#NdranghetaEmiliana
‘Ndrangheta emiliana
Aggiornata il: 09 Giugno 2021
#NdranghetaEmiliana
Negli anni Ottanta la ‘ndrangheta cutrese arriva in Emilia-Romagna: basta una persona – il boss Antonio Dragone, mandato con obbligo di dimora in provincia di Reggio Emilia – per creare quello che, in poco tempo, diventerà il clan più radicato in regione.
È una struttura che, di anno in anno, si espande e si rafforza, infiltrandosi in tutti i settori produttivi della fertile Emilia. Partendo dai classici business mafiosi del traffico di droga e delle estorsioni, la ‘ndrangheta emiliana diventa sempre più una mafia moderna, che si rimodella in base al territorio in cui è radicata:
una ‘ndrina autonoma e potente, che – tra Reggio Emilia, Modena, Parma e Piacenza – fa affari con imprenditori, professionisti e politici locali, senza lasciare da parte la violenza. Il protagonista di questa fondamentale fase è il boss Nicolino Grande Aracri.
Dopo più di trent’anni dall’arrivo di Dragone a Reggio Emilia, nel 2015 la ‘ndrangheta emiliana viene colpita dal più imponente procedimento giudiziario della storia italiana nei confronti delle mafie al Nord: Aemilia. Un processo da cui sono nati numerosi filoni d’indagine per far luce su di un clan che, nonostante arresti e processi, non si è mai fermato.