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Musei, una questione privata

Da anni gli ingressi sono gestiti da società private. Le rivendite non autorizzate e la gestione delle concessioni spingono per soluzioni diverse. Il Pnrr ha messo sul piatto milioni per una nuova piattaforma. I dubbi però restano su cosa potrà davvero migliorare

#LeManiSullaRipartenza

06.12.23

Lorenzo Bagnoli
Lorenzo Buonarosa

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A Roma, ogni mattina, in qualsiasi stagione, centinaia di turisti fanno la fila per comprare un biglietto per il Parco Archeologico del Colosseo. Il rituale, dopo la parentesi della pandemia, ha ripreso a maggio 2023, quando ha riaperto anche la biglietteria fisica. Trovare un titolo d’ingresso è quasi impossibile: anche le prevendite online si esauriscono già un mese prima della data prevista per la visita.

A comprare gran parte dei tagliandi sono speculatori che li rivendono a prezzi maggiorati. Ci sono i classici bagarini, ma persino piattaforme online che sparano prezzi alle stelle almeno da novembre 2022, aggiungendo al singolo biglietto altri servizi “imposti”: dall’audioguida al “saltafila”, dal prelievo in albergo fino al giro turistico della città. La discrepanza dai prezzi nominali è enorme: dai 16 euro più due di prevendita, previsti per l’ingresso, si passa ai 68 euro per una visita guidata esposti da una delle piattaforme il 28 aprile 2023.

Dalla metà del 2022 in alcuni siti archeologici, Colosseo compreso, sono stati introdotti dei biglietti nominali, ma per ora la soluzione non è sufficiente, secondo quanto denuncia l’Associazione guide turistiche abilitate (Agta): «I biglietti nominativi da soli non potranno risolvere la situazione, perché il problema vero è che la domanda supera l’offerta», scrive l’associazione in una nota del 18 ottobre.

Con l’arrivo dei 4,28 miliardi destinati alla cultura all’interno del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), i governi prima Draghi e poi Meloni vorrebbero mettere un freno a ogni forma di bagarinaggio attraverso 32 milioni di euro previsti per la digitalizzazione della cultura da investire in un progetto che comprende una piattaforma per semplificare l’acquisto e la prenotazione dei biglietti per i visitatori. Il problema però è che oltre agli abusivi c’è un sistema di gestione delle attività museali, che ormai da trent’anni ha costituito un oligopolio.

Con la legge del 1993 firmata da Alberto Ronchey, all’epoca ministro della Cultura, sono stati infatti affidati a enti gestori privati i servizi aggiuntivi dei musei, inclusa la vendita dei biglietti. Società che adesso difficilmente si faranno da parte. Di questo gruppo di società si parla già in una relazione del 2005 della Corte dei Conti, relativa alla «gestione sui servizi d’assistenza culturale e d’ospitalità per il pubblico negli istituti e luoghi di cultura dello Stato»: «Solo otto società concessionarie gestiscono oltre il 90% dei servizi nei musei, delle quali una soltanto è presente in ben 24, con ricavi che si avvicinano al 24% degli introiti totali», si legge nella relazione.

Le società che gestiscono i musei italiani

Civita Culture: Nasce nel 1987 grazie al banchiere Gianfranco Imperatori per valorizzare la cultura attraverso nuovi modelli di sviluppo. Con il tempo Civita amplia il suo campo di azione e comincia a mirare alla gestione dei servizi culturali. Nel 1997 inizia a gestire la Centrale Montemartini, a Roma; nel 1998 fonda Zètema e nel ’99 Civita Servizi, costola di Civita che si occupa proprio della gestione di servizi culturali e che in seguito cambierà nome in Civita Culture. Quando Imperatori muore nel 2009 diventa presidente Gianni Letta, braccio destro di Berlusconi. Oggi è una holding al cui interno coesiste l’Associazione Civita Mostre e Musei e Civita Sicilia che gestisce i musei dell’isola. È attiva anche nel resto d’Europa (in particolare in Francia) e nel Medio Oriente.

