• Passa alla navigazione primaria
  • Passa al contenuto principale
  • Formati
    • Serie
    • Inchieste
    • Feature
    • Editoriali
  • Speciali
    • Inchiestage
    • Fotoreportage
    • Video
    • Podcast
  • Archivi
    • Archivio generale
  • IrpiMedia
    • Membership
    • SHOP
    • Newsletter
    • IrpiLeaks
    • Editoria
    • Redazione
  • Irpi
    • APS
    • SLAPP
    • Dona
  • In English
    • Investigations
    • Donate
  • Social
    • Facebook
    • Instagram
    • LinkedIn
    • Telegram
    • YouTube
IrpiMedia

IrpiMedia

Periodico indipendente di giornalismo d'inchiesta

  • Home
  • Menu
  • MyIrpi
  • Login
irpi media

L’autostrada della cocaina disegnata dai motoscafi veloci

Come una flotta di go-fast abbia cambiato il volto del mare, e del narcotraffico. L’Europa viene inondata di cocaina in un moderno Mad Max tra narcos e forze dell’ordine in pieno Oceano Atlantico

16.07.26

Cecilia Anesi

Argomenti correlati

Francia
Narcotraffico
Portogallo
Spagna

C’è un campo di battaglia in mare aperto, in pieno Oceano Atlantico, a nord di Madeira. Quarantaquattromila chilometri quadrati d’acqua diventati l’hub di una moderna flotta pirata: non fermano altre imbarcazioni per derubarle, ma piuttosto aspettano da alcune grosse navi un prezioso carico. Cocaina galleggiante. In tonnellate. E da lì corrono verso la terraferma portoghese e spagnola, volano sull’acqua a 130 chilometri orari, risalgono i fiumi Tago e Guadalquivir, per tornare nuovamente in quel lembo di mare aperto, anche a 500 o mille miglia nautiche dalla costa continentale.

L’inchiesta in breve

  • Una flotta di motoscafi veloci, i cosiddetti go-fast, hanno cambiato il volto del mare e del narcotraffico. L’Europa viene inondata di cocaina in un moderno Mad Max tra narcos e forze dell’ordine in pieno Oceano Atlantico
  • È un’autostrada della cocaina fatta di tappe e “staffette”: la cocaina parte dai Caraibi trasportata con le navi cargo del drop-off, come già scritto da IrpiMedia con due inchieste esclusive sulla Plutus e la Arconian, e viene lanciata nel Mediterraneo o, ormai, soprattutto pieno Oceano Atlantico, in una area tra le Azzorre, Madeira e le Canarie
  • A raccogliere la cocaina galleggiante, munita di Gps, sono i go-fast che la trasportano fino alle coste di Spagna e Portogallo. Progettati per trasportare a oltre cento chilometri orari fino a cinque tonnellate di carico. Ce ne sono a centinaia, e nel solo 2025 sono riusciti a far entrare in Europa almeno 700 tonnellate di cocaina.
  • L’agenzia interforze europea dedicata a contrastare il narcotraffico internazionale via mare, il Maoc, chiede agli Stati europei un approccio più deciso, aumentando gli asset navali, unendo il mandato antidroga e antipirateria e valutando la possibilità di usare cecchini contro i motori dei motoscafi

Sono acque internazionali, acqua di nessuno, solcate da centinaia di motoscafi veloci, i cosiddetti go-fast o narcolanchas, progettati per trasportare a oltre cento chilometri orari fino a cinque tonnellate di carico di droga.

Sono la flotta veloce di un consorzio di organizzazioni criminali che hanno costruito una vera e propria “autostrada della cocaina”. Un’autostrada fatta di tappe e “staffette”: la cocaina parte dai Caraibi trasportata con le navi cargo del drop-off, ad esempio la Plutus e la Arconian come IrpiMedia ha ricostruito in due inchieste esclusive, una piccola parte di queste navi arriva fino al Mar Mediterraneo e lancia il carico a sud della Sicilia, ma negli ultimi 12 mesi la maggior parte lancia il carico in pieno Oceano Atlantico, in una area tra le Azzorre, Madeira e le Canarie. 

