Matteo Renzi entra nel board di una società russa di car sharing

A capo di Delimobil c’è Vincenzo Trani, proprietario di Mikro Kapital. Renzi non è il primo politico che entra nella società, con sede in Lussemburgo. Il nuovo board cerca 350 milioni di dollari con la quotazione in Borsa negli Usa

11 Ottobre 2021 | di Lorenzo Bagnoli, Matteo Civillini

Una società lussemburghese di car sharing in Russia, fondata e guidata da un italiano, che si quota a New York. Con Matteo Renzi nel consiglio d’amministrazione e la banca statale russa Vtb nel capitale con il 15%. Si tratta di Delimobil, una delle società di Vincenzo Trani, l’imprenditore di cui IrpiMedia ha già scritto nei mesi precedenti per il tentativo di portare il vaccino Sputnik in Italia e per la scalata di una banca del Tajikistan con l’appoggio della Banca europea dello sviluppo. Delimobil si quoterà a Wall Street dove punta a raccogliere 350 milioni di dollari. La società di car sharing nel prospetto di quotazione dichiara di essere il primo operatore del settore in Russia, presente in 11 città e con una quota del 44% a Mosca. Ha fatturato circa 70 milioni di euro nel primo semestre del 2021, raddoppiando i ricavi rispetto all’anno precedente.

Secondo la documentazione depositata alla Security and Exchange Commission (SEC) da Delimobil, Matteo Renzi è amministratore dell’azienda lussemburghese dall’agosto scorso. Non è specificato il compenso di ogni amministratore, ma il prospetto indica in 1 milione di euro quello complessivo per tutto il board, più i rimborsi spese non quantificati. Lo stesso prospetto avverte delle indagini che coinvolgono l’ex presidente del Consiglio: quella sui finanziamenti della Fondazione Open, dell’ipotesi di false fatture per i compensi ricevuti per una conferenza ad Abu Dhabi e la vicenda del corrispettivo pagato dalla società di produzione del documentario Firenze secondo me, sulla quale indaga la procura di Roma.

Il prospetto avvisa che in caso di sviluppi negativi per Renzi da queste indagini, questi potrebbe essere costretto a lasciare il cda. Anche se, aggiunge, «Il signor Renzi e i suoi avvocati ritengono queste accuse infondate».

La replica di Renzi

In una nota circolata nella serata di ieri (domenica 10 ottobre), Renzi si dice «molto felice di collaborare all’attività della società Delimobil il cui socio di riferimento, Vincenzo Trani, è un imprenditore napoletano da me stimato». Delimobil è «leader nel car sharing a livello mondiale e in molte città tra cui Mosca». La quotazione a Wall Street «rappresenta una fase di internazionalizzazione importante a livello globale – si legge in una nota dell’ex premier -. Il senatore Renzi, da sempre convinto dell’importanza di valorizzare le competenze degli imprenditori italiani in tutto il mondo, sarà al fianco del dottor Trani in questa sfida. Ovviamente la presenza di Renzi nel board Delimobil rispetta tutte le regole della vigente legislazione italiana».

Il senatore entra nel consiglio d’amministrazione prendendo il posto dell’avvocato Pietro Maria Tantalo. L’avvocato è nominato insieme a Trani nell’indagine sulle operazioni in Vaticano di Pierluigi Torzi, il broker accusato di aver commesso reati finanziari di varia natura attraverso i fondi del Vaticano. Di Tantalo e Trani è Enrico Crasso, ex socio di Torzi, a parlarne. Secondo Crasso, Tantalo ad aprile 2017 «presentò un dossier per ottenere una sottoscrizione di 150 milioni di euro» a favore di Mikro Kapital, la società di Vincenzo Trani. L’investimento alla fine è avvenuto ma per un importo molto inferiore: circa 6 milioni di euro, con la sottoscrizione di due bond da parte del fondo Centurion Global – gestito dallo stesso Crasso e alimentato dai fondi della Segreteria di Stato – entrambi rimborsati nel corso del 2019.

Nel consiglio di vigilanza di Mikro Kapital, altro veicolo lussemburghese come Delimobil controllato da Trani, per circa sei mesi c’è stato Vincenzo Amendola, attuale sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega agli Affari europei, che lasciò l’incarico in concomitanza col suo ingresso nel governo Conte II. Trani aveva spiegato di aver scelto Amendola per le sue competenze nel settore del microcredito.

Gli altri soci di Delimobil

A maggio 2021 è entrato nel board di Delimobil anche Andrea Farace, ex manager di Citigroup e discendente della famiglia nobiliare dei Farace di Villaforesta. Lo zio Ruggero fu il marito di Caterina Romanova, ultima principessa di Russia prima della Rivoluzione. Da marzo 2020 Farace è anche un manager di Wirecard, la società tedesca di pagamenti digitali finita in bancarotta in seguito a un enorme scandalo finanziario. Entrato quando erano già stati sollevati grossi dubbi sui conti di Wirecard, Farace era stato assunto per guidare la trasformazione della società tedesca da operatore di fintech puro a un gruppo bancario tradizionale. Dopo il crack del giugno 2020, Farace è rimasto all’interno di Wirecard come liquidatore con il compito di vendere la parti sane dell’azienda.

Nel board di Delimobil figura anche Artur Melikyan, che è anche socio con il 4,23% delle quote. È rappresentante della Federazione internazionale del Sambo a Losanna e a Mosca. Si tratta di una variante del judo praticata da Trani e molto popolare in Russia: è quella preferita da Vladimir Putin.

Altro membro di peso nel CdA è l’ingegnere Vincent Luc, “padre” della funzione Street View di Google Maps. Dopo aver passato circa un decennio a Mountain View, oggi Luc guida la divisione che studia progetti per la guida autonoma di Lyft, azienda di trasporto rivale di Uber negli USA.

Matteo Renzi a marzo era finito al centro delle polemiche per la sua partecipazione a un evento organizzato da un think tank controllato dal governo dell’Arabia Saudita. Nonostante a febbraio 2021 il presidente degli Stati Uniti Joe Biden avesse desecretato un rapporto in cui la Cia sosteneva che l’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi avvenuto nell’ambasciata saudita di Istanbul fosse stato autorizzato dal principe ereditario della famiglia Al-Saud Moohammed Bin Salman, Matteo Renzi ha dichiarato che «è un mio amico, lo conosco da anni. E non c’è nessuna certezza che sia il mandante dell’omicidio Kashoggi».

In partnership con: La Stampa | Foto: Matteo Renzi insieme a Vladimir Putin nel 2015 all’Expo di Milano – Marco Aprile/Shutterstock

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