La holding del gruppo Civita Culture, Civita Cultura Holding, è presieduta da Luigi Abete, già Presidente di Confindustria e di BNL, oggi al vertice di Luiss Business School, Fondazione BNL e Associazione Imprese Culturali e Creative in cui sono confederate dal 2018 tutte le società di cui stiamo parlando. Dal 2012 al 2016 è stato presidente di Cinecittà Studios. Nello stesso periodo era vicepresidente Giorgio Sotira, che dal 2018 è presidente di Civita Mostre e Musei in cui è incorporata l’associazione Civita. La figlia di Luigi Abete, Caterina, è nel consiglio di amministrazione, così come il fratello di Luigi, Giancarlo Abete, ex presidente FIGC (Federazione Italiana Giuoco Calcio). La figlia di quest’ultimo, Marta, è anche lei nella dirigenza della società.

Zètema S.r.l.: Zètema è una società partecipata al 100% da Roma Capitale e opera da anni proprio in ambito culturale. L’azienda però non è sempre stata pubblica. Nel 1998 infatti, l’anno della creazione, i fondatori erano tre soggetti privati: Acea S.P.A, Costa Edutainment e Civita Culture. Si occupa dell’attività di progettazione, manutenzione, conservazione e catalogazione per conto della Sovraintendenza Comunale, la gestione della Rete dei Musei Civici, nonché di diversi spazi cittadini dedicati allo spettacolo, alla cultura ed all’accoglienza turistica.

Ales S.p.a.: È la società in house del Ministero della Cultura. Nata nel 1998 per consentire al Ministero di ritagliarsi uno spazio nella gestione e nell’offerta dei servizi museali. È stata tra i partner fondatori di Pierreci poi confluita in CoopCulture.

Electa S.p.a.: È una delle molte case editrici del Gruppo Mondadori, nata nel 1927 si trasferisce a Milano negli anni ‘50 occupandosi di volumi di pregio sull’arte. Viene acquisita da Berlusconi nel 1994 e nel ‘97 inizia la sua attività nella gestione delle librerie museali in siti quali il Cenacolo e la Pinacoteca di Brera a Milano, gli scavi di Pompei, il Palazzo Ducale di Venezia e quello di Mantova, il Museo Egizio di Torino e l’intero Sistema Musei di Verona. Oggi gestisce le librerie del Colosseo, del Museo Archeologico di Napoli, della Triennale di Milano e della Biennale di Venezia. La presidente è Rossanna Cappelli che nel 2009, mentre lavorava in Electa, è stata consulente del Ministero della Cultura per la Valorizzazione dei Beni Culturali.

Nel 2013 e nel 2014 la Corte dei Conti si è espressa per segnalare proprio l’aumento del costo dei biglietti del Colosseo, con la ripartizione degli introiti tra pubblico e privato completamente sbilanciata verso quest’ultimo: 30,2% al primo e 69,8% al secondo. Nel 2014 la Corte ha segnalato le irregolarità di ripartizioni in alcune mostre organizzate alla Galleria D’arte Moderna di Roma e a Villa Adriana. I magistrati contabili hanno sottolineato che «non sono rispettati i tetti percentuali di ripartizione tra amministrazione e società concessionarie dei servizi di biglietteria delle entrate rivenienti dalla vendita dei biglietti».

Musei in Italia: ricchi privati a danno dello Stato

Gli incassi delle società che gestiscono i musei in Italia crescono esponenzialmente, al contrario della quota destinata alla Sovrintendenza – e quindi allo Stato [in €]

La digitalizzazione della cultura prevista dal Pnrr potrebbe quindi porre fine sia al bagarinaggio sia a questo oligopolio, ma bisogna considerare che non è per niente certo che le promesse del Pnrr saranno effettivamente mantenute, visto che il miglioramento dei musei italiani è una di quelle proposte che riaffiora di frequente in Italia, come l’idea di un portale unico per il turismo (vedi articolo precedente).