I carichi galleggianti sono muniti di Gps: i go-fast si avvicinano e caricano fino a cinque tonnellate ognuna. A quel punto si lanciano sull’acqua e incontrano, nell’hub a nord di Madeira o in punti più vicini alla costa ma sempre in acque internazionali, altri motoscafi.

Il carico viene così parcellizzato per minimizzare i rischi di perdita economica in caso di sequestro. I go-fast giungono fino alle coste di Portogallo e Spagna, fermandosi in qualche caletta o più frequentemente risalendo le acque dei fiumi. Da lì la cocaina purissima prende la via del resto d’Europa, trasportata via gomma ai laboratori di taglio. Un fiume di cocaina che sta inondando l’Europa, che i nostri governi fanno fatica a intuire e che dal 2023 è più che triplicato.

C’è qualcuno però che se ne è accorto. Documenti confidenziali ottenuti dalle testate tedesche Ndr, Wdr e Süddeutsche Zeitung e condivisi con IrpiMedia, Le Monde, The Washington Post eNrc, dimostrano come il Maritime Analysis and Operations Centre – Narcotics (Maoc-N), l’agenzia interforze europea con sede a Lisbona dedicata a contrastare il narcotraffico internazionale via mare e via cielo, abbia già esortato i Paesi europei a fare qualcosa.

Un documento intitolato Call to Action, risalente alla primavera di quest’anno, mostra che il Maoc-N suggerisce agli Stati europei che ne fanno parte di adottare un approccio più deciso nella lotta al traffico di droga via mare, seguendo l’esempio della Francia. Il documento sottolinea la necessità di predisporre un quadro normativo che in futuro consenta di aprire il fuoco in modo mirato contro i motori delle imbarcazioni utilizzate dai trafficanti di droga (disabling fire), così da immobilizzarle.

La lotta ai go-fast è per il Maoc-N una priorità per fermare il traffico transatlantico di cocaina: a fronte di 92 tonnellate di cocaina sequestrate a mare, nel solo 2025 circa 200 imbarcazioni che trasportavano circa 700 tonnellate di cocaina non sono state intercettate perché le autorità di contrasto europee non disponevano delle risorse necessarie né del quadro giuridico adeguato per intervenire contro i trafficanti in alto mare.

L’inchiesta

L’inchiesta Cocaine Highway è coordinata da Ndr, Wdr eSüddeutsche Zeitung e con partner IrpiMedia, Le Monde, The Washington Post eNrc. Sono stati intervistati rappresentanti di varie agenzie di sicurezza europee e internazionali. Inoltre, sono stati analizzati e verificati oltre cento video provenienti dai social media e da fonti di polizia. Per individuare le navi sospettate di essere coinvolte nel traffico di droga nell’Atlantico, la squadra di ricerca ha ricostruito i modelli di navigazione di oltre duemila imbarcazioni. A tale scopo sono stati utilizzati i dati di posizionamento delle navi (Ais) e, in alcuni casi, anche dati satellitari.

Mad Max in mare

I go-fast dei narcotrafficanti sono motoscafi veloci, per lo più enormi gommoni neri slanciati, costruiti per volare sull’acqua con il massimo della zavorra, ovvero quando hanno caricato quattro-cinque tonnellate di cocaina.

La normativa spagnola, che ne vieta l’uso, considera go-fast i grandi gommoni o semirigidi, con almeno 250 cavalli di potenza o lunghi più di otto metri. Da quest’anno anche il Portogallo ha normative più stringenti su questi scafi, dopo che a luglio 2025 le forze dell’ordine spagnole e portoghesi hanno smantellato in Portogallo una delle maggiori strutture cantieristiche per go-fast della penisola iberica.

