#PesticidiAlLavoro
Le conseguenze dei pesticidi
Aggiornata il: 28 Giugno 2024
#PesticidiAlLavoro
Il settore agricolo produce l’1,3% del Prodotto interno lordo dell’Unione europea. Conta 10 milioni di aziende, 22 milioni di addetti e 3 milioni di lavoratori stagionali. Per mantenere questi numeri, molti agricoltori fanno uso di prodotti chimici per difendere le colture da insetti, funghi, erbe infestanti: i pesticidi. Prodotti che inquinano e che alla lunga, come dimostrano studi scientifici, possono provocare tumori, malattie del sistema nervoso e del sistema linfatico. Per proteggersi, gli agricoltori sono tenuti a indossare mascherine, guanti, tute e altro ma una fetta della comunità scientifica pensa che non siano nemmeno sufficienti.
«Ogni anno nell’Ue sono vendute oltre 350 mila tonnellate di sostanze attive utilizzate nei PPP (sigla che sta per “prodotti a protezione delle piante”, cioè pesticidi, ndr)», scriveva la Corte dei Conti europea nel 2020.
Lo stesso anno la Ue ha introdotto la strategia Farm to fork, una serie di politiche destinate a rendere più sostenibile la filiera alimentare prevedendo, tra le altre cose, il dimezzamento dell’uso di agenti chimici. Tuttavia, una parte consistente delle grandi aziende agricole non vuole (e per qualcuno non può) fare a meno dei fitofarmaci perché venduti attraverso il mercato nero, o perché approvati in deroga a emergenze oppure perché gli stessi principi attivi sono impiegati in prodotti con etichette diverse.
Alle evidenze epidemiologiche sugli effetti dei fitofarmaci fanno da contraltare gli scarsi dati sulle vittime, in particolare gli agricoltori. Un vuoto statistico che, da un lato, è preso come allarmistico e, dall’altro, è sottostimato dalle lobby del settore.