Bagarini e piattaforme

I bagarini davanti al Colosseo ciclicamente prendono una multa per abusivismo commerciale e un Daspo urbano (vedi box Cos’è il Daspo) ma, dopo 48 ore, l’ordine di allontanamento scade e tornano al loro posto. La situazione con le piattaforme che rivendono illegalmente i biglietti è ancora più complicata, perché apre dispute di giustizia amministrativa. In Italia è vietato infatti il secondary ticketing, formula inglese che definisce appunto la rivendita non autorizzata da parte di soggetti terzi. L’ente preposto a monitorare il mercato e punire chi non rispetta le regole è l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom), l’organismo che si occupa di tutelare la libera concorrenza, a seguito di una fase istruttoria.

Viagogo dovrà pagare circa 40 milioni di euro per violazione del secondary ticketing

Nel corso dell’ultimo anno, l’AgCom ha multato due volte la società svizzera Viagogo Ag la prima volta con 23,5 milioni di euro e la seconda con 12 perché avrebbe rivenduto i biglietti di concerti a prezzi anche dieci volte più alti di quello nominale. Non sono le uniche due sanzioni: i provvedimenti di AgCom per varie irregolarità dei biglietti di Viagogo risalgono al 2017 e hanno totalizzato circa 40 milioni di euro. Alla prima sanzione da circa 3,7 milioni di euro, Viagogo si era infatti rivolto prima al Tar poi al Consiglio di Stato in quanto si considera un semplice fornitore di servizi internet passivo. Trattandosi di commerci elettronici, un settore di competenza europea, il Consiglio di Stato ha deposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue) una «domanda di pronuncia pregiudiziale», ovvero – semplificando – una richiesta di interpretazione dei regolamenti e direttive europei. La Corte europea ha dichiarato irricevibile la richiesta del Consiglio di Stato e così il 5 dicembre il Consiglio di Stato ha potuto emettere la sua sentenza: Viagogo è un hosting provider attivo che, per quanto abbia sede a Ginevra e si appoggi sui server Microsoft Azure negli Stati Uniti, dovrà cominciare a pagare l’Italia.

A settembre 2023 AgCom ha annunciato l’avvio di un’istruttoria nei confronti di quattro piattaforme che avrebbero utilizzato pratiche commerciali ingannevoli, aggressive e condizionanti secondo Codice del Consumo, un decreto legislativo che dal 2005 regola i diritti dei consumatori in Italia. A commettere questi illeciti sarebbero state quattro piattaforme: Musement S.p.a., GetYourGuide Deutschland GmbH (tedesca), Tiqets International BV (olandese) e Viator Inc (Stati Uniti).

Oltre alle piattaforme di rivendita, l’istruttoria di AgCom riguarda anche il rivenditore ufficiale dei biglietti, la Società Cooperativa Culture (CoopCulture), che gestisce anche la libreria del Parco Archeologico. I circa sette milioni di visitatori nel 2022 le sono valsi circa 62 milioni di euro di incassi, che siano biglietti venduti ai visitatori o ai bagarini. Per quanto AgCom riconosca che la cooperativa abbia adottato alcune misure di contrasto al secondary ticketing – la riapertura della biglietteria fisica, l’introduzione di un biglietto nominale e l’introduzione di un blocco per i bot – tuttavia «non sembra invece aver introdotto alcun limite al numero di biglietti acquistabili da ciascun acquirente (o almeno non in forma rilevabile attraverso una simulazione di acquisto)». In pratica, quello che ha fatto non è stato sufficiente. Nell’istruttoria, AgCom chiede alle parti una serie di documenti – dai dati di vendita dei biglietti divisi per CoopCulture fino alla descrizione di modalità d’acquisto per le piattaforme – allo scopo di completare l’indagine.