Esistono infatti veri e propri cantieri navali artigianali allestiti in capannoni, a volte completamente clandestini, a volte operati da imprese nautiche conniventi. Oggi la cantieristica si è spostata perlopiù in Marocco, e prevede importanti investimenti: ogni imbarcazione costa almeno 200mila euro, ogni motore montato circa 40mila euro e c’è poi da considerare l’allestimento hi-tech. Queste imbarcazioni sono infatti equipaggiate con radar Gps e antenne Starlink per la connessione internet satellitare.

Un narco-cantiere dove si vede un go-fast in costruzione

Un dispositivo Starlink è visibile a poppa di un go-fast

«I go-fast vengono creati ad hoc, montano quattro o sei motori veramente potenti, ognuno può raggiungere anche i 400-500 cavalli, quindi immaginiamo di avere un mezzo lungo circa 12-16 metri con una potenza di 1.800 cavalli. È una cosa stratosferica. Ed è una cosa che mette in grossa difficoltà le forze di polizia che intercettano il mezzo, anche perché inseguirlo è non dico impossibile, ma molto molto difficile», spiega a IrpiMedia il tenente colonnello della guardia di finanza Luca Parrilli, ufficiale di collegamento della Direzione centrale servizi antidroga, il coordinamento interforze antidroga italiano, presso il Maoc-N. 

Lo dimostrano i video pubblicati dagli stessi piloti dei go-fast su TikTok. Filmano la rotta sullo schermo, filmano se stessi, filmano soldi, armi e addirittura i pacchi di droga. Filmano fughe e inseguimenti, gli elicotteri e le barche delle forze dell’ordine, e i follower incitano tramite i commenti. E avviene tutto live, grazie a Starlink, il sistema di internet satellitare di Elon Musk. Fa sorridere che l’alleato tech di Donald Trump, con la sua “war on drug” che bombarda le imbarcazioni dei narcos, sia il produttore del sistema satellitare preferito dai narcos stessi.

«Starlink serve anche per avere una posizione esatta di dove fare il trasbordo della sostanza stupefacente, il drop-off, o avere un rendez vous con un altro natante, magari per rifornirsi di carburante piuttosto che di acqua e cibo, perché abbiamo constatato che questi go-fast stazionano anche per settimane fermi nelle acque dell’Oceano Atlantico, in attesa di disposizioni, in attesa di caricare e scaricare il go-fast prescelto», spiega Parrilli.

Scopri MyIrpi

Per questa inchiesta sono state analizzate oltre 2.000 imbarcazioni.
Sostieni i costi delle nostre ricerche

Regala MyIrpi

Regala l’adesione a MyIrpi+
e ricevi in omaggio la nostra T-shirt IrpiMedia.

Segnala

Diventa una fonte.
Con IrpiLeaks puoi comunicare con noi in sicurezza.

Alla fine di gennaio 2026 una piccola flotta di motoscafi veloci si era lanciata lungo il fiume Guadalquivir, in Spagna, navigando per ben 33 chilometri verso la capitale dell’Andalusia, Siviglia. Alle loro calcagna le motovedette della Guardia Civil e un elicottero, che a un certo punto li raggiunge. I narcotrafficanti aprono il fuoco contro gli agenti, che rispondono con colpi di avvertimento che rimbalzano sull’acqua in spruzzi. Alla fine gli agenti hanno la meglio, sequestrano due motoscafi e arrestano quattro trafficanti. 

L’inseguimento di motoscafi carichi di cocaina a velocità superiori ai cento chilometri orari ha già provocato, in diverse occasioni, gravi incidenti. «È Mad Max in mare», dichiara Dimitri Zoulas, direttore dell’agenzia antidroga francese.

