Life is a game
Attraverso l’estrazione di dati e informazioni il capitalismo delle piattaforme governa un’economia finora considerata informale. L’oligopolio della gig economy si mostra attraverso decisioni algoritmiche e precarietà

#LifeIsAGame

Le piattaforme digitali sono sempre più presenti nell’attività quotidiana: app di lavoro, consumo, tempo libero. Quando la pandemia da Covid-19 ha obbligato la chiusura delle città, una parte del processo di digitalizzazione che si sta imponendo nel contesto urbano è emersa prepotentemente in superficie. Le immagini dei rider che sfrecciano per consegnare cibo hanno reso l’idea di quanto ormai il loro lavoro sia diventato essenziale. Ad oggi però non ne conseguono tutele per i lavoratori, senza contrattazione nazionale, e governati da un processo decisionale e organizzativo automatizzato.

A sedere al tavolo dell’oligopolio delle piattaforme digitali non ci sono datori di lavoro veri e propri con obblighi legislativi o doveri fiscali, bensì start up multinazionali che erodono i costi del lavoro e prevedono scenari futuri grazie alla “datificazione” della città.

Ad uno sguardo più approfondito le piattaforme raccontano ben altro rispetto a quanto la narrazione aziendale vuole imporre: l’ascesa di un nuovo modello organizzativo fortemente improntato sull’utilizzo di tecnologie digitali, nonchè sull’estrazione di dati e informazioni.

Il valore è duplice: l’espansione nel mercato (della ristorazione) attraverso un’agguerrita concorrenza, colmando i vuoti laddove i dati indicano; e il controllo algoritmico dei lavoratori, effettuato attraverso la “gamificazione” (cioè l’utilizzo di elementi mutuati dai giochi in contesti non ludici) del lavoro che rende sempre più labile la separazione tra vita personale e professionale.

Più che un lavoro quello dei rider del food delivery sembra un gioco incerto basato su punteggi, feedback e bonus, e nel quale sembra vinca quasi sempre il banco.

Per questo motivo la nostra piattaforma di whistleblowing, IrpiLeaks, si rivolge da oggi ai rider e alle rider che consegnano gli ordini utilizzando le piattaforme digitali per comprendere quali impatti hanno profilazione e automatizzazione sul loro lavoro e sulla loro vita.

Ci rivolgiamo poi anche a chi lavora per le grandi aziende di food delivery e vuole segnalare fatti o informazioni che possano gettare luce sulla gestione interna del lavoro, sulle dinamiche di creazione e funzionamento dei processi decisionali automatizzati nonché sull’uso massivo di dati e informazioni.

In entrambi i casi la piattaforma garantisce sicurezza e anonimato attraverso il browser Tor.

Il questionario per i rider è disponibile anche attraverso questo form (qui il form in lingua inglese).

Ricorda che il form non ti assicura il livello di sicurezza e protezione delle informazioni che ti fornisce la piattaforma IrpiLeaks.

Nella città delle piattaforme

Nella città delle piattaforme

Sullo sfondo del lavoro precario del delivery ci sono parchi, piazze e marciapiedi: i luoghi di lavoro dei rider. Dimostrano la colonizzazione urbana operata dalle piattaforme

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La promessa dei dieci minuti

La promessa dei dieci minuti

Le piattaforme di delivery stanno mangiando sempre di più lo spazio urbano delle città. Dall’ordine alla consegna della spesa veloce c’è in mezzo il dark store, il “vecchio” alimentari sotto casa

Milano, Maggio 2022 - Un rider di Macai all'ingresso del dark store in Via dei Transiti 21 - Foto: Luca Quagliato

Fabbriche di cibo

Fabbriche di cibo

Come il mercato del delivery, tra brand virtuali e cucine laboratorio, sta inghiottendo il settore della ristorazione italiana. Non solo clienti e fattorini: ora anche le cucine lavorano con e per le piattaforme

CREDITI

Autori

Laura Carrer

Foto

Luca Quagliato

Infografiche

Lorenzo Bodrero

Editing

Luca Rinaldi

Con il sostegno di

European Cultural Foundation
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