Colosseo, una crescita vertiginosa

I dati sui clienti e sugli incassi registrati dal Colosseo tra il 1998 e il 2019

La partita per la biglietteria del Colosseo

CoopCulture – cooperativa nata nel 2010 dalla fusione di Pierreci e Codess Cultura, quest’ultima a partecipazione pubblica – gestisce i servizi di 250 istituti museali da Nord a Sud. Dal 1997 – successivamente alle Legge Ronchey – ottiene in concessione il Parco Archeologico del Colosseo, sempre ai primi posti nella classifica degli incassi. «La legge Ronchey ha avuto un impatto importantissimo sul comparto culturale, che fino a quel momento era visto come un settore ancillare», spiega a IrpiMedia Stefano Monti, ex consulente del ministero della Cultura ed esperto in Gestione del Patrimonio. Il problema però, prosegue Monti, è che lo Stato non ha saputo dialogare con il privato, anche solo per «decidere ad esempio il prezzo del biglietto, le mostre da svolgere, i partner da coinvolgere per attrarre turisti».

Sulla gestione di CoopCulture ci sono state molte polemiche. Già nel 2010 – poi nel 2017 e nel 2019 – la stazione appaltante del ministero delle Finanze, Consip, ha provato a pubblicare dei bandi di gara aperti per ridiscutere la concessione, che invece continuava a essere prorogata. Tuttavia le procedure non rispettavano alcuni parametri di legge e sono state per questo stralciate dal Consiglio di Stato a seguito dei ricorsi di CoopCulture. Sul punto è intervenuta Letizia Casuccio direttrice generale di CoopCulture: «C’è stato sicuramente un problema di reiterazione delle proroghe, ma si è trattato di una volontà della Pubblica amministrazione», ha spiegato in un’intervista di giugno al Giornale dell’Arte.

Con l’esplosione del secondary ticketing al Colosseo, è stato messo in piedi un sistema in cui l’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), sulla base di un protocollo con Consip e con il ministero della Cultura, vigila sulla procedura di gara per evitare contenziosi come quelli occorsi in precedenza. Si è anche deciso di cambiare formula: dalla concessione, che attualmente lascia i due euro di prevendita e il 30% sul biglietto intero di 16 euro a CoopCulture, all’appalto, dove lo Stato paga per un servizio, ma mantiene per sé gli incassi. Se il concessionario è responsabile delle scelte per attrarre più visitatori e di conseguenza guadagnare di più, il fornitore risponde solo alle richieste di chi gli ha assegnato la gara. Non c’è omogeneità nella scelta degli affidamenti: mentre a Roma si è deciso per l’appalto, altrove – come agli Uffizi di Firenze – ancora nel 2023 si è scelta la strada della concessione.

La biglietteria del Parco Archeologico del Colosseo alla fine è stata assegnata ad aprile 2023 al raggruppamento temporaneo di imprese il cui capogruppo è il Consorzio Nazionale dei Servizi (CNS), ente che comprende oltre 170 società dedicate a diversi servizi, dalla ristorazione alle pulizie, dalla logistica alla gestione di immobili. Il valore dell’appalto, che comincerà a febbraio 2024 per 48 mesi, è di 17 milioni di euro. Per la bigliettazione, CNS collabora con Mediaticket S.r.l., anch’essa parte del raggruppamento temporaneo. Le due società intendono utilizzare un software già testato al Duomo di Milano, al Museo Egizio di Torino, al Museo Nazionale del Cinema di Torino, al Museo Cappella Sansevero a Napoli.

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Nell’immediato, la soluzione al Parco del Colosseo sembra permettere allo Stato di risparmiare e di dotarsi, forse, di uno strumento più adatto contro la rivendita non autorizzata dei biglietti. Ha permesso di “spacchettare” un servizio che non funzionava all’interno di una concessione che comprendeva non solo il sito del Colosseo ma anche le quattro sedi del Museo Nazionale Romano, il Parco Archeologico dell’Appia Antica e le Terme di Caracalla. Secondo quanto dichiarato dalla direttrice generale Casuccio al Giornale dell’Arte, però, la scelta avrà degli effetti per i dipendenti di CoopCulture: «Alla vecchia concessione (che non comprendeva solo la biglietteria, ma anche servizi aggiuntivi come visite guidate, bookshop, audio guide) sono legati 230 posti di lavoro. Con questa nuova impostazione, solo meno della metà degli attuali lavoratori potrebbero essere riassorbiti dal nuovo concessionario». Senza il principale attrattore, gli altri siti, rimasti a CoopCulture e a un altro grande player del settore, Electa, società del gruppo Mondadori, rischiano di diventare «economicamente insostenibili», secondo Casuccio. Questo quadro spaventa i sindacati: i Cobas, ad esempio, continuano a chiedere che i dipendenti delle cooperative esterne vengano assorbiti come personale del Ministero. La strada sembra impraticabile, per quanto ci sia da tempo la volontà di far gestire di più al pubblico.