Sono cinque in tutto gli appartenenti alle forze dell’ordine morti dal febbraio 2024 nella lotta contro i motoscafi impiegati per il traffico di cocaina. Altri 14 sono rimasti feriti. «Esiste un rischio concreto, soprattutto in alto mare, che qualcosa vada storto: che si verifichi una collisione o che una delle imbarcazioni si capovolga», afferma Paolo Silva, analista del Maoc-N.

«In mare è come guidare un’auto in montagna o attraverso la campagna a oltre cento chilometri all’ora. Non potete immaginare gli scossoni a cui si è sottoposti», racconta Ceferino Trillo Lago, sindacalista spagnolo, che in passato ha lavorato a bordo di unità doganali ad alta velocità.

Pacchi, a bordo di go-fast, identici a quelli sequestrati dalle forze dell’ordine in operazioni antidroga a mare

Una motovedetta della Guardia Civil insegue un go-fast, filmato da una persona a bordo

«Quando possibile si cerca di attendere che il motoscafo stia fermo vicino alla costa a scaricare oppure che stia fermo accanto a un’altra imbarcazione, perché così si riesce ad abbordare», racconta Parrilli a IrpiMedia. «Durante la recente operazione Alfa-Lima coordinata dal Maoc-N, abbiamo individuato le imbarcazioni dall’aereo, e poi la Guardia Civil li ha sorpresi di notte, mentre dormivano. Così è stata sequestrata sia la cocaina che arrestato l’equipaggio».

«Le organizzazioni criminali hanno attuato questa strategia del drop-off e go-fast che al momento risulta vincente – continua Parrilli – la nave madre scarica il carico a mare, carico che ha un Gps, e se ne va. Poi arrivano i go-fast e si dividono ulteriormente il carico. Quindi è una distribuzione capillare, a catena. Le forze di polizia non hanno a disposizione abbastanza mezzi per stare dietro ad ogni motoscafo. Avviene sia d’estate che d’inverno, non è stagionale. E ovviamente la maggior parte di queste operazioni viene fatta di notte».

Non c’è ancora un’evidenza dell’uso di go-fast al largo di Sicilia o Sardegna, ma è noto che si spingano almeno fino alle Baleari. Alcune settimane fa è stato inseguito un piccolo gommone al largo di Cecina, Livorno, che trasportava 300 chili di cocaina. È plausibile pensare che avesse raccolto il carico portato da altri motoscafi più grandi.

«L’intensificazione dei controlli sta determinando uno spostamento delle rotte, come è già accaduto nel 2024 quando si è registrato un netto calo dei sequestri di cocaina nella maggior parte dei grandi porti europei, con un incremento contestuale dei sequestri eseguiti nei porti minori, come quelli scandinavi. Allo stesso modo, è verosimile che i trafficanti scelgano rotte alternative e meno intuitive per lo scarico dello stupefacente. L’Italia, con i suoi 8mila chilometri circa di costa, in particolare le isole maggiori, potrebbero diventare terreno ideale per questo tipo di attività», ha spiegato a IrpiMedia la Direzione centrale servizi antidroga in una nota.

Unire il mandato anti-pirateria e anti-droga

Secondo un altro documento confidenziale ottenuto da Ndr, a ottobre 2025 durante l’European Political Community (EPC) – un forum intergovernativo che ha l’obiettivo di favorire la cooperazione su questioni politiche e strategiche – la Francia e l’Italia hanno deciso di rispondere all’appello del Maoc-N con una coalizione contro i narcotici (Ecad) che coinvolge 38 Stati, la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa.

Come obiettivo comune vi è l’aumento degli asset navali e la cooperazione e armonizzazione delle normative, compresa la possibilità di disegnare leggi che criminalizzino il finanziamento, la costruzione, il possesso e l’uso dei go-fast, seguendo l’esempio di Spagna e Portogallo.  

