#RussianAssetTracker
Il tesoro degli oligarchi
Aggiornata il: 07 Aprile 2023
#RussianAssetTracker
La guerra di Vladimir Putin in Ucraina, e le nuove vecchie paure che ha risvegliato in Occidente, sembrerebbero aver riportato in auge dei concetti politici che pensavamo crollati assieme al muro di Berlino. Ma le somiglianze con l’era tramontata dei blocchi contrapposti restano al livello delle analisi più superficiali.
La Russia di Putin, in un processo partito a gran velocità già dal giorno zero del crollo del comunismo, è oggi pienamente inserita nel sistema neoliberistico mondiale e le interdipendenze economiche fra di essa e il resto del mondo sono una rete ormai impossibile da sciogliere.
La particolarità del sistema russo però, è di aver portato ancor più all’estremo la concentrazione della ricchezza in pochissime, dispotiche mani.
La maggior parte di questa ricchezza è nascosta fuori dalla Russia, ed è uno dei bersagli principali della politica di sanzioni messa in atto dall’Occidente. Purtroppo è nascosta bene, difficile da individuare anche per gli investigatori più abili, sepolta sotto scatole societarie offshore in paradisi fiscali che garantiscono ai capitali degli oligarchi l’anonimato più totale.
È per questo che IrpiMedia, assieme a OCCRP, The Guardian e altri 23 partner, ha dato vita al progetto #RussianAssetTracker, che continueremo ad aggiornare costantemente nei prossimi mesi.
Nell’ultimo ventennio, un circolo ristretto di oligarchi ha sostituito la precedente generazione di “saccheggiatori” del patrimonio pubblico ex-sovietico, garantendosi un tenore di vita difficile anche da sognare, tra jet privati, ville di lusso, yacht grandi come palazzi.