La vecchia soluzione rispolverata con il Pnrr

È dal 2018 che l’attuale ministero della Cultura, allora ministero dei Beni culturali, lavora per la costruzione del Sistema museale nazionale (Smn), una rete di musei e luoghi della cultura collegati fra loro al fine di migliorare il sistema di fruizione, accessibilità e gestione sostenibile del patrimonio culturale. «Si pone come obiettivo quello di creare una governance del patrimonio improntata alla sostenibilità, all’innovazione e alla partecipazione, che coinvolga insieme ai musei e i luoghi della cultura dello Stato anche le strutture di proprietà regionale, comunale, i musei diocesani, quelli privati, universitari o militari», si legge sulla pagina dedicata sul sito del Ministero.

Con l’arrivo dei soldi del Pnrr, il ministero della Cultura ha lanciato l’evoluzione del Smn, che ingloberà il vecchio sistema. Si chiama Ad Arte e avrà anche un’app mobile per i visitatori: «[C]onsiste nella realizzazione, gestione e implementazione di una piattaforma piattaforma [sic] nazionale dedicata ai servizi per l’accessibilità negli istituti e luoghi della cultura, funzionale a soddisfare l’esigenza di promuovere forme di gestione integrata e di coordinamento dell’attività dei musei, aree e parchi archeologici, e altri luoghi della cultura di appartenenza statale afferenti alla Direzione generale musei o da esse funzionalmente dipendenti, volte ad assicurare l’implementazione di servizi digitali a beneficio degli utenti», si legge nella determina di autorizzazione per la realizzazione dei lavori, datata dicembre 2022. Valore di tutto il sistema, 32 milioni di euro, provenienti dall’investimento per la «rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche e archivi per consentire un più ampio accesso e partecipazione alla cultura» che ha a disposizione 300 milioni di euro del Pnrr.

Nella relazione di maggio 2023 sull’attuazione del Pnrr si legge che per il progetto Ad Arte, all’epoca, la Direzione generale Musei ha sottoscritto, sei mesi prima, un contratto esecutivo per l’«Affidamento dei servizi di cloud computing, di sicurezza, di realizzazione di 316 portali e servizi on-line e di cooperazione applicativa per le pubbliche amministrazioni contratto quadro – lotto 3» per 1,218 milioni di euro. È stato sottoscritto nel 2017 da un consorzio di cui fanno parte Almaviva, la società dei call center che ha in tutta Italia tavoli di crisi per lavoratori a rischio licenziamento, la filiale italiana di Indra, multinazionale della tecnologia e della consulenza spagnola, e un ramo di Pricewaterhousecooper (Pwc).

Al momento, ciò che si vede del progetto Ad Arte è un sito, museiitaliani.it, dove si possono acquistare biglietti per tutti i musei che non sono gestiti da una concessionaria. Affinché anche gli altri atterrino sulla piattaforma, però, servirà quantomeno che scadano le concessioni o gli appalti. Difficile prevedere però quando questo accadrà e se la piattaforma statale risolverà davvero le criticità del sistema museale italiano.

Crediti

Autori

Lorenzo Bagnoli
Lorenzo Buonarosa

Editing

Francesca Cicculli

Visuals

Lorenzo Bodrero
Lorenzo Buonarosa

Foto di copertina

Il Pantheon di Roma © Pacific Press/Getty

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