Durante il forum, viene presentato il «fallimento» nella lotta al narcotraffico via mare, dato che l’85% dei dati di intelligence raccolti dal Maoc non risultano in «operazioni di interdizioni a mare» per via della «mancanza di asset navali». Per questo, i partecipanti al forum identificano la possibilità dell’«unione del mandato antipirateria e antinarcotici».  I francesi infine invitano anche a fare sequestri per “dissociazione”, usando la marina militare: ovvero si sequestra il carico, si rilascia l’equipaggio.

Nonostante le posizioni prese durante il forum, finora molti Paesi europei, tra cui l’Italia e la Germania, hanno mantenuto una rigida separazione delle competenze tra polizia e marina militare, che può fornire supporto alle attività di polizia solo in misura molto limitata.

E sull’unione dei due mandati, antipirateria e antidroga, nonché l’uso di tiratori scelti, i Paesi membri del Maoc-N si mostrano prudenti. Rispondendo a una richiesta di chiarimenti sul tema, il ministero federale dell’Interno tedesco ha dichiarato: «L’impiego della Bundeswehr (Marina e Aeronautica) per il contrasto alla criminalità non è, in linea di principio, previsto». Il ministero dell’Interno italiano non ha voluto commentare, mentre l’Home Office del Regno Unito ha dichiarato di non voler rilasciare commenti «sulle capacità operative o sulle tattiche impiegate».

La marina francese intercetta un go-fast durante l’Operazione Galgo del 18 ottobre 2025, operazione coordinata dal Maoc-N e che ha portato al sequestro di 2,3 tonnellate di cocaina © Marina francese

Il super-cartello che governa Mad Max in mare

I sequestri e gli arresti degli equipaggi dei go-fast sono importanti ma, per Parrilli della Dcsa, è fondamentale cooperare tra autorità investigative europee se si vuole veramente scalfire il narcotraffico internazionale. «Non dimentichiamoci che il fine ultimo è lo smantellamento dell’organizzazione, gli equipaggi che noi incontriamo sugli scafi sono pura manodopera, che per 4mila euro intraprendono questi viaggi, le menti criminali stanno altrove».

«C’è una organizzazione strutturata che si occupa della “logistica” di questi mezzi», spiega Parrilli. È una organizzazione trasversale, che deve pensare a ogni dettaglio e anche i contenere i prezzi: ogni motore consuma circa 60 litri di benzina all’ora, e quindi il rifornimento di contrabbando diventa chiave. In questo, si ritiene che il regime libico di Haftar stia giocando una partita fondamentale.

Secondo quanto spiegato dalla Direzione centrale servizi antidroga a IrpiMedia, le fasi organizzative del trasporto sono gestite da gruppi di albanesi, mentre le fasi più operative  vengono assegnate prevalentemente a soggetti nordafricani.

Ma a investire sull’“autostrada della cocaina” è una sorta di un consorzio internazionale, ognuno con ruoli diversi – per esempio gli albanesi che tengono i contatti con i fornitori e i compratori, i marocchini e i turchi che seguono la logistica marittima rispettivamente dei go-fast e delle navi cargo, e poi singoli broker, come l’olandese Bolle Jos, e infine gli italiani, come compratori.

«Ormai riescono a unire le forze e le finanze, ad avere questo potere anche economico per avere una flotta di go-fast così numerosa. C’è una joint-venture tra più organizzazioni criminali. Il futuro è questo: ormai nessuna organizzazione opera più da sola. In più si avvalgono di gente preparata tecnicamente, arruolata per scopi ingegneristici e tecnologici per costruire i go-fast», conclude Parrilli.

Risalire il fiume di denaro

«La conseguenza ultima dell’arrivo di questi grossi quantitativi di sostanze stupefacenti è l’inquinamento dell’economia dello Stato e la creazione di un problema anche sociale, di salute. Quando parliamo di un carico di quattro tonnellate di cocaina, noi parliamo di quattro tonnellate di cocaina pura, poi la cocaina una volta arrivata sulla terraferma viene tagliata ulteriormente, quindi c’è un flusso di traffico enorme», spiega Parrilli.

