaio)
IrpiData | Dati: Frontex, Oim | Creato con: Flourish
«La continua perdita di vite umane in mare non è una tragica inevitabilità, ma il risultato di scelte politiche deliberate», ha scritto proprio Sos Mediterranee in un rapporto appena pubblicato per i dieci anni di vita dell’ong.
Dal 2016 ad oggi, l’Ue e i suoi Paesi membri, si legge ancora, «hanno smantellato le operazioni di ricerca e soccorso condotte dagli Stati, sostituito l’assistenza con la deterrenza e il contenimento, trasferito la responsabilità ad attori incapaci o non disposti a rispettare gli obblighi internazionali». Come gli uomini della guardia costiera libica che hanno sparato dalla Houn 664.
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