«Il narcotraffico internazionale è un delitto transnazionale, perché riguarda le aree di produzione dello stupefacente, le aree di transito e quelle di aree di arrivo. E c’è l’aspetto del reimpiego del denaro», spiega leEsperto per la sicurezza della Dcsa a Madrid, il maggiore dei carabinieri Francesco Manna. 

«La Spagna in questo caso non è solo una porta d’ingresso per la cocaina portata dai go-fast, ma è anche uno dei Paesi dove gli acquirenti di questa cocaina all’ingrosso, e tra le altre quindi le organizzazioni criminali italiane, decidono di riciclare i fondi ottenuti tramite il traffico stesso – incalza Manna -. La Spagna ha una forte vocazione turistica, con le sue coste e le sue bellissime città sul mare, ma non avendo una normativa antimafia ha una fragilità sfruttata dalle mafie per reinvestire capitali sporchi. È chiaro che a livello globale il contrasto del fenomeno non si può concentrare solo sui sequestri della cocaina, ma deve avere l’obiettivo di disarticolare le organizzazioni criminali attraverso indagini strutturali, che nella maggior parte dei casi riguardano più aree, più Paesi, più ordinamenti giuridici».

Una risposta forte e congiunta da parte degli Stati membri europei è sempre più necessaria. Se da una parte immaginare la militarizzazione dei nostri mari stile war on drugs trumpiana è spaventoso, dall’altra la scelta dei governi europei di dedicare la maggior parte delle risorse al contrasto all’immigrazione clandestina lascia chi deve inseguire i go-fast della cocaina sempre un miglio nautico indietro. Con gigantesche conseguenze sociali.

Le inchieste e gli eventi di IrpiMedia sono anche su WhatsApp. Clicca qui per iscriverti e restare sempre aggiornat*. Ricordati di scegliere “Iscriviti” e di attivare le notifiche.

Crediti

Autori

Cecilia Anesi

Editing

Giulio Rubino

Fact-checking

Giulio Rubino

Ha collaborato

Beatrice Cambarau

In partnership con

Ndr
Wdr
Süddeutsche Zeitung
Le Monde
The Washington Post
Nrc

Foto di copertina

© NDR

Condividi su

Potresti leggere anche

#NarcoFiles
Inchiesta

Maluferru, il narco dei tre continenti

22.07.21
Anesi, Bettoni, Rubino
#PiratiDelMediterraneo
Inchiesta

Traffico di captagon nel Mediterraneo: il porto siriano di Latakia è il cuore dello smercio

16.06.21
Anesi, Eid Ashour, Ellaboudy, Shaeri
#TheCartelProject
Inchiesta

I tentacoli del cartello di Sinaloa in Italia

09.12.20
Anesi, Rubino
#DubaiUnlocked
Inchiesta

Dubai, il fragile paradiso degli dèi del narcotraffico albanese

25.03.26
Anziano

Logo IRPI media
Logo IRPI media

IrpiMedia è una testata registrata al Tribunale di Milano n. 13/2020.
IRPI | Investigative Reporting Project Italy | Associazione di promozione sociale | C.F. 94219220483
I contenuti di questo sito sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

  • Serie
  • Inchieste
  • Feature
  • Editoriali
  • Inchiestage
  • Fotoreportage
  • Video
  • Podcast
  • Newsletter
  • IrpiLeaks
  • Irpi
  • Cookie Policy
WhatsApp Facebook X Instagram LinkedIn YouTube
Gestisci consenso Cookie
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferences
The technical storage or access is necessary for the legitimate purpose of storing preferences that are not requested by the subscriber or user.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. The technical storage or access that is used exclusively for anonymous statistical purposes. Without a subpoena, voluntary compliance on the part of your Internet Service Provider, or additional records from a third party, information stored or retrieved for this purpose alone cannot usually be used to identify you.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}